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F O R T I F I e A T I O N E

DELLE CITTA,

DI M. GIROLAMO MÀGGI, E DEL

CAPITAN lACOMO CASTRIOTTO,

lngegmerodelChrtfiiam]^,T\eJt Francia 3 ^

*>

LIBRI

I I I.

Ne' quali , citrale molte inuentioni di quefti Auti^i , fi contiene tutto quello di più importanza > che fino ad hora è flato fcritto di quefla materia ; con infinite cofe , che da mólti Signori j Capitani >

&Ingegnieri dell'età noflra fi fono hauute.

T>ìfcorfo del medefimo M aogi [oprala Fortificaticne degli allcggiamenti degli efferati . Difcorfo del Capitan Francesco Montemellino foprala fortificationc del Borgo di Roma . Trattato del! Ordinati':^ , ò uero Battaglie del Capitan Giovacchino da Coniano . Ragionamento del fudetto Castriotto fopra le fortezze della Francia .

C 0 7{^ T I^I f^.I L E G ì O.

<

In V ernia , ^pprejfo "Battito Bor gommerò , alfegno di San Giorgio, M D L X 1 1 I L

\.

ET GENEROSISSIMO

SIGNORE. IL SIC.

CONTE EVGENIO SINCLlTICa,

GRAN SINISCALCO DI CIPRO,

CoHateral dell' llliifiripmo Dominio Vinitiam , RVTILIO B O R G O M I N lE R O. .

n| N Qjv E s T A commune allegrezza di tutti ibuonì,& d'ogni ama tor de gli Heroi meriteuoli di gloria & d'honore ; nella quale par che unitamente quefta Città nobilifsima gioifca di concorde e in- finito piacere^ ho giudicato non difconuenirfi punto , Magnani- mo Signore, che io , come affettionato alla grandezza & a meriti di V . S . llluft. uenga a farle riuerentia, & a rallegrarmi feco di quefta nouella dignità, che da quefti Signori llluftrifs. le è ftata contribuita . Percioche, per coftume ordinario noi honoriamo coloro, c'hanno al- cuna ombra di uirtu,o che col mèzo del ualore fono afcefi a qualche dignità mediocre, chedouremo faruerfo V. S. llluft. che con tante lodeuoli circoftantie corre a quel fine di gloria , che folo all'huomo l'immortalità: & al quale a niun'altro , che a rarifsi- ini , è dato il poterci arriuare?Veramente noi confideriamo la grandezza,& lo fplen- dor natiuo di V . S . llluft. non farà chi non refti ftupido , quando intenderà la no- bilifsima CafiSincliticòeflere ftata per ogni fecolo in tutto il Regno di Cipro ornata di gloriofi fregi d'honore,& di fplendidezza; come quella c'ha hauuto titoli honorati, & gradi alti & di fomma eccellenza . Ma noi difcorriamo partitamente intorno a' meriti di V . S . llluft. qui fubito celTerà ogni marauiglia & ogni ftupore; & confefte ràciafcuno,che più innanzi non fi pofta, ne procedere, ne defiderare. I gradi della nobiltà concorrono in lei, come in quel foggetto,chauendo confeguito il titolo di gran Sinifcalco in quel Regno nobilifsimo ,liapreminentia honorata foprai Baroni; & quelli della propria uirtu concorrono in tal guifa, che mentre l'una con ogni storzo ftudia d'auanzar l'altra, non fi può pienamente difcernere a qual fi conuengala prima gloria* Per teftimonio del uero bafta a dir quello, che ferue per ritratto d ogni altra,

1; 2 come

come qucf^ipruc^entiTsimiSìgnorijGiudici incorrotti della non plinto adulterata Vir- tù fra tanti Baroni & Cauallie"ri chiarifsimijche fiorifcono nel lor felicilsimo Dominio, hanno folamcnte eletto , & giudicato V . S . Illuft. degna del titolo di Collateral ge- nerale • ilqualehonoreèdifuprema importanza, & di gran confideratione. Diche uolendomi con lei congratular , come debbo -, ne potendo con altro più honorato me- zo , che con quel delle llampe , ho uoluto prefentarle quelVopera di FortificationejCO mequella,chea niun'altro,piu ch'a V . S . Illuft. conuiene, per rifpctto della digni- tà & del carico, che di prefente ha ottenuto. La materia è non pur curiofa , maan- chor neceffaria, ben V . S . Illuft. tanto perfettamente la poflede , che ninno in ciò le toglie il pregio ; & l'auttor d'efla fu cofi honorato , & hauuto caro da due fupre- mi Monarchi,il gr'an Carlo Quinto, e'I potentifsimo Re Arrigo di Fran- cia ;c'hauendo ottenuto da amendue carichi di fingolare importanza, ultimamente rendè l'anima a Dio in Cales , doue per commandamento del Re rifedeua , con titolo di General fopra le fortezze di quel Regno. Io fonricurifsimo,che V. S . Illuft. co- me benii^na&cortefe l'accetterà con lieto animo,& non difpregierà punto lamia de- uotione^ fecondo ch'io la prego; &harà me nel numero di coloro, che l'ofleruano & riuerifcono;& le bacio la mano. A XV. di Maggio, MDLXIllI. In Venetia.

TAVOLA DE' CAPITOLI, CHE NELLA

PRESENTE OPERA SI CONTENGONO.

NEL LIBRO PRIMO.

Hiron*ginc,e cagione di edificar cafè, e citrà;che colà (ìa città,& il fine di quella. cap. I.

;>c!la prima città che fu fatta, e del

(ito e luogo della città. cap. 2.

Delle piante delle antiche cittàjC quali hoggi elleno

fi debbon disegnare.

cap. s

Delle piante delle Città,a!le quali debbono per me zopafiàree'fiumi; e di quelle, che s'haucranno à dilegnare in monti, colli,e piaggerò fatteui da gli antichi,s'haueranno à fortificare. cap. 4 Se nel difcgnare la pianta del la città , fi deue cerca- re di chiuder dentro terreno per (cminarui ,per {occorrere al tempo d'alledio alla neceffìtà del uit to,e s'egli e buono,che le città, e fortezze habbia no duc,o più ordini di muraglia. cap. 5

In che lato della città fi dcbbe di legnare la Rocca, ò nero il Caftello,edi che forma.che utilità deflè- ro le Rocche àgU antichi, e come in alcune città ficoftumòdifarnedue. cap. 6

Che le Rocche,ò cittadelle 5 fecondo l'opinione d'- alcuni, non fi deueriano fare nelle città.quello, chediciòfidebbe ftimare. cap. 7

Delle porte,euie della città. cap. 8

Si dimoftra quello,che debbe far l'ingcgniero p for tificare,ò per edificare una terra,ò città.fi dichiara no molte noci, e molti termini appartenenti alla fortificatione , è tirano e' lineamenti di molte membra d'opere . cap. 9

Di molti modi di principi) d'opere difegnate difo- pra,pere' quali fi moftra, come s'habbiano àdi- fegnare,e drizzare le muraglie, e cortine, e quali difefeà quelle fare fidebbono.e dell'ufo di tutte, e d'alcune altre difefe. cap. io

Delle mifure di tutti e' membri della fortificatione, e delle parti di quelli . cap. 1 1

D i uarie mifure , e proportìoni di Balluardi , e delle mifure de'foflì, e dell'altre parti delle fortificatio- ni fuori delle cortine. cap. 1 2

D'alcune mifure fecódo l'usaza di diuerfi paefi',lequa li feruirànop intédere ladelcrittióedell'ope.c.i s Pianta,& alzato d'una meza cortina , e d'un mezo Balluardo , e mezo caualliero , con molte piante, e profili di muraglie,de* quali fi parla di fottonel ragguaglio,e diicorfo generale. cap. 14

Regguaglio generale , nel quale fi parla della iperfcc tione delle fortificationi communemente ufate,e fi moftra il uero modo di far le piùiportati mébra della fortificatione,e l'ufo e mifure di quelle.c. 1 5 Come ftcilmente ogni perfona lenza cognitione delle mathematiche polla fapere le diftàtiedaun luogo all'altro, tanto in piano, quanto da alto à baflbjòdabafifoinalto.d'uno inftrumento da noi ritrouato p fimireffetto , e de gli infiruméti^e mo di da pigliar piate di città, fortezze,e di paefi.c. 1 6

NEL LIBRO SECONDO.

