UNIVERSITY OF CALIFORNIA AT LOS ANGELES
11^ ]'EMORY OP
lUTHARINE HOCKER GIPT OF L;ARIAN H0C;KER
DELIZIE
DEGLI
ERUDITI TOSCANI.
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TOMO IL
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DELL' OPEPvE TOSCANE
D I
FR. GIROLAMO DA SIENA
DELL'ORDINE ROMITANO DI SANTO AGOSTINO
PUBBLICATE, E DI OSSERVAZIONI STORICÌIE , E CRITICHE ACCRESCIUTE
D A
FR. ILDEFONSO DI SAN LUIGI
CARMELITANO SCALZO DELLA PROVINCIA DI TOSCAiNA ACCADEMICO FIORENTINO. VOLUME SECONDO.
IN FIRENZE L' ANNO MDCCLXXL NELLA STAMP. DI S. A. R. per Gaet. Cambiaci .
"" ' ■ ' Il .1.11 ■JIWW— — —
CON LIC. DE' SUPERIORI,
ALL' ILLUSTRISS. E REVERENDISSIMO
SIG. MARCHESI CANONICO
GABBRIELLO RICCARDI
SUDDECANO DELLA METROPOLITANA FIORENTINA, E PEOTONOTARIO APOSTOL. PARTECIPANTE , CC.
ra. ILDErONSO DI !. LUIGI CARMELIT. SCALZO.
NEI prefentare a VS. TUu- ftriflìma e Reverendiflìma quefto fecondo Tomo del- le mie De/izie Tofcane y eh è anche il fecondo delle Opere Tofcane di
a 3 Fr.
427996
VI
Fn Girolamo da Siena , io non pen- lo doverne prendere il motivo né dalla Chiarezza del Sangue Voftro, né dallo fplendore delle ricchezze, né dair antico , e fempre collante Genio Kiccardiano di proteggere magnificamente le belle Arti , e-^ chiunque le coltiva \ conciofllacofa- chè fieno quefti titoli troppo fope- riori a me , ed alla piccolezza della cofa , che vi offro , e fieno ancora troppo generali, ed antiche prero- gative celebratiffime della Cala Ric- cardi. Anzi quand'io confiderò que- lla Illuftre Difcendenza Alemanna venuta già da' vetufi:i fecoli a riem- piere di Eroi la noftra Toicana , e F Italia tutta , quali per le più fu- blimi Dignità e domeftiche, e ftra- niere al iommo della gloria perve- nuti , quali per amplilfimi Parenta- di al maflimo fplendore della Patria
fol.
VII
follevatì , e tutti per V immenfo Pa- trimonio, per la magnificenza del- le Fabbriche , per lo treno della Famiglia giuftamente annoverati de' primi Signori delia Tofcana : quan- do io rammento quelle fontuofe , e principelche Raccolte , e que' ric- chi Mufei di ogni maniera di pre- 2Ìofe Anticaglie , di Bron;ii, di Mar- mi 5 d' licrizieni , di Cammei , di Pit- ture , di Statue , e fopra tutto poi quel venerando Santuario ( bilogna pur eh' io lo dica così ) di annofi , rariirimi Codici e manofcrittì , eL> fcampati , che la Riccardiana Mu- nificenza ha aperto a pubblico be- nefizio de' dotti 5 e degli ftudiofi, ed i valenti uomini di lapere , che ivi fi fono formati ; e mi fi fanno avanti colle mani d' oro profufe nel procacciare con ogni efquihtez** za quefti validi fulfidj delle fcien-
a 4 ze
vili
;ze i Riccardi Remoli 5 i Gabbriellì , i Francefchi , i Cofimi ^ i Vincenzj , e tutti gli altri gloriofi Difcendenti di quefta Stirpe generofa , nata per la comune felicità : e quando final- mente ripenfo a' molti altri ajuti e dentro , e fuori la Patria da' Ric- cardi iftituiti a favore della ftudio- fa Gìoveutù , ed i grandi Letterati fotto queft* Ombra benefica nudri- ti , allevati , ed a fuprema eftima- 2Ìone innalzati ; e veggio nella loro immortale ricordanza efultare , e far fefca alla Protezione Riccardia- na gli Scìpioni Ammirati , i Gab- briellì Chiabrera , e fopra tutti i fempre a noi ricordevoli , ed ono- rifici Giovanni Lami; com'io am- miro uno fpirito fublime, e domi- natore di tutta quefta venturofa Profapia , che a fé trae , ed invita tutto ciò , che a Lettere , ed a Let- te-
IX
terati appartiene , così da tanta gloria foprapprefo , e quafi fommer- fo vengo dirittamente conchiuden- do , non convenirfi al Nome Gran* de de' Riccardi , fé non cofe gran- di, quale certamente quefta non è, eh' è anzi per ogni ragion piccolif- fima . Che fé quinci in Voi folo , 11- luftriflimo e Reverendifllmo Signo- re , fiflb lo fguardo , e pieno di am- mirazione olTervo tutte infieme.^ raunate , ed ingrandite le magnifi- che prerogative de'Voftri Lumino- fiflìmi TrapafTati , e le Virtù più eccelfe di Efemplariflìmo Ecclelia- ftico, e le qualità più rare di un vero Letterato , e le doti più fplcn- dide di un ficuro, ed amplilTimo Protettore delle fcienze tutte , e de' dotti , e quella vafta , ricca , fcel- tiflima Voftra privata Libreria, da Voi folo con bene impiegati tefori
rac-
raccolta , ed ogni dì più augumen- tara non foiamente di quante Ope- re efcono alia giornata da' Torchi più celebri d' Luropa , ma eziandio di rariiììm! Manoicritri , e di anti- che pregiatilFmie Ediz oni , e tutta poi ornata di quella vaga , e pre- ziofa nitidezza , che di Voi folo può efler propria ; di tanto , e sì pro- fondo riiperto riempier mi lento , che ben venerarvi da lungi io deb- bo , non già con atteftati si fievoli d' appreflarmi vicino ardire mi reila. Due fole pertanto Tono le ca- gioni , che a tanto mi rendono V a- nimo, e f incoraggiamento ; cioè, V elfer quefta , clie V offro , tutta cofa Voftra , e Voi pieno di quella nobile Umanità , e Benevogiienz'ji , fpeziaimente verio di me , che fa anche le coie piccole innalzare • Voftri fono fenza dubbio i due Opu-
fco-
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fcoli di Fr. Girolamo da Siena, che qui ora per la prima volta fi pub- blicano, perchè di proprietà della Voftra pubblica Libreria, e forfè unicamente Voilri , perchè non al- trove , ch^ io fappia , efiftenti né pure in copia • Voftre fon pure le cofe , che feguono , di Uberto Ben- voglienti , e perchè a Voi non fola- mente conofciuto quello celebre No- me , ma cariifimo eziandio , e pregia- tiffimo , e perchè a Voi pur noti quefti fuoi finora nafcoii Manofcrit- ti , e da Voi fommamente ftimati , ed a me lodati un giorno, ed ap- plauditi . Voftra finalmente poilb dire tutta quefra idea , eh' io vo per le mie tenui forze profeguen- do , di una ferie di fimiglianti Scrit- tori Tofcani del buon fecolo; poi- ché fu allora , che nel preftarmi cortefemente il comodo, e la li-
ber-
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berrà di copiare que' due Mano- ferirti di Fr. Girolamo da Siena per dargli alla luce , quella mi nacque in mente, e così rozza, qual era, a Voi comunicata , Vi dcgnafte non iolamente di chiarirla viepiù^ ma ancora di approvarla , di pro- mover la in me, e me all'intrapren- dimento valorofamcnce confortarne. Ma quale appunto in quella occa- Hone argumento non ebbi , oltre tutti gli altri pafTati , che fono mol- tilùmi , di Voftra fingolare Bjntà verfo di me? quando pregatovi dell' acceffo a detta Voftra pubblica Li- breria, che allora per T improwifa morte (morte come a Voi, cosi a tutti i buoni , ed a me certamente acerbifTirna) del Voftro gran Lami, chiula era, e vedovata di si co- Ipicuo Cuflode , vidi Voi (leiTo icen- dere dal Voilro privato Apparta-
men-
XIII
mento , aprire colle Voftre mani medefime quel luogo , trovarn- i due Codici delideratì , e con indici- bile gentilezza offerirmene tutta la comodità di copiarli ? Atto così ge- nerofo , ed obbligante , che quanto in Voi moftra di amore , e di zelo per l'avanzamento delle lettere, e di benignità liberaliirima verio di me , tanro ne iafcerà in me peren- ne la dolce , e la riconofcente me- moria . Dopo tutto ciò , qual può relìare in me timore , che non fiate per ricevere benignamente fotte la Voftra vaiidiiTima Protezione, e Tu- tela una cofa , qualunque fieli , che è tutta Voftra? Anzi di forte fpe- ranza accender quindi , e quinci mi fento, che anche per quella tenuif- fima parte , che vi ho di mio , vo- gliate degnarla di Voftro magnani- mo compatimento, e fotto gli Ipleii-
di-
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didiffimi Voftri AiifpÌ2J darle quel luftro , e quel valore ^ che di per fé augurarli giammai faputo non avrebbe ; onde come fbtto il No- me, a Voi pure veneratiffimo , del Grande Agoftino Santo ebbe quefta mia fatica felice incominciamento , e fu da' più fcelti Letterati accolta cortefemente , così fotco il Voftro vada fempre con più faufto pro- feguimento avanzando/! . Ricevete adunque quefta mia umiliifima tefti- monianza di fervitù, di oiTequio, di gratitudine con queir animo gran- de, eh' è proprio di Voi, e conti- nuate a me la Voftra orrevoliflima grazia , com' io prego fempre a Voi, ed a tutta la Yoftra tanto Illuftre, ed al pubblico bene importantiffima Cafata , ogni più ampia benedizione dal Cielo.
xr
ATteflaJt per me fottofcrhto Cancelliere della Sa^ era Accariemin FforefUrja , qHilmentt* nella Fìl^ z(ì vegli ante di Memorie , e Seri!: ture della in e de * Jima apparifhno fatto dì 5. Luglio ^77 1- coerente le feguentì lettere tefiim>niali 0''tgtnalmente del te- nore , che apprejp) , cioè ;
Noi fitto feri tti Ce n fori della Sicra Accademia Fiorentina , in ordtie alla difpoflzione de^ Capitoli ^ e Statuti della mede (Ima abbiamo veduto , e ben con- Jtderato il Libro intitolato = Dell' Opere Tolcane di Fr. Girokmo da Siena deir Oriìne Romitano di S. Agoftino pubblicate, e di oflervazioni Sco-'iche, e Critiche accrefciiite da Fr Ildefonfo di S- Lui- gi ec. Volume fecondo = Nuflro Accademico , ed avendolo ritrovato degno d' ejjer mejfo alla Stampa 9 diamo facoltà ad effo Autore di poter fi de^nominare nella pubblicazione del me de fimo Libro , Accademico Fiorentino , quale Egli è . E per fede della verità ne facciamo la prefente attejiazione , Quefio dì ^, Lu- glio 1771.
Io Raimondo Cocchi Cenfore. Io Giufeppe Moretti Cenfore .
Attefa la fitddetta Relazione è permejfo al fio- 'pr anominato P. Ildefonfo di S> Luigi di defwm/narfi nella pubblicazione di detta fua Opera Accademico Fiorentino , ed in fede dt che , ec*
Dato queflo dì 5. Luglio 1771.
Gio. Francefco Enea Arrighi Confolo.
Michel Angelo Geccherelli Cancelliert .
XVII
PROEMIO DELL' EDITORE.
Ojpyvazloni [opra il primo MS* intitolato Soccorso
de' Poveri, e di ciò, che dbbiamo fatto in
qnefia fu a prima pubblicazione .
L' Infigne Libreria de* Signori Marchefì Ric- cardi, o'*n.amentO , e pregio incompnrabile della iioilra Firenze , fra gii altri molcifiìmi Codici IVIS". di cui è ricca e comporta, podlede ancora qiiefti de' due Opufcoli di Fr. Girolamo d«i Siena, che ora a compimento de' Tuoi ritrovati Icrit- ti, e di noflre promeire , vegniamo pubblicando; accordatacene dalla Loro innata gentilezza la facol- tà di copiarli fedelmente, ficcome fatto abbiamo colle noftre proprie mani .
Il primo, che qui fi pone , è quello, che porta il titolo di Soccer fj de' Poveri, già da noi accenna- to nel Proein, gen, del primo Voi» pag, xcvi. e [egg. e di nuovo, pag. cu. e feg. Quello è un Codice in cartapecora in quarto , legato in tavolette puli- te , ottimamente ferbato e tenuto tanto di dentro, che di fuori. Il carattere benché chiariamo, e tacile a lerrgerfì , è però meno tondeggiante del già àQ^zvkio Adititvrio , né può dirO formatello , ma pìuttoflo al corrivo tendente; ed a me pare doverli con tutta probabilità attribuire alla mano dello ftefìb Autore, fendochè vi fi ofi'ervino in primo luogo le fleflc tirature di pe»na,che in quello ? fpezialmentc
b nelle
XVIII PROEMIO
«elle iniziali de' Capitoli variamente colorite, e ra- belcare; ed Oltracciò ofTervo , che dal Gap, xiv. in poi fi tr.ilafciano i titoli a rubrica , come da chi fcri- ve in fretti , e con animo di tornar l'opra io fcrit- to, per (ìipplire ie mancanze di mino^-e importanzi ; e s' incontrano final me:ite varie riiVettatu^e , e quafi pentimenti del già fcritto, rifatti, ed alcuni difetti o di iìl.abe, o di paro'e intere, che non poiibno eilti'e , iè non dì chi peniando più al concetto del- la mente, che al'a fcr.ttura, fcrivendo compone: le quali colè noi a' Tuoi proprj luoghi noteremo . Onde fembra, che quello Manofcricto e' (ìa anche il primo originale , o vogliam dire , lo sbezzo me- defimo fatto da Fr. Girolamo. Nella prima vecchia pagina, che lerviva all' antica legatura di attacca- tura alle vecchie coperte del Libro, il fu immorta- le nollro Dott. Gio. Lami, glcrioridimo Biblioteca- rio di quella Libreria, vi fece fcrivere quifi in breve frontef^izio , Soccorfo de* Poveri di Fr, Girola- mo da Siena, Nella lecondaj che ièrviva , e ferve di guardia interiore, come parlano quelli dell' ar- te, lì trova notato ciò, che per relazione dello fteflb Lami fi fcriH'e nel Proemio del primo Volu- me, pag. xcvir. Qjiefto Libro è di mene Ginevra di Cbonte Puggi , donna di Stoldo Frejchohaldi , e iafcia a' filo i figliuoli ^ ec, Quefv' Opera è T ultima, che ^\ iàppia , delie tre a noi note di Fra Girolamo ; liccome chiaro il dimollra egli ^q^o neli' ultimo Capitolo, pag. 93. nel quale richiama e la Piftola alle Ferziarie di S. Agoflino , che n' è la prima, e r A'tutorio, da noi già pubblicato nel Volume ante- cedente, che lì' è la lèconda ; e così dicemmo pur ivi , a pag. xcviii. e fegg. dove ragione anche ren- demmo , perchè quelle due Opere , il Soccorfo de'' Po^ veri 9 e la Pifiola abbiamo pofpofte in quella loro
pub-
D E L l' e d r t o rt e . xn:
pubblicazione :ì\V A'ri/torh» Ora poi fé mi fi diman- d.iflTe il perchè qui premecta alla Piftola il So e cor fi ^ rifponderò b'^evem^nte, perchè e per la mole mag- giore, e per la materia più comune a tutti i Cri^ iHani, e più importante, e per l'eleganza dello flile, per la purità delle voci, e per i' e/attezza del- la ortografia, alla noftra prefente molto appreflan- te , abbiam creduto meritarfi quefio la preferenza, E prima, quanto alla materia , ed all' argumen- to del Libro, e' non è altro, fé non che un ri- flretto Direttorio, ed irruzione di quanto è a cre- dere , ^ ad operare per V eterna falute ad ogni vero Crifliano, commecchè alle Terziarie di S. Agollino fia quello principalmente indirizzato; e s' io pur darne dovefii giudizio, edere direi quella di quel- le Onere de' M.iggiori noflri, nelle quali fi ammira a brevità congiunta q.uella robufia femplicitade , e quella femplice robuftezza di nollra lanta Religio- ne , e credenza, che tanto più pura, e più frut- tuofa fi trova , quanto più indietro un fi volge , ed a' fècoli Appofioiici , ed alla llefla fonte, Gesù Cri- ilo Redentor noftro, fi accoda. E veramente ad ognuno , che digiuno non fia dello ftudio degli an- tichi Padri, udir fembrerà nella parte didafcalica , e catechidica di quefto fcritto od un S. Bafilio , od un altro S. Cirillo Patriarca di perufidemme i rozzi Fedeli ammaeftrare ne' facrofanti Miilerj con tal precisone e brevità, con tal facilità, e chiarezza, che fenza tanti coment! , e fpiegazioni ancora di viva voce, può ogni Criftiano apprende- re con breve lettura tutti quanti i flioi doveri con Dio, con fé fiefìb , e col proffimo fuo. E nella par- te poi anagogica , ed affettiva , non parrà egli un S. Gregorio Nazianzeno, un S. Girolamo, un S. A- gofi:ino , pieno di profonda gravità , o fivvero un
b 2 S. An-
XX PROEMIO
S. Atifelmo , un S. Bernfìrdo, un S. Bonaventura, di macchia foavitade nCperCo , e di dolce dlvozion ri- dondante? chi per Io più al Tao Dio non parla, ie non fé colle parole medefìme da lui o nell^ScriC' ture fante, od alla Chiefa univerfale ifpirare, e le quali ben nalcono e ?\el cuore , e (lille labbra quali fpontaneamente, e fenzachè fé n* avveda, a chi frequenta pietà , ed orazione coltiva ? Perciò è , eh' ei molto avveducamente volle, che quedo Libro Soc- corfò {le' Poveri lì anpellcMTe , elTendo quali un fjp- pli mento di que' molti , che in genere di pietà le povere perlòne aver non poffono , com'egli nel Prologo fi dichiara. Chi poi ama la floria de' tra- padati coftumi, e delle ufanze , e del modo di pen- i'are di varj popoli, e di varj tempi , molte e gran- di , e minute ofTervazioni , e confronti potrà fare là, ove de' Comindamenti di Dio, de' Sacramenti, e de'cocidiani eJ'er^jizj fi tratta. Cole tutte, eh' io, falvo alcune poche , non ho voluto notare appiè di pagina, come agevolmente potuto avrei, e per non ricoprire del mio to'bido fango 1' oro puriflìnio altrui , e per non trapaHare i confini del mio pre- fente iftituto , eh' è foltanto di promuovere , e di dilatare, elponendo alla luce quelli tralafciati nafcon- dh^lì del buon iecolo , le ricchezze, e la pratica più limpida , e leggiadra di noftro miglior parlare Tofcano •
E di vero fé cotal fine, la Dio mercè , e gra- '/le (iiigolari a quegli eruditi uomini , e dotti , che con Cìnta benivogllenza lo hanno ricevuto, inco» Hìinciai a guftare col primo Volume di quede Ope- re di Fr. Girolamo, molto più, fpero , l'otterrò, con quello , e fempre maggiore con gli avvenire , ne' quali a pubblicare avremo Manofcritti di fceltif- iìnia eleganza , ed eloquenza Tofcana . E tale d è ,
an.
dell' editore. XXI
snche in confronto doW Adiutorìo , il feguente 5*0^- (orfo de' Poveri ; nei quale, quanco a me, certa- mente par di vedere ccù proprio (incelare del no- Uro Scrittore, e contro quello, che comunemente è llato detto, ed oflervato da' più eJattì Critici, e indagiicori di quel leccio d* oro di noflrs lingua ; cioè , che ove intorno a' principi , e molto più nel toccare del xv. fecole , il noftro aureo idioma in- cominciava alqaanto a declinare, ed a corromperfi tanto nelle voci, che nella pronunzia, e nella orto- grafia , che quella indica Tempre , e difcopre ; il noftro Fr. Girolamo, che quefta Opera fcrifie in quel tor- no, e forfè trenc'anni, o più, dopo V Adiutvrto ^ e 5ià nella fòmma vecchiaia e decrepitezza , la mi- gliorava , la ripuliva, e di tutta la più efquifita leggiadria 1' adornava, a coriò anche di penna, (che vi^ol dire , nel fuo più famigliare , ed ufato par- lare,) come fi vede chiarnmente efiere fiato fatto da lui queft' ultimo Trattato . Per ciò dimoftrare pienamente , bifogiierebbe potere a tutti comunicare quel piacere, che andiam noi ora qua, e la ior- biliando , e che il gran Salvini noftro terea per lo ibmmo ne' veri amatori di noftro natio Linguaggio; eh' è , di confrontare i proprj originali MSS. de' buo- ni Autori , e di far paragoni tra quelli ancora di uno fteflb Scrittore . Allora apparirebbe più facil- mente ad ognuno , quanta difièrenza pafil traila Pi^ ftola di Fr. Girolamo , fcritta nella faa virile gio- ventù , e V Adìutoriu , fcritto nella mezza età, e fra quefti finalmente, ed il fao Soccorfo de' Poveri , ccm- pofto da lui fui fine del viver fìio . Certo è, che quantunque queft' ultima fua Opera parer pofia net? lo ftde più umile, e corrente, perciocché fcritta ad iftruzione di gente rozza, e volgare, ed in ma« teria meno fublime,ed elevata; contuttociò e nella
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XXII PROEMIO
purità delle voci, e nella fluidità della locuzione , e nella diligenza dell' ortografìa quella certamente fopravanza . Pochiflìme voci od arbitrarie , o dubbie , o contenzìofe j e niuna , che afìòlutamente illegitti- ma poOa dirfi , abbiam faputo incontrarvi. Del dia- letto Sanefe poi due, o tre fègni appena ve ne fo- no, e deMatinefiini forfè altrettanti, e quefti forza- ti dal piiì importante difio di farfì meglio intende- re . I gran bofcbi di h , di y , di et , di ps ^ di a', e di fimili latinefche maniere di fcrivere , fono qui afTai sfronznti, e diradati, o banditi affatto; ed in luogo del et, 0 dei t folo , fi vede ritornare, e fìgnoreggiare per lo più la z , (ìccome T ufo dell' h ne' due , o tre fòli cafì , ne' quali oggidì ha luogo ; gli articoli fcrittì fecondo la vera pronunzia; né troncsmenti , né allun<?amenti viziofl di flllabe , o di lettere , ned alcun altro de' difetti, o de* collumi di que' tempi fi rileverà gran fatto , che noi ab- biamo notati nel Proemio del I. Volume pag. cxLii. e lèg, Iniomma noi, che l'abbiamo a lettei'a a let- tera trafcricto, e copiato, poffiam dire per verità, che lìioìco meno in queflo , che wtW Adìutorio , ab- biam dovuto faticare : e fé noflro privato ^enio fe- guitare voluto aveflìmo , V avremmo anche al tor- chio abbandonato tal quale egli è nell' Originale. Ma fendochè dobbiamo giuftamente a quel de' più fervire , e piacere , V abbiamo anzi ridotto in tut- to alla vegghiante , ed approvata ortografia , fe- condo le regole ftabilite dal Vocabolario della Cru- fca al §. vili, ritenendo foitanto h et y copula, inve- ce di ed, ne' cafl ivi affegnati ; poiché gli flefli ce- lebratiflìmi noftri Compilatori non laefciudono, an- xi e la pongono , e l'approvano nGgW antichi Te flì^ alla Voce, od alla Lettera £, §, ii. avvegnaché» per regola di chi fcrive in avvenire , ottimamen- te.
dell' editore. XXIII
te, ed a mnggior dolcezza di pronunzin prefcrìfca-- r,o la ed • Alle qunli regole io fon ferir.o d' ope- nione, non dovere flarfi chi gli alfui antichi, ed efatti Manofcricci originali ta pubblici in quelle co- fe , che anche a' dì noftri , e dnle noftre orecchie pedono comunque tollerarli . Apparirà adunque qualche mutazione in queflo punto d^' ortografìa fra il primo Volume, ed il preiente, ed i futuri di quefte noflre Dei/zie. Ma a quella ci fìaino lafciati indurre dall' autorità de' più accredititi , e rinoma- ti Uomini, e dappiù celebri Accademici della Cru- fca , da noi perciò privatamente conluitati , e fingo- larmente dal ceiebrotiTs, Moniìg. Giovanni Bottari , e dal diligentiillmo Si^^. Domenico Maria Maiini, tanto verfati ,e confumati in sì fatte materie , e edizioni ; i quali però difapprovato non hanno > che nel detto I. Tomo finii per noi alquanto rifvegliata la memoria, dell* antico modo di icrivere , e di pronunziare, e che abbiamo condifcefo al gufto degli Ainiquarj , ma nel profeguimento , acciocché la continuazione , e I.i frequenza degli efempii vizio non introducefle nell* odierno fermato ufo, hanno voluto, che alle dette regole ci atteni>hiamo rigorofameiite , qual noi fteC fi ul'ar le fogliamo Icrivendor A* configli de' quali come ingiufta , arrogante, e vituperevole cola fa- rebbe il contraddire, e ripugnare , così agevole è fiata a noi il cedere, e l'ubbidire. Al che il pre- fènte Scritto medenmo di ,Fr. Girolamo ci conducea quafi di per iè , com.e quello, che appetto agli al- tri, poco biibgno ha avuto di lima. Infatti ecco le fcarfe voci o men pure , o dubbie , o di Sanele dialetto , che vi abbiam.o not:ìte .
Voci in primo luogo di buona, e di legittima dirivazione, ma non riferite dal Vocabolario o per ifvilla, 0 per mancanza di efempii, direi quelle:
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XXI7 PROEMIO
a p;ìg. p. V. I. Venerahìlemente ^ da venerabile ì pag. 14. V. 25. Jitftiflcano^ da jfffiizia ; pag. 16. v. 8. SitMlibile , per JuadevoU ; pag. 17. v. 21, Mhhà f da ;^/>f , che nei Vnc.ìboiario manca di ogni Tuo adrarto , così ufito da lui per fervire al Tefto del Vantreìo, e nella maniera, che (1 dice bene duvità ^ bonicà 9 Ufnilhà 9 ec. da àuro 9 buono , umile 9 ec. pag. 18. V. IO. Super ammirfibìle , da anwìirabile • pag. 21. V. 17. Perfufh 9 per fervire alla frale Ec- clefiaftica , ficcome eff'ufa , che è ammeilb , pug. 44. V. 7. Commietitorey da mietitore, pag. 49. v. 8. K^/- logginffc 9 da alloggiare ; ivi v. 29. Elongata , come elongazione 9 ammeilb nel Vocab. pag. 54. v. 4. 5(;r- //V(;r/ 9 da fortire , per fortilrgi *, pag. 60 v. 8. Sufjòrnor/i , ( ie pure non è eirore di penna ) per Sffptrrani ; ^^^r, 78. v. 14. liftimia , per dijìftima , fé piuctofto infamia , o altro si fatto non dtbba dire .
Voci, che hanno del Latino, fono; a p?g. 17- V. IO. Illecebrofe 9 e quefta per fervire al Tedo del- la Chioia ivi riportata; ficcome per non ifcoftarii foppo da' termini delle Scritture, de' Padri, e de* Teologi , a p. 79. V. 17, e 18. Mnltiloquio , Stttltiloquio , Turpiloquio , Vaniloquio ; e a p. 82. v. 1 8. Erogazione .
Voci di pronunzia alquanto diverlà ; pag. 10* V. 20. e 12. Tripice 9 per triplice \ pag. 18. v. 2. Sufi inen zia , per jofti'nenza ; pag. 55. v. 19. Rejpet- to , ner rifpetto 9 pag. 47. v. 16 Conjìitnte 9 per conftituite; e pag. 48. v. 5. Coftituti , per cojiitui* ti; pag. 49*v. IO. Robarlo 9 per rubarlo '9 della qua- le V. ii Gigli, Vocabol Caterin. V. Robba'9 pag. 51. V. 3, Aggetta 9 per abbietta 9 ufato forJè nel Con- tado ài Siena fpezialmente ; pag. 57. v. 11, Gegnì-* tura, per genitura; pag. 58. v. 6. Mala di/c uno f per mala dicono ; ivi v. uic. e pag. 59. v, i. i?<f- ^//r^ , e pag.^ 82. v. 7. Reducere , per r///<^c^ , r/-
D E L l' editore. XKV
lacere» Pa^» 65, v. 1^. V ha date ^ per hn date loro y pag. 75. V. 5. Abbino i per abbiano y frequente no- ilro popolare inciampo; pag 77- v. b\ Pregmùa ^ per prigìon'ta^ da Pregionf^ -, eh' è buono i p^g. 85. V, 28. Deferitone i per difenfione ', pag. 18. v. 57. lo ignudo ^ e pag. 19. v. 3. ^7//o '^;j6'rj?7f^ > con tron- camenti volc^armente ron ammefli da* noftrì Grama- tici , e pure conformidimi alla pronunzia popolare . Voci di Sanefe dialetto fi vorranno in primo luogo , Ancora , anche , od aj:co , non rade volte irx amendue i lèguenti Opuicoli , ufatc per Anzi 9 fic- come deir Adtutorio fi diOe , Proem. gener, pag. CLXX. Inoltre a pag. 7. v. 3. So' ^ per fono', pag. 8. v. 8. Doviamo^ per dobbiamo; pag. 51. v. 3. Aggetta t o come propriamente è fcritto neh' Originale , Aget" tar per abietta: voce ufita , pare a me, dal Con- tado di Siena, benché dal Gigli non mentovata; pag. 13. V. 7. Intende , pag. 40. v. 3. Ode , pag. 64. v. 6. 7V rimette, pag. 85 v. iS.^r^^,^? Incende, per intendi, odi , ti rimetti, ardi, et incendi: del qual Senefifmo abbiamo parlato ancora nel I. Voi. P;*o<ff» gen, pag. cLxix. Oltre a tutto ciò fi ofTer- verà sì in quella , che nella feguente Operetta fre- quentlffimo i' ufo dell' antico articolo el per //,nel primo, e nel quarto cafo lìngolare de' maicoLni , e dell' e per i nel numero del più , che può eflers un altro indizio dell' accoramento al fecolo xv. V finalmente da' noflri più dilicati Parlatori fi vor- rà notare il tralafciamento di ripetizione negli ar- ticoli, o neTegnacafi nella continuazione di più no- mi infieme nello fteffo periodo; del quale o difet- to, o tolleranza però di noftra Lingua efempli non pochi avremo ne' Tefli genuini del Paflàvafìti , del Giordano, delle Vite de'^ SS. Padri, e di altri più antichi , e venerati ncflà Maggiori npprovatifilmi ;
fu
XXVI PROEMIO
fu di che veggafi il P. Corricellì lìb, 2, cap, io. Of. Jèrvaz. io. il Cinonio, il nodro Chiarils. Sig. Man- ici, ed altri, che di ciò hanno molto /bttilmente trnrrato , e che per lo più d' allbluco errore non nr- difcono imputare in ogni cilb coirai mancanza. Se dopo tutto ciò, alcuno credefle qui errore di ilam- pa, a p. 68. v. ip. ove fi legge: Noti pnrte'rìdovi dal volgo , dove j ec. quafichè luogo piurtoilo Jovefle dire , /àppia , che così è nel MS. e da chi ben io confiderà , fi troverà detto con molta proprietà , e leg(TÌadria . Per altre avvertenze, che nel leggere poteflcro oc- correre , fi vedrà lemp"e quanto abbiamo oflervato nel proemio gerier. del I. Voi. e qualche particolare oficrvazione, che faremo a' iuoi proprj luoghi.
Ecco con quanto meno abbi.imo potuta ripur^ gare da' minimi nei eziandio qued' 0,:era di Fr. Gi- rolamo , che non la pafljta deli' Adìutorio \ fenza dubbio per quella gran ragione, che i valenti uo- mini non fon mal legati ne a tempo, ne ad ufo, ma in ogni beli' arte , e fiicoltà fi fanno fempre più avvalorare, e perfezion;ire , ancora nel tempo medefimo, e fra quegli iltfii, fra' quili la cofa me- defima va in declinazione. E quefl:! , pare a me , può efiere ancora una ragione , perchè la nollra dolcifilma Lingua, dopo quattro, o cìisque iècoii almeno di fuo fermo fi:.uo,e ^i pnrla , e fi lcrive,e s' intende da tutti i Nazionali nella fiiefìa guifa , fé non forfè con qualche maggior finezza , ed accrefci- mento, che non fi parlava , e non fi fcriveva , nès' in- tendea nel fuo nafcere, e nel fuo più bel fiorire, ncn avendo alcuno d* uopo d' impararla , fé non fé dalle madri , e dalle nudrici, per intenderla anche ne* Codici più anticati: colà, che fa e ammirazione, e dolce invidia alla maggior parte delle Nazioni fore- fliere , che per leggere , e per capire i loro eziandio^
me-
I
D E L l' editore. XXVII
meno antichi MSS. fi di mefliere , che ?* Maeftri , a' Vocabolari , ed alle Gramatiche ricorrano, (iuefto perfezion amento di Fr. Girolamo apparirà anche più ^ com' io dicea , dal confronto di quell'ultima con' quella prima delle lue Opere a noi rimale , che Pijio/a i\ appella, di cui ora brevemente parlerò.
§• II-
Del fecondo MS- appellato la Pistola , e delle noflre diligenze intorno ad ejjo adoperate .
TjD avvegnaché io creóa certo, che in efia mol- -M-rf te voci, e maniere di fcrlvere fieno od errori , od arbitri del Coniila , cola certa eflendo , che. il Codice Riccardiano , dond' io T ho tratta, non è di mano dell' Autore , come fono gli altri due ri- feriti; contuttociò avendola egli Icricta da giovane, lo fi ile , e la fcelca dtlle voci è molto meno pur- gata, che in quelle, fcritte dn lui in età più ma- tura , e più avanzata . Il Codice è quale {\ defcriC- ie colle parole del Lami , nel nodro Proem- gen, del T. Voi. pag. xcvii. in quarto di foglio maggio- re di carta, che iniìeme colla Pìjlola del noflro Fr. Girolamo , altre Opere di altri racchiude , le- condochè fi legge nella prima pagina fcritta in ru* brica , con quelle parole : /;/ qtiefto volume fi con' tengono quefti libri ; in prima • Laude di Frate Ia- copo da lodi cuin certi detti di Santi, Aifionitiont di Santo Jeronimo ad Eujlochia . Amonitioni di Fra- te Jeronimo da Siena . Trattato degli affetti dello Spirito San&o . // ino do dell' orare della fettimans janta , Ma del penultimo di quelli due i tre foli primi Capitoli vi rellaiio ; e di eflò in altro prefil- Ib indicetto notò il noftro Lami così; Trattato f pi- rituale d' incerto ; delT ultimo poi , eh* è il Moda
dclC
XXVIII PROEMIO
del V orare iella fettimana fanta ^ nulla nfEitto ci è rimafo , /e non che molte carte bianche aggiuntevi al fine, nella recente pulita rilegatura, nelle quali poter fiipplire a quello, che manca. Non è però lo fleflb carattere di tutti e quattro gli efiftcnti O- pufcoli; ma T uno dall'altro dlverlb , benché T or- tografia non cangi molto. Quello del noftro è af- h\ unito, ftretro , ed agguagliato, benché non tan- to tondeggìance , quanto quelli dell' Adititorio , e del Soccorfo , ma piuttofto uncinato , e flefiuofo ; ed io infallibilmente lo giudico del XV. fecolo , ne fi veg- giono i foiiti rabefchi , e miniature nelle iniziali. L* argumento del Libro non è tanto comune, (ìc- come quello del So e e or fi , come quello, che riguar- da una regola , e norma di vita fpirituale , ed afce- tica , e vi riluce la folita profondità di dottrina, e la confueta robuilrezza, e (ìcurtà di fapienza cele- re dell' Autore ; di cui quando altro non fi lapefle, quelli fcli fuoi fcritti ballerebbero a farci compré^-n- ài^re 9 quanto della divina carità, e dello Spirito dì Dio tofTe pieno. Il divario maggiore? che, quan- to alla Lingua , contiene quedo dagli aliri due O- pufcoii , confiile , com' io dicea , nella inileffione , nella pronunzia, e nella maniera di fcrivere alcune voci ; che per lo più nella loro origine pure To- icane farebbono , e che guade, ed alterate io repu- to fralie mani del Copi ri core , che temeraria co(à non farebbe il crederli edere data alcuna femminella divora, o Religiola, conciodiacofichè fode queda in que' tempi occupazione non infrequente a quel {ii9ìo , e molto poi familiare a Vergmi Claudrali, Noi abbiamo talmente ridotta V antica ortografia , (che in quedo MS. è della più carica di modi la- tinefchi, e di tutte quelle ridondanze, o difetti, che fi foglion odervare ne' peggiori di quel fecolo)
che
dell' editore. xktx:
che niuna mutazione di voci, fecondo il noftro co- ftante proponimento, nbbìjmo f:icta, benché minima ; contenti fo.tinìto di far notare le diluface, o le bar- bare, e di icorporare qui al Iblito le mcn pure, o di fo^eflìero dialetto , e pe^'cìò non ammefle nel iioftro Vocabolario della Crufca ,• e fono quelle:
Mancanti nel Vocabolario, ma pure di buo- na, e legittimi dirivazione , pag. 97, v. i, Afgfo 9 per agio, o afio all'antica, da Afg'tare , donde af- grato 9 riferito nel Vocabolario, fecondo lo l'crive- re di que' tempi: iìccome fi trova in quello MS, quafì fempre rafgione , cafgione , malvafgia , e sì fatti , per ragione , cagione , ìvalvagia , ec non fenza eiempli di altri antichi Tedi*, le quali voci però noi abbiamo alla vera ortografìa richiamate. Pag. no. V. iS. Chiuncbe y per chiunque; del quale vegga niì gli eiempli claffici , neil* A'^giunte di Napoli ad edb Vo- cabolario ; pag. 96 V. 18. e più volte Adonque , o Adjfjqua, per adunque y ficcome Donque , ^Doiìquaf ?mme(Iì , e bene autenticati; pag, 106. v. 4. Ru- giada fti ^ da rugiada; pag. 123. v. 26. 27. Schian» ztiule 9 da fcbiauza , Aggiugnerei forfè, a pag. 125, Lievi t da levare i fé non (i trovafle Lieva , lieva ^ per leva , nel Vocabolario .
Voci Latinelche , pag. loi. v. 29. Cunt , per €on , e così altre volte ; p. no. v. 8. Super , r^erjopra.
Di pronunzia , e di ortografia diverfa; pag. 100. V. 19. e 20, e pag. iii. v. ult. InnantÌ9 per in- nnfizi . Ma di Imiantiche abbiamo efempio nel But, Par, 26. citato nelle dette Aggiunte di Napoli. Pag. loi. v. 3. e 106. II. Defenfione t per difen^ fione \ pag. 103, v. 22. Soppiantare ^ per [oppian* tare y pag. 106. v. 20. e 113, 26. e 115. v. 18 Re- ined] 9 e pag. 116. e 117. v. 8. Reinedio, per rime- d] , e rimedio : d^' quali vegga lì il uoftro Proem.
XXX PROEMIO
gener. Voi. I. pag. cxlviii. pag. 115. v. 2p. Poteffi- ro; pag. 121. v, ip. Dejforo; e ivi v. 20. Trovereb» boro; pag. 121. v, 20. Potrebboro; pag, iió. v. 14. Dovejjoro \ per Poteffero , o puteffono , DeJJero , o ^^/^ Jofio 9 Troverebbero, o troverebbono , potrebbero , o potrebbonoy Doveffèro , o dovejjòno » Pag. 116. v. 10. e pag. 1 19. V. 16. Uomeni y per uomini* Ancora qui poi a pag. 106, V. 7. occorre un troncamento (in- goiare di lettera in principio di parola , fuori delle regole comuni de' noft'-i Gramatici ; cioè, lo ''nguenta per lo unguento y le pure non è arbitrio del Copi- Ila, che Po primo di ongucnto ^ fecondo il Sanelè dialetto , l' abbia indietro tirato per farne l'articolo. Oltre a quelli , leggonfi fpeflb nel MS. que' folecif- nii, che appunto a donne, ed agi* idioti fono più famigliari; cioè, Voleffì , poteffl /facejli y e faceffì^ fuljly av-jen'fffl , lafcia(fi , muove ffi y credeffl, per Voleffe y potejfcy facejje y ec. od aijche , voi Volefte , potefle y facefte y ec. I quali abbiamo tutti corretti, perchè la loro frequenza , e quafi continuazione ce li dichiara troppo efpreframence per errori del po- polare, e ignorante Copifla, che non per iiville di Fr. Girolamo » Suoi bensì crediamo que* due Senefifmi , cadutigli dalla penna frettolofì , a pag. 100. v. io. 11. Adempì are , per adempiere , e p, 102, v. 20. Mnovare , per muovere, V. Voi. I. Proem. gener. pag. CLxvi. Siccome V Anco y per anzi a pag 109. v, 4. e forfè altre volte . Di qualche altra cola , eh* era da av- vertire , sbbiamo pofle alcune note appiè di pagina . Un dubbio potrebbe rimanere riguardo a que- llo Opufcolo; cioè, eh' e* non fofie ne' fuoi primi Originali una fola Piflola 9 ma piuttollo un fafcio , od un volume mefcolato di più Lettere, fcritte in materia di fpirito a diverfe perlbne dal Ven. Au- tore 9 " perchè e nella fine del Soccorjo de' Poveri ,
pan;.
dell' editore* XXXI
pi 5. 93. dice egli (lefTo : legga nel Libro delle Pi^ jl.)le , e nel titolo di quella, che pubblichiamo, avea incominciato il Copilla nel numero del più : Incomincia le Pijìole, come ivi notammo, e sì per- chè da ciò , che detto abbiamo di lui Proein, gen, §. I. e III, e' pare cola certa , eh' egii aveffe mol- to carteggio co' primi Santi di quel tempo, fpezial- mente col B. Giovanni Colombini ,6 con S. Cate- rina d^ Siena. Se ad altri più felicemente, che a noi , avvenide di ritrovarne altre, e ci faranno cor- tefemente comunicate , potranno aver luogo nel fe« guito di quella Raccolta .
§. III.
Deir Appendice aggiunta , e del fuo Autore .
REda ora a dire per noi dell' Appendice ? che a quefro Volume abbiamo aggiunta , fecondo le promelfe da noi datene ne' noftri pubblici Manife- lìi, e nella Prefazione generale di quella Raccolta (li Scrittori Tofcani del 1300, Dicemmo in que' luo- ghi, che a' Tomi , che per T Opere de' principali Autori , che incendiamo porre alla luce , non folle- rò giunti a riempiere pagine intorno a 300. di (lam- pa , avremmo lup-^iico quello numero con altri Jcricci parimente non più ftampati de' più celebri Autori, che abbiano in fatto di Lingua Tofcana fomminillraci lumi, e teorie particolari, e atte a creicer Tempre maggior luilro, e far ben conofce- re il pregio del noftro volgare idioma. A niuno degli Eraiiti può ellere ignoto il nome tanto da i Dotti amato, ed encomiato di Uberto BenvoglJen- ti Nobile Sanefe , letterati llìmo , e confultato anche in quella materia non folamente da' Forellieri , mi eziandio da' noftri medcTimi Fiorentini più infigni.
Egli
XXXII PROEMIO dell' EDITORE.
Egli fralle molte belle cofe bfciate di le ninnofcrlt- te, degne tutte, a confezione de' più Iclenziati , di vedere la luce, ha parecchi Trattati, Lettere, e Confulti fu quedo argumento di Lingua Tolb^^na ; e conciofuilecolachè (ì tratta fio di fare Appendice ad un antico Scrittore Sanefe , oltre al pregio intrin« fece di sì fatti Opulcoli, abbiamo eftimato acconcia cofa , ed armonica T nggiugnervi quedi di altro , e sì rinomato Sanefe. Tanto più, che quantunque il Benvoglienti fi moilri , e fofl'e realmente un libero , e fp>i(ilonato penlarore, e fcrittore in tutte le co- fe, che a Religione non apparten.^ono , come fi ve- dvì. dal Rillretco, che diamo della fua Vita, con- tuttociò o ila fjrza di educazione, e di a.nor na- turale , o Ila vera peiliufione d'intendere , anche non volendo par, che troppo f^woreggi , e difenda il fuo natio dialetto Saneiè , ed il Fiorentino talora deprima troppo , ed impugni ; lo che quanto da* no . Ibi con egual diritto, e peravventura con mag- giore autorità effer può contraftato, tanto ferve a difendere, od a fcufare a luogo a luogo Fr. Giro- lamo. Per altro quanto , falvo quello, che fi è det^ to, fieno pregevoli, e di iìngolari rifieliioni , e no- tizie corredati quelli Opufcoii di sì valente Fiioiò- fante, e come fieno per noi llati icorporati, quali interi, e quali divilamente , ed a pezzi da' fuoi dotdllimi Manoicritti, a' proprj luoghi lo diremo più acconciamente. Godano frattanto gli Amatori del nollro purgato Parlare , ed i favoreggiatori cor- tefi di quelle noftre Delizie i frutti primaticci di cfi'e , che noi fperiamo di farne loro in avvenire afiai:ìorare de' più maturi, e foavi.
IL SOC
IL SOCCORSO
DE* POVERI
DI ¥R. GIROLAMO Dk SIENA
In Nomine Va tris , & Filij^ & Spirittis Satini. Amen.
Incomincia el Soccorfo de Poveri. Comincia la Ftflola.
A Voi, Cariffime in Grifto dilette Sorelle, Frate Geronimo da Siena falute , e dono di pace , libertà di cuore , affetto di Dio, dono di timore, carità non finta, frater- nità fincera, defpetto del mondo, fuga de' vi- zj, ec ufanza di buoni coftumi . Cariffime, di mio cardo fcrivere non fo fcufa , ma voglio lafciare penfare alla voftra carità , che ciò non è flato fanza cagione. Ora è vero, che per mia promiffione mi feci debitore a voi di do- vervi fcrivere alcuna cofa a informazione del- la vita » che debba ciafcuna di voi tenere fe- condo el fuo flato ; alla qual cofa quantunque
A i^
1 IL SOCCORSO
io mi fenta iafufficientc , nondimeno fperando helìa grazia di Dio , e ncir aiutorio delle vo- ftrc iemprici e devote orazioni , ecco che mi metto puramente , e iemplicemcntc a fatisfare alla fede voftra , e voi orate per me peccato- re, e permanete (i) nella dolcezza della gra- fia di Dio .
Seguita el Prolago
Contiene adunque principalmente quefto Trarcatello della fede Criftiana , e della fpc- ranza , e della carità , e dell' amore , e dell* odio buono e reo, e de' comandamenti, e molte regole della noftra fede, e della perfcveranzia della vita Ipirituale , e corporale , in ogni atto , e luogo, e tempo , e con qualunque perfona , e de' peccati, e dell' orazione, e confeflione , e commilfione, ec. fecondo T ordine della tavo- Ja . E concioffiacofachè molti trattati fiano fatti molto più utili e fottili, non veggio a che que- llo mio rufticano trattato fia buono, fc già non folle foccorfo a certi poveri , li quali de- gli altri libri maggiore , e migliore fufficientc copia non hanno. Alla qual cofa ragguardando, voglio, che quefto Trattato dobbiate Soccorfo de' poveri appellare.
(i) MS. p^rmanefite .
DETOVEllI, 3
Commcìa la Tavola de Capitoli
Della fede. Cap. L
Di vij. arcicoli, che pertengono alla Divimcà , e di vij. che pertengono all' Umanità di Grillo . Cap. IL
Di vfj. doni dello Spirito Santo . Cap. IIL
Dì tre configli dell' E/angelio, et altri viiij. con- figli di perfezione , che Crifto aggiunfe a quegli. Cap. IIIL
Di vij. Sacramenti della Chiefa . • Cap, V.
Di XII, frutti dello Spirito Santo. Cap. VI.
Delle vili Beatitudini dell'Evangelio. Cap, VII.
Come neri fi debba giudicare Dio, ma d*ognL cofa ftare contento alla divina difoenfazio- ne . Cap. Vili.
Della reverenzia delle Sante Scritture : della Vergine Maria ; degli Angeli , e de' Santi Dottori ; e de' fervi > e ferve di Dio , e del- le loro orazioni. Cap. VIIIL
Della fermezza di quelle cofe , che dobbiamo tenere della Santa Chiefa. Cap. X*
Che Ì\ debbe credere , e tenere degli uomini buoni , e rei , fecondo la faccia della prefen- te juftizia? Caf. XI.
Come la fede non debbe cercare efperimen- to. Cap. XIL
Della reverenzia, che fi debbe avere in Chiefa ad Altari, Sacramenti, Reliquie, et ogni A z Ilio-
4 t L SOCCORSO
luogo, c cofe che a Dio pertengono . C. XUL Della Speranza , che cofa fia? e che fi ha da te- nere, e fperarcper neceflìtàdi falutePCJf/7//. Delia Carità fotto brevità. Cap, XVm
De' gradi dei debito amore , e di quello anco- ra, che (i debbe fuggire, e come fi conofcc , per vjj. fegai. Gap. XVL
Che col'e fi debbano amare, e con che ordi- ne ? • Cap. XVIL Deif odio 5 e dello amore parentevole fecondo . l'Evangelio. Gap. XVIIL Come fi modifica l'amore di padre, madre, marito, figliuoli, ec? Gap. XVIUL Spaziale ammonizione a vedove. Gap» XX* Speziale ammonizione allo flato verginale.
Gap. XXL Deir opere della juftizia, incominciando a' co- mandamenti. Gap. XXIL Di vij. comandamenti, che pertengono al Prof- fimo. Gap. XXIIL Come fiano attente a quelle cofe, che fegui- tano. Gap. XXllII. Come fi debba vivere , e converfare con ogni maniera di gente, e della cautela delle cir- cullanze. Gap. XXV. Del numero de'Paternoftri , e dell'Ore, e di che fi debba pregare Iddio, e che non fi ; addimandi cofa dubbia. Gap. XXVI. Dell'andare alla Chieia , et in che Chiefa fi converfipiùPedeir andare per via. C. XXVIL
Del
I> e' P O V E II I . 5
Del modo, che fi dcbbe tenere in Chiefa la divelli tempi . Cap. XXVIIL
Deir Orazioni che ii dicono infra ia Mefla ia diverfi tempi. Cap. XXVlllL
Quando ti vai a comunicare , e ringraziare el Padre , e la Donna dopo la Comunione (i). Cap. XXX.
Come fi debba effere provveduto alla Confel- fione , e dire le debite circuftanzie . C XXXL
De' peccati del cuore • Ca^. XXXIL
De' peccati della lingua. Cap. XXXllL
De' peccati dell'opere. Cap, XXXIV»
De' peccati delle negligenzie. Cap. XXXV.
Del modo di confeflarfi fpiritualmente, infieme orando, orando. (2) Cap. XXX VL
Del modo dell'orare generalmente per ogni gente. Cap. XXX VIL
Orazione innanzi al cibo corporale. C. XXXVIIL
Come dopo el cibo corporale fi ringrazia Id- dio. Cap. XXXIX,
Del conchiudimento di tutto el Trattato . C. XL.
A 3 Del/a
(i) Nel MS. è pofpoflo a quello il fuperìor Ctp. XXIX. ^er evJiàgAt^ s\»agliy , (2) C95Ì rip$W« .
6 IL SOCCORSO
Del/a Fede. CAPITOLO PRIMO,
ORa Carlilìme in Crifto Jesù attendete, qua- li fono quelle cofe , che per la (anta Fede dovete credere , e tenere ; le quali cole chi non crede, o teneffe pertinacemente el contra- rio, per certo farebbe maladetto da Dio, ec in fempiterno dannato all' eternali pene, fé già non fi correggefle. E però la prima cofa, che per quefta fanta fede dovete avere a cuore, fi è quefta , che fenza lo lume della fede Cri* ftiana è impoffibile di piacere a Dio; (i) per- ciocché fuori di quefta fede non è falute. Do- vete ancora per quefta fanta fede onorare, ec avere a memoria , e credere fanza alcuna du- bitazione tutto el numero degli articoli , che compuofe el Sacro, ec Appoftolico Collegio • E benechè gli Apoftoli , che gli compuofono, fuiibno dodici , nondimeno gli articoli fono quattordici ; perciocché Santo Piero , e Santo Iacopo maggiore ne compuofono due per u- no . E di quefti quattordici articoli fette n' ap- partengono alla Divinità , e fette alla Umanità di Crifto .
(i) Heh'. u. 19' ?
de' poveri.
Di fette Artìcoli della Divinità. GAP. IL
QUefti fo'gli fette articoli, che pertengona alla Divinità . El primo è, credere in uno iddio Creatore di tutte le cofe vifibiii , et in- vifibili : credere ch'el Padre ila Iddio. E que- fti due compucfe Santo Piero. Credere che el Figliuolo (la Iddio: è quefto Santo Andrea. Credere che lo Spirito Santo fia Iddio : e que- fto Santo Bartolommeo. Quefti quattro Arti- coli fono della Unità delia divina Eflenzia ^ e della Trinità delle Perfone . Lo quinto Arti- colo è credere la reminone de' peccati a que- gli, che fono nella unità di quefta Fede, e Cattolica Chiefa . E quello fanto Simone. Lo fefto è credere la refurreffione generale di tut- te l'umane creature: e quefto Santo Taddeo* Lo fettimo è credere, che Ila vita eterna; fot- to '1 quale articolo fi comprende la remunera^ zione di tutti e' beni , e la punizione di tutti i mali. E quefto compuofe Santo Matteo.
Qjtefti fette feguem Articoli partengom alla Untanìtà di Crifto^
L primo è credere , che Jesù Crifto fla concetto delio Spirito Santo. El fecondo A 4 ere-
E
8 IL SOCCORSO
credere , che Criflo fecondo la carne fla nato della Vergine Maria. E quefti due compuofe Santo Iacopo maggiore. El terzo è credere, che Jesù Crifto fecondo la carne fu paffionaco , crocififfo, morrò, e fepolto forco la fignoria di Pilato: e quedo Santo Giovanni. El quarto, che Crifto fecondo l'anima difcefe nel Limbo, e traicene T anime de* Santi Padri; e quefto Santo Tommafo. Lo quinto è credere, che Crilto lo terzo dì fecondo la carne riiufcitò da morte: e quefto Santo Mattia. Lo fefto è ere* dere, che Jesù Crifto fecondo la carne fall in Cielo, e fiede alla deftra del Padre. Lo fetti- mo fi è credere, che Crifto fecondo la carne riebbe venire a giudicare e' vivi, e' morti.
&'
Di fette doni dello Spirito Santo . C A P. in.