Delle fcarpc delle muraglie. cap. i

Come con un nuouo inftrumento fi poffino làperc le quantità delle fcarpe delle muraglie, cap. 2. Cornee con che difefe s'habbia à fortificare un fi- to quadro. cap. ^

Pianta,& alzato d'un Balluardo,c Caualliero,con la moftra dal lato di dentro; con la pianta , e l'alzato d'un Balkiardo co' fuoi parapetti , più di quel, che ficoftuma,altiiCon l'ingegno da poterui operar dentro l'artiglieria fopra tali parapetti . cap. 4 Alzato della fortificatione in quadro, con quattro piatteforme. cap. 5

Simoftranopiùmodidi fortificatione co le cortine diritte,e con le piegate in dentro, co' lorocaual- 1 ieri murati, e di terra; e con le Cannoniere, che fiancheggino. cap. 6

Della fortificatione d'un fito in quadro, con doppia difefà,eco' Cauallieriuicinia'Balluaradi.cap. 7 Piata & alzato d'un balluardo dall'angolo acuto,co'l dilègno de gli alloggiaméti per e' prefidij,accom- modati fotto a' terragli delle cortine. cap. 8. Delle cortine oblique, cioè, che fanno angolo in dentro,& hanno e' cauallieri di terra negli ango- li,& e' terragli alti piedi otto,lontani da' parapet- ti piedi uenti. cap. 9 Fortificatione d'un fito da lei cantoni, con le corti- ne oblique,e ripiegate in détro, e con doppia dife di muraglia,perpoterfificuramente, perdura li- na parte,ritirare . cap. IO Fortificatione d'un recinto di fci cantoni,ridotto in foggia di ftella,con le cortine molto obliqucqua li non potranno eftèr battute dal nemico fcnza fuo grandisfimo difuantaggio,e danno . cap. 1 1 Fortificatione d'un fito quadro, facendole cortine oblique,& alzando dentro molti cauallieri di ter- ra, cap. 12. Fortificatione d'un recinto fimile al precedéte,facé- doli ne gli angoli delle cortine le piatteforme uni te co' Cauallieri , ò uero e' Cauallieri à caual- lo. cap. ij. Della fortificatione delle porte, e come fi debbe ac- commodare la muraglia doue fi dubiti della fede de' Cittadini. cap. 14 Fortificandofi una citta per la fretta con opere di ter ra,e con animo dopo di ueftirledi camilcedimu- raglia,quello,chebi(bgni fare acciò tali opere di terra nonfiano fatte indarno,e non riefchino difu tili.. cap. 15 Fortificatione d'un {cfl:'angolo,con fargli le cortine oblique,le piattaforme rouerfe in mezo, & e' Ca- uallieri pofticci dietro a'Balluaidi;& il colmo del la muraglia tale, che non fia offefo dalle batte- rie, cap. 16, Nuouo modo da fortificare un fettangolo , col far- gli le cortine lìnuofe, & à foggia di iUna lenza Bai

luardi

luardi ma con leplattcformc rouerfe in mezo,e co' Cauallieri àgli angoli. cap. 17

Pianta Scalzata d'una città fortificata con cortine obliquc,c con piattcformc,c Baliuardi tódi.ca. i S

Fortificatione d'un recinto quadro , e che pofTa refi- fterc ad ogni gran Batteria,con quattro Baliuardi da gagliardi orccchioni,c con due Cauallicri per uno. ^ cap. 19

Fortificationcfimilcallaprecedétcmacó Baliuardi da due facce,c con la piattaforma rouerfà. ca. 20.

Come Ci poffino utilmente fare e' Baliuardi dalla piazza di ibpralargha,cconlauia che riefcada unajel'altra piazza da bafTo.col rimedio da far na- fccre in un tratto il fofTo fra'l Balluardo, e Tango - lo del recinto della Città. cap. 21

Fortificatione utilifiìma per un luogo di cinque an- goli facendo le cortine co' rifàlti,ò dcntijCon nuo uafortedimuraglicjedifoffi. cap. 22.

Modo d'una gagliarda fortificatióe fu la forma quafi del forte Santo Antonio furo alla Mirandola. Figura della ofFcfà,chc può eflcr fatta alle fortifi- cationi delle cortine dirittc,e dalle oblique, e. 2 j

Fortificatione d'un'ottagolo , con un'argine di terra nel mezo del fofTb,comc ha la muraglia di Calcs, e con alcuni ridotti per le fentindle fuori del foffo. cap. 24

Della fortificatione d'un'ottangolo , co' Baliuardi da gli orecchioni.della foffa brca , e di che utilità cllafia. cap.25

Di quattro moftre di fianchi di Baliuardi. cap. 2 6

De' fianchi de' Baliuardi, e come fi debbono in efsi accommodare le cannoniere,c di che mifura quel le fare fi debbono. cap. 2 7

Delle cannoniere: gli antichi rulauano . Chi in(c - gnaffe à gli Italiani à far buone cannoniere, e qua le debbc edere la torma delle cannoniere, acciò che,nello fparare deU'artiglieriejle (palle di quel- Icnonfirouinino. cap.2S

Delle contramine,e raifure di quelle,e della uia,che s'hà da tenere per conofcere quado il nemico ca

. uando , ucnga fotto a' fondamenti della mura- glia, cap. 2 9

Della fortificatione d'una città antica. cap. 50

D'una fortifluna forte di muraglia doppia , con fpel^ fi archi fra un contraforte , e l'altro, e con cauallie ri uicinià' Baliuardi. cap. 51

Si riferifcono alcune leggi,e conftitutioni de gli Im- peratori,appartenenti alla fortificatione , & alle mura delle Città. cap. 32

La pianta, e l'alzato della terra di Sermoneta in Cà- pagnadiRoma,già da noi fortificata, cap. S3 NEL LIBRO TERZO.

Della fortificatione de' porti. cap. i

Pianta,& alzato d'una fortezza,da farfi in acqua , e delle palificare per fondarla,coldi(cgno d'un nuo uo iftrumcnto da ficcare e' paline' luoghi doue e l'acqua molto profonda. cap. 2

Qualuiateneflcrogliantichipcr fondare in acqua. Come fi poffa con poca Ipefa fondar muraglie do

ucnonfi trouino pietre groffc. modo da murar fotto l'acqua.e da (caricar facilmente in quella il terreno. cap. j

D'un'altro modo da fondare in acqua, con un'altro difègno di fortezza. cap. 4

Pianta Scalzato d'una fortezza,© torre per guardia di qualche pafTo in marc,ò d'un porto. cap. 5

Del porto di Buceolle nel regno di Francia, e della fortificatione di quello,dondc ciò,che in altri por ti fimili conuicn fare, Ci può comprendere, cap. 6

Pianta,& alzato d'un'altra fortezza da quattro lati, purinacqua,ecolfuoma(chioinmezo. cap. 7

Come fi poffa fondare in acqua un forte fopra bar- che ordinaric.pianta, Scalzato del forte, col fuo mafchio in mezo,e co quattro torrioni tondi, e. 8

Della fortificatione di picciole terre pofle fopra monti,òcolli,e s'egli è buono lafciar di fuori e* borghi da fortificargli al bi fogno con trincee.c.9

De' fondamenti delle muraglie. . cap. io

Della materia,che dcbbc feruire per fabricare le mu raglie. cap. 1 1

Regguaglio,&auuertimenti fopra la fortificatione del Borgo di Roma. cap. 12

Dell'opere di terra. cap. ij

Come debbino eflèr e' forti,ches'hanno à farefot- to adunafortezza,òcittà,cheuogliamo affedia- re. cap. 14

Pianta Scalzato del primo forte di lànto Antonio, fatto per affediare la Mirandola. cap. 15

Della utilità,Sc inuentione de' forti, che Ci fanno per affediare le Città,e fortezze, la pianta di tutto il contorno della Mirandolaxon le flrade,e co'for- ti che ui furon fatti,tanto e' primi,quanto e' fecon di. cap. 16

Piante de gli altri forti, fatti fitto la Mirandola,tato de'primi,quanto de'fecondi. cap. 17

Inchemodouoleflèil Signor Giouanbattifia Mon te efpugnare la Mirandola. cap. 18

Difcgno della Miradola co tutti e' forti uecchi, enuo uijC come fu lafciata quàdo ti partì il capo.cap. 1 9

Ritratto di Monticeli© dello flato di SicnajConì 'affé dio,e batteria.quello che fi debbc fare per prone dere ad un luogo, che habbia ad afpettare l'afle- dio. cap. 20

R itratto di Caftiglione,e della Rocca di Val d'Orcia nel Senefe,conrafTèdio,e batteria. cap. ir Ritratto di Monte AIcino,in quel di Siena , con 1' ancdio,e la batteria. cap. 22

Quattro diuerfe piante di forti,da farfi per aficdiare Città.e fortezze. cap. 2j

Come facilmente fi poflìno fare e' forti in campa- gna non fòlo di quattro cantoni, ma ancora trian golarijfi che le cortine fiano fiancheggiate : e che utile apportino in tal forte di fortificatione que- lle formiche pigliano poco luogo, cap. 24

Deirordine,chc fi debbe tenire per fabricare l'ope- re di terra, cap. 25

LL FIN E.

DEL GRAN PHILlPPO>

RE CATHOLICO DI SPAGNA. Re di Napoli, di Sicilia , del Mondo nuouo , cScc.