ANcora dovete per quefta fanta Fede cre- dere e' fette doni dello Spirito Santo. El primo è dono di timore ; non di qualunque timore, ma di timore di reverenzia. Et è da fapere , che benechè tutti li doni divinamen- te donati , fieno doni di Dio ; nondimeno que- fli fette doni propiamente , e diftintamente fo- no appellati fette doni dello Spirito Santo, per- chè l'anima , che quefti doni riceve , e (i) ve*
ne- (i) Qui una cancellatura nel MS»
nerabilemence conferva, per lo Spirito Santo diventa accetta, e graziofa a Dio. Lo (econdo è dono di pietà ; cioè , di pura e vera credulità • Lo terzo è dono di fcicnzia ; cioè, di chiaro e vero conolcinfiento dal bene al male, dal necetrario al non neceiTario , dal!* utile al difuti- le , acciocché fempre fi elegga el meglio ; e di conofcere quello , che tu hai a fare per tua faluce, e da che t' hai a guardare, per fuggire la dannazione • Lo quarto è dono di fortezza ordinata^; cioè , di guardarfi dal male, et avere l'animo perfeverante, et accoftard alla virtù. Lo quinto è dono di configlio, per lo quale l'uomo vive fanza errore, et eleggere lempre le più fané, et utili parti in tutte le cofe. El fello dono fi è dono d'intelletto, per lo quale fi vede, e fi difcerne la pura verità, e traefi el fano intendimento di tutte le cofe > e fpezialmente delle Scritture del Santo Vange- lo , e del volere di Dio , e de' Prelati . Lo fetti- moè dono di fapienzia , cioè di fapida fcienzia , per la quale l'anima conofce, quanto è poffi^ bile, le cofè divine, e gufta la dolcezza delia virtù, e per perfetto e confumato amore di Dio, e della virtù fé fteffo (i) dimentica, ec ogni cofa terrena e vifibile fé gli converte in pena.
DeU
(i) Qui , ed in qucll* apprefTo , fé gli , per la figura detta Sileffl. Vedi il noftro Proemio guner. al Voi. I. pag. CLX. e feg.
IO IL SOCCORSO
DelU tre Conftglì Evangelici , et altri nove configli , che Crijio giitnfe a quelli .
C A P. IV.
A Lia Cri/liana perfezione s' appartiene di credere , et avere 'm reverenzia li tre Configli Evangelici , che fi chiamano configli di perfezione, e di fervarli, chi può, aloieno fecondo ci fuo ilato . E dovianfio credere , che in effi è maggiore perfezione, che ne' coman- damenti , e maggiore premio fi conviene a chi li ferva . Ma effi non fono in comandamento , fé non a chi elegge, e obbrigaa d'offervarli. El primo è configlio di Obbedienzia , el fecon- do di Povertà , el terzo di Caflità . Li predetti tre configli fono fpeziali , e confuftanziali di ogni perfetta Religione ; perciocché dilungano dal male ogni fuo perfetto olTervatore e si quanto alla colpa, e si quanto alla cagione. E notate , che ogni male di colpa nafce da quefta tripice radice; cioè, concupifcenza di carne, concupifcenza d'occhi, e fuperbia di vita;(i) dalla quale tripice radice ci libera- no li predetti tre configli , quando fono de- centemente fervati . E notate , che Criflo aggiunfe altri nove configli a quefli tre di fo- pra nominati. El primo è configlio di carità,
fiC- (i) I. Joan, a. itf.
de' poveri. ic
liccome quefto : DìUgìte inìmicos vejìros . (i) Quefto quanto alla dilezione dell' affetto, è co- mandamento ; ma quanto alla dilezione dell' af- fetco, (2) è coniiglio. Perciocché volere, che '1 nimico abbia grazia, e gloria, è di ne- ceffità di falute j ma moftrare legni di dilezio* ne e d'amore, quefto è di perfezione, o di configlio : onde non è a quefto ogni perfona tenuto. (3) Et è vero, che negare ali* uomo li fegni della familiarità, quando addimanda per- donanza, farebbe fpezie di vendetta j e fpezial- mente fé 'i nimico addomanda perdonanza pu- ramente fanza fraude, o viziola duplicità. El fecondo fi e configlio di raasfuetudine , ficco- me fi legge in San Matteo. (4) Si qitis te fercHJferìt in imam viaxillam , fr^he ei alter am ; che s'intende, che Tuomo fia apparecchiato a foftenere l'altra boccata, ih fa bifogno , con pazienzia.E così s'intende della pazienzia del- le cofe , che ci fono tolte ingiuriofamente , fio- come fi legge .-(5) Qui tecum vidt in jadicio cow tendere , et tunìcam tollere , relinqite ei & palli um ; e quefto pertiene alli perfetti, che hanno eletta la via della povertà. Onde non raddomandare el fuo , alla comune gente fi è configlio ; a' perfetti d è comandamento: a' quali non è licito addoman- dare le fue ((5) cofe , ma sì bene come cofa di Co- ma
(i) Matth. ^ 44. fa) Qui per effetto , (3) Per Silefft, come fopra. (4) Matth. j. ^9.
(5) Matth.' <^, 40. {6) Per loro , Solecifmo ire^uenCe nel parlare , e nello fcrìvere faipjliare .
12 IL SOCCORSO
munita , o di comune bene. Lo terzo è configiio di mifericordia, e fupercrogazione , ficcome ò fcritco : (i) Omni petenti te tribue: E anco è ferir- to : ( 2 ) Se viiogU e ([ere perfetto 9 va, e vendi ciò che tu hai i e dallo a poveri » Et anco ò fc ritto. (3) Fate agli uomini cf ielle cofe ^ che volete che facciano a voi. La qua! cofa fi debfae intende- re della volontà razionale informata di carità . Onde fé noi addòmandaffimo cofa della quale non (4) abbifognamo, già non farebbe raziona- bile la noftra volontà. EI quarto è configlio di fimplicità nelle parole; ficcome è fcritto ; (5) Sit fermo vefler , efi , e fi : non , non .Lo cai fenfo Ci ò , che nell' affermare fia una mede- fima cofa nella lingua, e nel cuore. Lo quin- to configlio fi è, di celiare 1' occafione del peccato . Onde dice : (6) Se V occhio tuo ti fcnndalezza , cavatelo fuori , e levalo via da te . Secondo che dice Santo Agofhnoj (7) trullo
mem-
(i) Lue, 6. 30. (z)Mattfj. 19. 21. (3) ih. e. 'j. Il,
(^) MS. ha propriamente, noi •-, ma è chiaro, doverfi o leggere , o aggiugnere , non . Quindi feguiva abbifognaffi- viù ; ma è ftato corretto dall' Autore , come qui il legge *
(5) Matth. 5. 37. {6) ih. V. 25?.
(7) V. Serm. 81. de veri. Mattò. iS.(f^ Uh. i. de Serm» Dojn. in monte e. 13. ;/. 37. Ma per verità quelle parole per appunto non le ho potute rincontrare nell' Opere, al- meno genuine di S. Agoftino . Le trovo bensì nella Chiofa del celebre Niccolò di Lira , detto volgarmente il Lirano , che poco innanzi, e ne' tempi medefnni del noftro Au- tore fioriva con gran fama di dottrina, e morì nei \'^^o. e già la fua Chiofa era per le mani , e nelU eftiinaz;io;io òÀ tutti i dotti. *
DE POVERI. 15
membro corporale è comandato , che fi ta^ll , per fuggire el peccato ; ma sì bene t occafìone del peccato. Onde quando la vifione viziofa corpo- rale è cagione, allora ceffando tale cagione, (I cava fuori rocchio finiftro. E quando è ca- gione (1) la vifione fatta con buona intenzione, e tale vidone (I ceiTa, allora fi cava fuori roc- chio ritto. E finiile intende (2) dell* ope- razione . El feflo confidilo i\ è della rettitudine della intenzione, e delia fimplicitade del fine; per la quale cofa diife Grillo: ( 3 ) Attendite ^ ne ÌHJlìtìam veflram facìatìs coram hominibiis , ut videamini ab eis . Et ancora diiTe: {4) Ne/ciaf fittiftra tua, quid faci at de x ter a tua. Et ancora diffè : (5) Sic Iticeat lux vefira coram hominibus ^ ut videant opera veftra bona , & glorificent Patrem veflrum^qui in ccelis e fi .Et in tutte quefte cofe , et in ogni opera meritoria è da coftltuire ne* no- flri cuori el fine eterno, e non temporale. El fec- rimo coafiglio fi è della conformità dell' opere colla dottrina. L'ottavo configlio è di fuggire la foperchia follecitudine . Et è da notare , che fono tre foliecitudmi ; Tuna è laudabile, T altra razionabile, la terza vituperabile. La prima fpende el tempo in contemplazione, e nelle cofe di Dio; e quefta è Maria Maddalena. La feconda fpende el tempo nelle corporali necef*
fità j
(i) Qui una cancellatura.
(2) Per intendi, V. il noftro Proem. Voi. I. pag. CLXVII.
{■})Matth, 6, I. (4) ih, v. 1. (5) /^. e, 5. 16.
14 IL SOCCORSO
fak; e quella è Marca. La terza tefaurizza in terra, per avara cupidità; e quella è vitupe- rabile , e dannabile . Lo nono coniglio è della fraterna correzione, della quale non mi Itendo, perciocché e affai larga.
De/li fitte Sacramenti della Ghie fa . GAP. V.
ANcora per quefta fanta Fede dovete credere , e cenere , et avere in reverenzia e* fette Sa- cramenti delia Chiefa, li quali fono : Batiefimo, Coniirmazione , cioè, Crifma, Penitenzia, Cor- po e Sangue di Crifto , Olio fanto , Ordine fa- ero, Matrimonio. E nota, che quefti fette Sa- cramenti ordinano l'anima a fette virtù. Onde el Batcefimo è facramento di fede , la Confer- mazione di fperanza , el Corpo e Sangue di Crifto è facramento di carità , la Penitenzia di giuftizia, l'Olio fanto di perfeveranzia , la qua- le è compimento di fortitudine, l'Ordine là- cro è facramento di prudenzia , el Matrimonio di temperanzia. Àncora è da fapere , che fette fono e' frutti , ovvero effetti fpi rituali , che fanno quefti fette facramenti nell* anima , che degnamente li piglia . E prima mondano dal peccato; fecondo, confermano nel bene; ter- zo, incorporano nel miftico corpo di Crifto; quarto, juftificano ; quinto, ad eterna vita di- fpongono, ovvero apparecchiano ; fefto, diriz.
zan-
D e' P O V E R I. 15
zando illuminano ; feccimo> prefervano, e guar- danci dal male. E benechè Iddio non abbia ne- gata nclli facramenti (i) ; nondimeno dobbiamo credere , che come nelii comandamenti è el merito , e nelle promeffe è 'i premio , così è ne' facramenti ci divino aiutorio.
De dodici Frutti dello Spirito Santo. GAP. VI.
ANcora dovete credere, e tenere, et avere in reverenzia e' dodici frutti dello Spirito Santo , e' quali commemora T Apoftolo (2) ; che fono , Carità , Gaudio , Pace , Pazienzia , Lon- ganimità , Bontà , Benignità , Manfuetudine > Fede , Modeflia , Continentia , Caftità. Appella qui TAppoftolo, poiché ha nominate l'opere della carne, li dodici frutti dello Spirito Santo, non opere , ma frutti , ficcome cofc utili , e defiderabili, ficcome cofe graziofe , utili, e de- liderabili , (3) e della grazia dello Spirito Santo, per grazia d' unione illuminate ; la Garità , la quale per Jo Spirito Santo elegge, e vota l'ani- ma da quefta mortale vita al Gielo. Gaudio, cioè, purità di cofcienzia, e levamento con le- tizia di cuore , et efultazione degli eterni beni . Pace , quando la mente non fé medefima inquie*
ta,
(i) Così nel MS. ma necefTariamente vi s' intende qual- che cofa , fé pure non dee dire necijlà , invece di negata . (2) Ad Gal» 5. 12. à*fe^. (3) Così ripetuto ncU' Orig. MS
I^ IL «OCCORSO
ta , né da altri per (anta impaffibilità fi lafcia inquietare. Pazienzia nelle cole avverfe. Longa- nimità, con fofferenza efpettando ; ficcooie Dio è longanimo a efpettare e) peccatore a peniten- zia. Bonicà , cioè dolcezza d* animo a comunica- re fé, e le lue cofe . Benignità, cioè laudabile larghezza, e corteGa di beni temporali. Man- fuecudine in effer nel bene trattabile , e fuadibile. Fede delle vifibili cofe , credendo . cercando , e combattendo. Modeftia, che ferva debito mo- do nel detto , e nel fatto . Continenzia non folo nelle cofe illicite, ma da quefte, che farebbono licite. Caftità virginale, viduale , e coniugale, cioè matrimoniale. Intende l'Apoftolo caflità matrimoniale, quando la cofa licita s'ufa con ragione , e oneftà .
Delle otto Beatitttdini dello Evangelio .
GAP. VII.
SApere dovete , che le Sante Scritture diftin- guono due beatitudini ; Y una fi chiama beatitudine di patria , 1' altra fi chiama beati- tudine di via. Non parla qui della prima , ma della feconda. E fono otto beatitudini di via , le quali Grido nominò nel Vangelio, nel fermone, che fece in fui monte; (i) e fono quefte: Po. verta, Manfuetudine , Piatofa fame e fete di
gm-
(i) Matth. 5,
DE POVERI. 17
giuftizia, Mifericordia , Mondizia, Pace, Pati* re perfecuzione per la giuftizia. La prima d è povertà ; onde dice: Beali fauperes fpiritus» (i) E prende/! qui povertà per fpirito , per afti- nenzia dall' amore del mondo, cioè dall' amore delle delizie e carnali deletcazioni, e della pro- pria eccellenzia j le quali tre cofe comprende l'amore del mondo. Onde dice la Chiofa fo- pra Luca : Poveri per fpirito fono coloro , che non cercano le cofe ilkcehrofe , cioè , corruttibili, e carnali. E fopra Matteo dice; Poveri per fpi" rito fono quelli , che fono uvnli , e temono Iddio . Et un' altra Chiofa (2) dice, che poveri per Ipirito fono quelli, che non hanno niente, et ogni cofa poffeggono . Per le quali parole in- tendiamo, la povertà dello fpirito non e(Te^ re folo di renunziare le facultà terrene ; ma efcomunicare di fc ogni fpezie di fuperbia, e perfettamente dell' umiltà di Crifto veflir- lì. La feconda beatitudine fi è manfuetudine , la quale il Vangelio appella mitità; et è mi-? tità una colla manfuetudine • Manfueto è co- lui, che non fente alcuna amaritudine d'animo. Onde manifeftamente appare, che tale manfue- tudine (3) non cade, fé non nell'animo bene purgato. E potrebbefi dire, che la manfaetu- dine in alcuno cafo è una medefima cofa colla
B pa-
(r) Matth, ^, 5. e propriamente dice, Jpìrltu .
(1) V. Glo/s. in Matth. fotto il nome di S. GirolaM* .
0) Qui il M§. ha più di un v^rfo fganQelIat^ .
l8 IL SOCCORSO
pazienzla ; perciocché la pazienzia è nella fo- ilenenzia delle cofe corporali ; la manfuetudine è nella fuftinenzia delle vergogne, del vitupe- rio, che fi dice colla lingua. La terza beatitu- dine è pianto per lo peccato, con odio del peccato , et in tal modo , che ci levian fu a deftruzione del peccato. Onde piangere d'alcu- no male fpirituale pertiene a ciafcuna virtù , che (i) piange del fuo contrario. Qaefta virtù poffedevala fuperammirabile, e benedetta San- ta Monaca , madre di Santo Agoftino , quando tanto proftìfamente piangeva la perdizione del fuo figliuclo. La quarta beatitudine fi è fame, cioè, forte defiderio di juliizia, ovvero di fom- mo bene. Qiiella fame ha molto a congiugne- re l'anima a Dio; perciocché la juftizia , fe- condochè qui fi piglia , comprende quelle tre virtù. Fede, Speranza, e Carità, le quali im- mediate ci congiungono a Dio. La quinta bea- titudine fi è mifericordia , per la quale noi me- ritiamo , e commutiamo le cofe terrene per le cofe etterne.E contiene quefta beatitudine quat- tordici opere di mifericordia; fette della mife- ricordia temporale , e fette della fpirituale . U opere corporali fono quefte ; Pafcere T affa- mato, dar bere allo afietato , vifitare lo nfer- mo, ricomprare el pregione, riveftire lo ignu- do , ricevere el pellegrino , feppellire el mor- to. Le prime fei fi traggono del Vangelio, la
fet- (i) Manca quefto che nel MS.
D e' ? O V E R I. ip
fettima di Tobia. L'opere della mifericordia f piricuale fona quefte ; Perdonare le 'ngiarie , fraterna correzione, infegnare alio 'gnorante , confìgiiare el dubitatore , confolare T afiiitto , foftenere T importuno, orare per ogni gente. La fefta beatitudine è mondizia di cuore , per la quale el cuore è clarificato , e mondato a vedere Dio , et ardentiffimamente amarlo . La fettima beatitudine fi è pace : la pace è flato di virtù , nel quale flato Y anima fi diletta in Dio fanza contradizione di carne , di mondo , o dell'avvcrfario. Ma pure fé alcuna contradi- zione vi fofle , è invalida, e fanza forza , et ef- ficacia . Onde appare, che la pace è flato dell' animo purgatiffimo ; onde alli pacifici s* attri- buifce eflere figliuoli di Dio più , che agli al- tri. L'ottava beatitudine, chi bene la confiderà, viene a eflere una cofa colia pace.
Come non fi de' giudicare Dio, ma d' cgni cofa fi are contento alla divina dif^enfazione .
GAP. VIIL
ANcora per fondamento di vera fede tene- te , e credete , che Dio come benigno , e piatofo Padre ha cura di noi , e come ottimo (i) governatore, del mondo, e di tutte le creature
B 2 ha
(i) MS. et ottima governatore , ec. che non rendendo fenfo alcuno, abbiamo creduto dover leggere» come fi è pcflc .
10 il SOCCÓRSO
ha follecitudine , e non abbandona mal chi ha yera fede in lui . E quantunque V uomo fia grande peccatore , nondimeno fcmpre Dio gli moftra la via della falute , e preftagli fpazio di tornare a penitenzia : onde niuno Criftiano , giudo, o peccatore che fia , fi debba mai tur- bare dì colà , che avvenga , fé non quando per colpa gli venga maculata T anima, et offefo Iddio per peccato; perciocché ogni cofa, ch^ avviene , è o per divina difpenfazione , e ordi- nazione , o promiffione. E chi quefto non cre- de, non è fedele Criftiano. E però fappiate , che non fi conviene andare per qualunque cagione dietro ad alcuna fattura , nò malie , né incanti, né offervanzie di di, né d'ore, né di tempi, nò credere a indovini, né a fortile- gi. E non fi vuole per infermità, o per altra cagione cercare lo rimedio, o la ve4:ità dalle cofe morte ; ma folo ricorrere al facrificio , e air orazione , et alli rimedj naturali , che Dio ha ordinati, e pofti nelle fue creature, e di ogni cofa commetterfi nelle mani di Dio , con fede non dubitante. E chi quefto non f a , o crede, o vive con altre opinioni, non è nel numero di coloro, che per vera fede fi falva- jio ; anco è dannato, e diputato alT inferno, fecondo la faccia della prefente giuftizia, di qui a tanto che non fi parte dal fuo errore , e ritorna al lume della vera fede .
Dei'
de' poveri. 2t
Della revevenzia delle Sante Scritture : del/a
Vergine Maria , e de' Santi Dottori , e Servi
e Serve di Dio y e delle loro orazioni*
GAP. IX.
ANcora dovete credere, e tenere tutto el Corpo della Santa Scrittura, cioè, tutto el nuovo, e vecchio Teftamento, e tutte l'al- tre Scritture, o leggi, che folTono falce, or- dinate , o confermate per la Santa Madre Ec- clefia Cattolica. Ancora dovete avere in fom- ma reverenzia, et onore dopo Crifto la Ver* gìne Maria; e per quefta lanta ìq^q a lei in ogni voftra neceffità divotamente raccomandar- vi : e credere, che ella e vera Madre di Dio, et è quefta vera Madre di grazia , e di mife- ricordia ; e che ella ila più fantificata , e del- la piova della divina grazia perfufa,che crea- tura pura, che mai Dio producelTe ai mondo* E dovete credere, che ella Ila faldo feudo del- le genti alBitte ; e che ella fu Vergine innanzi al parto, nel parto, e dopo il parto; et a lei divotamente orare, e lei divotamente , e fre- quentemente ogni dì falutare,e con fomma re- verenzia venerare ; e che ella fia fopr' a tutti gli Angeli , e fopr' a tatti i Santi fantiiicata , onorata, efaltata, e glorificata. Ancora dovete avere in onore e reverenzia tutù gli Angeli di
B 3 P*^
22 IL SOCCORSO
Paradifo, e doi^ete credere, che Dio provida» mente gli ha deftinati , ec ordinati al governa- mento del mondo ; cui fopra uno Regno , al- cuno fopra una Provincia, alcuno fopra una Cicca 5 alcuno fopra una Famiglia . E dovete credere, che a ciafcuna anima razionale fia un An^relo diputato da Dio a fua cuftodia. E dovete credere , che gli Angeli , che ci fono a cuftodia diputati, sì ci tengono, che noi non cadiamo , e fé cadiamo sì ci aitano a rileva- re , e mai non ci abbandonano, eziandio pec- catori , anco fono fempre apparecchiati all' aiu- to rio , fé noi vogliamo , falvochè negli oftinati, dalla cui cuftodia l'Angelo ceffa attualmente, apparecchiato fempre ad aiutare, fé vuole ri- tornare ; perciocché l'Angelo buono non ab- bandona mai al tutto. E notate, che dodici fono gli effetti dell' Angelica cuftodia . El pri- mo è di rimuovere gl'impedimenti del bene. Secondo, ceffare la cagione del male. Terzo, mitigare le tentazioni, come appare in Daniel- Io, dove l'Angelo difcefe nella fornace a miti- gare l'incendio, (i) El quarto, contra e' ni- mici vifibili aiutare. Quinto, le noftre orazioni, e limofine dinanzi a Dio prefentare , e per noi orare. Sefto , moftrare la via, e fpeffo noi in- vifibìlmente accompagnare. Settimo , nelle cofe da fare ammaeftrare. Ottavo, fé medeilmo , e l'altre cofe fegrete revelare. Nono, dal fonno
del
(i) Daniel. 3. 45^.
DE POVERI. 23
del peccato deftare. Decimo, a buono fervore folJecicare . Undecimo, neli' afflizioni confo] are . Dodecimo, le contrarie podeilà fcacciare , ac- ciocché non poil'ano tanto nuocere . Ancora dovete avere in reverenzia et onore tutti li Santi, e Sante di Dio, e dovete credere, cht: li Santi fieno nofiri avvocati in Cielo, e che effi coir occhio della pktk veggano le noftre neceffità , e miferie , e fpezialmente quando per noi fono divotamente follicitati, e pregati. Onde per così fatta fede vi dovete a loro di- votamente , e fpelTo raccomandare .. Ancora dovete avere in molta reverenzia et onore in cofpetco voiiro, e timore in cofpetto di Dio li Prelati, che ci reggono fpiritualmence, ec amminiftranci li Sacramenti. Dovete per quefta (anta fede avere in reverenzia et onore tutti e' Dottori , e' Predicatori , che ci ammaeflrano , e donanci el cibo della vita fpirituale , ezian- dio fé foffono peccatori . Ancora per quefta faa- ta fede dovete molto onorare tutte quelle per- fone , uomini, o femmine, poveri, o ricchi che fieno , ne' quali vedete rifplendere gli e- fempli della vita di Crifto . E dovete ancora per quefla fanta fede credere, e fperare, che le orazioni de' fedeli Crifiiani fervi di Dio , che fono in quefto mondo , fieno a noi fruttuofe , et in cofpetto di Dio accette, e che per effe fiamo aitati al bene operare , e ritratti dal ma» le, e che vagliano a remiffione de' noftri peccati.
B 4 Del'
24 ^L SOCCORSO
Ddla fermezza di quelle co fé , che dobbiaim credere i della fama Chic fa.
GAP. X.
A Neera , Cariilime , per quefta fanta fede dovete credere, e fermamente tenere, che Ja fanta Fede cattolica fia retta, dirizza- ta , e governata dalla providenzia dello Spirito Santo. Et ancora dovete tenere, e credere, che la fanta Chiefa non può errare in alcuna cofa , che faccia, o dica; e che effa è fondata nella vera Pietra di Grido , vero fondamenta noftro, e fpecchio di lume, e di verità, fan- za alcuna fallita , o errore . E quantunque e' fuoi Prelati pollano errare, e dannarli, nondimeno le loro buone orazioni dobbiamo avere rate, e ferme , e tenere , et offervare , e la loro au- torità temere, et obbedire. E perchè degli fpirituali Padri non è fatta menzione, fotta brevità voglio qaì di loro parlare. E dico, o Anime, che farebbe al mio parere di onefta necefficà , c\ìq ogni anima Griftiana aveffe fem- pre dinanzi agli occhi della mente la prefenza di qualche cattolica, e virtuofa perfona, nelle cui mani prendeffe configlio, conforto, obbe- dienzia, e rompimento di fuoi voleri ; dal qua-^ k ,(i) come da ntellettuale mammilla ricevef-
fé (r) Per Elìjfx i ficcome appreflT^ ? ^ucJ /*' /© cojììtuijft .
D e' p o r E R I. 25
fé el dolce latte della dottrina ; la cui prefènzia vedeffe come immagine di Crifto , e fempre fé io coftituliTe prefence , acciocché la imma- ginata prefenzia, e la fua memoria gli foiTe cagione di ceflare la cagione del peccato .
Che fi dehhe credere degli flati degli uomini buoni » € rei , fecondo la faccia della frefeme giaftizìa ì
GAP. XI.
ANcora dovete credere , che chi è in iftato di grazia , cioè , fanza peccato mortale , è veramente membro fano della Chiefa catto, lica , et è fcritto nel libro della vita col nu- mero de' falvati di qui a tanto, che non mu- talTe propofito , e fponcaneamente fi parciflè dal lume della grazia, cioè, dalla giuftizia , e veniffe nelle tenebre della colpa; e per lo frau- dolente amore della mortale , e corruttibile creatura fi partifTe dal fuo Creatore, fommo, €t incorruttibile bene . Ancora per quella fan- ta fede dovete credere , che ogni disperato fia dannato all' Inferno, et ifchìufo (i) da ogni celeftiale benificio della gloria fempiterna. Di- fperati fi chiamano coloro , che peccano per propria iniquità, e malizia Gontra la benignità dello Spirito Santo, non fperando nell'altra vita. Onde così foprufano ci ben fare, come
fé
(i) Qui per efcluft, V. Veeftb. v. Schìudn-i.
26 IL SOCCORSO
fé di ciò non fuffè ordinato premio da Dio ; e cosi adoperano e' peccati, coaie fc la divina Giuftizia non gli puniffe . E voi , Anime in Dio care , per quella fanta fede, non entrate in que- fta befliale, e peftifera fiultizia. Ancora crede- te fermamente, che nullo male farà impunito, et ogni bene farà remunerato.
Come la Fede ma debbe cercare efperiment9 .
GAP. xir.
ANcora per quefta fanta fede credete tutte quefie foprafcritte cofe fanza quiftionc , o contenzione , non cercando ragione , né ijpe- rimento dell' abilTo , e della profondità delii fegreti, et occulti giudicj di Dio; perciocché perderete el merito della fede . E chi perde ]a ìqòc , perde el fondamento della virtù , e de' meriti ; e così tutto lo edificio della fua cafa fpirituale rovinerebbe , e andrebbe in perdizione. Ancora piuttofto per quefta fanta fcrde credete , e tenete , che le virtù fieno vir- tù, e piacciano a Dio; et a noi fiano orna- mento , et utilità , e partorivano per noi a Dio merito, e frutto di falute. E così credete, che le virtù fiano ornamento del veftimento della carità ; del quale veftimento ornati, e ri» veftiti comparendo dinanzi alla faccia di Dio, diventiamo graziofi, et accetti alla divina, et
in.