T{A ND ISS IMJ e Hat a few pr e l' affé tt ione, e la dmota riueren- tia , Votentipmo , e CA TH OLICO 7{e, quale io , benché ti mi nìmo dt coloro, che ammirano la gran e afa d' A V S 'TTiJ^A, ho portata alfrolnuittif imo padre CA%L0 V. Imperatore deter- na , e felici f ima ricordanz^a . Del che fin dalla mia ( quafi diro )

fancmllez^z^a ne ho moHrato qualche fegno, col celebrare , quanto in

quella età mi fu conceffo, e' marauigltofi fatti , e le glorio untone di S. A/Iaiejìa . Gran- difima parimente e "fata , ^ e alprefente quella , eh' io porto al fuprem.o , e foprahumano ualore dt V. Catholica A/laieHà . Delia quale defiderando io darne al mondo un poco é fegno, che pafi anche à' fieri , houoluto confacrare alla eternità del fuo nome quefle mie fatiche dintorno alla Fortificai ione delle Città , anz,t dar lor mta con la uiuacttà , e perpetua chiarella di quello . E bene io hauerei potuto fare ti mede fimo, con qualche

debba effer cara. Auuenght che V. Maiefia, frale innumerabili uirtufue, che bene al pia potente "Rejcheftafra Chrifiiani , come ellaè, facconuengono , fempre grande- mente s'è dilettata di quefia Architettura militare , come di co fa , che molto s'appartie- ne alla con feruat ione de %egm , e delle prouincte . Ma^imamente per ejfere alla facra corona dt V. Matefìa fottopofli molti di quei paefi, che hoggtfono come una trincea con- tra e potenti fimi nemici del nome ChrtHtano . Per la falute de quali , infieme con quel- la di tutti e fedeli , V. Maiefia dt continuo uegghiando,ffende alcune dell'Imre del gior- no megltori nel dtfcorrere co' ualoroftfitmi Prencipi, e Signori della fua gran Corte , [opra queHa necejfaria profefiione d Architettura , e fopra'l rimanente delle co militari , per ilmezjo delle quali fi mantengono , e faccrefiono e' "Regni, e gli Impertj. Così conceda mjiro Signore IDDIO lunga mta à V-MateHa^^ algranPrencipe CA'Kf^O fuo figliuolo y come in breuejfero uedere,per tlfommo ualorfuo , fi a in grandi ftma ficu- rel^a tutta la Chrifiiamta, con marautgltofa amplif catione della Cathohcafede , e de

termini dei fuo larghi fimo Imperio . Al che per auanti non filo da' 'Rèj &' Imperatori

fuoi

(uot antccejfori, ma ancora dallo Immortai CAT{LO fuo padre con gloriof, fatti e Sfiata aperta la Hrada . La onde ti mondo tutto confejfa, che l'umuerpilfalute de' Chn fila- rli, da molti coli tn qua, eHatapoHa nelconjtglio , nell'armi, e nello ineUimabd na~ lore della potentipma Cafa d AVST1{J^; qual fempì'e ha tutte le [ueforz^e impie

xpi

(ìiì^imo CA^RJjO . V: flupore della noHra età, e dituttt e futuri Jecoli. Del quale V. Maiella con (rrandi^ima laude feguendo hJfempio,dà in un tempo 'me de fimo kfuoi re mi cagione di marauiglia,e di fanti f ima, e Catholica ulta . Dalle quai co io, oltra la na turale tnchinatione dell'animo , non leggiermente commoffo, fon sforzato ad amare , e con hu7nil diuot ione àr inerir e V. Aiaieììà . Et hauendo molto prima mandato allo lUu- (ìrif. ^ Eccel. Si^. Duca di Sejja , e miei libri degli Ingegni , e fecreti militari , come ad uno de piufedeli,^^ affèttionati Prencipi, che laferuono',acciogh hahhia ad oprare in uti- lità, e con feruat ione de fuoi regni; uengo hora di nuouo a mofrrare a V. A^laieHa la mede- fima diuotione deU animo con queflo imperfetto parto del -mio ingegno . Jl quale più a quella, che ad altroli^/ Prencipe dell'età nofira , per il fine deljoggetto s'acconi/iene , poi che il difendere la Catholicafede,el fortificare e confini della Chriflianita , e ufficio pe- culiare del gran%e C ATRO L ICO THILIPPO-, e l'edificare Otta, fi come

la quale con humil diuotione inchinandomi , prego nofiro Signore IDDIO doni per- petua felicità , e mttoria centra e nemici del nome ChriHtano .

Di Venetiat il di primo di Maggio , M. D. L X III L

Di F. Catholica Maiefà

Bumilifimo ,e diuotipmo Seruìtore^

CiroUmo Maggi dJnghiari,

f

FORTIFICATIONE

DELLE CITTA

DI M. GIROLAMO MAGGI

D'ANGHIARI, E DEL CAPITAN lACOMO FvstoCastriottodaVrbino,

LIBRO PRIMO.

Della onerine, e cagione di edificar cafe, e Cit- tà i che cofafia città, &ii fine ai queiia. Capitolo primo.

O V E N D o S I in queft'opra trattare della fortificationc Girolamo delle Città, parrnicofa conuenicnte dir prima qualche co- M^qqu fa della origine, e cagione di edificar cafe e Città , che cofa fia Città, & il fine di efTa . Prefuppofto Tempre adunque , come fi richiede, per uerifTimo, quello, che nelle facrc lette re fi legge della creatione dell'huomo , e della edificatione !l I della prima Città,dico che,fecondo i Gentili , che non heb 31 bono,ò non uolfono hauere la cognitione della uerità, i pri mi huomini, quali habitarono la terra , offefi dalla ingiuria dell'aria , per cagio- ne delle mutationi de'tempi, e moflì dalla natura, qual ci perfuade il fuggir le co fé, che ci apportano impaccio, e danno; cercarono di fchermirfi, e da quella quanto loro era conceflb, difcnderfi . Il perche alcuni fi mcffero ad habitare le grotte, & altri di legnami, faffi, & terra con roza, e fconcia opra fabricarono ha- bitationi ; non effendo in quefto molto all'hora da più de gli animali priui di ra- gione, che quafi con la medefiraa induftria fi fanno e'nidi, e couili, e fi procaccia no l'habitationi . Benché alcuni non fenza errore uogliono, che gU huomini fia TUnionetlib.j. no fiati da manco delle creature fenza ragione,dicendo che elfi impararono dal- cap.^ 6. le rondine à far le cafe di terra. Vfaronoancora difabricarcafediuimini,edile ... .

gnicauati, efimeffcro ad habitare ne gli arbori dalla uecchiezza dentro uoti, ^.y^^^ donde diffebcniffimo Virgilio, jj Gensq; uirimtruncis , & duro roborenata.

Conqucftehabitationi l'humane genti menauano lor uitaà guifa di feluaggi animali . Auuenne di poi, che da nocìue beftie moleftate , e da foperchi caldi e freddi, da piogge, e tempcftofi uenti noiate, e guaftandofi dalla humiditàla congiontione del terreno, de'legnami e delle pietre, furono sforzate à penfarc gagliardi ripari, e fchermi dureuoli . E perciò uedendo che le cofc mal congion te, e fenza fondamento ( che fenza fondamento da principio s'inalzarono le ca-

A fé)

Della Fortif. delle Città

fc) non potcìiano lungamente durare, fabricarono con miglior arte di legnami, terra, e pietre ben congiunte, i fondamenti, e fopra di quelli inalzarono le mura, &co(ì uéneropiù fidatamente à far l'opere. Dopo coperte le fommità delle mura •non più triangolari, che quadrangolari, moltilatere,ò tonde, ma come ueniua Jor bene, con fiondi d'arbori, legnami, e laftre,& per granfpatio di tempoue- tifUnp.y-àtllib. fìendolì di pelli d'animali , & parte nude, dimorarono quà,e difpcrfc per mon 3. ddlc Mijulla- ^j^ ^^ campagne allhora fcluofc Indi à poco à poco crefcendo il numero delle gen **"* ti,& non poflcndo capire tutti e'figliuoli, e defcendenti d'uno in una fola cafa,ne

furono col medefimo ordine fatte altre d'attorno,di maniera che in molti luoghi ucnncro à fare quelle che hoggi chiamiamo uille, e contadi . Ma perche, come dice Arinotele, l'huomo e per natura animale facile,c nato allo accÓpagnarfi con gli altri huomini (come ancora fi uedeefTer coftume d'alcuni animali priui di ragione) molte adunationi d'huomini cominciarono ad habitare inficine: tra* quali rcgnaua colui, che fi uedeua,e prouaua fra gli altri più di forzc,di giuftitia, ^rifl.nel libro t. e di configlio eccellente . Donde non lenza ragione Arillotclc, Cicerone, Sallu- duìld poln.ciaio- dio, & altri hanno detto, che i primi huomini furono retti e gouernati da' Rè. Ef- tioìdlib.3. delie fendo di poi gli huomini dalle crudelilfime beftie molcftati,& dalla malignità d' f-': altri huomini.cheperuarncafis erano da loro diuifi,aUahti pelarono di tare una

ditela commune; & cosi circondarono le priuute habitationi d un cotinuo muro. ficnellib. i. della Cicerone, e Virgilio uogliono,chc la eloquenza, & il dolce parlare di chi in que* Inucntione. tempi era più eccellente, fufie cagione di fare adunargli huomini in una ragio-

Virdio,netmftfo neuol compagnia; donde fi (qcq la Città. Le quai cofe non piacciono à Lattanti© ^a'tànr^'n ll'b ^^^'^"'^''^"0 Arinotele al propofito noftro parlò in quello fentimento. Perche (di- é.ejpio. * ceegli)noiucdiamo, ogni Cittàeflere unacertacompagnia,&ogni compagnia