DE POVERI. 27
increata Maeftà . Ancora credete , e tenete , eh' e' peccati fiano peccati , e difpiacciano a Dio ,• e che ogni peccato è contra natura ; e che ogni peccato originale richiede el battefimo ,♦ e che chi muore fanza alcuna fpezie di battefi- imo fi è all' eterne pene dannato , o almeno della etterna beatitudine privato.(i) E credete, che per ogni peccato mortale, del quale Tani- ma non avelie penitenzia , né contrizione , an- drebbe air inferno, ali* etterne pene dannata.
Della reverenzia , che fi debbe avere in Chiefa ,
agli Altari , Sacramenti , Reliquie ^ et ogni
cofa , che a Dio appartiene .
GAP. XIII.
ANcora per quefta fanta fede dovete avere in onore, e reverenzia tutte le cofe, che pertengono a Dio , e tutti e* luoghi a Dio re- fervati, ficcome Chiefe , Altari, Cimiteri , ec ogni luogo fagrato , e benedetto; Sacramenti, Reliquie di Santi , Calici, Libri di Chiefa, To- vaglie , et ogni flrumento, vafello , o mafieri- zie a Dio diputate , o nel fervizio della cafa fua ; e brievemente ciò , che al divino culto s' appartiene , et ogni cofa , che devozione
rap- i
(i) Nota, come deflrramente , e prudentemente fchifi qui la quiftione impegnofa traile due , per altro amiche , Scuole Cattoliche, Agoftiaiana , e Tomiftica .
28 IL SOCCORSO
rapprefenta ; devozione , o fanrità fecondo el ilio flato , o grado , infino a' veftimenti di pan- no di coloro, che fono fervi di Dio per Ordi- ne , o per virtù, o per iflato di Regola depu- taci . Ora è vero, che molte cofe fopra quefla fondamento della fede il porrebbono fcriverc ; ma perchè la fcritcura farebbe troppo lunga , sì fo fine alla materia della fede, della quale ho tanto fcricco, che debbe baftare alla voftra fimplicità, e neceffità . E chi di voi avrà fpiri^ to di difcrezione,faprà difcernere quello^ eh' è da credere per neceffità di falute , quanto per- tiene alla Crifliana Religione. Onde voglio og- gimmai dire della fperanza, quantunque mol- te cofe da dire della fperanza fono in molte parti incatenate colla fede.
Della Speranza , che co fa fia ; e che fi ha da te- nere y e fperare per necefaà di falute^
GAP, XIV. (i)
DElla Speranza dovete tenere, e fapere, che ella fia una di quelle tre virtù cele- ftiali e divine , che ci aiutano a fare beati . E dovete credere, che ella fia uno efpectamen- to de* beni avvenire, che noi afpettiamo nella
ce- fi) Da qui in poi mancano nel MS. i titoli io rubrica, lafciatovi però lo fpazio pc' medelìjBli . Noi gli abbiami riportati dalla Tavola .
È> E* P 0 V E R I . ap
celeftiale beatitudine (i) poffedere. Dovete a- dunque fperare in Dio, et in tutte quelle cofe, che Dio ha ordinate , a fine , e rimedio di noftra falute. Dovete fperare , che Dio folo per fua grazia , e non per voftri meriti vi darà vita eterna . A.ncora dovete fperare , eh' e' me- riti voftri faranno cagione , che tal grazia fa- rà confermata in voi , fé tali meriti faranno operati in vera umiltà , e parità di cofcien- zia. iVncora dovete fperare, che qualunque di voi farà trovata nel fine fanza peccato mortale. Dio gli (2) darà finalmente vita etterna, purga- ta che farà nel Purgatorio, fé fofie di bilogno . E così qualunque perfona morrà in peccato mortale farà dannato (3) alle pene dell' inferno . Ancora dovete fperare , che Iddio preita fpa- zio di penitenzia a ciafcuna anima razionale . E perchè Io fpazio della penitenzia paia brie- ve , nondimeno è baftevole, poiché da Dio vie- ne. Onde come T anima in purità ritorna a Dio , et in vera virtù fi converte a Dio fuo Creatore , fé fola una ora vivefie , farebbe falva, quantunque folle viffa male, e fcellera- tamente innanzi. Ancor dovete fperare, che Dio non rifiuta mai T anima, che ha creata, uè perchè fia ftata in peccato, né perchè ab- bia fatte tutte le iniquità del mondo, né per- chè fia convertita in veccliiezza , né per altra
ca-
(i) Qui una cancellatura.
l2) La folita El;jp. (3) Lo ftcflb .
30 ILSOCCORSO
cagione che fia. Ancor dovete fperare, che iiiuna creatura umana lia tanto povera, infer- ma , vecchia , o ignorante , o groffa , o ftata tanto inimica di Dio, che non le fia rimafo (i) teforo da comperare lo regno del Cielo. An- che dovete fperare , che lo regno del Cielo , concioffiacofachè è la più preziofa cofa che fia, fi compera più vile. Tanto vale, quanto tu hai . Ancora dovete fperare nella milericor- dia di Dio, che per eiìa ci farà falvi, e noa per noftri meriti. Anche dovete fperare, che la mifericordia di Dio fia maggiore a perdona- re , che la noftra iniquità a peccare. Ancora dovete fperare , che Iddio non abbandoni mai r anima, quantunque la laici mifteriofamente affliggere nel fuo corpo. Ancora dovete fpera- re , che Iddio non lafcia mai venire alcuna ani- ma in m.aggiore pericolo , o tentazione , che poffa portare , né fopra la virtù dell' anima . E quantunque all'anima paia avere troppa fo- ma, nondimeno fempre è da ricorrere ali' aiu- torio della fua fperanza , che fa quanta è la noftra forza, e la noftra virtù corporale, e fpiricuale, e fa quello, che ci bifogna a potere avere ordinato, e giufto paffamento di quefta vita cieca, e tenebrofa . Ancora dovete fape* re, e fperare, che ne' Sacramenti fia la remif- fione de' peccati, e che le virtù abbiano bea* ticudine nella celefliale promiflìone . Ancora do-
ve- (i) Qui una cancellatura , lotto la quale fi legge , niente .
DE POVERI. 31
vece fperare nella virtù della Beata Vergine Maria, e nel fuo aiutorìo, Madre del Figliuolo di Dio , che effa è avvocata per gli peccatori dinanzi al fuo Figliuolo • E dovete fperare ne- gli Angeli buoni, li quali ci liberano ne' peri- coli deir anima , e del corpo . E dovete fpera- re ne' Santi, e Sance di Dio, che Dio efaudifca le loro orazioni per noi, e perdonici e' noftri peccati. Ancora nella fperanza di Dio vi dove- te tanto più armare , quanto fiece in maggiori pericoli, e tribulazioni. Ancora dovete ferma- mente fperare , e tenere , che quanto Y uomo è in maggiore bifogno, et eflb coftantemente fpera in Dio, tanto il divino aiutorio più fi gli appreffa col benificio ; ficcome appare in San- ta Sufanna, che fu liberata dal falfo peccato per la grande fiducia , (i)che portava neh' Ai- tiamo Iddio ; (2) et in Santo Stefano, che vide il Cielo aperto; (3) et in Santo Antonio, et in Santo Marcino, ec in molti Santi Martiri , e Confeffori, la cui fperanza ebbe divino foc- corfo dalla infinita bontà , e mifericordia di Dio. E notate , che tre cofe debba la fperanza incorrottamente fervare, acciocché fia fruttuo- fa . La prima fi è , che ella fi ponga in folo Iddio , e non in creatura che fia , fé non in quanto tale creatura ci poteiTe aiutare a per- venire al beato regno ; altrimenti la Scrittura
San- cì) Qui altra cancellatura. (2) Daniel, 13. (3) Aa.Apoft, 7. 55.
32 IL SOCCORSO
Santa maladice T nomo , che pone la fperanza fiia in alcuna creatura. La feconda cofa fi è, che tale fperanza nelle tribulazioni non venga meno, ancora refuma più virtù, e più vigore , e più forza, e più fi conforti con Dio. Anco- ra dovete tenere , e fapere , che chi ha in fé buona e vera fperanza , e franchezza , come di fopra è detto , diventa degno di ricevere in fé quefci efl'ctti . El primo, che per la fperanza libera dalle tribulazioni; conforta nella amari- tudine ; folle va la mente dal mondo a Dio ; am- miniftra la niciftà delle cofe fpirituali,e corpo- rali ; e molte fono le cofe , che della fperanza fi poffono dire . Ma fé veruna cofa della fpe- ranza vi mancaffe, per necefficà di falute,Dio ve la rivela , per gli meriti dell' oflervanzia delle cofe dette di fopra. Attendete adunque in fine di quefto Capitolo, che per la fperanza della fuperna vita voi dovete venire in odio tutto quefto mondo , ovvero in parte , eoa ogni fua breve e tranfitoria delettazione , o concupifcenzia . E quefto è el fegno di coloro, che hanno pofto la fperanza loro in Cielo, che di quefta vita curan poco , o niente . L' efemplo avete de' Martiri, e di tutt' i fervi di Dio, che per la fperanza, che avevano di vita etterna, abbandonavano tutto quefto mondo , con ogni fua breve, e mortale delettazione, e contenta- mento , e fé medefimi dierono in perpetuo fa- crificio a Dio, infino alla morte corporale,
ab»
DE POVERI. 33
abbandonando padre, madre, patria, figliuoli, fratelli , parenti , amici, et ogni cofa , che po- tefle eflere iftata cagione di fare perdere, o fmarrire, o indugiare e) trovamento del lor\) Iddio, el quale con tanto deilderio cercavano, E dovete brevemente di voi medefime confon- dervi , e venire meno , e non confidarvi di voi iftefle, né in voftre operazioni , e non reputar- vi favie, né buone; ma quanto meglio adope- rate , tanto più vi reputate ferve difutili ; e folo vi confidate, e fperate nelP akiflima mife- ricordia , e pietà di Dio, e nella virtù del preziofo Sangue del fuo Figliuolo, e Salvatore noftro Jesù Crifto per li peccatori fparto . E nota , che fperare eterna vita fanza merito , non è fperanza , ma prefunzione-
Della Carità [otto brevità •
GAP. XV.
L'Alta , et increata Divinità fia invocata, a moftrarci la via, e f ordine , che dobbia- mo tenere, e fcrivervi d'ella carità, e fommo amore, fecondo T ordine della noftra falute ; che cofa fia da temere , e che da amare, e di che amore, e che da odiare, e di che odio. La Carità increata ^i è fommo bene, cioè, efTo Id- dio fommamente buono , el quale è da eflerc fommamente amato fopra tacte le cofe create .
C Ec
34 IL SOCCORSO
Et anco facondo V Apoftolo: (i) Carità è un9 amore , fer lo quale dovete amare Iddìo y e fine ^ e perfezione del comandamento , del cuore puro , ecofcienza buona ^ e fede non finta . Carica è uno anriore, per lo quale dovete amare Iddio per cagione di fé fteffb , e '1 proffimo per cagione di Dio. E per non attediarvi di molta fcricru- ra , per mantenere con breve trattato la voftra fimplicicà , sì intendo, quanto più brieve potrò , inoltrarvi, quanto mi parrà che fia di necefll. tà alla voftra falute , prima del giufto e Cri- ftiano amore, e del giufto odio, e poi delle giufte opere, e poi dell* opere ingiufte , dalle quali vi dovete guardare •
J)é gradi del debito amore , e di quello amore >
(:be fi debbe fuggire , e come fi conofce
per fette fegni .
GAP. XVI.
Dovrete amare le cofe buone affai , e le co- fe migliori più , e T ottime fommamen- te . Onde notate , che prima fiete tenute d' a- mare Iddio più , che ogni altra cofa , poi l'ani- me voftre , e poi quella del proffimo . El corpo , e r altre cofe dobbiamo piuttofto a neceffità ufare , che per diletto amare . Onde nelle crea- ture non è da porre fperanza, ne amore , fé non
per (i) I. ad Timotb. i. y.
DE POVERI. 35
per cagione di Dio , o per quanto ci pofTono aiutare a far venire in notizia di Dio , o infe* gnarci a fare la fua volontà, E poffovi dimo- erà re fétte fègai di verità , per li quali è co- gnofcibije T amore della creatura , che è fanza frutto, e da fuggire; li cui effetti voglio, che fuggiate come vizio . Prima fuggite ogni amo- re , nel quale non crefce V amore di Dio . An- che fuggite ogni amore , che vi faceilè fcema- re, o diminuire l'amore di Dio . Ancora fug- gite ogni amore, il quale è per mala fìcurtà , o prefunzione della reverenzia di Dio. Anche fuggite ogni amore , il quale non è regolato fe- condo l'ordine della divina Sapieazia. Regola- re l'amore fecondo l'ordine della divina Sa- pienzia fi è, neffuna cofa amare altrimenti » che fi confaccia al fuo grado , ordine , e condizione. Ancora fuggite ogni amore , che fofle pofto in alcuna creatura fanza refpetto di Dio. Anche fuggite ogni amore, il quale è vacuo de! timo- re di Dio . Ancora fuggite ogni amore , che non è fecondo la mondizia della virtù, (i) e fe- condo gli efempli de' Santi , che praticarono lungo tempo Ja legge dell'amore. Quefti fegni vi faranno baftevoli a conofcere quegli amori, che a Dìo non piacciono. E perciò cotali amo- ri faviamente , e cautamente fuggite , ficcome cofa, che vi può dare morte. Sotto l'ombra
C 2 di
(i) MS. dicea, fecondo la virtù \ ma è cmccUato, e rifatto .
3<5 IL SOCCORSO
di cotali amori è nafcofla la dolce morte; e fé avveniffe , che in alcuna creatura 1* anima ponelTe amore per fpirito , o rifpetto di Dio , qualunque di voi fuffe quella, ragguardi bene fé ftelTa , e ripenfi bene , le tale amore è fon- dato in Dio , e (e è convenevole , et autentico fecondo la Scrittura , fecondo la purità della virtù, e fecóndo gli efempli de* Santi, che pra- ticarono la legge dell'amore in quella vita. E però vi do configlio , che di fuor del gene- rale , e comune amore , pogniate amore in poche perfone ; perciocché gli amori hanno fi- gure , e fimiìitudini , le quali poche perfone poflbno intendere .
Che co fé fi debbano amare , e con che ordine ì
GAP. XVII.
AMerete adunque Iddio, come è detto di fopra, con tutta la voftra virtù, e tro- verete in quello mondo pace di mente ; per- ciocché eilb iddio ci creò a fé ; e perciò el no- ftro cuore può andare cercando quanto vuole, ma quiete e pace non trova giammai di qui a tanto , che non fi pofa nel Principio , che T ha creato, (i) Ancora dovete per ordinato amore della legge di Dio amare tutte le virtù in voi,
et
(i) E' di S. Agoflino /. i, Confefs. e. i. Fecìfli nos ad te , à* inquietum efi cor naftrum , d$itec requiefcat in te ,
DE POVERI. 37
et in altri , e quelle virtù , che non potete fé- guire, dovete amare di cuore , e dì volontà; perciocché T affetto buono, e l'amore riftora per Tatto , che non è poflibile, e Dio accetta la buona volontà per opera ; e più guarda Id« dio quanto ami, che quanto adoperi. E però intendete, che l'amore, e la intenzione fono quelle cofe , che pongono prezzo alle noftre opere ; e fecondo la mifura , e quantità ài quelle giudicherà Dio l'anime noftre. Ancora dovete amare ogni creatura razionale di qua- lunque flato, o condizione fia , e dovete tem- perare , e regolare T amore di tali creature > eziandio fé elle fofTono peccatrici, in quello modo; che dovete amare, che ogni, e d'ogni creatura fia la volontà di Dio, e che di tale creatura fia quello, a che Iddio l'ha ordinata. Onde fappiate per certo, che Dio ha ordinata ogni colà a certo fine. Onde anche vi guarda- te di non credere, né confentire a chi crcdef- fe, che la provvidenzia di Dio erralTe crean-^ do , e producendo le demonia , e' peccatori . Ma piuttofto credete, e tenete, che Dio ha fatto ogni cofà a buon fine , e che nulla cola è fatta da lui, quantunque fia rea, o nociva , che poffa difoneftare la magnificenza fua , né l'ordine del fuo imperio, nò confondere l'or- dine dell' univerfo. Onde quantunque alcuna cofa fia in fé difòrdinata , e fozza j nondimeno nell'ordine dell' univerfo confiderata, fi è bei-
C 5 i'^5
3? IL SOCCORSO
la, e rifplende in eflà l'ordine, e la luc2 della fapienzia di Dio j et in quefto la dovete amare, per rilpecto del fao fapientiffimo Ordinatore. E perchè vi fia difetto , non vi debbe perciò effere Todio; ma piuttoflo confiderate, che '1 fuo fine è manifefto a Dio . E così di tutte quante le cofe non potete meglio dcfiderare,e volere, fé non che ne fia la volontà di Dio. E tenete per certo, che ogni altro modo, che cfce fuori di quefto ordine , o rifpetto , fi è viziofo , e difpiace a Dio . Ancora per quefto fanto amore dovete amare tutte quelle cofe, che vi fanno perdere l'amore di quefto mon- do , (i) et accendere el defiderio della patria ce- leftiale . E però dovete amare di cuore ripren- fioni , monizioni, correzioni, viltà, tribulazio* ni, difpetti , angofce , infermità , fame, fete, infamie , ingiurie, perfècuzioni, beftemmie,ec# Dio è noftfo Signore , e noi vogliamo efl^ere fuoi fervi, e quefte cofe fono flagelli di Dio. Chi vuole eftere fervo di Dio non debbe fuggi- re el flagello , e la difciplina del fuo Signore, per quefto fanco rifpetto . O Anime , ponete amore in tutte quelle cofe . che Dio vi man- dafl'e in vendetta de' voftri peccati , et amatele come cofe da Dio mandate. Amate cosi fatte cofe , le quali quanto più in quefto mondo ci premono, tanto più tofto d'andare a Dio ci afirettano. Ancora non dovete porre amore in
quel- co Qui una cancellatura.
D E* P O T E R I. 39
quelle cofe , la cui perdizione vi contrifta . E quefto grado richiede dottrina infine al padre, et alla madre.
Dell* odio, e delT amore parentevole feconda P Evangelio.
GAP. XVIIL
A Potere venire in notizia del debito , et ordinato amore, e dell'odio evangelico, dovete fapere, che fon due odj, e due amori. L*uno amore è buono, e T altro reo; l'uno odio è buono, e l'altro reo. Amore buono è quello , lo cui effetto (i) è fondato in vera vir- tù. Lo amore reo è quello, che va folo dietro al fenfo , e fugge T ordine della giuftizia, e della ragione, nelle cofe create viziofamente affezio- nato. Lo odio reo è quello, che odia la crea- tura , e la virtù , e l'ordine dell' oneftà , e del- la ragione. Lo odio buono è quello, che noa odia, fé non quello , che crede, che a Dio di* fpiaccia . Odia la via del fenfo carnale ; odia la larga via della perdizione ; odia la difobbe- dienzia de' celeftiali comandamenti ; odia li car- nali , e difordinati appetiti ; odia le male ufanze , e le male coufiietudini; odia el (2) difordinato
C 4 vi
(i) Qui per affetto . (2) Qui efTcndo fine di pagina.* fé ne pafTano due nel MS. in bianco , per chiara innav- vertenza .
40 IL SOCCORSO
vivere. Di tale odio dovete effere armate, fé volete edere annumerate nella evangelica voca- zione . Di quefto odio parlò Crifto nel Van- gelio, quando difTe alle turbe: (i) Chi vuole venire a me, e non ha in odio padre, madre, moglie , figliuoli , fratelli , forelie , et ancora Taniniìa fua, non può elfere mio difcepolo^ Onde odiare padre , madre , ode , che cofa fia. Li padri , e le madri carnali, ne' quali non è fentimento , né timore di Dio , né in- telletto di fapienzia , né rifpetto dì vita eter- na , amano li loro figliuoli a quefto modo ; cioè, che fieno favj e prudenti di umana pru- denziaj che fieno arditi, baldanzofi , orgoglio, fi ; che fieno temuti , e riguardati dagli uomini mondani. Amano, che fieno vendicatori di lo- ro ingiurie , fieno faccenti , e providi nel gover- namento delle pofTeflioni loro , e delle cofe fa- miliari ; amano, che fieno graditi, et onorati dagli uomini, e che fieno maggiori, che e' loro vicini : amano, che '1 mondo li reputi buoni, belli , favj , degni , e che fieno graziofi et ac- cetti negli occhj delle perfone ; e che fieno ga- gliardi e valorofi , che fieno fani del corpo, e vivano lungo tempo ; e che multiplichino in famiglia, e ricchezze, e nome, e fama, ficchè in qucfta vita rimanga. lunga memoria di loro pofterità. E delle .figliuole femmine, quando le madri , che V hanno a governare , fieno ca,
gio'
(r) Ifif, 14- i^'
DE POVERI, 41
gione di molta perdizione, e che fieno lacci del Diavolo a pigliare Y anime preziofe degli uomini; la mano vien meno a fcrivere . Ma ciò pruova affai la dannata , ec abominevole con- fuetudine , che di ciò regna oggi nel mondo . Chi adunque quefte cofe fugge , ec odia , co- me via, e cammino d'inferno in fé, ec in pa- renti , e di ciò fi ribella al padre , madre , ma« rito, moglie, figliuoli, e fratelli, et ogni al- tra creatura ; chi odia in ciafcuna creacura ciò, che piace al mondo, e difpiace a Dio, ha in fé il fanco odio dello Evangelio, del quale diceva di fopra el noftro Redentore : Chi non odia padre, madre, figliuoli, fratel- li , forelle , et ancora T anima fua , non può cffere mio difcepolo . Sola quella anima , che è di Dio piena , odia cosi la via della fua per- dizione. Anime, nullo amor mondano v'in- ganni. Fuggite e'vizj, et odiate ciò, che di- fpiace a Dio in ogni creatura , e non vogliate difpiacere a Dio , per piacere al mondo, o a' mariti , o a' figliuoli, o ad altri che fia ; ma prendete la regola del buono amore , ciafcuna di voi n^llo flato fuo, nel feguente modo.
Co??iff
V
42 IL SOCCORSO
Come fi modifica t amore dì padre ^ madre t marito ^ figliuoli i ecì
GAP. XIX.
A Mate, che e' padri , e madri voftre ^\z. no virtuofi, e cattolici Criftiani . Ama- tegli piatofi , e mifericordiofi , e tementi Id- dio. Obbedite li loro giulH comandamenti. Amate , che vi nutrifcano in timore di Dio ; portate loro onore e reverenzia , e ricordatevi fpeffo , come v^ hanno dato T elTere . Amate , che fieno innocenti , e fanza vizio , virtuofi di vera virtù. Non amate in padre, madre, fi- gliuoli , o mariti apparenzia , o leggiadria cor- porale, né ricchezze, né grandezze, né fiati mondani , né fama , né nominanza mondana , antichità di fangue, né parentado, né forze, né vifte mondane , o nuovi trovamenti di vane ftoltizie. Amate, che fieno poveri per fpirito, e volontà. Amate, che fieno fuggitori d'ogni mondana fama, et onore. Amate, che fi ri- cordino, ^come queflo mondo viene meno, con ogni fua vanità. Amate, che temano Dio, e cognofcanlo , et onorinlo , come loro Creato- re. Amate, che fi ricordino, come. corrono alla morte , e che d'ogni cofa renderanno ra- gione el di del Giudicio . Amate , che fuggano le vaghezze mondane, e le male compagnie,
le
DE POVERI. 43
le taverne i le piazze , e' luoghi , e le perfone, dove , e con cui s' offende Iddio faaza rifpec- to. Annate, che fuggano la dimeftichezza , e prefenzia delle femnmine vane, e di quelle, che fono belle , e pazze . Amate , che fuggano pa- role, atei , e giullerie difonefte, et ogni coftu- me, et atto reo, parole attrattive, e ritrovate in danno dell'anime, che traggono el cuore del timore di Dio, e fannolo divenire in difonefli penfieri . E tu donna , eh' hai marito, temilo, et amalo di buono, e caffo amore, e di jufto, e fanto timore. Amalo, non per diletto car- nale, non per amore, et affetto beftiale,come fanno gli ftolti beftiali , ne' quali non è memo- ria di Dio, né timore di reverenzia. Ricordi- ti , Anima , et ama , che effo fi ricordi , che r ombra , e la figura di queflo mondo tofto paffa via; (i) ricorditi di amarlo per rifpetto dell'onnipotente Iddio prudentiffimo ordinatore degli flati delle creature . Non ifmemorare , e non dimenticare, e non effere flolta,nè beftia- le, come cavallo, o mulo, ne' quali non è in- telletto , ne ragione. (2) Ma abbi intelletto, e ragione in te , e verfo l'Ordinatore di tanto Sacramento, quanto è el matrimonio. Ama adunque el tuo marito di buono , et judo amo*» re, abbi con lui la tua converfazione fanta, et onefta. Ama d'eflère da lui amata di fimi- le amore : non gli fia con tuoi atti; coftumi ,
e fem-
44 IL SOCCORSO
e fembianti, e con cuoi libidinofi acconciamen- ti accendimenco di male. Ama di vivere con jui in fanticà di vita. Ama , eh' el tuo marito, ila ecclefiafìico , e devoto. Ama, eh' e' viva mondo de' peccati. Ama, ch'e'fia pacifico, e perdonatore delle fue ingiurie . Ama , eh' e' fia commietitore di pace , e di concordia . Ama , eh' e' fia uomo ragionevole. Ama, eh' e' non fopraffaccia el proffimo fuo, e non cerchi mag- gioranza fopra '1 fuo vicino. Ama, eh' e' fia piatofo , e caritativo de' poveri , e de' pregio- ni. Ama, eh' e* non voglia l'altrui, e non ten- ga la mercè del profsimo fuo, e del povero uomo .
Speziale tìmmonìzione a Vedove.
GAP. XX.
ORa a te, Donna vedova , che dirò? Che fé' morta al mondo, e di carnale marito privata . Solo con Crifto fpofo dell' anima ti refta compagnia . Guarda bene lo tabernacolo del tuo cuore, che fia mondo, e netto. Ama la mondizia, e l'oneftà, et abbi in odio ogni terrena vanità. E fotto brevità ti dico, fia fol- licita air amore di Crifto Spofo immortale , al- meno quanto fufti allo fpofo carnale . E per certo credete, che la maggior parte delle ve- dove mi par, che vivano fognando. Onde nota-
te.
D E P O V E R !• 45
te, che io truovo più maniere di vedove. Al- quante fono corporalmente vedove , e della mente fono difonefte. E quefte così fatte non hanno in Cielo merito di loro vedovanza, e continenzia, perciocché fono ancora fommer- fe , e profondate nelle delizie , e concupifcenzie di quefto mondo ; delle quali vedove fcrive TAppoftoIo Santo Pagolo : (i) La vedova, la quale vive ancora nelle delizie, vivente è mor- ta; cioè, vivendo di vita di corpo, e di mon- do , è morta a Dio. Alquante fono vedove col corpo, e colla mente. E quefte fono vere ve- dove . Di quelle così fatte fcrive Y Appoftolo a Timoteo fuo difcepolo; (2) Onora le vedove, quelle, che vere vedove fono. Penfo, Anime, che voi non fiate di quello primo numero del- le vedove vane della mente. Voglia Iddio, che voi di quelle non fiate ; perciocché farefte già morte a Dio ; e tale farebbe ammaeftrarvi , o durare fatica in voi, quale farebbe a' fordi le favole narrare . Non vogliate adunque effere di quello dannato numero di quelle vane vedove, ]a cui vita è tutta viziofa, et impudica; fuper- be , vagabonde , vane, ardite , audaci, lanza vergogna, e fanza rifpetto; cupide, avare, in- devote , incompofte , difobbedienti , e rebclle a Dio; inimiche d'onefìà, e di virtù, e gli oc chi loro pieni d'adulterio . Tali vedove vane fogllono volentieri , e fpeffo ufcire di cafa , ec
ac-
(i) r. Tiffieth. 5. C. (2) ih. v, 3.
4^ IL SOCCORSO
accompagnarli con (i) giovani donne, maritate , e non maritate , et andare a vani follazzi per la città , e per lo contado , et a nozze , et a vane feflività, e conviti, e fpeffo richiedere paren- tadi , et avere vanagloria di loro perfone , e comparire volentieri dinanzi alla faccia degli iiomini ; e deliderano di piacere di dannofo, e rnortale piacimento air afpecto delle perfone; e fono mimiche d* orazioni , e di contemplazio* ni , e d' ogni dottrina fana, e buono collume. Gli occhj loro non foftengono di vedere el be- ne , né V orecchie d' udire parole di Dio , né di converfare con virtuole perfone ; ma elate , et enfiare di vento di vanagloria fpregiano le (2) perfone cattoliche, e virtuofe, e biafimanoogni virtuofo modo di vivere , follecite alle cofe del mondo, negligenti alle cofe, che fono di Dio. Or voi , Anime benedette, non andate per que- lla maculofa via j ma con grande , et altifsima confiderazione cogitate la ineftimabile nobilita di Crifto , e confiderate la fua benignità, cari- tà, et umilità; lo quale v'ha tanto amate, che per trarvì a fé ha fatto parentado con voi, e per copula di ceieftiale , et invifibile facramen- to sì s' è degnato di unire fé medefimo collo fpirito voftro. Onde per la prefenza, e reve- renza di tanto, e sì nobile Spofo dovete tutte ccfTare , e dal mondo eflere ritratte , et avere el mondo in odio, e la morte in defiderio.
Do- (0 Qui una cancellatura . (2) Altra cancellatura.
DE POVERI, 47
Dovete levare ogni fperanza di quefto mondo, e non apprezzare né vita , né fanità di corpo . né gioventù , né parentado , né antica nobiltà di fangue, né ricchezza, né amiftà mondana. Dovete fuggire la prefenzia delle perfone , e fpezialmente degli uomini . Dovete fuggire ogni vanità, e compagnia di vane perfone, e converfare con perfone onefte , e devoce , da cui poffiate fempre pigliare efemplo di virtù . Dovete vacare ad aftinenzia, digiuni, limofine, orazioni, contemplazioni, et effere tutte inten- te all'opere a Dio bene piacenti, e fare T ope- re di Dio con divota follecicudine. Dovete dì e notte converfare nella cafa di Dio ad efem- plo della venerabile Anna Profeteffa. (i) E quefto s' intende ne' tempi , et ore conftitute . Dovete effere vifitatrici d' infernii ; follicice a confolare, e conforcare gli aiBitti, e quegli che fono in amaritudine di perfecuzione ; ri- cevere peregrini, e quegli, che fono ignoranti ammaeftrare ; vacare alle cofe fpirituali e di- vine . E fé alcuna di voi vedove ha figliuoli , o nipoti in cafa, impari prima a reggere bene la cafa fua ; nella qual cofa rende vice, o guider- done, o merito al padre, et alla madre, i quali ebbono cura di lei, quando era piccolìna; e quefta fi é cofa accetta , e graziola a Dio , E chi é vera vedova, e defolata, cioè, rimafa fanza cura di figliuoli, o d'altra famiglia, fpe-
Xi (i) Lue. 2, 37.
48 IL SOCCORSO
ri in Dio, e vachi alF offecrazioni, nelle quali fi priega Iddio , che rimuova el male ; e va- chi all'orazioni, nelle quali fi priega Iddio, che ci conceda di feguicare el bene , dì e not- te, cioè, a' tempi , e Tore coftituti. E quefta è la dottrina dello Appoftolo Santo Paolo che dà alle vedove, (i)
Speziale ammonizione allo flato virginale *
GAP. XXL
S Alimento facciamo dallo fiato viduale allo flato virginale, ficcome è cofa di più , e di maggiore iftato, nobilita, e frutto. A voi adun- que iftendo el mìo parlare , Spofe dello Altifli- mo Iddio, e per celeftiale matrimonio in fede e fanta carità con Crifto già copulate. Vergi- ni a Dio confacrate , e non facrate . A quelle Vergini del bello numero parlo delle beate Vergini prudenti. A voi tali parlo, e ferivo. Anime in Dio dilette. Voi, o vergini , fiete To- ro incorrotto e incontaminato, purgato da ogni contagiofa carnalità . A voi s'appartiene d'ef- fere aliene dal mondo, e falvatiche da ogni conofccnza, et umana dimeftichezza. Dovete fapere , che voi portate prezioib teforo in fragili vafelli , Ancora dovete fapere, che V antico ferpente fempre va cercando , e procu*
ran-
(i) I. Timotb. j.
D e' P O V E R I. 4P
rando, fé da alcuna parte poteiTe vedere aper- tura , o parce più debile , o male guardata , donde poceffe con fuoi fraudolenti inganni in- trare , e pigliare la fignoria del cartello della voftra virginità , e conducere cattive V anime voilre in eterna preda al tartaro infernale. On-» de ftanno nafcofti in aguato, come li ladroni, che oflervano , fé alcuno ralloggiafle el fuo te- lòro , per robarlo entro la via . Figliuole , im- predabili fono le nafcofte divizie. Onde a voi conviene con folo Iddio , e colla Beata Vergi- ne Mariane con gli Angeli, e con gli Santi di Paradifo avere familiarità , e dimeftichezza. E come la lampana , a cui la voftra virginità è affimigiiata , è al tutto nera, chmfa , e ferra- ta, e ftretta, e verfo lo Cielo è larga, aperta, e luminofa; così voi. Vergini benedette, do- vete avere al tutto rinchiafo , e ferrato ogni carnale appetito, e terreno defìderio, e mon- dana vifìone, et ogni umana familiarità , di- meftichezza , et amicizia. Dovete bene fapcre, che r amicizia di quefto fecolo è nimica di Dio. Tanto, quanto la virginità è più fami- liare, e dimeftica di Dio, e per fpirituale pa- rentado più congiunta con gli Angeli, tanto vuole eflcre più falvatica , et elongata, e non conofciuta dal mondo ; cioè , dal mondano modo di vivere. Secondo Santo Geronimo la verginità è uno reale vestimento di porpora, del quale chi farà veftito , farà fopra tutti ele-
D va-
$0 IL SOCCORSO
vate, (i) La virginità fi è formofa ; della quale formoiìtà, e bellezza la commenda San- to Geronimo , dicendo così: (2) La verginità è una gemma preziofa ; la verginità è uno te- foro più preziofo, che i' oro, o qualunque preziofa margherita . Come l'uomo riguarda la bella faccia, e '1 bello veflimento da ogni n^acula , che non guafti la fua bellezza ; cosi voi dovete bene guardare quefto preziofo ve- flimento purpureo virginale da ogni macula di peccato , che tanto difpiace a Dio , che ogni merito fa perire . La virginità tiene conformi- tà con gli Angeli . Onde dice Santo Ceroni- 1^0 > (3) che vivere virginalmente in umana carne è vita angelica, e non terrena. E per- tanto , o vergine , li tuoi pender! , et atti , e co/lumi, et operazioni debbono eflere tutti ce- Icftiali , e fpirituali , mondi da ogni carnalità , et a Dio bene piacenti. La virginità debbe effere intera. Onde dice Santo Cipriano Mar- tire , (4) che la virginità è opera intera , ec incorrocta immagine di Dio rilucente alT ope- re (5) divine. Qnefta virginità è quello intel* lettuaie occhio della mondizia, per lo quale fi vede Lddio . Quefta virginità è quello foave fiore, del cui odore Iddio fi diletta. Quefta vir-
(i) V. Epift. 22. ad Eujlochìum , (^ /. J. adverf.lovinian, (a) E-ìil. cit. n. 4. (3) Ihid. n, 2. c^- S". Cypr, de
Hah' Virgifjnm . (4) Lil;, de HaUtu Virg.
(5) MS. lipete opere due volte, per evidente corfo di
peniì».
DE P O V E 11 I . 51
ginità è quella amica , che per carità congiugne ranima con Dio. La virginità debbe eilère ponderoia , debbe effere uoìile , et aggetta , e vergognola in cofpetto d' ogni perfona , e maflìmarnente dinanzi alla faccia dell' uomo. Dcbbe ellere inimica delle umane lòllecitudini per potere meglio vacare a Dio, Onde dice r Appoftolo : (1) La vergine cogita quelle cofe , che fono di Dio , acciocché fia monda di corpo, e di fpirito. La vergine debbe eflèrc fobria , laboriofa negli fpirituali efercizj, deb- be e(Ti;re ne'T abito non pompofo . La vergi- oe debbe avere in fa fomma cuftodia , che per gli fentimenti del corpo non entri la mor- te dsir anima. Alla vergine s'appartiene d' ef- fere in tutti e' fuoi atei modefta , e fpezial- mente nella parola, ficchè parli umile, quieta, e temperata , parole utili , e fruttuofe,e quan- to, e quando, dove, e cui bifogna. Alla ver- gine s'appartiene piuttofto d'afcoltare, che di parlare ; perocché le condizioni di chi ode fono più lìcure, che di chi parla; perciocché mentrechè V anima afcolra la dottrina , V umil- tà (i conferva; ma quello, che parla, fpefie volte è tentato. Alla vergine s'appartiene di fuggire faviamente la cagione del peccato. Lo efemplo di Dina figliuola di J^cob , (i) e di Tamar figliuola di David. (4) Or conchiuden- do quefto Capitolo, dilette in Dio, e da Dio
D 2 elet-
(i) I. Cor. 7 34. (2) Gert. 34. (3) 2. Reg.i^^*
$1 IL SOCCORSO
elecce , voi dovece con fervence amore amare la memoria di quegli fervi, e ferve di Dio, che per virtù di fortiffima cafticà , e conti* nenzia fono Ialiti in Cielo . Ora infinito è lo numero delle cofe , che fono a dire, e ài quelle che fono da amare , e di quelle che fono da tenere , e di quelle che fono da la- fciare. Ma per le parole già fcrirte di fopra, quale di voi avrà intendim.enco, comprende- là r ordine , che debbe tenere nell' amore , e nell'odio buono. E perciò voglio fecondo la mia promiffione , incominciare alle due perfe* zioni della julìizia ; delle quali T una con buono ftudio piglia la fuga del male 5 l'altra fa fer^ vente cercamento del bene.
Deir opere della juftìzta , incominciande d Comandamenti .
C A P. XXIL
SEcondo el debito modo di trattare , fi con- verrebbe fpeculativamente dire della giu- ftizia; ma io lafcio tale fpeculazione , et in- tendo pure al mantenimento della voftra fem- plicità , e comincio alla juftizia de' Comanda- menti; Ivi prima dovete imparare, e fapere e' Comandamenti di Dio, fanza la cui olfer-^ vanzia non fi può avere vita etcerna . Della
quai
DE POVERI. 53
qual cofa domandato Criflo rifpuofe: (r) Se vuoi entrare in vita etterna , ferva è' coman- damenti . Li comandamenti fi dividono in tre parti ; perciocché alquanti comandamenti fo- no dal principio innanzi , alquanti fono da Dio infpirati, ovvero ordinati, alquanti fono dagli uomini trovati. E' primi fono regole generali, flccome amare Dio fb pra tutte le cofe , e '1 proffimo come fé fieilb, ec, Li comandamenti infpirati , e da Dio ordinati, fono li comanda- menti della legge , E' comandamenti dagli uo- mini trovati fono , flccome quefìo ; Levati fa in cofpetto del più antico ; Non entrare innanzi al tuo maggiore , ec. Infra tutti gii altri pren- diamo folo e' più ordinati da Dio, ec al prof fimo, et a fé fteffb. E prima in quello Capi- tolo porremo e' tre comandamenti, che per- tengono a Dio. EI primo comandamento fi èr Non avrai Dii alcuni in cofpetto mio, e non avrai per Dio cofe fcolpìte, né afiìmigliate alle cofe del Cielo, e della Terra, e di quelle, che fi muovono nelf acque » Dove intendete , ch'e di vero adoramento (2) non e da adorare , fé non folo lo onnipotente Iddio, Padre, Figliuo- lo , e Spirito Santo. El vero adoramento fi è quello divino amore, el quale folo a Dio fi confà. Contra quello comandamento fanno tutti gl'in- D 3 fe-
(i) Matth. ip. 17,
(1) Qui due volte cancellato? e rifatto diycrfamente
54 i^ SOCCORSO
fedeli, Pagani, Giudei, Pacerini eretici, (i) e chi finge eiìère Dio la cofa, che non è. An- cora tutti quelli Crifiiani , che fono divinatori, fortitori , e quegli, che per acqua, fpecchi, vetro, piombo , fogni, carboni, terra, mem. bri d'aninrìali, o per qualunque altro modo cercano la verità dalle cofe morte . Ancora tutti coloro, che ufano verfi , fcritture, carat- tere , o fegni , o figure , o punti , tempi , óì , et ore, o parole, o fcontramento d' uomini, o d' uccelli , o d' altri animali 5 e chi crede , che fieno ftreghe, che vadano di notte; (2) e chi crede a certe diaboliche femminelle, et uo- mini dannati all'inferno, per loro fuperftiziofe parole, etatti, et indovinamenti» Ancora chi incanta , o fa incantare , o qualunque altra co- fa, con parole illìcite, atti, o fatti . o poma> o fcritture , oftie confacrate , o non confacrate ,
brie-
(i) Potrebbe quindi non debolmente conghietturarfi , che qiiefta perniciofa reila fi fclTe in Siena ricovrata , e vi perfifteiTe tuttavia , dappoiché più di cento anni prima era {lata bandita , e frerminata affatto di Firenze , per opera deir invitto nofrro S. Pier Martire , fecondochè coli' au- torità del Malefpini , e del Villani , afTerifce il noftro Tem- pre con lede , e con defiderio memorabile , eterno Splen- dore Tofcano , Gio. Lami , nella feconda delle tre lue cruditiilime Lezioni fopra quefti Eretici, e XVL in ferie di Antichità Tofcane pag. 534. e 535.
(a) Qui non 11 nega forfè la poflìbilità , e V elìflrenza ancora di certe donne maliarde , e fattucchiere , ma la troppa credulità del volgo ignorante, e le molte favole, che di quelle fi contano ; 'manto fi vede , che in tutti i fecoli gli uomini fanti , dotti , ed illuminati fono ftati fcmpre di un p'énfiero medeluno .
D e' p o V E R r. 55
brievi , ce. Ancofa chi ftudia V arce notoria , a fa ftudiare , o infegna , o fa infegnare, o qua- lunque altra cofa fimile.
Non prenderai el nome del tuo Iddio in vano. Quello comandamento vieta ogni fper- giuro, et ogni giuramento fatto fanza giuda e legittima cagione. Centra quefto comandamen. to fanno tutti gli fpergiuratori , li vani giura- tori, che giurano per ogni cofa vile. Quegli, che pronunziano el nome di Dio invano , con farne beffe fanza reverenzia ; quelli, che pro- nunziano el nome di Dio fozzamente , di Cri- fìo , o de' Santi; chi fa reverenzia a Dio colla bocca, e col cuore Io difpregia , e' beftemmia- tori ; chi fpregia la Chiefa, e fuoi Prelati ; chi fa violenza alle perfone Ecclefiaftiche , e Reli. giofe : chi fpregia di pigliare e' Sacramenti ; chi li prende fanza reverenzia ; chi el Corpo di Crifto, o altra cofa facra, o deputata a ufo di facramento , o devozione , converte a ufo ài pravità : violatori di luoghi facri : chi non ren- de le debite decime da Dio ordinate : chi giu- rando fa voto di fare cofa ingiufta ; chi non ferva gli giudi giuramenti : li falli predicatori , quando laudano la verità ; la meretrice , quan- do loda la cadità ; l'avaro, quando lauda la largita ; lo ricco quando loda la povertà ; la fuperbo quando loda 1' umiltà ; lo 'nvidiofo , quando loda la carità.
Lo terzo comandamento fi è : Ricordati D 4 di
$6 IL SOCCORSO
di fandficare Io ó) della Domenica . E debbed incendere el dì della Domenica, e debbeli in- tendere le Domeniche, e l'altre Fefte coman- date : che tu non debba fare cofe fervili né per prego, né per mercè; ma debbi fludiarti di Ipendere tutto quello dì in laude, et onore , e fervigiodi Dio. Onde vi guardate prima dall'o- pere carnali e corporali , e conforzj , e fpaffi , e diletti , e da ogni cofà, che pofla impedire l' anima dal vacare a Dio . E notate , che in tre modi s' aempie quello comandamento. El primo modo fi è ceffare dall'opere de' vizj , e de' peccati . El fecondo modo è , di celiare dall'opere fervili, e manuali. El terzo pertie- ne a chi è contemplativo ; e quello è, fepararii da ogni cola mondana , per potere interamente vacare a Dio. El primo modo in ogni tempo è necefl'ario ; el fecondo ò debito nel tempo co- mandato; eì terzo e' pertiene a' perfetti . Coa- tta quello comandamento fanno prima e' Giù* dei, che guardano.... (i) quelli , che non guar- dano le Domeniche , e 1' altre Fefte comanda- te ; chi lavora , o fa lavorare ,• chi contrae le folennità del matrimonio nel tempo inter- detto ; chi non digiuna e' digiuni comandati ; chi fa mercato, o fiera lo dì della Fefta. Tut- ti quegli, che nel tempo fanto vacano aìl'ope- re carnali , e difonefte . Chi ne' di fanti non
fre-
(i) Qui pare , che manchi alcuna ccfa ; forfè , // Saùa^ tOi o fìmile.
DE POVERI. 57
frequenta la Chiela , e '1 divino fermone ; chi nei dì della Fefia vaca a' giuochi, danze , cord, giardini, balli , canti , e ciiiunque vaca in cofe , in che tempo fi fpeode in ofFefa di Dio. Que- fli ere connandarnenti regolano T anima a Dio ; de' quali la fede fa offervare el primo , la fpe- ranza el fecondo, la carità el terzo.
Dì fette comandamenti , che pertengono d Profflmo »
GAP. XXìIL
EL primo fi è: Onora el padre tuo, e la madrfctua. Per lo padre s'intende prin- cipalmente quello, che è principio di gegni- tura ; ci quale dovete onorare in quattro mo- di ; ciò fono, Reverenzia, Obedienzia, Benifi- cio, e Difenfione ; e così la madre. Adunque in qualunque flato voi fiete , o farete, onorate li padri, e le madri voflre, quanto è poffibile a voi ; perciocché di quello , che potete fare nelle loro neceiTità , non vi fcufa né vedovan- za , né continenzia, né virginità, né obedien- zia di marito, né profeliìone ninna di Regola , o di qualunque fiato , che fia . Ancora per lo padre s'intende el vofiro Prdaco , e lo ara- maeftratore dell' anime voftre , quello , che vi pafce di efempli , di dottrina , e così el giudi- ce temporale; e brevemente ogni perfona.chs vi regge, o vi governa fpiricuaimsnte, o tem- po-
58 IL SOCCORSO
poralmente. A tutti fiete tenute ; a cui per re- verenzia, a cai per obedienzia, a cui per ono- re, et a cui per benificio, et a cui per tutte quefte cofe.Contra quefto comandamento fan- no tutti quegli , che battono padri , madri loro; quelli, che li maladifcono ; quelli, che li beftemmiano, che dicono loro vergogna, o vituperio ; chi non gli fovviene , chi non gli obedilce ne' giudi comandamenti ; chi non aem- pic le loro ultime volontà: chi non obedilce e' Prelati, e gli fpirituali padri dell'anima fua: chi ribella , e non cbbedifce le Signorie tem- porali • El feflo comandamento Ci è: Non occi- derai; cioè, non farai omicidio. Et intendete non folo col fatto, ma col detto. Vedute già abbiamo femmine maldicenti , che hanno più offefo colla lingua, che altri col coltello. Guar- datevi adunque di parlare cofe mortali, fé già non fufte coftrette dalla Signoria a dire la ve- rità. E fé per tali vere parole , dette per obe- dienzia della Signoria , ne feguiffe la morte di alcuno malfattore, farefte innocenti, fé dicefte la verità fanza vizio. Quefto comandamento pre- varicano prima chi uccide a mal fine con fua mano , o facefle ingiuftamente uccidere : chi dà conlìglio , licenzia , favore, o aiutorio ; chi può impedire , e non Io fa : chi lafcia morire lo 'nfer- mo , r affamato , e non V aiuta : chi vede mo- rire l'uomo nell'anima, e non lo fovviene; chi lo vede difperare , e non lo reduce a peni-
ten-
DE POVERI, ^^
tenzia ; chi lo vede errare, e non lo reduce alla via: chi Io vede affiitco , ec in amaritudi- ne, e non lo conforca: chi Todii col cuore : chi lo fcandalizza colla lingua : chi l'uccide col inalo efempU) ; chi prefta cagione di ruina al proffimo ilio; chi non perdona la'ngiuria a chi fi pente i eh» non rende pace al proffimo, cììq Y addomanda . El terzo comandamento è : Non commetterai adulterio. E quefto fi dilata: Non fornicherai in alcuno modo. Contra quefto co- mandamento fi pecca in molti modi . Ma per- ciocché cali difetti fono affai manifefli , fopra ciò non mi ftendo più. El quarto comandamen- to è : Non farai furto . Nel quale fi vieca ogni illicito toglimento , o nocimento delle cofe al- trui. Contra queito comandamento fanno furi, ladroni, rattori , traditori, ingannatori, e ufu- raj ; chi ritiene le cofe trovate : chi non adem- pie e'ceftamenti ; chi ha lo bene de' poveri, e non lo difpenfa : rubatoti di vedove , o pupih li, Simoniaci, Religiofi proprietarj ; Religiofe di Monafterio, Prelati, Cherici , Monaci, Re- ligiofi , Canonaci, e Monache , che fanno mer- catanzia . Ogni Vefcovo , o Prelato , che riceve ]e cauzioni , e poi non fa rendere V ufura , e che riceve gì' incerti ♦ e poi non gli difpenfa a' poveri. Chi del bene de' poveri, di Spedali, di Badie , Religioni , o altri Benefici ecclefiafiici vive orrevole, e magnifico, e de' poveri non fi cura , o ricorda. El quinto comandamento è ;
Non
6o IL SOCCORSO
Non parlerai, contra il proflimo tuo falfo te- fiimonio ; nel quale ogni mendacio fi vieta ia giudicio, e fuori di gludicio. Contra quello co- mandamento fanno detrattori , che lacerano V altrui buone opere con loro parole ; li calun- niatori , che impongono falfi peccati ; falfi infa- matori, che fono tenuti di revocare ; mormo- ratori, fufTornoni, fparlatori , falfi accufatori, falfi teftimonj , falfi notaj , falfi giudici , falfi av- vocati, falfi lufingatori, falfarj impugnatori della virtù della verità. El fello comandamento fi è: Non defiderrai la donna del proffimo tuo . EI fettimo fi è; Non defiderrai la donna (i) del proffimo tuo. In quelli due comandamenti fi contradice la concupifcenza della donna, e delle cofe del proflimo . V uno pertiene alla luff'uria , e l'altro all'avarizia. E non fi contradice per quella carnale concupifcenzia > che nafce in que- lla corrotta natura ; perciocché tali concupi- fcenzie è impoflìbile, che non fieno in noi; ma contradicefi quello appetito , che è per lo con- fentimento della volontà. Onde quantunqne que- fli due comandamenti fi eftendano apparente- mente a due cofe ,* nondimeno in effe fi debba intendere , effere contradetta ogni concupifcen- zia di mala volontà.
Co-
(i) Così nel MS. ma è ccttamente fcorfo di penna , do-i vendo dire , la roba .
D e' P O V E R !• 6l
Come (ìano attente a quelle cofe^ che feguitano . C A P. XXIV.
INfino a qui , Cariffime, ho parlato cofe affai generali. Ora voglio intendere a comporre ia vira voftra , fecondo T opere fpecificate, ac- ciocché quelle, che della generale dottrina non fuffbno capaci, per le fpeziali regole, e doc trina fappiano , come debbono vivere. Et at- tendete , che quale di voi fuffe, che non fufle capace delle cofe, che di fotto fi diranno, e di quelle, che di fopra fono dette, o che per fuo flato e condizione non le pofTa adempiere , fi brighi d'andare dietro colla volontà , e di appreffarfele colle opere, fecondo Ja fua pof- fibilità.
Come fi debba vivere , e converfare con ogni
maniera di ge?2te , e della cautela
delle ctrcoflanze .
GAP. XXV.
IN prima voglio , che abbiate fempre atten- ta la mente voftra, che tutto el corfo della vita voftra fi fpenda fruttuofàmente . Et a que- fio voglio , che pogniate diligente ftudio , e diate r animo voftro fempre , ec in ogni ope- ra^
<5l IL SOCCORSO
razione a confiderarc ciò. che fate, o confen- tice; fé fono opere, volontà, o penfieri , o confenfl , che a Dio piacciano . E fé trovate , che ciò Zia , allora conllderate ie circunftanzc di tali opere, o volontà, o penfieri; ficchè tali cofe fieno fatte in quel modo , che dovete , quando, dove, a cui, e perchè; et in elTc procedete fecondo el timore di Dio, e'I fano configlio, e lume della cofcienzia . E fcmpre abbiate fpirito di difcrezione ,• ficchè in tutte l'opere voftre confideriate lo flato voftro , e le condizioni , e' tempi e delle Terre, e delle famiglie voflre , padri , madri , fratelli , e di quelle pcrfone , che (i)v' hanno a reggere , e di quelle, che avete a reggere voi: ficchè in ogni operazione conferviace le voftre condizioni, e converfazioni , in amore, e timore di Dio, quanto è poffibile . E quefto dico , perchè gli flati voftri fono diverfi;perciochè chi è libera, e chi è legata , chi regge , e chi è retta ; chi è ficura , e chi ha bifogno di guardia ; chi ha molto tempo, e chi n'ha poco, E chi ha tanta libertà , che quefte cofe pofla adempie- re , ila bene; e chi non l'ha, faccia quello, che può con timore di Dio , e confervi in fc la buona volontà, e porti pazienzia, conver- tendo ogni fua operazione in laude , e rcve- renzia di Dio , e farà falva .
Del
(i) MS. e v' hanno ; ma è errore msnifefto di penna .
D e' P O V E R !• 6^
Del numero de* Patertwjiri , e deW Ore , e
di che fi debba pregare Iddio ì e che ?ion
s* addi man di e afa dubbia .
C A P. XXVI.
IN prima chi di voi farà in tale flato, che licicamente fi poiTa levare a celebrare la memoria dell'ora, che Crifto noftro Signore Dio , et uomo fu prefo , levandoli s' armi e '1 cuore , e la fronte del fegno della fantiflima Croce ,* et invocando la Divina grazia , inco^ minci ad interrompere la via delle fopravve- gnenti cogitazioni, e tentazioni, con alcuna orazione incominci ad orare . E prima inco- minci a rendere lo debito dell' Ore ordinate , dicendo al Mattutino ventotto Paternoftri, e ventotto Avemmarie; e per lo Vefpro ne di- ca quattordici, e per ciafcuna dell'altre Ore fette, con Deus in adiutorip (i) in principio, e Salve Regina, in fine. E dette quelle Ore , in- gegnili d'effere fola; cioè , di fiaccare da fé la turba delle cogitazioni , e tentazioni , acciocché lo Spofo trovi la fpofa fola ; e così di lui l'anima pofla avere fructuofo diletto. E qua- lunque di voi, che di Dio va cercando diletto, cerchi fempre la follecitudine dell'anima,® del corpo. Anima, fé vuoi effere di Dio, non
fare
(0 Così nel MS.