U,iH.)idlib.u eflcre fiata fatta per cagione di qualche bene (imperò che ognihuomofa tutte ddluTolit. le cofe per cagione di quello, che par buono) è manifcfto, che tutti confiderano

qualche bene, e grandiflìmaraente quella, che di tutte le cofe e principalilfima,e tutte l'altre abbraccia . Quella è quella, che fi chiama Città, e ciuile compagnia, (api che cofa fia. Adunque la cafa è una compagnia d'ogni di,conllituita e fatta fecondo la natura. Ma quella prima compagnia, la quale è fatta di più cafe per cagione d'utilità non d'ogni giorno, è il Vicinato. E grandiilìmamente fecondo la natura pare che! Vicinato fia uno accrefcimento di cafe di coloro,quali diciamo infiemc elTc LeCittà da brinci ^'^ ^ccrcfciuti & cfTer figliuoli de'figliuoli . Laonde primieramente le Città erano CIO erano [otto t fotto iRc, & hoggi anche le nationi ; impcroche fono crefciute di coloro, che era J^. nofòttoilregno. Elaprimaadunationc( perdiuidere,fi cornee neceifario , le

cofe compoftc fino alle femplici ) fu quella dcli'huomo, & della donna per con- fcruationcdcl genere humano, donde fu la cafa. Dipoi fùl'altra adunationedi ferui, e miniflri di cafii per utile della prima compagni a . Di poi crclcendo, &aii nientandofi la generatione, fi i'ecc la Villa, o'I Vicinato, che è di più cafe . All'ul- timo per conferuarfi più utilmente in tutti c'bifogni, e contra le llraniere ingiu- rie, fi fece la Città, quale è di più famiglic,«& adunationi di cafe. Il medefimo Ari 'ìleUiLìJella flotelein un'altro luogo parlò cofi, Ma quella compagnia, che fi fàdi più uicina- :f>elnica, j.-^ ^ j^ Città, la quale ha la ulta di tutta fufficicnza, fatta pcrcagione di uiucre,ha

uendo reflcrc per cagione di uiuer bene. Per la qua! colà ogni Città è per natura j auuenghi che per natura fono le prime compagnie,perche quella compagnia è il fine di quelle per natura,(5<: il fine e per natura . Per quelle cofe adunque li dimo- erà, che la Città è nel numero di quelle cole, che fono per natura, e che l'huomo per natura e animai ciuile ..E certamente fecondo la natura in prima è la Citta che la cafa, e che ciafcheduno dinoi, conciofia cofa che e neceifario che'l tutto ila prima che non è la partejperche ciafcheduno fcparato,c da per flelfo noa r^llib.iJtlìn p lultìcicncCj è come l'altre parti inucrfo il tutto . Altroue il fu detto Philofopho i-'ututcu. + parlò

Libro Primo. 2

parlò In qucftofentimcnto ^ Adunque il fine della Città e il uiuer bene, eia Cit- à'è una compagnia di gencrationi, e di Vicinati di uita perfetta, e da fufficien- te, cioè (come dicemmo) uiucrbcne, ebcatamente. Adunque fi ha da dire, che ciuil compagnia è per cagione di ben fare, e non per uiuere inficme . In un'al- tro luogo l'iftcffo Arinotele parlò in qucfto tenorc,La Cittàè una moltitudine di 7v(t/ lib.uddla cafe,abbondantedi terreno, e di danari quanto bafta per uiuer bene.Queftoè E-comm. quanto dice Arinotele à propofito noftro, dal quale non ho tolto tuttek parole continuate, ma folo quelle,che mi parcuano degne d'effer poftc in qucfto luogo, e ciò ho fatto imitando Calliftrato noftro Giureconfulto, qual fece il fomiglian- teadducendo certe parole di Platone, come fi uedene* Digefti, & èftatoauuer- J^' Divedi fxto il titodalloAlciato. Platone, qual meritamente fii chiamato diuino, tiene chela titolo DeTsiudiìis. prima ragione, che fpinfc gli huomini al farcle Città, fuffe ilbifogno humano. L^kiatoiitUiu. Laonde ne'fuoi fcritti lafciò il fentimento fottopofto, FalTi adunque la Città (co- X^ntlonL me io mi (limo) perche ncffuno di noi da fteflb èfufficicnteà mcdefimo, viatorie ndlib.i. ma hàbifogno di molti : e non fu altro il principio di fare le Città . auuenghi che dcllaF{ep, gli huomini cofi uno con l'altro fi riceuono,& uno per uno ufo pigliano,& l'altro per un'altro : perche in molte cofe hanno di bifogno,& cofi anche adunano mol- ti in una habitatione communicatori, & aitatori : la quale adunatione noi chia- miamo Città . fin qui Platone . La feconda cagione appreffo il medefimo, del fa- re le Città,fù la difcfa, e faluezza cótta le beftie, che nuocono à rhuomo,acciochc congregate molte genti infieme, ecintcdi muraglie, facilmente poteffero difen- der fé fteife, non eifendo prima quando erano qua, e la difperfe,atte à far quefto. 11 fentimento delle parole di Platone e il fottofcritto, Gli huomini da principio "Platone ndvrota. ftando così, andauano, & habitauano qua e la ; impero che non haueuano anco- ^°^'^' ra fabricato le Città •■, e perciò erano per tutto sbranati dalle fiere, per effere egli- no i più deboli . Imperoche la facoltà dell'arti era fulficicnte al procacciar da uL- nere, ma non già à combattere contra le feroci beftie : perche erano fenza cogni- tionciuile, di cui una parte è l'arte militare. Adunque per fortificarfi contra quel .

la rouina, fi raunarono nelle fabricate Città . fin qui Platone.Meletio Greco Phi- ^«rt/o nelUb.dél lofopho, eChriftianodiceil medefimo,chehannofcritto queftiduegrandifTìmi ^"^'*^'* '^ huomini, quali in tal cofa fono affai da cordo , percioche efll conuengono nella origine della Città; donde fi come appreffo Platone la Città è una adunationd' huomini, nella quale le perfone una con rakra.s'aiutano,& in tal maniera difcac- ciano il bifogno, e uiuono bene,e fufficientemente ; così anche appreflo Ariftotc- le, la medefima Città e una communità fatta di molti Vicinati, compi'ta & ordi- nata per uiuere àfutfìcicntia, e bene. Solo fi deue auuertirc d'intorno alle cofe predette, che pare, che la Città fi pigli in due modi ; cioè in uno per la moltitudi- ne degli edifitij infieme uniti : in l'altro per huomini infieme raunati, che un l'al- tro s'aiutino con ordine in uno fteflb luogo . Nondimeno ogniun sa , che gli edi- fitij non fi fanno fenza gli huomini, & fi fanno accio fiano da gli huomini habita- ti i e gli huomini infieme raunati, quando fiano fenza edifitij, non pofTono uiuer bene, &àfufficienza. E quando noi diciamo Città, non intendiamo congrega- tion d'huomini, che non habbia à ftar congiunta con edifitij & habitationi , ben- ché fia coflume de'Tartari, come teftifica Hippocrate & altri hanno fcritto, di an- Hippocratendlib. dar qua è la per i paefi con le mogli,e figliuoli, e con tutto fhauer loro,habitando f '^"^J"' '^'^^"'^ * " in certi piccioli alberghi, che portano fopra a carri, donde le loro Città erano e gerofo'chal.nd fono mobili .-e benché Themiftocle, come racconta Plutarco, abbandonata li uh.^. Città d'Athene, & ridottofi con tutti gli Atheniefi fopra l'armata, ad uno, qual di Tlutiuo nella ui- ceua, che egli era priuato della Città, rifpondeffe così, Le dugento Galee cifo- tadiThemin.

no.per una Città de'Grecigrandilfima, perche horafono alladifefa dichiuuole .. ,^„ ^ .. 1 ri 1- 1 ^^- ,■ 1 1, I . . ,„ . Cu. nel forno dt-

ritener la lalute.ueggo nondimeno che Cicerone dicCjChe 1 adunationi dhuomi Scipione.

A a ni

Della fortif. delle Città

CiuJlìoTìtì 2lb^ »,

cap.i.

Gelliondlib.i9. cap. 7. per autorità di yenio Flocco.

Bart.mLsihieres. ^.yicis.^.ieleg.u ì.lSn-^-deColleg. HÌÌC.& in Extra,-;. i^ui fmt rebel. in uti. Lombardia. Bd. inJ.ex hoc iu- re. ff.di'Iujì. et iu, Clo.inc.pri-inuer. Ciuitatibus.delur. iur. in 6 , Innoc. in e. Cùm ab ecclefu- riim.cxtradcofìic. ord.Uf.indJ.Sihx res.Io.^nd.inc.Si ciujtas.dcSent.ex. in é.sAlciaX. in. $. yrbs.l. TupiUus. f.deyerb.ftgn. Luiio neUaDeca 4, dellib-j^

CtROLAMO Ai A G 0 1.

yarroneneUa Tre fationedeLU.i.de B^e rujiica. Tlinjiellib.j.

Moisènelcap.^. del Cemft. Ciojiphonellib.l. delie ùntic.Giud. Ciouanni .Aìinio Com.delBerofo. Dionigi Halic.nel lib.i.

Serofontilib.^.

Moiiènelcap.jt.

dclCiìicji.

Ciofephondlib.i. detleantic.

■ni da ragion ciuileaccompagnati, fi chiamano CitràJaqual upinionc fuantici- mcntcdcl fu detto Thcmiftocle,qua!efeccndo che tcftiiìca Giuftino àbbrcuia- torcdiTrogoPompco,neI pcrfuadcrcàTuoi ci ttadini,che;abbandona(reroAthc- ne, dilTc^che le mura non erano la Città, ma e' cittadini . Pure io trouo <che Quin- tiliano,d: altri hanno prefo la uoce Città per gli cdifitij ; & è cofa chiara chela me dcfìmauocc lignifica il luogo con gli edifitij,ccinto di muraglia, la ragione di tutti,c la moltitudine de gli huomini congiunta in fieme con ragione. Ma lafcian do in dietro altre core,ch'io potrei addurre di quefta materia, cioè, che communc mente hoggi fi chiamano Città e'iuoghi, che hanno il VefcouadoC nondimeno tale ufanza non è appreflb e' Germani & i Sarmati , come fanno fede Giouan'an- drca,c l'Alciato) e di piu,che fecondo alcuni Canonifti,e Legifti, Città fi chiama- no e'iuoghi cinti di muraglia, e quali per autorità de gli antichi , ò in lettere, e re- fcritti dello Imperatore, faranno flati nominati Città ; dico che lafciando da par- te qucQc e fimili altre cofe,uoglio che pigliamo la uoce Città per gli cdifitij cinti, ò ancora da cingerfi di muraglia,dentro à'quali no poffono uiuere i cittadini bene e ficuramente , non ui s'aggiugnerà la fortificatione ; però il luogo non farà forte da fefteffo e per natura, come Venctia ancor che non habbia intorno mura , e come è quafi d'ogni intorno San Leo di Monrcfeltro, l'una Città per cflcre in ac- qua, e l'altra per cfìere fopra un faffo, e fccglio cinto di balze, e ruine; e come era in buona parte Lacedemone, donde ageuolmcnte potèmantenerfi gran tempo permezodclualorc de' difcnforificura, ancor che non per tutto (come alcuni fi penfano) ma in molti luoghi man caffè di muraglie^ cioè ( come dice Liuio) douc il luogo era più alto, e difficile ad cntrarui .

Della prima Città che fu fatta, e delfito,

e luogo della Città. Cap. ij.

AVENDO la diuìna natura ( come lafciòfcritto Marco Varronc) dato àgli huomini le campr.gne, l'arte humnna edificò le Città. Apprefib de'gcntili è certo chi fufie il primo, che edificaffj Cit ; imperoche Plinio dice chc'l primo, che fece la Città,fj Cccro- pe, quale, fecondo Giufl:ino& altri , fuinanzi a tempi di Deuca- lione (& qucfla Città da Cccrope edificata, fu poi la rocca d'Athc ne) & altri uogliono che Argo fu (Te prima edificata, alcuni dicono Sicione, 5c gli Egittij Diofpoli . Ma fecondo la uerità delle facre lettere. Caino figliuolo d'Ada- mo fu il primo, che fabri caffè la Città, e quefta fìi (fecondo che uogliono alcuni) nel monte Libano, di cui ancora fi ueggono le ruine,dctte hoggi da gli habitato- ri , la Città di Caino . Gli altri, che uennero dopo, edificarono le Cittàin luoghi forti, quali hauelfero d'intorno tcrreni,che coltiuati poteffcro nutrire gli habita- tori i e le faccuano non grandi, ma picciole,comc teflifica Dionigi Halicarnafleo; &chc perciò tutte l'antichiffime Città di Tofcana erano picciole. Babilonia an- cora edificata da Gioue Belo, fu (fecondo che lafciò fcritto il Berofo Chaldeo,piu torto caftello, che Città ;qual di poi di picciola qualellaera,fu fatta grande da Scmirami : la onde fi può dire, che effa più preflo la cdificaflc, che l'amphaffe . Hannofcritto alcuni, che dopo il Diluuio, gli huomini per timor dell'acque co- minciarono àritirarfi in luoghi alti , e quiui fabricarono le Città . Ma il tcflimo- nio di Moisè ci dimoftra tal cofa effer falfa, dicendo egli, che dopo il Diluuio gli huomini uencndo dall' Oriente, trouarono un piano nella ragione Sinear,cui habitarono, e dipoi cominciarono ad edificarui la Città e la torre Babcl,e qucfto àperfuafioncdiNimrodjdondeda luihebbeilnome. Sidebbe credere chein

quc"

Libro Primo. 3

quc'tcmpiantlchiauucniflenelfabricarc le Città, quello chefiuedeinterucnire nell'altre cofc, che dall'arte humana fi fanno. Percioche gli huomini fanno un trouato , e riufcendo quello olla pruoua per qualche accidente in parte danncfo , ò fconcio, cìTi lo rimutano, e fcmpre aggiugnendo rimedi], lo fanno al fine pcrfet- to,acquiftandofi la perfettionc per longo ulb,et in molto tempo.Furono adunque l'antiche Città da principio fatte in que'luoghi, ne'quali fi trouauano con l'habi- tationi i rozi huomini . Dopo foprauenendo ringiuria,e l'airalto de gU altri huo- mini, che facilmente le debellauano , fi cominciò à penfare che era il megho à ri- tirarfi al uaniaggio del fito, e ne'luoghi alti, à'quali difficilmente,& àgran difuan taggio potefTeauuicinarfi il nemico, &auuicinandofi,ne potefle di leggiero effe- re fpir.to in dietro , Di qui è , che la maggior parte delle antiche Città , caftella e rocche fi uedeeflferftata fatta ne'colli, e monti, ancor che in quelli fi patilfe gran ^ ,^„ p j, careitia d'<trqua ; donde leggiamo nelle facre lettere, molte Città,c caftella eflerfi ^^.^ s^^nuéhld ferui te dell'acque, che erano di fuori .Homero ancora padre della anrichità, par <.^p .^. inGwdena landò delle figliuole d' Antifato Leftngonc,e d'Irhaca,dimoftra il medefimoi& liò ndcrj.y.SanGio. ciò notato ancora apprcflb altri" fcrittori,quaU per breuitàlafcio indietro. Que- ndcap.^. (te tali Città, terre, e rocche fi feruiuano delle citerne, & anche dell'acque uicine, ""^'^^^/it'/J- che erano fuori delle mura; come fi ucdc per quello, chefcriuc Aulo Hircio,ò pu- jiaHiidolidltb. re Oppio, parlando di Vlll-iloduno porta in monte ; e per quelIo,che fi legge in Sa g-ddU guerra Fra mueiiodella Città dell'acque uicinaàRaab Città, che non era altro (comeiomi tefe. (limo) cheunfortc fatto d'intornoàqualcheacqua,della quale fiferuiua Raab: J^dlib.z.cap.ii. qualfortificationein firaili luos-hi è chiamata da Vegerio Borgo. Et quando era <iiScmzcUj. timore d afredio,aH hora ogn i huomo fi forniua d acqua,come fi uede perle paro- ^^,.^^_ ìedelProphetaNahum,qual dicc,Auingi e porca dell'acqua perl'affcdioi fortifi- '^a^'r.r.r.d ctf. ca,crc.D<fpo lungo tempo crefccndo la moltitudmede'cittadini,quali commoda ultimo. mente nonporeuano iUre in luoghi alti, che non fogliono haucr troppo larghi fi- li, e confidatifi neirarte,e nelle forze,di nuouo ritornarono al piano,come fi uedc clTerauuenuto à molte Città non folo in Italia,màanche in altre parti del mondo. Alcune Città nondimeno rimafero nc'monti^e luoghi rileuatij& à moke s'aggiun il piano,

QvANTO s'appartiene alla bontà ò iriftltla dell'aria, gli anrichi da principio in ciò non pofer molta cura; ma di poi uedendofi mancar le perfonc per continue malade, fi abbandonauano i luoghi,ò trasleriuanfi le terre,e Città in parti me^Jo ri,ò fi rimediauaal danno il meglio chefi poteua. Racconta Plutarco, che fi dice- -x'H^^rdltb.id chela Tua patriaCherone, era già ftaiain tal luogo edificata,ch'ella risguarda- ìaCunofità, inuerfo il Ponente, e da Parnafo pigliaua il Sole, che ne all'Occafo : e che di poi da Cherone fu quafi trapiantata,e riuolta all'Orienie. Di più, cheEmpedo le Fhifico chiufe la profonda apertura fra le ripe d 'un monte, donde sboccala la cagione delle infermità, uenendo da tal lato il fiato peftifero del uento Ofìro ne' campi uicini, perii qual fatto parue, che egli difcaccialfc la pefte di talluogo. Platone douetrattadcllaedificationedella Città, non prouedcalla fanità dell'a- Tlamer.dDial.^ ria, auuenghi che (fecondo the diceMarfilio Ficino) uoleuaeflermedico dell'ani àdcu^gi' mo & no del corpo,ficome fece ancora quando elelfe il fito per l'Academia, facen ^^^^ -platonico in dola in luogo di cattiua aria, per hauer egli ( come alcuni dicono) rifpetto folo al- fj;sopk}\& Hgra la commodità deiranimo,e della mente.Truouo nondimeno che'l medefimo Pia B^ftUo nel'op^-a tone uuolc , che la Città fi faccia in luoghi alti acciò fia più forte, e più monda ; & intnchs.^^DdJeg- ogniunsàchelamonditia della Città, gioua grandemente à mantenir fani gh ^ere j Bìì tff Cen habitatori, & i luoghi alti fono più fani che i baffi .- ilche udendo fignificare i Gre p/.^'^^,.^.^ ne Tra- ci ^edìficaiuznoittmpì] ad Efculapio Dio della medicina e fanità, ne'luoghi alti, j^^^l^-^ Ancora il medefimo Platone dice, che la Città fi debbe fare, quanto fia polfibile, •^^bt.r.dDiaL.yet nel mczo del pacfc, in luogo che habbiaia commodità, e gli agi, che s'appart?n- ^JdUk^i. ■-> 1 gong

Della Fortif. delle Ckù

gonoaJ una Città, uuole nondimeno ch'ella fia lontana da'mari,e da'porti in luogo non tr ppo abb6dantc,acciò gli animi per lo ciTcrcitare la mcrcatia & i traf ... , , fichi, cioè nci^otij di guadagni, non uenghinoàdiucntar poco gcneroH; tenendo cìiiflo. ^ in un'altro luogo, che la Città fi confcrua e fa gran cofc, non con le ricchcize,mà

j^d Dialogo 6Àel con la uirtu.Altroue nópiglia molta cura delle muraglie della Città, dicédo,che{i UUggi- cura poco ch'cll'habbia intorno le mura , e perciò uolentieri accófenteà gli Spar-

tani, che haueuano la Citta fcnza muraglia . benché ( come habbiamo auuertito di fopra) la cola non ftiacome il uolgo d penfa. 'MrlUb.yJtUa Aristotele, che fu più accorto e di miglior giuditio in quefta &inmolt*