64 IL SOCCORSO
fare parte di te ad altri ; perciocché Dio vuole ellère folo pofleffore dell* anima, che ha crea- ta per fé ; ec efcluià da te ogni tenebroia , et avverf^ cogitazione , dirrzzati turra ia Dio, e per vigore di fpirito , e di fanto amuie in lui tutta ti rimette . E guarda , che nella tua orazione non addimandi cofe dubbie , ne cofe determinate , nò particolari con troppa tenaci- tà d'animo. Ma folo addomanda Jesù, e quel- le cofe, che pertengono a J.-sù. Solo Jesù è copia d'ogni bene. Onde l'anima, che di lui hvk dotata, già niente potrà mancare. Ad- domandare potete nondimeno , che vi riempia delia grafia fja, e che illumini le voftre tene- bre , che fpanda lo raggio del fuo lume fopra Io voilro volto 5 che vi perdoni e' voilri pec - cati , che vi dia grazia di farne penitenzia ; che vi guardi dalie lue offefe ,* che vi dia gra- zia di conofcere fé, e voi; che vi faccia efper- te del fuo fanto volere ; e fimili cofe potete orare , ringraziando de' beniacj generali , e particulari , ficcome de' beni della natura , della grazia, e della fortuna. E così venite entrando nel feno delle voftre cogitazioni , re- cogitando la vita paffata, in che è fpefa, e come è ammendata, e quanto tempo nelle va- ghe, e dannabili vanità del mondo fé' perfe ve- lata; e quanta è ftata la pietà di Dio, che non rifiuta mai e' fuoi rifiutatoti , che s' accorta a' fuoi fchifatori , che non fpregia e' fiioi difpre-
già-
de' POVERI. 6$
giatori. Ec in quefte cofe , ec in tutte l'altre, che ti fenti con frutto mentalmente trarre , briga di vacare ; e quando ti vacherà tempo , sì ti ricorderai di orare per lo Sommo Parto. re, e per tutti e' Pontefici, e Prelati, e Pren- cipi del popolo Criftiano, e per tutta la mol- titudine di coloro , che fono nella fanta Chicfa militante ; per la converfione degl* Infedeli , e peccatori ; per la patria , e parenti , e devoti amici , e per quelle perfone vive , e morte , a cui fé' tenuta. In tutte quefle cofe fpenderai lo tempo tuo sì a miiura, che per indifcrezio- ne tu non perda el frutio della tua fatica . E quello dico fpezialmente per quelle, che non fono lìbere; le quali conviene, che prendano SI faviamente el tempo da vacare a Dio , che di ciò dieno meno fcandalo, che fi può alle fa- miglie loro , le quali la divina Provvidenzia l'ha date temporalmente a governare ; del qua- le governamcnto Iddio ha apparecchiato el me- rito a chi tale fatica porta per fuo amore , e per fua reverenzia.
Dell* andare alla Chìefa , et tn che Ghìe fé fi converfi più ? e dell' andare per via.
L
GAP. XXVII.
A mattina per rempo , fé t'è preftato tem- po , e libertà , con timore , e reverenzia di E Dio
66 IL SOCCORSO
Dìo moverai e' tuoi pafll verfo la cafa di Dio ; e prima onorerai la tua Chiefa coir offerta , e vilìcazione perfonale, e fpezialmente le Dome- niche , e le grandi fefti^'icà. Ma pure la con- veria^iuae coridiana fia in quelle Chiefs, nelle quali vedete più frequentemente , e più divo- tamente laudare Iddio, e dove trovate Cherici, o Religiofì di migliore vita , e di più fano con- figlio, e dove più fpelTo, e più frequentemen- te prendete el dolce parto della fementa del divino fermone ; non prendendo per quello ne conufcenza, né dimefticiiezza con alcuna per* fona, Cherico, o Religiofo che fia, quantun- que fiano perfetti, e di buona vita. Andando alla Chiefà , ufcite che farete di cafa nel no- me della Santiffima Trinità, lafciati dietro tutù gli altri penfieri, e tutti gli peniieri di tua ca- la , e famiglia ; e per la tua via si ti poni ia cuore di contenere gli occhi tuoi dalle vane vi- iioni delle vanità óqì mondo , e va'con gli oc- chi baffi, e col vifo rimelfo, e vergognofo . E non andare trifta per la via, come gl'ipocriti, né anche ardita con deftri paffi, e leggiadre an- dature; ma tieni la via di mezzo , e penfa, co- me debitamente tu onori Dio , e! quale tu hai a vedere, e udire nella cafa fua.
De/
D e' P O V E R I. C^
Del modo , che fi debhe tenere in Chiefa in diverjl tempi •
GAP. XXVIIL
NElIa Chiefa entrate, non come quelle va- ne femmine, che tutti i mercati, e vici- nati, e parentadi, et amicizie ritruovano nella Chiefa òì Dio; ma (late fole, e divote , e con perpetuo filenzio, non facendo villa di cono- fcere né Frati, né Preti, né uomini, né don- ne ; ma ponetevi a orare * E prima fatisfate a Dio, fé niente avete a rimettere di voftre Ore, o divozioni ordinarie ; efpettando con lilenzio , e timore el Prete , che debbe udire e' tuoi pec- cati, o dire Meife , o divino Uficio , che fi deb- ba celebrare, o divina parola, che per predi- cazione fi debba celebrare . Nelle predicazioni iftarete attente, non giudicando el Predicatore, ma notando, e fcrivendo nelle vive tavole del cuore quelle parti della dottrina , di che vi pa- re più abbifognare di tenere a mente. Alla MefFa darete con molta devozione , fl:ando d'ac- cedo dall'Altare. E per reverenzia nop v'ap- prefface mai troppo all'Altare, né al Prete, né a ninno ftrumento facro , e confacrato ; ma fempre abbiate timore, che '1 toccare non folle piuttollo contaminare a tanta, e sì preziofa di- gnità; e non feguitate molti atti, che fanno
E 2 di-
68 I L s o e e O R s o
diverfe perfone; ficcome molti, che corrono come pazzi , per vedere V Odia confacrata . Moki, fé non s'appreilano , non pare loro, giovi . Molti mentre T uno Prete tiene in mano r Oftia confacrata, et efli fi partono, e vanno a quello , che la leva più in alto. Alquanti mentrechè fi predica, fi partono, e vanno a ve- dere el Corpo di Crifto . Alquanti colle mani tutti fi ricercano. Alquanti fi fanno colle mani fconvenevoli picchiamenti di petto, con fmifu- rati fofpiri. Alquante infipienti femmine, nel mezzo del popolo, quando fiede alla predica, iftanno levate in orazione. Alquanti fi tengono le mani ftrette alle mafcelle , quando el Prete dice el Paternoftro . Alquanti fcrivono certi Bnevi , quando fi canta certo Evangelio . O Ani- me , ftolcifl^me fono quefte cofe. Ma voi fiate compofie, e vedete, e udite quello , che pote- te per la Chiefa , non partendovi dal volgo , dove fiete ufate , e confuete di fiare ; percioc- ché la mviiibile virtù del Sacramento non con* ilite nella corporale vifione, ma nella mentale, e devota contemplazione.
De/r orazioni , che fi dicono infra la Mefa in diverfl tempi .
GAP. XXIX.
s
Tando alla Meffa divotamente, come è det co, orerete per lo S^erdote^ e per quel- lo,
de' POVERI. Óp
loy che la cofcienza vi giudicherà. Ma quando el Sacerdote fi volge dicendo, Orate fratres \ e voi per lui orate così; El fantiffimo , ec onni- potente Iddio riceva lo lacrifìcio delle mani tue, a laude , e gloria del fuo fantiffimo nome , ec ancora a utilità noftra , e di tutta la fua fan- tiffima Chiefa. Amen. Quando fi leva 1' Oftia confacrata , direte quefte parole : O Jesù Cri- fto , tu fé' Re di gloria , figliuolo del fempiter* no Padre , tu dobbiendo prendere umana car- ne, per liberare T umana natura, non ti fchi- fafti(i)di venire nel ventre verginale : tu fcon. fìtto el tormento della morte aprifli lo regno del Cielo a' fedeli creditori : tu fiedi alla deftra di Dio nella gloria del Padre : tu fé' quello giudo giudice , che crediamo, che ci verrai a giudi- care. Quando Ci leva el Calice: O Signore no- frro, noi t' addomandiamo , che fov venga (z:) a' fervi tuoi, li quali tu hai redenti del prezio- io Sangue. Dopo io levare del Corpo, e Saa- gue di Crifto :
O Signore mio Jesù Crifto, in prefenza del vero Corpo , e Sangue tuo preziofo rac- comando r anima mia > e 'i corpo mio ,• pregan- do umilmente la tua alta mifericordia , che tu conceda a me indegna , e viliffima peccatrice indulgenzia, e venia dermici peccati paffari , delli prefenti fuga, e continenzia , de' futu-
E 5 ri
(i) Qui una cancellatura. (2) MS. convenga >
fO IL SOCCORSO
ri ficurcà , e cautela . Signore , donami nella tua fanta fede diritta intelligenzia , e divota vo- lontà, e nelle mie operazioni abbondanza della grazia tua. Donami, Signore , in tutte le mie avver{ità,et anguftie perfetta pazienzia , e vera carità, et in tutte le cofe profpere di quefto mondo fcienzia , et umiltà . Dona , Signore , a tutti e' miei amici , e fpezialmente a quegli , a cui fono più tenuta, e più defidero di pregare, mifericordia , e gloria fempiterna . Signore mio , dona alli miei nimici , fé io n'aveffi, alcuno ri- conofcimento, et indulgenzia; et infieme a tat- ti noi dona fpazio di penitenzia, et emenda- zione di vita y grazia , e confolazione dello Spi- rito Santo , e perfeveranza nelle buone opera- zioni, acciocché per te damo congiunti incie- lo, lo cui Corpo, e Sangue adoriamo in ter- ra 5 lo quale vivi , e regni in falcala fecalorum . Amen.
Quando ti vai a comunicare y e a riììgr aliare ci Padre , e la Donua dopo la Comunione .
C A P. XXX.
Quando v' andate a comunicare, inprima dappoiché /arete pentute , e confefTe de' vodri peccati, premeifo el debito apparec- chiamento deir anima , e del corpo , che a
tale
DE POVERI. 71
tale atto fi richiede , con molta reverenzia , e devozione direte quefta Orazione, (i)
O Signore , eterno Padre , onnipotente Iddio , ecco che io viiillima peccatrice vengo a prendere el Sacramento del preziofo Corpose Sangue del tuo Unigenito Figliuolo, e Signor noftro , e Salvatore dolcìiTimo Jesù Criilo . E per certo vengo inferma al Medico della vita , nuda al Re della gloria, invidiola al Re della mifericordia , cieca al lume della eterna chia- rezza. Friego adunque la tua abbondantifiìm.a cortefla, che ti degni di curare la mia infer- mità, di veflire la mia nudità, arricchire la mia povertà, alluminare la mia ciechità , acciocché io riceva elib Pane celefliale , et Angelico , e Manna celefte. Cibo foaviiììmo, e piena refe- zione deiranim.e giufte , con tanta devozione e contrizione, con tale fede, contrizione, (2) e purità, con tale propofìto et umiltà, ficcoroe fa mefiiere alla ialute dell'anima mia. O Si- gnore Dio, onnipotente Padre , io addcmando, che tu mi dia grazia , che col Sacramento del preziofo Corpo del tuo Figliuolo , io prenda la virtù del Sacramento, e che l'anima mia gu- fli , et affapori la divina, et invifibile grazia, che ia elio Sacramento Ci contiene . O amatiffi-
E 4 rno
(i) Attribuita comunemente a S. Tommafo d' Aquino , di cui porta tutti i caratteri , ed ufara anche oggidì per preparazione alla MefTa , od alla Comunione .
(i) Così ripetuto .
72 IL SOCCORSO
mo Dio , dammi grazia , che io riceva sì %\ Corpo di Crifto, el quale traffe della Vergine gloriofa , che io meriti d' eflere incorporata , et annumerata tra gli fuoi fani , ec ornatiffimì membri della tua fpofà dojciffima , Chiefa Cat- tolica . O dolciffimo Jesù Crifto fia a me que- llo tuo Sacro Corpo foavità , e dolcezza deli' a- nima mia, falute e fantità in ogni tentazione, pace e gaudio in ogni tribulazione , lume , e virtù in ogni parola et operazione , falute , e ficurtà nella morte; lo quale vivi, e regni (i) in fxcula fxculorum. Amen.
Oichè voi farete comunicate , per non ef- fere injjrate del benificio , tornando a
p
ringraziare el Padre , che per celeftiale Sacra- mento v' ha dato el fuo Figliuolo in cibo , di- rete quefta Orazione (2).
O Signore Santiffimo , Padre onnipotente , e vero Iddio , io ti rendo laude , e gra- zie con tutta la mia virtù , che ti fé' degnato d'accompagnare me mifera, e viliffima pecca- trice al preziofo Corpo, e Sangue del noftro Signore , e Salvatore dolciffimo Jesù Crifto ; e pregoti, che quefta Santa Comunione non Ila a me peccato a pena, (3) ma fia a me
piut-
(i) MS. manca dell' ht . (2) Di S. Tommafo , come fopra . (3) Nel fuo originale latino dice propriamente , reatus
DE POVERI. 73
piuttofto falutifera incerceflìone , e venia, e perdonanza de' miei peccati. Sia a me per tua grazia quefta Santa Comunione armadura di Fede, e feudo di buona volontà. Sia ifgom- bramento de' miei vizj, et efterminio d' ogni mia libidine, e concupifcenzia mala. Sia vero accrefcimento di carità, e di pazienzia , umili- tà , et obedienzia, e di virtù. Sia ferma di- fenfjone contra le 'nfidie de' nimici vilìbili, ec invifibili . Sia cagione , che in me finifca el movimento de'vizj miei. Sia in te uno, folo e fermo accoftamenco , e del mio fine felice confumazione . E prego, che ti degni di per- ducere me indegniffima peccatrice a quello inef- fabile , e magnifico convito, dove tu le' a' San- ti tuoi luce vera , fazietà piena , giocondità perfetta, e gaudio fempiterno. Amen.
Orazione alla nojlra Donna . ( i )
SErenilTìma , ec inclita Madre , e nobiliffima Vergine Maria, Madre del nofìro Signo- re , e Salvatore Jesù Crifto ; la quale merita- ci di portare elfo Creatore di tutte le crea- ture nel facratiffimo tabernacolo , e Reale fala
dei
ad veniam . Io ho fpiegata diiFufamente la forza di que- lla i^^TOÌ-AReatus , nel mìoTratt- della Giuftificazione , e della Lìmofina y ^ag. 357. e feg. Ediz. di Firenze l'j'jo.
(i) Quefto titolo manca nel MS. ma fi è fupplito , ed interpetrato e per chiarezza , e perchè nelì' Originale vi è il iblito fpazio per la rubrica .
74 it' SOCCORSO
del tuo virgineo , puriffimo, e preziofifllmo ventre; io ti rendo grazia, quanto vaglio e poflb i che per tua cortefe umiltà ti fé' degna- ta di predare a noi tale fruito , che a tutto il mondo prefla benifìcio ; tale fiore , che a tutto'] mondo pretta odore ^e foavità; tale man- na, e cibo, ch<i non folo a me, ma a tutto '1 mondo prefta fazietà ; io cui veraciffimo Cor- po, e Sangue ho prelo: pregoti Madonna , che a eilb tuo Figliuolo ti degni intercedere sì, che per li tuoi fantiffimi prieghi effb li degni di perdonarmi ciò . che io aveflì commelfo , o lafciato a fare per ignoranza , o per negligen- za nel prendimento di quefto Santo Sacra- mento, Amen.
E così verrete fpendendo el tempo voftro nella Chiefa orando , e contemplando quando al Padre, e quando al Figliuolo, e quando al- lo Spirito Santo, e quando a tutta la Trinità ; e quando alf Angelo proprio , e quando a tutti gli Spiriti Angelici . Sicché quanto vi farà licito , e poffibiie non fi parta dalla bocca voftra la laude di Dio, della Vergine Maria , degli Angeli, e di tucta la Corte di Paradifo .
Come
de' POVERI. 7^
Come fi debba ejfere provveduto alla Confeffions , e dire le debite circtifianzie .
GAP. XXXI.
OUando vi dovete confelTare , andate a' Sa- ^^ cerdoti , che abbino Icienzia , e poten- zi,. ; s' incende , di potere fciogliere , e lega- re ; cioè, autorità. Scienzia di fa pere cono- fccre , e difcernere . E voi fé andate armate e provvedute , e non fate come gli ftolti , che di loro peccati non fanno mai memoria , e poi el principio loro, e Confezione fi è; Mcf- lere, io non io che mi dire. Queiii cotali non direbbono così , fé avelTono amaritudine di loro peccati . Non fate così voi ; ma andate provvedute con pianto, e dolore di cuore, e dite li peccati voftri voi fteilè ; e dice tutti e' peccati , che vi ricordate, fanza ritenerne alcuno ; e ditegli con contrizione , e con in- tenzione di non ritornare più a' peccati , e con intenzione di fatisfare; e diteli chiari , ec aperti con gli aggravamenti delle loro circu- flanze ,• e non curate pure di cotali Confeffio- ni ordinate, che molte perfone dicono, fem- pre confeffandou a un modo , in ogni tempo. El quale modo è piuttoflo fabula , che Con- feffione. Ma fé volete fare generale Confellìo- ne di tutta la vita voftra, allora vi fate me- mo.
^6 IL SOCCORSO
moria, e venitevi ricordando della voftra vita palFata, incominciando agli anni della difcre- 2Ìone, e poi dallo flato della virginità, e poi alla gioventù , con che oneflà la conducefte ? Come furti giovane , et a quante anime fu già la tua gioventù laccio del Diavolo ? Come onorafli el padre, e la madre , parenti , e vici- ni, ec ?(i) Come onorarti el matrimonio, e con che timore di Dio lo confervafti? Come vive- fii fuggetta , e contenta alla legge del matri- monio ? E fé ti vuoi ecnfertare per altro mo- do , e non fai entrare nella via , e tu diflingui e' peccati tuoi in quattro parti , fecondochè in quattro modi s'offende Iddio, cioè, col cuo- re , colla lingua , coir opere , e colla negligen- zia , come appare nelli fèguenti quattro Ca- pitoli.
De peccati del cuore.
C A P. XXXII.
Cogitazione, delettazione, confenfo, defide- rio di male, volontà perverfa . Infedeltà , indevozione, prefunzione , defperazione , timo- re male umiliante, amore male infiammante. Invidia , ira , odio , timor fervile , allegrezza neiravverfità del proffimo, dolore nella pro' fpcrità. Spregiare el proflimo, perchè fia pò-
YC-
(i) Qui una cancellatura»
D e' P O V E R I. 77
vero, peccatore, infermo, ignorante, eftraneo, peregrino, fozzo, ifcaduco , di minore ibto , abbandonato, vecchio , infermo, non ligictimo. Affetto di parenti carnali, immonda letizia, immonda triflizia . Impazìenzia ne' gaudj di Dio, nella povertà, nella infermità, nella per- fecuzione, in morte, in vecchiezza, careftie, fami , mortalità , guerre , pregionia , correzio- ni, reprenfioni. Superbia, avarizia , oftinazio- ne, memoria di malizia, tedio di bene. Acci- dia, incoftanzia, impenìtcnzia. Durizia di cuo- re, dolore dì non poter fare più male. Ipo- crifia , timore di difpiacere, amore di compia- cere, vergogna del bene, amore privato. Am- bizione di dignità , vanagloria di beni di natu- ra , di fortuna , di grazia . Reputare , che Dio ti fia obbligato per tuoi beni, per tue virtù, o per tue operazioni ; crederti effere buono per tua bontà , o per tua virtù , tenerti per più virtuofo , che tu non fe'j tenerti buono del proprio male , dell'altrui bene . Prefunzione , vanagloria ifpirituale , gloria di fpregiare la gloria; volere effere tenuto buono, onorato, temuto, reputato reo, faputo, fagace , mali- ziofo, virtuofo, favio, bello, umile, povero, cado , futHciente , piatofo, cortefe, diicreto i aver dolore, fé così non è. Effere ribello a Dio, padre, madre. Prelati, Signori , mag- giori , migliori , antichi , più favj ; alla ragio- ne , alla propria cofcienzia. Credere troppo a
fc
7S IL SOCCORSO
fé ftelTo , a' legni, a fancafie , malie , et incan-* ti , indivini . Fare bene a mala intenzione ; credere di fé pur bene, d'aliri pur male. Ef- fere fuipetcofo, peggiorare a propoiico , ri- cordarli del male con diletto, credere leggier- mente, ia ogni cagione, a ogni perfona, in ogni cafo.
De peccati della lìngua.
GAP. XXXIII,
SPelTo giurare, fpergiurare , bedemmiareé Ricordare el nome di Dio fanza reveren- zia. Detrarre al profllmo ; falle lulinghe, men- tire , vituperio , contumelia , maledizione , infti- mia , (i) minacce ; contradicere al vero , femi- nare difcordie; tradimento , falfo teftimonio , mal configlio , far beffe di Dio , de* Santi , de* Prelaci, padri , madri, Padri Spirituali 5 di qualunque perfona bialimarc la virtù ; contra- dirc air obedienzia , alla carità.. alla cailità,alla umiltà; biafìmare Religiofi , Prelati, Servi, e Serve di Dio ; ifconfigliare , o dare impedi- mento al bene; piacevoleggiare in Chiefa, in via, in cafe , co* mondani , co' Religiofi, con donne; parlare alla Meffa , alla predica, air Oficio , impedire Confellìoni , orazioni, provocare ad ira , riprendere altri àz\ tuo
vi- (i) Forfè infamia. Non fi legge benilTimo nel MS.
DE POVERI. 79
vizio , imporre ad altri il tuo peccato; van- tarti della virtù , che tu non hai , parole va- ne , ftolte, oziolè, foperchie , difonefte, inop- portune, attrattive; falfa dottrina, difendere el male, contradire al bene, condannare T in- nocente, giuftificare lo reo, laudare el viziofo, biafìmare la virtù; grida, romori, canti vani, difoneili ; mormorare, avvocare per la parte ingiuda, far vedere una per un'altra, rimpro- verare pace, vizj , peccati; parlare di fé vil- mente per effere tenuto buono, et umile, pre- dicare e' proprj peccati con diletto ; contradi- re a' Prelati , padri , madri , mariti , aperta- mente, in occulto; ingannare, lufingare per in- gannare , pet contaminare , per feducere ,- per- vertire e* buoni coflumi ; garrire fpeffo con ran- core, litigare difutilemente ; multiloquio, frul- tiloquio , turpiloquio, vaniloquio , icurrilità; revelare fecreti, Confeffioni, gli altrui peccati ; ^ddimandar cofa ingiufta , indegna , vantare , promettere, o giurare di mal fare, o di non far bene.
De' peccati dell'opere . GAP. XXXIV-
LUffuria , gola , ebbrezza , fortilegio , facri- legio , ilmonia , rapina , furto , fraude , ufu- ra, rompere voti, o promefìe ; fervare voti, o promeflk, o giuramenti ingiufti, feryarc fede
nel
So IL SOCCORSO
nel male; impedire el bene ; indegnamente co- rnunicare , indegnamente qualunque fanta cofa toccare ,- fcandaiizzare el proffimo , dare maio efempio; affottigliarfi nel male, ingiuriare Dio, Santi, el proffimo, el Comune, la Signoria, Prelati, Chiefe, Religiofi ; dare per male cagio- ni, tener la ragione del proffirno ; tenere e' be- neficj e non eiTère Cherico j r cevere le rendite e frutti delle Chiefe , rii^endere la giuftizia, dare orecchie , e cagione al male , fare del lordo al bene; donare a' giullari, donare per vane ca** gioni a indegne (i)perfone; mantenere fe,oaU tri in peccato, guadagnare dell'altrui peccato, con altrui danno, o fatica, o bifogno ; torre el bifogno a fé, o ad altri; prendere fopcrchio di qualunque cofa ; infingere ; peccare per con- fuetudine , trovare nuovi peccati , nuovi modi da peccare; difonefti abiti, difonefte confuetu- dini , difonefti coftumi ; fare forza a' minori di fé ; peccare con tutti e' fenii , prevenire alla tentazione, provocare te, o altri; fuperfìuità traboccamento, follecitudine, precipitazione; eflere pompofo in ogni cofa , ufurpare figno- ria, eflère grave, duro, afpro, crudele, tedio- fo , importuno , inquieto , ingiuriofo ; battere padre, madre , Cherici, Religiofi, o altre per- fone ; effere rigido, feroce, indifcreto ; omici- dio, tradimento , vendetta, dare configlio, fa- vore , audacia con gente , con pecunia -
Depec* (j) Qui una cancellatura.
de' poveri. 8i
De peccati delle negligenzie . GAP. XXXV.
NOn amare Dio , non temerlo , non penfa* re di lui, non conofcere da lui ogni be- ne; elìere ingrato a Dio, a* Santi , agli uomi- ni, non conofcere e) benificio, non conofcere la virtù, non feguicarla , non apprezzarla ; non umiliarfi , non avvilirfi , non vergognarfi del male , non confonderli di fé ; non rifpondere alle buone fpirazioni , non conformare col vo- ler di Dio, nò del Prelato, padre, ec. non colla più fana parte; non laudare Dio ipelTo, non d'ogni cofa , non orare fpeiio, non con devozione , non debitamente, non dire l'Ore , non fare penitenzia de' peccati ; non fervare li voti, non fervare fede a Dio, non ad altri; non orare per cui s'è tenuto, non per gli ni- mici , non per ogni gente ; non apprezzare la cofcienza, non la verità; non pagare li debiti, non rendere T altrui ; non fervare gli comanda- menti , non confeffarfi , non fare . bene el tuo oficio ; non comunicare , non onorare (i) Dio, né Santi , ne parenti , né amici , non lervi di Dio , né Chiefe , né Prelati, né Sacrifici , né Reli- quie, né luoghi facri , né tempj , né fefte ; non vifitare le Chiefe , né predicazioni , non vifitare
F gr in-
(i) MS. orare-, ma pare debba piuttoflo dire onorare
82 IL SOCCORSO
gì' infermi, incarcerati, tribulati, non refiftere al male, non alla tentazione ; non odiare la di- fcordia , non perdonare T ingiurie, non pacifi- care le liti, non pafcere T affamato, affetato , nudo, infermo, peregrino > morto; non confi- gliare, non correggere, non fopporcare , non reducere , non orare per ogni gente ; non ave* re mondizia di cuore , non di corpo , noa d'opere , non di volontà; non fapere gli arti- coli , non e' comandamenti ; non fapere e' doni , le beatitudini, fede, fperanza, carità, pruden- zia , giuftizla , temperanzia , fortezza ; non pen- fare ne* frutti dello Spirito Santo , che è , ca- rità , gaudio , pace , pazienzia , longanimità , bontà, benignità, manfuetudine, fede, mode- ffia , continenzia, caftità ; non penfare ne' con. figli > che fono obedìenzia , povertà , caftità , carità , manfuetudine , mifericordia , erogazio- ne , (implicita, ceffare la cagione del peccato, diritta intenzione, conformità dell'opere colla dottrina , levare la foperchia follecitudine> fra- terna correzione.
Del modo di confeffarft fpiritualmente , infieme orando •
GAP. XXXVL
PEr la co^fìderazione dell' ordine foprafcrit- to puote entrare intelligenzia di difcernere
e' ve^
D e' f O V E R I. 83
e' veri peccati , e di fapergli confefTare ; e per- ciò fopra quella materia vi badi quello, che è detto. Ma quando vi volete confeffare orando in cofpetto di Dio, potete orare > e confeirare in quello modo.
O Sommo Iddio, e Redentore noftro, e Creatore del Cielo , e della Terra , e di tutte le cofe,le cui mifericordie , e pietadi per la fua(i) moltitudine, non Ci potrebbono nume- rare ; io viiiflima , et iniquiffima peccatrice mi confeffo nel tuo cofpetto, come ribeila, che fono (lata alli tuoi divini, e celeftiali comanda- nienti; perciocché io ho paflati li dì miei, e perduto el tempo mio vacando , et occupan- dolo in fuperbia, ira, invidia, accidia, avari- zia, gola, luiRiria, vanagloria. Li piedi miei fono (lati veloci al peccato, e le mie mani fo- no fiate piene di fangue ; la bocca mia è cor- rotta di diverfi atti , e parole difutili , e no- cive . e detrazioni peflime , e favole oziofe, e mentiri , et inique fallacie. SpelTe volte mi fon data alla gola, et all'ebbrezza quando di vino, e quando d'iracondia. L'orecchie mie ho di- portate a dare intendimento , et afcoltare le ingiu(le,e dannabili parole, e fono (late pron- te al male , e forde al bene . Le nare mie più volte ho ripiene d' illiciti odori. Gii occhi miei più volte hanno pervertito el (ènfo del mio
F 2 cuo-
ci) Qui invece di loro.
^4 l ^ SOCCORSO»
cuore a peccato; perocché per effi fpefle voice ho confericico a diverfe libidini , e diverfe ec abominabili fozzure, et ho perpetrate abomi^ nabili cofe . Ancora per effi occhi fpeiTe volte ho podeduco lo cuore mìo ri modo dal divino ftudio,e dall'orazioni , e da' buoni penfieri,(i) e ritenuto T ho involto nel tencbrofo abiflb del- le dannabili cogitazioni. Etanche, o Signor mio, la radice de'vizj, cioè la iuperbia mi fi* gnoreggia,et ancora la vanagloria fpiricuale , e corporale . V ipocrefia , e li mendacj fpeffe vol- te hanno maculata V anima mia , et ancora mi premono ognidì, perciocché ancora non fini- fco d' accettare la laude degli uomini ; intanto- chè fé la tua infinita bontà , e grazia non fo- prabbondaiTe a' peccati miei , per nullo modo mi potrebbe accrefcere fperanza di falute; per- ciocché gli anni miei nelle cogitazioni , locu- zioni , et operazioni peffime fono già finiti . Dol- ciffimo Signore aiutami , perciocché li di miei fono già venuti meno , e le mie iniquità fono troppo multiplicate . El mio cuore è pieno di fraude, e di malizie, et io giammai non lo la- vai per piena, et intera confeffione , e non V ho purgato per vera penitenzia. Et io, Signor mio caro , in quefti , et altri peccati innume- rabili legata, e prefa, fono ftata reputata buo- na, e virtuofa contra ogni ragione, e giufti- zia da quelle perfone , che mi beatificano ia
que- (i) Qui una cancella;ui'a .
de' poveri. Ss
quefto flato che fono, nel (i) quale fono vi- ziofanìcnte vivuca, (iccome tu fai, Onnipoten- te Signore, e giudo difcernicore delle lecre- te intenzioni , e volontadi di me indegniffima peccatrice. O fottiliffimo, e vero Difcernitore de' cuori , la cui mifericordia non manca mai al peccatore , che ritorna apenitenzia; dinanzi a te fpando tutti e' miei peccati . O celefliale Spofo deli' anime giufle , o Re de' vergini , ec amatore di caflità ; o amatiffimo Agnello di Dio , el quale nafcefli , acciocché veftiffi e' pec- catori convertiti a penicenzia del vefìimento della im*mortalità ; pricgoti , ragguarda la pe- corella del tuo gregge , et abbi mifericordia alla fua miferabiie fatica ; perciocché e' (i) lom- bi miei iòno pieni d'illufìone, e non e fanità nella mia carne . Col tuo fanto fuoco dell* amo- re arde, ec incende (3) le mie reni, e 1 mio cuore, acciocché non vinca la carnale concupi- fcenza. O Signore , io lafcio ogni mio fatto al- la tua fantità , piata , perciocché in nulla cofa di miC, o in mia propia virtù mi confido. An- cera fo veramente, che rimoflà da me la tua fanta pietà , a tanto nimico cotidiano non po- trei per alcuno modo refiflere • Ragguarda adun- que nelb: ferva tua, e concedimi, che come io fpero folo nell' aiutorio tuo, cosi io fia armata della tua pofTente virtù , e celeftiale defenfìone. Odi dunque le voci , e le grida della tua fmar-
F 3 rita
(i) MS. »eUa . (2) MS. ^(' , (3) Per ardi , ef incendi .
85 IL SOCCORSO
rica pecorella, la quale da lunga gridando prie- ga, che la riceva. Dinanzi a te, o buono Pa- flore , e fommo Maeftro , piange la moribon- da pecorella , addomandando venia della fua di- fubidienza , ec errore . Ragguarda adunque in me, ec abbi di me mifericordia , fecondo la magna mifericordia tua ; perciocché tu fé' ei mio Iddio, laudabile, gloriofo, e benedetto in faecula (sDculorum. Amen, (i)
Del modo dell' orare generalmente per ogni geitte,
GAP, XXXVII.
OSapientiffimo Iddio fopra tutti li Santi , nel quale , dal quale , e per lo quale fo- no ordinaciffimamente facce , difpofte , recce , go- vernace cucce le creature ; priegoci , che ti de- gni di volere efaudire me mifera , e viliffima peccatrice , la quale con ogni mia virtù cichia* mo , e grido a te del profondo dei mio cuo- re. Io ti priego , piatofo Signore, per gli me- riti della Beaciffima Genitrice del Figliuolo di Dio , e Regina gloriofiffima del Cielo , e della Terra, per gli prieghi de' Patriarchi , per gli oracoli de' Profeci, per gli merici degli Appo- floli , per le Corone de' Martiri, per la ì\d:^
de' Con- fi) In qiicflo Capitolo non lì fon porte le folite cita- !z.ìoni della Scrittura, perchè eiTendo quali tutto comporto di parole di erta , n©n li è voluto cagionare confulione •
D e' P O V £ R I . 87
de'Confeflòri, per Ja caftìtà de' Vergini, per gli meriti, e prieghi di tutti i Santi, e Sante, che dal principio del mondo ti fono piaciuti, che tu mi debbi efoudire in quefta orazione, Ja quale col cuore, e colla lingua fpando di- nanzi alla tua fap^ca prefenzia . Priego adun- que. Signore y che facci mifericordia con tutte quelle perfone, per li cui benificj tu m' hai infino a qui fòftenuta . Abbi mifericordia a tutti li miei benefattori: fa Signore mifericor- dia a tutte quelle , le quali fi fono raccoman- date alle rr»ie indegniffime orazioni , et a tutte quelle perfone, alli cui prieghi io mi fono rac- conr»andata ; ancora a tutte quelle perfone , che m' hanno dato follazzo, e foftentamento della fatica delle loro braccia. Ancora Signore fa mi- fericordia a quelle (i) che in me, per me, 6 per cagione di me aveffono peccato , et a quelle perfone , per cui cagione aveffì peccato io : ancora a tutte quelle perfone , che mi amano , e per me orano : ancora Signore a tutti i fervi, e ferve tue, da' quali ho prefo, et imparato efempli di vita, e di dottrina. O Signore degnati di donare al Sommo Pafto- rc , il quale provvedefli , che teneffe lo tuo vicariato in Terra, carità, e provvidenzia , pietà, e fcienzia vera; ficchè provvidamente governi lo tuo fanto, et eletto popolo Criftia- no. Dona , Signore, vera religione a tutti i
F 4 Pon-
(i) MJ. manca di quelle parole, a quelle.
88 ILSOCCORSO
Pontefici, Prelati, Sacerdoti, Regolati, Cheti- ci, Rettori , e Prencipi Criftiani, et alla tua Santa Chiefa tranquillità, e pace; ficchè ti poffa con ficura libertà fervire. Pregoti, Signo- re, per uomini, e femmine, fudditi , e Retto- ri, e' quali per amore del tuo nome fantiffimo s' affaticano , che predi loro perfèveranza, di buone operazioni. Preda a' dottori, e predica- tori efficacia di fante operazioni , et abbundan- zia della tua divina, e foave fapienzia. Dà lo- ro. Signore, facundia, et eloquenzia , e fecur- tà fanza timore d'annunziare el divino fer- mone con efficace verità; dà loro, Signore, vero zelo , e fervore d' animo ; ficchè pofpodo ogni umano timore fieno sccefi per la difenfio- ne della tua verità; lo quale fe'fomma verità, e vita. Dà, Signore, a tutti li auditori della tua fanta dotti^ina volontà , e facuJtà di met- terla in operazione. Dona a* martiri codanzia, a' penitenti perfeveranzia , a' vergini cadità , a quegli, che fono dati a te dona continenzia d' ogni vizio, e peccato. Dona a' poveri fo- dentamento , a' ricchi temperamento, agli ab-, bandonati difpenfamento, a'tridi confolamento,^ agi' infermi follevamento , a' pregioni libera- rnento , a' peregrini perfetto andamento, a' na- viganti di porto buon pervenimento . Dona, Signore, agli ottimi dabilimento, a' buoni mi- glioramento, a' mezzani accrefcimer.to, a' pra- vi, e negligenti ccrreggimento , a'difperati, et
ini^
de' poveri. 8p
iniqui, e pagani, Simoniaci, et Eretici illuml- naoìento , e corregginnento , e convercimcnro . E tu benigniffimo , e dolciffinno Signore , non foftenere, me mifera efiere fchiufa dalla tua dolce , e foave mifericordia , la quale infra tutte, e fopra tutte 1' altre creature mi confef- fo avere sì offeib. Ancora, Signore, come tu prelli tempo , e indugio di vivere , così mi prefta divozione di correggermi. Defta in me. Signore , mente , che te ricerchi, te difideri, te ami fopra tutte le cofe , e fempre con amore la tua volontà faccia . E così ti prego per tut- ti quelli , che meco fono congiunti per alcu- na confanguinità, o parentado, per amiftà , o per volontà , per affetto di buono amore , o di compaflione , o per qualunque altro modo mi fono congiunti, e propinqui mi fono flati , vivi , o morti che fieno . Dolciffimo , e beni- gno Signore , fra tutti gli altri ti priego per Ja falute del tuo Miniftro , e fpirituale Padre mio, nelle cui mani io per lo tuo onore del tuo nome mi fono meffa, e data per morta , Signore mio dolciffimo, piacciati, e voglia, che efib fia quella intellettuale mammilla, (i) per la quale tu ci do'ni a fuggere quello dol- ce, e foave latte , e dolce confolazione della
tua
(i) Vegganfi gli Efpofitorl tn Cantìc. Cantico, i.c i, fra* quali fpezialmente il mio Ven. P. Gio. di Gesù Maria, le cui auree Opere per mio ftudio ora fi riftampano tutte ìnfieme qui in Firenze e più diligentemente, e più ce» piofamentc .
pò IL SOCCORSO
tua fanta dottrina ; ficchè le noftre cieche menti , non folo di me , ma di tutte quelle anime . che da lui per tuo amore fi governa- no , fieno daHa luce della tua verità illuminate . Dona, Signore, a quefto Padre di fcrezione , e fapienzia , e fede con carità infiammata sì , che ci fappia reggere , e felicemente nella tua fanta volontà governare, et in via di falute di- rizzare. Et a noi dona umiltà, et obedienza, fede, manfuetudine , pazienzia, e mortificazio* ne cordiale ; ficchè con amore , e pura fede gli fiamo fuggette, et obedienti. Donaci Signo- re in lui tanta carità, et obedienzia , che me- ritiamo nella fua faccia la tua fanta Maeflà contemplare. O clementiffimo Signore, dona a quefto Padre, et a tutti noi, et a tutti quel- li , che dì fopra fono detti , la tua mifericor- dia , e manda in noi lo Spirito tuo buono, il quale in noi confervi la grazia tua , reggai r anime noftre , e dirizzi le noftre menti , e le noftre vie: approvi gli atti, e l'opere con- fermi, mondi le cogitazioni, e li peccati paf- fati perdoni, ammendi e'prefenti, e temperi gli avvenire . Et eflb tuo Figliuolo dolcifllmo , Jesù Crifto noftro Signore, fi degni benedicer- cì in Cielo, il quale degnò di ricomperarci in terra . Amen .
Ors
DE* POVERI* pi
Ovazione innanzi al cibo corporale . GAP. XXXVIII.
OSantiffimo Creatore, e Governatore di tut- te le univerfe cofe , lo quale per tua mi- rabile potenza difpenfi el nudrimento a tutte 1* univerfe carni ; il quale hai degnato di nu- drire me indigniffima dal nafcimento del ven- tre infino al prefente dì ; pregoti , che per tua mifericordia , e per li prieghi della S^tiffima Vergine Maria, e di tutti e* Santi tuoi eletti, e celeftiali Cittadini , mi doni sì difcretamente la grazia delT aftinenzia , che prendendo el ci- bo corporale, la carne , e '1 corpo fia sì tem- peratamente pafciuto,che divotamente riman- ga fuggetto allo ipirito mio , e poffa ragione- volmente le fatiche della penitenzia foftenere. Sia la carne mia sì (i) pafciuta , che del cibo corporale non prenda nutrimento di vizj,enoii poffa el frutto dello fpirito impedire. Signo- re, rimuovi da me l'avidità della (2) gola , e l'amore della difordinata concupifcenza. Dona- mi , Signore, che per Tabufioui, che nelii miei dì ho ufate ne' cibi, io fpanda lagrime di dolore, e dammi cautela di gittate Tarmi per lo tempo avvenire da ogni fuperfluità. Dammi
gra.
(r) Qui una cancellatura , fotto la quale fi legge ìftiggetta . (2) Altra cancellatura, fotto cui fi legge, carne .
9^ IL SOCCORSO
grazia d'eiTere debitamente fobria; dammi gra- zia, ch^io fappia , e poffk rìcompenfare li cibi corporali in fruttuofe fatiche . Donami , Signo- re 5 che procurando el corpo la liia refezione , r anima fi riempia dentro di fpirituale devozio- ne , e devota meditazione . E per tua grazia an- che mi dona, che io tutte quefte cofe fempre nella memoria ritenga , e degli tuoi benifìcj giamm,ai ingrata non fia . Amen, (i)
Come dopo el cibo corporale fi ringrazia Iddio»
C A P. XXXIX.
O benigniamo Iddio, io rendo grazia alla tua grazia, alla tua copiofa, e cortefe pietade di tutte V univerfe tue cortefie , e lar- f^hi benificj, pregando la tua alta, et immen- la ckmenzia , che gli alimenti , li quali ho prefi a nutrimento del corpo , per tua grazia diventino neir anima mia fpegnimento de' vizj, e mutamento , et accrefcimvnto di virtù . Per- donami, Signore pietofo, ogni cofa iliicita , e viziofa, che ho commeffa per qualunque immo- derato appetito, e viziofa delettazione di ci- bo . Donami de' miei peccati paffati fufficiente dolore , e del tempo avvenire buona > e fuffi- ciente cautela ; ficchè io non ufi viziofamente
li
(i) Qui fegue Urta lunga cancellatura di molti verfi al principio del feguente Capitolo , poi rifatto , come fegue»
D E P o y E R I. P3
li tuoi benificj, e grazie, per mia ingraticudi- ne ; ma piutcofto polla virilmente, e devota- mente fervìre a te, mio Creatore, e Nutrito- re, e per lo tuo poilente aiutorio foftenere fa- tiche a me utili, ec a te accette. Fammi Si- gnore, tale, che io polla per gli miei benefat- tori degnamente orare , et a loro effere luile a falute. Rendi a loro copiofa mercede in Cielo per gli benificj , che a me hanno largiti in terra . Et a te lia laude , e gloria , e debito rendimento di grazie. Signore Iddio onnipoten- te, in fsecula fascuJorum . Amen.
Conchiudimento di tutto el Trattato .
GAP. XL
OR Carifilme , fiate contente a quefta cotan- ta fcrittura ; e chi di voi non può fare tutte quefte cofe , prenda faviamente quelle parti , che più fono poffibili al fuo fiato • E fé ad alcuna, o più di voi pareffe, che ci avefle cofa foperchia , prenda la rofa , e lafci la fpi- na. E chi di voi voleffe più alto falire legga nel Libro delle Piftole , e legga T Aiutorio . E fé ci trovate cofe ben dette , ringraziate T Al- tiffimo Iddio , da cui viene ogni dono . Per ciò , che ci trovate ben detto, e bene ordinato, è da lui fontana viva, e dalli rivoli, che da efia traboccano; cioè , dalle featenzie de' Santi Dot- to-
94 IL SOCCORSO de' poveri,
tori, da' quali ho tratto. Si veramente, che fé alcuna cofa trovafte n\eno, che ben detta, queflo farebbe dalla mia ignoranzia, e prefun- zione. Ora lo dolciffimo Redentore, e Salvato- re noftro Jesù Crifto vi doni grazia , Anime cariffime ec amatiffime , di fervare tutte que- fle cofe fecondo el fuo piacere, e volere; e faccia me degno delle voftre orazioni , e meri- ti, dalle quali priego, che non mi fchiudiate, quantunque io indegno fia , e viliflìmo pecca- tore, che predico agli altri la verità colla lin- gua, e colle mie opere prave le contradico. Onde priego umilemente la voftra carità , che oriate forte per me ; et io fempre fo di voi nel divino Sacrificio memoria , pregando Dio , che dopo la mortalità di quefta vita, e figura di quefto mondo , ci poffiamo infieme nel beato regno ritrovare . Amen .
lintfce elSoccorfo de* poveri . Deo grati as . Amen »
95
PISTOLA
DI FR. GIROLAMO DA SIENA
A DIVOTE PERSONE.
cyll nome del noflro Salvatore Jesù Cri fio , e della fua Madre Vergine Maria Avvocata de' pec- catori , e del noflro Padre Mejfer Santo Augii- ftino . Incomincia certa Pijlola di Frate Gero* nimo da Siena ^ la quale (i) mandò a certe donne Religiofe^ la quale tratta di molti am- maeftramenti y e fpezialmente delle tentazioni t alquante corporali e più fpirituali , colli rtmedj delle tentazioni fpirituali* E comincia come feguita .
FRate Geronimo a ogni e ciafcuna fpiri. tuale , e devota in Crilto Jesù , madre e figliuola in via di Dio, fecolari , e Re- ligiofe donne dell'Ordine de* Frati Eremici di
San- cì) Nel MS. dicea così : Incominciano certe pi/Iole di Frate Geronimo da Siena , la quale , ec. con troppo ma- nifefto errore di penna , o d' occhio , e perciò 1' abbiamo ridotto alla fua giufta lezione.
9^ PISTOLA
Santo Aguftino; e fpezialmence a voi, le quali in Siena , e in Fifa credeiìe fanamence eleggere eli prendere nelle mie mani vica Apoiloiica , lot- to r abito e regola ó^ì predetto Padre noftro beatifljmo Aguftino , in Criilo Jesù faiute e do- no dì pace , carità fincera , fraternale coacor* dia, pietà vera, perfeveranzia buona, divina confolazione , odio del mondo , fprezzamcnto de'vizj, fortezza nelle cole avvefle , ndìc pro- fpsre temperanzia, oiTervanzia di buoni coftu- mì . Secondochè parla la fanta Scrittura , la quale non può mearire , perciocché ordinata dallo Spirito Santo, la vita dell'uomo è una battaglia fopra la terra, (i) fatica, e afflizione fdi Ijpirico, affanno e anguilla j (2) et imperò nel cominciamento di quefìo noliro parlare dalla battaglia faremo nottro principio. Prima adonque dovete faperc , che intrare nella Reli- g'.one altro non è , fé non prendere l'armi contro io invifibile avverfario , e contro ogni cofa eh' e' fa dire , fare, o defìderare contro la divina legge. Et imperocché li nimici nofiri mai non reftano d' infidiare , però non ci dob- biamo redare di fare guardia buona , foliecica e attenta ; la quale guardia principalmente (ìa in opere, regola, e freno al corpo, e poi a tutti i fentimenti . Sappiate , che per nullo mo- do fi dà air avverfario tanta vittoria, quanta per la via delle corporali confolazioni . E per- ciò (i) Ioù> 7. I. (2) Ecc^. 1.14,(^17.
A DIVOTE PERSONE. ^7
ciò quando il corpo è bene confolato cV afgio , di ripoib, e di cibo, di bere, di veftire , e ài calzare, di dormire, e di piacere al mondo, in elfo mondo lo vedi porre ogni fua fperan- za, amore, e delidcrio. Per fermo e fanza dubbio tieni, che cale anima è in male flato. Et imperciò vedete figliuole , in quanto perico- lofo flato è l'anima, che in queflo mondo pren- de troppo diletto e confoiazione corporale ; per la quale confoiazione in mal fine ufata giuftamente Iddio permette , che tale anima caggia in varie tentazioni. E fé l'ufo della ra- gione colla divina grazia non la corregge , cade fpefle volte in ardenti tentazioni e con- cupifcenzie , fiammofe libidini, e fornicazioni corporali, e fpiriruali : cade in avarizia , e varie cupiditadi : cade in durizia di cuore, e varie oflinazioni di cuore e di mente : cade in fuper- bia et ira ; cade in vanagloria e prefunzio- ne : cade in accidia e pericolofb dimencicamen- to di Dìo : cade in ifprezzamento della gra- zia, et in peliima ingratitudine de'bencficj, e doni di Dio ; et anche cade in ignoranza e di- menticamcnco , di non ricordarli, e di non co- gnofcerc Io flato della grazia , della quale è caduta; ce anche, eh' è maggiore pericolo, di non cognofcere la miferia, nella quale è per- venuta. O anima umana, nobiliflima creatura, fa:ta ad immagine della Santiflima Trinità, ca- pace della eterna beatitudine, conforte degli
G An-
I
J)8 FISTOLA
Angeli , dotata di grazia , fpofata per fede , ornata di virtù, e di Sacr^ìmenti, ricompera- ta del preziofo Sangue dì Grido, difefa dagli Angeli , ammaeftrata da' Santi , fpirata da Dio, certificata dalla Sanca Scrittura} e come fé' fac* ta vile per la tua ingratitudine, fatta fé' adùl- tera , e di donna fé' fatta ferva , lafciando Jesù Crifto vero fpofo ? Come fé' caduta , per le cie- che folTe entrando, et ifmarrendo la vera via ? E come fé' caduta in errore , negando la verità? E come fé' morta in colpa, fuggendo la vita? E come fé' fatta cicuta, fuggendo laverà luce? Fatta fé' mifera , laiTando la fomma ricchezza ? Fatta fé' vedova , laiciando, e fuggendo lo tuo fpofo ? Fatta fé' ftolta di peffima ftoltizia, lavan- do la fomma fapienzia? Leva la faccia tua ver- fo il Signore , e dì col Profeta David ; Fammi Signore falvo , imperocché Tacque delie deli- zie , e deli' abbondanzia del peccato fono entra- te intino all' anima mia ; Caduto fono nel loto del profondo, e non truovo fuftanzia . (i) E confeila al tuo Signore la tua ingiuiiizia contra te, e elfi ti perdonerà la impiecà del tuo pec- cato, (2) E quefte fono le prime armadure, che tu prenda in quefla battaglia , della quale in quefta prefente Epiftola molte infidie vi fa- ranno manifefie. Ora fedihtìime e devotiflìme in Crifto Sorelle e Figliuole, attendete bene , che fé in quefta prima battaglia volete effere vinci-
tri- (i) Pfal. 6S. 3. (2) iùU, 31. s.
A DIVOTE PERSONE. 99
crici , SÌ vi conviene prima attendere all' ubbi- dienza della Cliiela. Et attendete, che in que- lla parte io non parlo dell' obbedienza delia Chicfa, quanto agli articoli della Chiefa , e quanto alla maggiore giuftizia del Vangelio ; ma parlo qui ora quanto a certe oflervanzie, che in forma paiano pure corporali, e poi in ma- teria fi tirano drieto molte cofe fpirituali: fio- come farebbe la ubbidienzia del digiuno, che pare pure corporale, e poi fi tira drieto Tafti- nenzia de' vizj , e de' peccati , e tirafi drieto r opere virtuofe , e fpirituali ; ficcome fono contrizione , confeffione , fatisfazione , foppor- cazione , lezione , orazione , meditazione , con- templazione, dolore de' peccati fuoi , defiderio di giuftizia, predicazione, correzione , vifitazio- ne , mifericordia , pietà, compaffione, perdo- nare le ingiurie , dimenticare TofTefe^ e quefta, e fimili cofe. Il puro e vero digiuno è accett-o a Dìo.
Ritornando adonqua al primo propofito, fé volete vedere lo nimico invifibile, è necef- làrio, che prima combattiate col voftro nimi- co corporale, e vifibile: Io quale nimico fi è la carne tua , alla quale prima iì vuole torgli ( i) Tarme sì, che difarmata, e Contentata d' ogni fuo piacere , rimanga da te vinta e fconficra . Levate via adonque la cagione: togli ogni con- folazione , che folle contro alla falute : fa , che
G 2 lèm-
(i) Qui , e fotto , la folita Sileft, in quefl' Opera più fre- quente .
100 PISTOLA
fempre nel tuo mangiare fervi tanta remperan- zia , che l' appetito, e la fame non fieno al tutto fpenti ; e così nel bere sì, che fempre ti rimanga alquanta fece . Non dormire mai tan- to , quanto V occhio virole : non ti pofare mai tanto, che tu lievi in tutto la flanchezza, ma Xcitìpre tieni attediato il tuo corpo di fame , di fece , di foiino , e di tedj corporali ; e fempre lo tieni occupato in quelle virtù, che più gli paiano malagevoli, e non gli lafciare mai adem- piate neana fua volontà , né cofa che troppo gli piaccia. Abbi pace con ogni uomo fuor di te , ma col tuo uomo dentro da te fempre combatti, eziandio fé teco voleile pace.Sanza fperinza di pace fempre con lui fa guerra , e iìon gli dare mai vinta neiTuna fua gara. Ri- cerca ogni rìì ogai tua ragione con lui, e gafti- galo delle fue follie. Se ii leva in fuperbia , e tu li poni innanti Crìfto umile, e manfueto. Se fi leva in vanagloria , e tu gli poni innanti, com'egli è polvere. S2 fi leva per invidia, e tu t'arma di carità. Se per accidia, e tu lo fperona colia follecitudine . Se per arroganzia di potenzia, di ricchezze, di bellezze, d'am- bizione , o di fignoria, e tu prendi per arme Jesù Crifto manfiaeco , umile , povero , fprezza- to , battuto , livido , fervo, e non cognofciuto. E guardate bene, come ia via della Religione, e perfezione Criliiana , non è fé non battaglie contro a ogni nimico vifibile, e invifibile. Bea
puoi
A blVOTE PHRSONE. IDI
puoi comprendere, fé tu hai cognofcimento , come gli cfemplidi Crifto^cioè, delia vita Tua, rtitci fono armi , e defenfione in ogni battaglia; a' quali e(èmp!i per Io cerco vi conviene con* formare, fé volete efiere Religiofè. Onde per cerco fappiace , e veramente tenete, che mai vere Religiofe non ferete infino a tanto, che non farete morte al mondo, e vive a Grido, mortificando e crucifiggendo li voftri fencìmen. ti, e li membri corporali e fpirituali, rimet- tendo il voftro volere tutto in Dio, o in altri per r amor di Dio; la qual cofa dovete confi, derare, e incominciare il dì e l'ora, che voi entrate alla Religione , perfèverando in ciò ia- lino alla morte, e in ogni avverfità ricorrendo alla promeflìone , che facefli nell'entrata.