'^*^'^- altre cofe, dice chela Città fi debbc fare in un paefe,chc fia di tal ibrma(fecondo

coloro, che fono pratichi nel mefticro dell'armi, à'quali egli uuole che fi preftiin ciò fede) che non permetta ch'ella fia facilmentcafì^iltata, e dia commoditàà' cittadini di potere ageuolmcntc ufcirc fopra le cofe altrui. Di più che'l paefe deb be cfler bafieuole, e produrre abbondantemente tutte le cofe, fi che di nulla hab bia Lifogno ; e tanto, che pofl^a nutrire gli habitatoriotiofi, che uiuino iniìemc liberalmente, e con temperanza . Appreffo uuole, che quando occorrira, fi po(fa facilmente conofccrla moltitudine de gli huomini della Città, e che'l pacle fia fottopofto all'occhio, cioè che fcnza difficoltà fi ponaconofcere,&agcuolmentc foccorrcre.Inoltre,che'lfito della Città, acciò fia commodo, fa meftieroche fia in terra & in mare,à fine che da i'uno,e l'altro lato fi pofia hauerc il uitto à fufficié- za , e la difcfa . E che quanto al fito fi debbe haucr riguardo alla fanità, e perciò TJel 7 dcllaTolit. bifogna uoltare la Citta all'Oriente, .?c à que'uenti, che indi fo ni ano, perche ap- (ap.ii. portano fanità: e che quella, che uolteràle fpalle alla Tramontana, farà meglio-

re d'inuerno. Vuole ancora Ariftotele che la Città fi faccia in'tal luogo, ch'ella ab bondi di fìagni(5c acque naturali, e quando tali commodità manchino, che fi fac cinocirernc, e grandi adunationi d'acque piouanc, fi che peri tempi d'affedio nonne polfa mancare. Scriue Giulio Cefarcche i Germani cercauano d'hauer d'attorno ampie folitudini , e deferti terreni , guadando il paefe inucrfo i confini, pcrafficurarfi in tal maniera contrale correrie de'ncmici.H certamente s'è uedu- to appreffo gli antichi, l'afprezza, e ftcrilità de'pacfi hauer grandemente giouato àgli habitatorijperciochcfi legge, Seftori Re d'Egitto non hauer condotto l'ef- fercito fopra l'Ethiopia per cagione della careftia del grano> e dell'afprezza di co tal paefe; e gli Arabi perche fopportano mancamento di frutti,& acqua, eflcre fta Liuh nellaDecai. ti fecuri. Lafciò fcritto Tito Liuio che fi diccua,il contrario per contraria cagione delib. 5. Tlutarco effere auuenuto à ritalia,al quale acconfentono Plutarco e Plinio.Donde Yalen- incamit. Tlin. mi tiniano, e Gratiano Imperadoii fecero una legge, che neffuno potefle portare à* lib. ìì.cap. I. Barbariuino, olio, ò liquame, non folo per ufo di detti Barbari, mane ajiche per t'ori nondtbeatit'. ^^^^'^ ''^ro folo à guftarc.Vitruuio uuol fimilmente che'l fito della Città fia in luo l'^lciatonellibcf. go di buona aria, cioè folleuato, e che manchi di nebbie e brine,&: che risguardi dclieDiJp. cap.ii. alle regioni temperate del cielo, e che non habbia paludi. Non giudica cofa utile che la Città fia uolta à Ponente ò à mezo giorno, clfendo quella uicina al mare . Gli piace ch'ella risguardi à Tramontana . E che pur noi uorremo edificare la Città fopra qualche palude uicina al mare, fa mcftiero che quella fia uolta àTra- montana,òallapartedclcielo, che è fra Tramontana e Leuante, e chela palude fia più alta che non è il lido del mare, acciò quando il mare per fortuna gonfia, ui entri l'acqua falfa, & fi commoua la dolce, e così fi uieti che non ui fi generino, e non ci uiuino animali paluftri, che fogliono effer nociui infettando co'fiati l'a- ria . E che tai luoghi fiano fani, allega per teftimonio le paludi intorno ad Aiti- no, à Rauenna, ad Aquilegia, & altre terre, & à Salapia uecchia in Puglia, quale già fu da Marco Oflilio trasferita quattro miglia lontano dal luogQ dou'ell'era pri StrabonenelUb.^, ma, & aperto il lago ucrfo la marina, dipcftilentc dipenne fanji .Straboae anco- rai

Libro Primo, 4

fa lafciò fcritto il medefimo , cioè che per cagione dell'acqua marina , qual entra Taludiinchem^- nelle paludi,e dell'acqua de'lìumi, che nelle medefime sboccano, fi medica il tri- p^onfumdamo fio odore delle tangofe,e peftiicnti acque, e la città diuien Tana, il che è cofa'mara uigliofa-.comeancoraauuienein Aleflandria d'Egitto,doue il uitio dell'aere della palude, è difcacciato l'eftate dallo accrefcimento del fiume. Il medefimoVitruuio ha riguardo non folo alla fiinità della Città, ma ancora al uiuere ; perciò gli piace, che'lìiiogo fia abbódante di frutti da nutrire la Città,e che habbia i prouedimcti delle uits ò le comodità dc'fiumi ò del mare per cagione de'traffichi, fcguendo in queftOjCome fi uede, il parere d'Ariftorele. Donde à ragione AlefTandro Magno, come racconta il fu detto Vitruuio, difprezzò il parere di Dinocrate Macedone vitruuìonel-frot- Architctto, qual lo configliaua,ch'ei fabricafTc nel monte Atos di Thracia,hoggi mioddlib. i. chiamato Monte finto, una Città, qual (aria ftata belliiTima,e d'eterno ricordo al nome fuo ; e ciò non per altra cagione non perche intefe, che'l luogo non haue intorno terreno da poter nutrire gU habitatori, allegando quefta ragione, che fi come il fanciullo poi che è nato,fc non ha il latte della nutrice^non può uiuere, ne crcfccre,cofianchela Città fenza campi abhondeuoli di frutti, e nutrimenti. Della qual cofa diuerfamente parlano Plutarco,c Strabone, cioè quanto s'appar- "^/"y^- «J'w«'''« tiene al!a rifpofta d'Ale{landro,& a tal nome dello Architetto.Beche noi uediamo ^^^^.^J' ^^n^f^ym. molte Città mantencrfi in luoghi afpriffimi.e che al tutto niente producono^eifen nj^euirtùddme- do aiutate folamente dalla nauisatione, quali non hauerannoil prefidio di dcfmo. Strabone grcfia armata, facilmente per lungo aifedio uanno à pericolo di perderfi.Piaceua ndlib. \4> à gh Egitti] la Città, che fuffe in talluogo pofta,che da un Iato haueffe il mare, da ^j^^^-^-^^ mlVri l'altro Ti deferto, dalla deftra erti monti,& dalla fineftra larghe paludi.ScriueThu l"" cididc, che gli antichi fi pofero a tabricar Citta alquanto lontano dal mare, non per altro, che per timore de'Corftri; ma che di poi fatti forti d'armate nauah, fi auuicinarono à'iiti. A' molti piace che fi debbin fare le Città fopra'fiumi, e ciò per commodità dell'acc|ue . Ma noi uediamo che bene ifpelTole commodità fon ritor nate in danno, come per elfempio di Roma, e di Fiorenza ultimamente s'è pro- iiato ; hauendo quefte fopportato danni grandiffimi dalle inondationi l'una dall' Arno, el'alrra dal Teucre . Di più,alcunc Città,per il mezo delle quaU paflTano fiu mi, fono fiate prefe per il letto di quelli, deriuatcfacque in altra parte, come jnteruenneàBabilonia,del che non folo gli hiftorici,Frontino& altri ne fan fede, .

ma ancora le lacre lettere, come leggendo Gieremia il può uedere. ht non lolo '

ftanno fottopofte à quefto pericolo le Città, che fono fopra'fiumi,per fimil cagio- ne, ma ancora per poterle inondare il nemico quando le fìrigne d'affedio, col chiudere il fiume dalla parte di fotto, e far in tal maniera rouinar gli edifitij, gua- flar le uittuagUe, e con nauili, zatte, & altre firaili machine auuicinarfi alla mura- gha,ò ancora paffardrento. Racconta Senophonte, che eficndo Agefilaoàcam SenophonteneUib. pc aMàtinea Città, per mezo della quale paffaua un fiume, la fece tutta inondare ^'àdlecofcdc Gre- col modo predetto , & à quella apportò grandiffimo impaccio , e danno , Donde (dice egli) le cofe , che in tal maniera d'intorno à Mantinea fucceffero , fecero gli huomini più prudenti & auuertiti, che non faceffero che per le Città corrilTero e' £umi. S'aggiugne à quefto un'altro danno, che è contra la fanità de'corpi, mailì- mamente quando le ripe faranno alte,come hanno detto Vitruuio & altri . impe- roche non ui percotendo il Sole co'raggi dentro così prefto , n'efce crudo uapore, :ruda nebbia, & aria, che offende gli habitatori, Ariftotele ancora lafciò fcritto, ^rìfl.nd proble- chela mattina de'fìumi efce un'aura fredda, il che non interuien già nel mare,del mai6. della dm- che egli ne rende la ragione, qual non occorre in queflo luogo fcriuere . Le ualli fione zj. per fiti daCittà,fono (late al tutto da huomini intendenti fuggite,per cagione del la groffa aria, delle nebbie, e de'gran caldi, che in quelle fi ridringono . I monti troppo alti, fon dannati per cagione de' fouerchi freddi, e del danno, che dalla