Ahi Signore Iddìo , come poca {labilità m molte donne Religiofe, che poco ftando non fi ricordano della promeffa che fecero, rico- gliendo di terra quello, che per amore^di Cri- i\o aveano laflato , non ragguardando chi è co- lui, a cui l'anime loro fono fpofate, difìolven- do la loro vita per difonefti coftumi , e mo- di, per fuperbia e ambizione, per avarizia e cupidità, per vanagloria e faperchio mollra- mento di loro medefime* cioè di loro prefen- zia corporale , giudicando, e biafimando l'al- trui vita, e notando nel pelago delle mormo- razioni, e cum molta curiofità inveftigando gli atti, e coftumi , e fecreti de^proiligìi loro,
G 3 • ' - V^^'
102 PISTOLA
pubblicando tutti i mali , che d* altrui fanno , o credono , ta-endo il bene , che veggono e cognofcono. Certo non è già Religiofa, chi pon pone guardia alla fua bocca, e legge alla iua lingua, (i) donde fpeffo nafce molto male f La Scrittura Santa dice; Maladetta la lingua malva- gia: (2) e la terra non ricevette li corpi mor- ti delle vergini mormoratrici alle quali Santo Benedetto avea pollo iìlenzio , che non mormo- raffero più. (5) Somma ftoltizia è il troppo parlare degli altrui fatti : E le fiolce vergini non furono volute ricevere dal favio Spofo.(4) Ma forfè tu dirai , come può Fuomo <:o- sl fé me-defimo erucifiggere , e ogni fuo feati- mento uccidere? Odi brievemen:£e la ragione, e'I modo. La croce della Religione fi è lo. ti- more di Dio, Timore, dico, vero e umile, ti- more di riverenzia,e obbedienzia in via di Dio. Cosi adonque come colui, che è crocififfo, non ha balia di potere muovare le membra fuc fecondo il fuo volere, così voi le voflre voloatl tà e defiderj dovete al legno della croce ave- re confitti , cioè al giogo della obbedienzia di Dio, e della Chiefa Santa, e della voftra Re- ligione sì , che a voi non fia licito avere alcu- no libero fentimento , che fi pofià a fuo pia- cere muovere, o mutare. E così come coJui, che conficco nella croce già non eq^cempla le
cofe
(ì)yac. I. 16. (2) Eccìe. 28.15.
(3) Surio , nella Vita di lui , r. 23. (4) Matth. 25.12.
A blVOTE PERSONE. IO3
cofe prefenti, e non penfa più de'fuoi defìde- rj , e non fi muove già per concupifcenzia di pofledere , ma piuttofto fperando crede effere alieno da ogni elemento ; così voi dovete effe- re aliene da ogni carnale volontà, e atto feco- lare , e a ogni vizio, e cupidità effere cruci- fiffe, avendo confitto colui innanzi agli occhi della voftra mente , che nel fuo fanto regno una volta vi farà beate. Molto adonque vi conviene guardare, che non vi veniffe fciolto, o riprefo quello , che già lafciafte , e rompe- re lo primo propofico di ben fare ; perciocché farefte come lo infermo , che ricade , e farefte molto più malagevoli a ritornare a Dio, che non fufte la prima volta a venire a lui . Non chi comincia , ma chi perfevera infino alla fine debita farà falvo. (i)
Convienvi anco molto flare attente , pe- rocché lo maligno ferpente lernpre infidia li voftri calcagni ; cioè , pone infidie al fine del voflro partimento di quefta vita, e infine all' ul- timo fine s'ingegna di Soppiantare ogni vo- ifro buono incominciamento , perocché cogno- fce, che niente vale bene incominciare, e mal finire. Secondo la fentenzia dì Salomone, che dice: Figliuole mie in Crifto regenerate, venen- do a fervire a Dio ftate in giuftizia, e aparec- chìace l'anime voftre non a diletti, né a ripo- fo, né a piaceri fenfuali, ma a tentazione, e
G 4 a h2it^
(t)Matt^. 24. is»
iC4 PISTOLA
a battaglia, angofce, e flrettezze. (i) Stretta è la via , che conduce a vita eterna , e pochi vanno per efTa. (2) E* adonque lo timore di Dio principio di noftra falutc ; lo quale timo- re quando ha penetrata la mente , partorifce fprezzamento di tutte le cofe terrene, e gene- ra tedio del mondo. Di tale fprezzamento e privazione di facoltà s' acquifta la vera umili- tà ; umiliti fi è vera armadura , la quale vi dovete veftire contro ogni infidia a battaglia corporale e fpirituale. E fé volete cognofcere in voi , o in altrui chi è armata di quella umi- lità, falirete per quefti gradi, che qui appref- fo faranno defcritti .
Lo primo grado è, fé tale Religlofa ha morto in fé ogni proprio volere . Lo fecondo fi è , fé gli fuoi atti e fecrete cogitazioni ma^ nifefta al fuo favio configliatore , làpendo che r anima , che tiene in ih troppo li fuoi fecreti , e non gli dice a perfona, è per certo in male flato . Lo terzo grado il è, che non fi fidi nel proprio parere , ma ogni cofa rimetta nel con- figlio de' fuoi maggiori, e in loro difcrezione . Lo quarto fi è , fc in tutti li comandamenti oflerva manfuetudine d'obbedienzia, e coflanzia di pazienzia. Lo quinto fi è , fé a veruna per- fona fa ingiuria , et ogni ingiuria a fé fatta perdona > e pazientemente fòpporta . Lo feflò fi è, di non fare cofa ,che fia contraria airefem.*
piò * (i) Eceh. 2. I. (2) MaU/j. 7. i^.
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pio dellaRegola faa. Lo fetcimo fi è, fé d'ogni cofa vircuoia , o onorevole fi riputa indegna. L' ottavo fi è , fé fi riputa fempre indegna e mi- nore di tutte l'altre. Lo nono fi è, fé contiene la lingua fua da ogni mal parlare, e oziofo,e fpe- zialmcnte fé elia fi contiene da dir male del profiìmo Ilio. Lo decimo fi è, fé non è corrente a ridere per atti , o cofe leggieri , e vane . L' undecime grado fi e , fé prima fedendo Icli- taria tace , e penfa quello che de' parlare , co- me, dove, a cui sì, che non offenda Iddio, e non faccia ingiuria al proffimo fuo . E brie- vemente ogni Religiofa debba sì mortificare ogni fcntimento , che pofià dire cum David : Et io ficcome forda non udiva , e come muto che non apre la fua bocca, (i) Ritorno adon- que pure alla fanta umiliti , armadura di no- ftra battaglia, commendata da Dio , e da' San- ti. O fantifllma umilità , che fìabilifti il Cielo, confermafti gli Angeli, vincefli lo'nferno, libe- rafti il mondo, fpogliafli lo'nferno : Tu ricon- ciliafii Iddio coli' uomo, lo giufto col pecca- tore, lo fervo col Signore, lo prodigo figliuo- lo col padre piatofo : Tu prefiafli a' fanti Pa- dri longiffima pazienzia , agl'incarcerati libera- zione, a'trifti confolazione , a' miferi redenzio- ne. O fantifiima umilità , manna dolciflìma , pa- ne fuaviflìmo dal cielo mandato , e fecurtà dell'anime noftre j tu abbaffafti il Verbo eter- no*
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no; tu aprifli la porta del teforo della noftra redenzione: tu fecondafti Io facratiffimo taber- nacolo della Vergine gloriofa: tu aprirti il Cie- lo , e rugiadafti il giudo nel ventre virgina- le: (i) tu congiugnerti lo capo colle membra, lo medico conducefti aìlo'nfermo, la medici- na colla infermità, lo 'nguenro colla putrida piaga , la grazia colla colpa , lo lume colla cechità , la luce colle tenebre, la ricchezza colla povertà , la potenzia colla debilità : tu iè' verace feudo, arme e defenfione di noftra vita • Figliuole tanto è necertaria la umilità , che fanz'efl'a non è arme, eie porta fortenere la forza delle varie e incomprenfibili tentazio- ni . Dovete adonque per umiIità fprezzare noa folo il mondo, ma voi rterte . E di queflo cotale fprezzamento , che fa T anima perfetta, e difendela da ogni av^verfità, sì voglio dare no- tizia per dodici gradi, innantich' io difcenda a trattare de^remedj di certe fpirituali tenta- zioni, e che più mortificate di ciò più co- gnofciate .
Lo primo grado del vero fprezzamento di fé medefim,o, fi è umiliazione di cuore non apparente, e che venga folo da umano timore, o da contumelia umana e sforzata , ma che venga dal vero fondo del cuore , e dà mente mortificata. Lo fecondo grado è afflizione del- la propria carne. E notate, che voi dovete af-
flig- (i) S. Bernard. Serm. 1.(^2. /// Adv. Dom,
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fliggere la voftra carne, e domarla per pene contrarie a quelli vizj , li quali fcntice in voi più rebelli, e più rignoreggiare,e contro a que- gli , a' quali vi pare effere più atte e inchine- voli per natura , o condizione , per fuggeftio- ne , o per volontà, per confuetudine , o per qualunque altro modo. Anco ciafcuno ofl'ervi nel fuo affliggere ordine, e modo , mifura, e temperamento difcreto si , che nulla di voi faccia come quella generazione degli ftolti « che volendo Iconfiggere lo nimico , vendano lo dimeftico cittadino . Ufate in ogni cofa difcre- zione e fenno , imperciocché in tal modo vua** le eflers domata la carne , che non fia più forte il domare, che la virtù podk foftenere a confervarfi , perocché queflo non farebbe divina fpirazione , ma piuttofto diabolica illu- fione. Sano creò Iddio l'uomo, e fano vuole, che fi fervi. Lo terzo grado fi è la parola umi- le , e manfueta ; perocché nella parola umile fi moftra la tranquillità del cuore, e la quie- te dell'anima. Molto piace a Dio l'umile par- lare , e lo contrario gli difpiace . Per fumile rifpofla perdonò Iddio ad Adamo, (r) e per lo contraria maladifie Caini . (2) Per lo umi- le parlare perdonò Iddio a David lo peccato dell'adulterio, e deli' omicidio ,(3) e a Pietro perdonò il fuo errore , (4) Maria riconciliò il fuo amore. (5) Per Y umile fermcne aflbfvet^
te
(i) Gene/, y. (z) ih'rd. 4. li. ìfj) L^^^- r'2.*^5- (4) Mattfh 2<^. 7?- (5) Lue, 7' 4^'
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te Paulo Apoftolo, e fecelo cattolico dottore, che prima era crudele perfecutore. (i) Per ramile e lacrimoib fermone della cattolica, e devociffima madre del noftro Padre , Monaca preziofa , fece Iddio Agoftino nella Chiefa relu- cente colonna, che prima era tenebrofa na-: vola. (2) Sia donque temperamento e umiìità nel voftro parlare, e non foftenete fra voi gen- ti parlatrici, né mormoratrici , né gente pia- gcntiera , né gridatrice , né revelatrice de'fe^ creti del proffimo . Ahi Signore Iddio, quan- to (la male a Religiofe donne troppo parlare, = e fanza umilicà rifpondere a'fuoi maggiori , e biafimare gli altrui fatti , e non correggere i proprj difetti ! Et imperò Tappiate , che in- torno a quello fatto non fi potrebbe troppo, parlare. La Santa Scrittura rnaladice , e fco-- munica corali condizioni : per la quale cagione così fatte donne fuggite, come la peftilenzia, e non ufate loro compagnia , e non converfate con loro, e fempre vi guardate dalle loro lin*. gue, come da velenoii ferpenti , e come pef- fime , e crudeliflìme da ogni voftra compagnia^ faviamente le fcacciate . Non piacevoleggiate» con loro, e non abbiate loro amiflà, nédimeflir chezza, fé non volete venire in pencolofi tedjv e peffime tentazioni. Lo quarto grado fi è lo^ vcftimento fprezzato ; orrevole vcftimento fi di*: fdice a ogni Religiofa perfona. Et per certa.
non (i) Aói. Ayoft. $. e, (i) Coufefs. Uh, 3. 1 1. (^ Uh' 5- J^'
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non dubitare, che in donne Religiofe orrevole veftimenco fignifica infermità di cuore, e va- ghezza di mente. Onde cali donne non fono anco bene mortificate, anco fono vive a cui vogliono piacere . E cotali donne abbifognano avere ammaeftramento, e riprenfloni , che le faccia ricognolcenti del loro errore. Non fia notabile adonque il veftimenco voftro, e non deiiderate di piacere per gli veftimenti , ma per gli buoni coftumi, ficcome comanda nella Regola il noftro MeiTer Santo Agoilino. Lo quinto grado fi è lo cibo temperato, e que- flo s'intende non iòlo nella quantità, ma ezian- dio nelle fue circuftanzie, come fono, che 'J ci- bo fia prefo nel tempo fuo, fé non per infer- mità, o in altro licito cafo. Anco fervatc mi- fura, che non ifpenga al tutto la voglia del mangiare, ficcome detto è di fopra. E così neir altre circuftanzie , come fono , luogo , tem- po, perfone 5 apparecchiare troppo dilicata- mente, e cum lùperba follecitudinc , ce. Lo fefto grado fi è lo pefo delie fatiche , e fpc- zialmente di quelle, che fono intorno all'ope- re dì Dio, le quali chi le fa negligentemente dalla divina Scrittura è maladetto. (i) Lo fet- rimo grado fi è T amore della fanta fuggezionc , la quale dà libertà ; perocché fcrvire fuggetta- mente a Dio è regnare . O fa^ta fuggezionc , che liberi da ogni fervitù j tu liberi da ogni
ti- (i) Jerem» 48. io.
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tirannia; tu liberi da ogni paffione mentale, e corporale; tu liberi da ogni colpa. La vera, e obbediente fuggezione non fa penfare, quando, nò come, nò che, nò quanto , nò cui obbedi- fce , ma per cui cagione obbsdifce ; quefto fo- Io penfa, cioè, per Dio, Lo fedele Apoftolo Pietro non pensò come fono pericolofe le mari- ne (i) onde, quando pafsò a Crifto fuper T ac- qua; (i) e'I divoto difcepolo Mauro non rag* guardò come entrade nell'acqua, per liberare Placido, che affogava, al comandamento di Santo Benedetto. (3) Debba eiTere adonque la voftra obbedienzia fervente e amorofa , fug- getta a altrui volontà , e non alla voflra , peroc- ché , come dice il voftro Padre Santo Agofli- no, la vera obbedienzia non è in propria li- bertà . (4) E perciò fappiate , che certo è , e così tenete, che chiunche fi fooda colTatto , o col- la volontà da' giufti comandamenti de' fuoi mag- giori , e dalla via della Regola , la quale ha pro- meiTa , e fèguita altro parere, o volere, è fer- mamente in malo flato dell' anima fua . E ih mai avvenire , la qual cofa Iddio ceffi , che una , o più di voi fulTe, che fuggifle la fuggezio- ne deir obbedienzia , e de'coftumi della Regola voftra , credendofi avere Iddio in altro modo, e non converfafle coli* altre negli atti pubbli- ci , ma vivelle fecondo il fuo fenno , o d' al- tri,
{i)M^. marie. {i)Matth. 24. ip. (3) Surìo nella Vita, cap. 7. in fine, (4) DcCivit, Dai lib. i4' ij»
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tri, che così la configliaffe , ovvero, che ciò facete per apparizioni , o vidoni , o fogni , o re- velazioni , che gli(i)pareffe avere , allora tene- te per certo, e crediate , che quella cotale ani- ma, peflìmamente è ingannata, e pregate fob lecitamente Iddio per lei , ma non comunicate con gli fuoi fecreti,e non curate de' fuoi efem- pli, e vita, e fuggite ogni cofa , che potefle effer cagione di farvi cadere in sì fatti errori. L'ottavo grado fi è difprezzare, e fuggire ogni terreno e mondano onore , e ogni apparenzia e gloria mondana. Onde laverà ReJigiofa non de' curare d' effere reputata bella , ne buona , né favia , né graziofà j perciocché la grazia degli uomini è fallace, e la bellezza è vana .(2) Né non de' curare di grande e nobile parentado , perocché la morte agguaglia ogni cofa . Non de' curare di fede e letizie mondane, né di luoghi , che Ci faccia ricolta di gente , fanza timore di Dio . Non debbi andare troppo di- fcorrendo , né moftrandoti per la città. Noa de' troppo frequentare alle fefte, e a' perdoni; e brievemente non de' efTere volonterofa d' an- dare in viaggi , o per cammini, né in luoghi, dove fi veggono molte cofe ; perciocché la mente fi fvaga, e così Ci perde Iddio, efceli di fé , e ritornafi più malagevolmente in fé ; pe- rocché perdendo Iddio non ha lume, che gli (3) vada innanti, e così fmarifce la vera via. Lo
no- (i) Qui per ie. {1) Proverh, 31. 30. (3) Per le,
1
Ili PISTOLA
nono grado fi è di fuggire ogni loda e conmen- dazione di tua perfona, o ài tua vita, o con- verfazione . E nota , che quando ti fcnti loda- re, non dei curare di quello, che di te fi dice, perciocché ben è ftolca quella , che fi riputa buona per altrui detto • Ma piuttofto penfa quello, che fenti in te, e fé tu non trovi in te quello, che di te Ci dice , ricognofci , che la fama tua non è vera, e non ti volere tenere quello , che tu non fé' , e non t* appropriare quello, che non è tuo; ma fé veramente in te fi truova quello , che di te d dice , non Io tenere per certo, ma piuttofto fta in dubbio, fé l'hai in modo, che piaccia a Dio, e non te ne gloriare, e non te ne tenere buona, e non credere a lode , che di te iì dicano ; ma penfa piuttofto , che tale dono è di Dio , e ab- bi Tempre paura di non faperlo virtuofamente ufare. E penfa fempre, che mentrechè fc* fug- getta alla legge delle membra , tu puoi cade- re , e perdere tale beneficio per tuo difetto e miferia , e per ingratitudine , e così non ti nuoccia la loda , ma piuttofto ti faccia ricor- dare della miferia, nella quale tu fé' atta a po- tere venire, e non fai quando, né come. Lo decimo grado fi è, che tu non ti fidi giammai troppo in tuo fenno , ma (èmpre creda piutto- fto all'altrui fenno, e configlio, che al tuo, E fempre n guarda bene di non credere mai ad alcuno configlio, Io quale contradiceiTe alla
ca-
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carità, e all'onore di Dio, alla Scrittura Tan- ta, o alla tua Regola, alla dottrina de* Sancì , o a' buoni coftumi. L' undecimo grado fi è, che tu Tempre ti riputi la più indegna , e la più vile in tutte le cole, che fuffcro di dignità, o onore. Sempre l'altrui bene ti paia maggiore, che'] tuo, e i* altrui virtù ti paia maggiore, che ia tua , e non ti riputare degna d' effere mc'ffa nel numero delle lerve di Dio» Lo duo- decimo grado fi è , quando la Rcligiofa al tutto delle fue opere fi fconiida , et in fé me- defiiTta fi confonde , e viene meno, non repu- tando fé , né veruno fuo atro , e non creden- do, né tenendo, che per fue opere poteflè mai pervenire a flato d' alcuna perfezione , né per fua potenzia potere giammai fatisfare a Dio debitamente, ma per fua fola mìfericordia , e così tiene dentro da fé , e così dimoflra di fuori , fanza malizia, o ipocreua.
A confolazione , e accrefcimento di virtù di ciafcuna di voi fono dette qucfie cofe di fopra ; le quali parlano comunemente al co- mune fiato di voi, in cofe fpirituaii, e corpo- rali. Et imperciò chi di voi ha fentimento di Dio , attenda bene colla mente fofpefa a quel- lo, che di [otto fi dirà, intorno a' remedj del- le fpirituaii tentazioni. E attendete, che Ipi' rituali tentazioni fono principalmente intorno a quelle cofe , che poteiToro difirarre lo fpiri- to, e la mente , e alienare T animo, e 'i cuore
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in cofe difufate, in cofe fopra natura, e con- tro air ufo di fana e buona dottrina , e contro a' buoni coftumi. E anco notate, che tali ten- tazioni non hanno fondamento intorno a' pia- cimenti corporali ; ma lo noftro avverfario fpefle volte tenta infieme di cofe sì vane, che non ha l'anima potenzia di difcernere quello, che gli (i) nuoce, e così meffa in uno trava- glio, non fa, che rimedio prima prenda. Et al- lora conviene , che l'anima fia molto favia, e abbia buono configlio , altrimente è iti perico- lo di cadere in accidia, e tedio di bene fare. Sono adonque le fpi rituali tentazioni princi- palmente intorno agli atti puri dell' anime vo- ilre , ficcome verbigrazia farebbe, d'avere vi"* fioni , o revelazioni, defiderare di fare fegni, o miracoli , et effere reputato Santo , et effere dopo la vita adorato come Santo, e di quefto avere ambizione di propria eccellenzia , e ono- re. Avere tentamenti de' fatti, o degli atti di Crifto , o della fede ; dubitare della verità del- le fante Scritture ; dubitare che Iddio non ci perdoni ; avere penfieri di fare cofe virtuofe di più pondo, che la tua virtù non può forte- nere; metterii a fare cofe dubbiofe fanza conff- glio; lafTare lo bene fare, per tentazione che tu aveffi, quali come fé l'opere meritorie infra le tentazioni non piaceffero a Dio; difperarfi nelle tentazioni ^ non credere , che le tentazioni
fieno
(0 Q.^^ pw ^^> per SileJ/t.
A DIVOTE PERSONE. X I5
fieno date ad efercizio di virtù : giudicare Id* dio nel governamento del mondo; credere, o penlare di Dio cofa , che non fi confaccia a Jui ; dubitare nella Incarnazione , dubitare negli articoli, ne' Sacramenti , negli altri atti eccle- fiaftici, e fedeli; dubitare dello ftato dell' ani- me ; dubitare , che non fia altra vita , che que- lla , dubitare , che non fia punito ogni male, e premiato ogni bene ; andare dietro alle cie- che ragioni , che inducono 1* anima in dubbio della verità; avere tedio, e durizia di cuore, e non ne fperare , che Dio ti liberi ; effere ten- tata di non revelare li tuoi fecreti al tuo favio configliatore ; e cosi di molti altri modi , li qua- li narrare farebbe troppo lungo. Ma per que- fii efempli afl^ai potete comprendere, che cofa fia tentazione.
Ora difcendiamo a' remedj generali di quefii modi detti , e degli altri , che pofibno avvenire. Lo primo rimedio è , fé vi volete dare a Dio per ifpezial modo d'orazione, o di contemplazione , di levare via ogni affezio- ne terrena , e brievemente ogni terreno amo- re , e cofa di quefto mondo , della quale Iddio non è principale cagione , e continua . E dico continua, perocché molte cofe fi cominciano per cagione di Dio , e poi finilbono fanza lui . E perciò cotali affezioni, fono tutte da laffa- re, e ogni amore e affetto, per qualunque mo- do , o via venga , tanto ti badi , quanto vedi
H 2 Id.
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L?dio badare in eflb; deche in fentcnzia fuggi ogni cofa, che ci toglie Iddio. Anco vi guar- date bene di non andare dirieto a troppi con- figli , quantunque gli configliacori fieno giudi e buoni ; perciocché troppi configli confondo- no la mente , di che non fa che eleggere : e così Tavverfarlo è (òllecito, e attento a fargli prendere il peggio. Lo terzo remedio fi è, fug- gire ogni dimcftichezza fuperflaa, non fola- aliente d' uomeni, ma eziandio di donne, e spezialmente di quelle , che fono atte a per- dimento di tempo , le quali così fpendono il loro tempo in vano , come fa mai non do- -vefibro render ragione a Dio. E però bricvc- inente fuggite ogni cofa, che fulTc cagione, di farvi peccare, e che vi diftragga la mente dall'opere di Dio. E perchè voi udiate ricorda- le molti Religiofi, o altre virtuofc perfone, o fervi di Dio, lafTategli flarc, e non fiate volon- terofe di concfcere chiunque voi udite lodare , perciocché non è il meglio. Baflinvi li voftri configliatori, che v'ha apparecchiati Iddio, e ciafcuna di voi, mentrechè può avere copia di colui, eh' è ufo di curare l'anima fua , non cerchi per altri; e fc non lo può avere, a vada (i) a un altro dell'Ordine fuo, che -non fia giovane , e non ifperro , ma fia prò* vato, e antico di tempo; e diragli (2) tanto,
quan-
(i) Così nel MS. forfè per la vada j sbaglio elei Copila . (2) Per gli dirai .
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quanto hai bifogno per quella, (i) e non più, e poi ti parti da lui, e non paia T altra volta, che tu lo ricognofca più, che uno degli altri, e di lui non fare memoria, fé non nell'ora- zione , e cosi feguiterai , non facendo pofla più d'uno, che d'un altro di qui a tanto, che Dio ti renderà lo medico , che da prin- cipio fa bene tua infermità. Lo quarto re- medio fi è , che voi giammai non defideriatc revelazioni , né vifioni, né veruno fentimento di Dio , che fia fopra natura , né fopra lo co* mune modo di coloro, che fono fiati fervi di Dio, per vera fede, e altiffimo dono di timo- re. Anco per certo tenete, che quantunche r uomo avelTe fede grande fanza errore di ve- runo articolo, nondimeno tale defiderio, non è fanza principio à\ fuperbia , e di prefunzio- ne ; per la qual cofa giufiamente permette Id- dio , che tale anima venga in fallaci inganni , e diaboliche illufioni , quantunque quella ani- ma fia in afprezza di molta penitenzia , o in qualunche altro virtuofo fiato. Siate adonque contente alia revciazione òt\ divino fermone, e agli cfempli della fanta Scrittura , e agli or^ dinatiffimi modi , per li quali Iddio vi rivela la fua ordinatiflima volontà. E notate bene, che non è poffibile avere revciazione , o fenti- mento di Dio, o de'fuoi fecreti, per alcuno sforzamento, o ingegno umano, perciocché ta^
H i li
(i) Cioc;/^r quella voltH-^^
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li cofe fi fanno per pura bontà di Dio , o in amore di fervente fede : e chi fi ftudiaffe di avere moka umilità, fede, e riverenzia di Dio, a fine di potere pervenire alle predette revela- zioni , o villoni, farebbe in quello medelìmo errore, che di fopra è detto, e imperciò tale anima farebbe da Dio giullamente abbando- nata e feparata. Anco parlando a tutte, come s'io parlaffi a tutte, fuggirai ogni diletto, o piacimento , che veniiTe nell' anima tua nello tuo orare, o contemplare, lo quale fuiTe fon- dato in fuperbia, o prefunzionc di te flefl'a , ovvero in appetito di proprio onore , o gloria in quefta vita , o nell'altra. E per certo tene- te, che l'anima così confolata cade ifpeflb in moki vizi pericolofi, e peffimi errori, imper- ciocché per tale prefunzione permette Iddio air avverfario di conducere tale anima a falfe fantafie, per le quali da lui, per divina per- miffione 5 ingannata cotale anima li crede fpeC. fé volte eiTere in altiffimi fentimenti di Dio, e per quello nio' m.oki ne fono (lati ingannati, ma grandiffimo numero ne làranno nel tempo del figliuolo della perdizione, Anticrifto» E però in ogni tuo atto non penfare mai altro fine , fé non che Iddio fia glorificato , annichi- lando, et umiliando te ftellà con profonda re- verenzia, riputandoti fempre difutile fuora , e ancilla. Anco attendete bene, cbs ogni revela- zione , e vifìone quantunche ve la pareffe ave- re
A DIVOTE PERSONS, I IJ>
re vera, e manifefta, s' ella conduce il tuo cuore in alcuna affezione contra alcuna cofa della fede, o della voiira Regola , o de' buoni coflumi , e fpezialmenre conerà carità , o con-» tro umilicà , e obbedienzia , o contro a fimili cofe, tale revelazione , o vilione fi vuole co- me peflilenzia fuggire , e come cofa rabbiofa fcacciare.
Anco quando fuffe alcuna perfona , o più d'una, la quale vi pareffe perfetta, e di gran- de fantità , e virtù , fé li fuoi atti , e virtù non fodero fondati in difcrezione fecondo la vita di Criilo , dotta e infegnata da' Santi , e dalla fan- ta Scrittura predicata e dichiarata, allora