troppo

Della Fortif. delle Citta

troppo fottilc acre e crudo, e dalle gran mutationi con nocumcto,ln quelli (legno no contru e' corpi humani, oltra che tai luoghi hanno fbmprc mancamento d'ac- que. Sono ftari fchiuatiancora quc luoghi, che fono à piedi d'altifllmemótagnc, & altri diuerfi liti, de'quali non fa meftiero in quefto luogo parlare , auucghi che, à'di noflri non s'ufa più edificar di nuouo Città ( eccettuando l'ifole & e'pacfi del Mondo nuoiio) ne andare con colonie ad habitarein paefi ftranicri, màè aliai s' altrui fortifica e difende dentro alle Città uecchie. Però lafcio indietro molte cofe, ch'io potrei addurre di quefta materia, malfimamente d'intorno àl'acre fccó Calerò nd Uh. i. do gli ferirti di Galeno, Auicenna, & altri; e come, fecondo il parere di Giulio ddnununir b fx yArmìco & altri della fua profcflìone, gli infuiffi di diuerfe ftclle caufmo in diucrfi "^uic.ndlaFen.z. '"og'"'^'^ paefi del mondo diucrfi coftumi i od ilfimile auuenga, fecondo Hippo- dcllibi.Dottr.ì. crate, Platone,Ariftotele, Cicerone, Polibio, Plinio, Galeno, & alcuni altri, per ca j.s.eiMi. cagione di diuerfiafpctti di ciclo, e diuerfa forte d'aere de'luoghi,douehabitia- "!jr«qn"'i iÙojm'"' mo : le quai cofe diligentemente s'haueriano à confiderare , quando occorrine d' r^^Tcm.lncu'b'ri'ìu h^ucrc ad eleggere un bonilfmio fito per fibricarui la Città, auucnghi che (fé noi u^i '}n\ltJrdX "°" uogliamo credere à coloro,che hanno fcritto della forza de gli influffi celefti) Poiic. C.C. nel Uh .. fi ucgga chc l'acrc ha grandiflìma forza in noi, perche di quello ci nutriamo conti brodci F4to,& ncii. nuamente,clIenao uoi di quello compolti come de sii altri elementi ; perche, co-

dclli Diuinat. Polibio J' j A n 1 i r r i \. ,../-/- « »»■

odili. 4.P1.U iib.i. me dice' AriItotele,tutteIe coleiono nutrite da queIlo,di che fon fatte. &Hippo

d^Mu'^a'n^Tdenl'lnr- cratc c Ciccronc ( pcmon adduiTC hora l'autorità d'altri) apertamente teftihca-

nd hb;\''àr'Tcmp«;. no '^he noi ci pafciamo anche d'aerci e fapiamo che le qualità de'nutriraenti fono

n.tn.i.ft nel libro imi- jj dq^ pjcciol momcnto nc'corpi .

tpaco, Chc 1 COKumi ' f

dcir.nimo.f,cguono u LASCIANDO adunque da parte quefre cofe, e parlando folo di quel-

complcljiun del corpo. i|,v.. .. ' ' 1 '1 1

^arifì.ndli.i.dd lo, chedi maggiore importanza, e s'appartiene alla fortezza della Città, dico, UGen.etcoKcap. che quando mai s'hauefle à far di nuouo qualche Città, fi doueria confide - S.Hippoc.ndlib. rare s'ella debb'eflfer Metropoli, e principal d'uno flato, e Regno, ò nò. E s'el- fibi.l'lUnat 7t' ^^ ^ouerà effer Città Regale, Ducale, ò Metropoli , mi piacerla ch'ella (fe- Dei.' ' condoli parere di Platone) fuflcnelmczodel paefe,eche perii manco hauef-

fe d'intorno tre altre Città. Il che recheria grandiffima utilità, perche uenen- dole à dofib quanto fi uoglia grande sforzo di'gentc nemica, ella non potria mai Thucid.ndlib.'ì. effer colta fprouifla. Scriue Thucidide,che uenendol'effercito della Morea à' danni d'Athene,prima che cntraffe nello Atheniefe,trouò una Città murata & af- fai forte, detta E noe,dclla quale gli Atheniefi fi feruiuano come d'una fortezza in c^fo che fuffe uenuta fopra di loro laguerra.alla quale il detto effercito apprefen- le machine da efpugnare,& dette l'affalto, e non la potò conquiftare;e che in quel mentre gli Atheniefi hebbero commoditàdi portar dentro alla Città ogni ccfa, di maniera che per cagione di Enoc non furono colti fprouifti. Lo lUuftr.Sig. Piero de' Medici ancora con l'aiuto di Papa Aleflandro, cercando di rientrare in Fiorenza, accompagnato dal ualore del S. Vitellozzo Vitelli, e d'altri fignori, e ca pitani ualentillìmi, con buon numero di foldati, e gran copia di munitioni, fu tan to ritenuto dalla efpugnatione del Borgo Sanfepolcro, e d'Anghiari mia patria, ^nghiari battuto qual prefeà patti , hauendo prima fatto una giù fta batteria, che i Fiorentini heb- iUd'iciT^ ber tempo di prouederfi, donde effendo dopo fotto Arezzo, fu coftretto per la fo

pragiunta de'nemici di lui più potenti, ritirarfi, e sbandare. Potrei addurre altri cflcmpij, ch'io per breuitàlafciò da parte, per i quali come perquefti,fi uederia chiaramente, che è cofa utile alle Città principali, hauer dattorno luoghi forti, che ritenghino e'nemici fino à tanto,che quelle fi polTino proucdere di quanto fa loro di bifogno, al che non fi ha mai il tempo fi lungo, che non riefca fcarfo, come fi uide che fucceffe àFiorentini,quah fapendo gran tempo innanzi la certezza del futuro affedio, non fi poterono tanto prouedere, chc loro baftaffe. Benché alcuni cercando di pigliar Città principali, s'habbiano con felice fuccelTo lafciato indie- tro

Libro Primo; S

tro Città nemichc,e fiano andati alla difilata ad affalir quella , che più Jefidcraiut no. Ma da un folo eflcmpio, e fuccclfo, non fi dcue argomentare, mafTimamente quando gagliarde ragioni fono perla parte contraria.

Advn ct.VE farà cofautililiìma, che la Città principale fia in mezo dello fta- LaCittàprincipa- to, perciochc il nemico, che le uorrà ucnir fopra, hauerà flitica, prima che (e l'au - lefiain mf^oddlo uicini, di Icuarfidauanti tutti gli impedimenti de l'altre Città e fortezze, ch'egli fl'ito. troucrà perla ftrada, ò à quella uicini, per non fi lafciar dietro alle fpalle il nemico , qualuieti, che di fuori non gli uenghino di continuo le uittuaglie. Seperò non uorrà hauerfpefa e hriga di tenere un'altro eflercito, che Tempre facciala fcorta a uiuandieri per tutti e'iuoghipcricolofi, quale inconueniente quanto fia grande, io può giudicare ogni huomo, che non fia priuo di giuditio . Ne feguirà ancora al la Città principale un'altra utilità, quando fi faccia in mezo di pii^i Città; cioè eh' ella non potrà mai eflere afiediata, ò s'ella pur farà cinta d'alledio, il nemico non ui potrà mai ftar quieto, fi che non fia da diuerfi lati afìraltato,c molcftato ( benché l'ordine del chiudere rcfTercito affcdiante ne'Forti,come alcune uolte à'di noftri s' è fatto, apporti buon rimedio àqueftiinconuenienti) conciofiacofa che alle Cit- tà uicine è facil co fa il porgcrfi fcambieuolc aiuto. Perla qual ragione AlefTandro ^f-'^ 'f ""^^ Magno (come fi legge) edificò ad Oxofiumefci terre non molto lontane, acciò u- ^^^^ ^•'•'^" ' naàl'altra in ogni occorrenza e bifogno al tempo di guerra potcffer dar foccorfo. * Se non fi hauerà luogo atto per quello, ch'io dico, cercheremo quanto più fi potrà d'auuicinarci al mezo. Chi farà altramente, darà cagione, che uno fiato fem pre farà in mano della fortuna , e fottopofto ad ogni aflalro nemico. Percioche pre fa la terra principale, l'altre foggettefempre fi fogliono arrendere, non fi mante- nendo le membra fenza la tefl^a . Quando ancora più terre faranno inuerfo l'efire- mità del pacfc, giudico che fia cofautileaccommodarfial fito, ed'auuicinarfilà con la principale . Cofi ancora larà qualche lato dello fiato benché quafi cftre- mo , quale per beneficio della natura non fopporti pericolo dell'affako de'nemi- ci, non biafimerò chi cercherà di fiibri care in tal luogo la Città principale, pur che da quei lati , che concederanno il pafi!b al nemico, ui iìano altre terre à quella fot- topofl:e, che poffino intertenerlo quando cercaife d'andarla à combattere .

M A prefuppofto, chenon shabbia ad edificar Città principale, terremo un' altro modo.Cerchcrcmo per il paefefe ui farà qualche paflb uerfo gli altrui domi- ni], che per cagione d'erte montagne, di larghi e profondi fiumi, ò d'altro benefi- tio di natura fia forte, e quiui in luogo non troppo lonrano,che non manchi delle commodità, che ricercano gii autori da noi di ìbpra allegati, fabnchcremo la Cit- tà. E se'l paefe del Prencipe, che cercherà fare edificar la Città , farà più in un luo- go che'n l'altro fottopofto alle correrie, & à gli afi^alti de'nemici molto potenti, ui fi faranno allo'ncontro edificar due Città, che fiano come uno feudo di quella par- te, e che una à l'altra poffin darfocconb, come fece Alefi^andro ad Oxo fiume. Dice Cornelio Tacito che già i Romani edificarono Cremona ( fu quefiro al tem- com. Tacito nel diT. Sempronio, & Cornelio Confoli) per una difefa contra'Francefi, che ha- lib.9. bitauano di da Pò, & contra ogni sforzo de nemici, che per l'Alpi fuffe potuto ucnire.DiiTe Themiftocle alla Signoria di Lacedemone,cheArhenc era come un EinthoTroboneda riparo &ofl:acolo contra'Barbari . Seguendo quefta ragioncil giuftuTimo e potè ^^ tiflìmo Cofmo Medici Duca di Fiorenza e diSiena,hà Tempre cercai ) di fortificare più dell'altre quelle terre , che fono a confini del fuo ftato , ò à quelli uicine , maf- iìmamente donde fi potria temere della uenuta de'nemici. Quanto s'efpetta più particolarmente al fito della Città,cioè à quello,che chiamano 1 noffri Giurecóful ti luogo del luogo,dico che quella fi può fare in diuerfi fiti,cioè,in mòte ò colle. Se in piaggia , ò nel piano . Et in quefto, ò in luogo afciuto, ò dentro al mare , ò pa- ciuli,e laghi,e fopra ò in mezo à'fiumi. Se noi ci metteremo in piano, ci allìcu- sito in piano che reremo dalle mine , e dalle tagliate, e faremo manco pala delle muraglie al utilità habbia,(dr nemico che in monte ; patiremo manco d'acq -e tirando l'arti 'pilerie, offendere- ^'^^ '^f """ appsrti,

a mo

Della Foitif. delle Città

mo ad un colpo folo più ncmici,chc non faremmo tirando d'alrOjdondefccndono Icpallc più debolmente, e iianno à ferire ( come fi dice uolgarmentc) di ficco, e non di punto in bianco: nondimeno in tal fito faremo grandemente oflcfi da'Ca- uallicri dc'nemici , e dalle machine da muraglia, che dagli antichi fi chiamauano Hclepoli, e torri ambulatorie;quaU machine hoggi fi poffon fare di tal forte, fe- condo la mia inucntione dimoftrata pieno ne'mici libri De gli Ingegni mihtari , che diano f:ìcilinimafaIitafopraquaIfia muraglia dc'luoghi piani, ancorché fia- noinmczofoffilarghinimicon acqua, ò anche fcnza. Apprcffo, quando il ne- mico, fatta la t>atteria, uerrà ad aflalirci, farà più gagliardo , e s'accofterà più uigo Sitodimonte,òcf)l rofo, che non faria hauendo à correre allo'nsù . Fabricando in monte ò colle, che le che militi bah- non fiafoprafatto da altri monti ò colli, per il beneficio della natura faremo aflìii àpmu''' '''"""' P'".^°"'' ^ haueremo minor fpefi di muraglia, e di terrapieni , hauendoli faldif- "Pf» '• fimi, e fatti dalla natura, accorto à'quali baderà fare una fottil corteccia, òcami-

fcia di muraglia, e non così alta, quanto fa mefticro frabricarla in piano, e fare- mo ficuri da Cauallieri, e da machine,anziftando à caualIiero,non lafcercmo ac- codar troppo uicino il nemico con gli alloggiamenti. Combattendo ò per difefa della muraglia, ò in incaraifciatee grofib numero ailaltando di fuori il nemico, pcrbenefitio del luogo haueremo (empre uantaggio; anzi un folo potrà offen- der molti nemici, facendo rutolare al baffo botti, pietre, ò zocchi groili d'alberi, come in alcuni luoghi tal uolta e ftato fatto: e per hauere i monti, e colli con- giunte le ualli, non potremo e/Ter affediati così di leggiero come in piano ; nondi- meno faremo fottopofti alle mine, e tagliatccrartiglierie fatano grandiffimo effet to battendo la muraglia con tiri alJatii, che fono gagliardiffimi ; "e patiremo dalla careftia dell'acqua, maffimamentcne'tempi alautticd'cilaLe,c non potremo te- nir dentro caualleria cofi commodainente, e con utile, come in piano. ruoiv piaggia, ò In piaggia goderemo de l'uno e de l'altro bcncfitiode'fiti predetti, &àgli uni e luogo che pende. o\[ altri pericoli firemo ancora fottopofti , & ad uno di più, che è, l'efTer battuta la Citta dentro nelle cafc , e non poter uiucr quietamente ne giorno ne notte , paten do anche difficoltà nel praticare, e nel paffare c'cittadini e dìfcnfori per le l^rade. Siu dentro aU'ac- DnNTR o alaghi,e mari faremo ficuri da rubamcnti,dallc mine,e quafi anche ^"'' tJJ'ò dalle batterie,come uediamo cff-r Mantoua,Venetia & altri fomiglianti luo-

ghi; e baficrannoci manco difenfori, che in altra forte di fito, eccettuando però quelli dc'faffi cinti di precipitij eruine, comcOruicto, San Leo ,& altri tali . Ma e' luoghi cinti d'acqua dolce, faranno pcricolofi d'inuerno per grandifami freddi , quados'agghiaccianograndcmétel'acque. Et effiucduto pigliare alcune fortezze per cagione de'foffi agghiacciati,come interuéne alla Miradoìa quàdo PapaGiulio li. la capcggiaua.Vi farà anche pericolo in altri tépi de'póti di legno e fu le barche, & di quelli fatti in foggia di zatte,che con artificio fono alcune uolte ftati fàtti(ben che quefti uagliano in luoghi di mare doue è il fluffo e reflufro,c doue fono i prò uediméti e gli ordini che fono d'intorno à Venctia Città à mio giuditio e d'ogni al tro,inefpugnabile e ficuririma,qualeIddio femprc cófcrui felice) e fi poffon fare,c . ..^ . . ^ping^l'^^^'^fi'^^ poca fpefà e fatica,eséza molto pericolo dell'artiglierie nemiche. Ugo flitmt. Se faremo la Città foprafiumi,ò in mezo di quelli, ci alficurcremo dalle mine, e dal mancamento dell'acque in ogni tempo d'affedio,pur che detti fiumi non fia- nodi tal forte, che fi poffmolcuarde'letti uccchi; ma faremo fottopofli à l'inon- dationi naturali fatte per cagion di piogge repentine , & alle artificiali fatte da gli huomini,comeinteruenncàMantinca di cui fi diffe di fopra. E quando fi pollino fuoltar detti fiumi,& habbiano i letti fafrofi,efodi, faremo fottopofti à quello che già interucnnc(come dicemmo di fopra)àBabilonia-Benche;i tutti quelli pericoli de'fudctti luoghi fi può con ingegno rimediare, come dimoftreremo. A me (fé alcuno ricercali parer mio) piacerla femprepiù d'ogni altro, ilfito dentroàl'ac- Treuigi luogo ine- ^"^ mortc,pur che ui fia la fàlubrità deiraerc,ò che à nofira pofla fi polfaimpadu- Jpiigmbile. !^rc&inondare,comecquellodiTieuigi,luogoper commun parere d'Architetti,

&

Libro Primo . 6

&InECgnicn,incf|uignabilc.ancor che ni uada moka Tpcfa per rriutarc la fortezza data daìla natura . Perche douc non fopporta il lìto che Faccino mine, e caual- lijri,e non fi può accoftarfi quanto bifogna per far batterie,e dar aflalti con fcale, e per auuicinaruilì fa meftitro ricorrere à' nauili, ò fimil altri rimedi), che fon co- fe inferme e non fi pofibn fare con prcftezza, e fenza grandiflìma fpefi,non ucg- gio in che modo non habbia ad ogni giuditiofo Architetto, & à qual h uuole in- tcdcte del mefticro deilarmi à piacere che fi debba edificare la Città in cotai luo ghi,ma(limamenteinqueftitempi,ne'qualil'aftutiac l'ingegno de Ih uomo ha l'ultimo compimento, & ha trouato tremendi modi da efpugnare i luoghi forti . Ture in quefta & in ceni altra cola lafcero giudicare à coloro, che ne fanno piu'di me,c ucrrò à dire delfc piante delle Città,rafciando da parte il trattare del pigliar le p'iante de'paefi e delle Città, per hauerne à baftanza detto nc'libri della Archi- tettura, & elfcndone ff ato fcritto dal Tartaglia Brefciano, da M . lacomo Lantcri inccgnofiflìmo Architetto , dal Capitan C'iouanbattifta Bellucci da fan Marino nc^ll'opra fua , che non è ancora in (f ampa, ma molti anni ha che à penna per le mani de gli huomini, e da altri dell'età noflra , e parlandone ancora qui di fotto alquanto il Capitan lacomo Caftriotto .

Delle piante delle antiche Città, tk: quali

hoggi elleno fi debbono difegnare. Cap. ih.

RIMA che io parli delle piante dell'antiche Città, parmi che s'ac- Girolamo conucnga dire, come in alcuni luoghi s'ufarono le Città fenzamu ^*°^^' raoHadelchecinedantcftimonioThucidide,elefacrelettcre.im Tiiuad. nei Trae

mio.

perochc in quefte fi troua , che molte; Città ddR.c Og erano fenza ^J Deitterom- mura . Lacedemone ancora fecondo chePlutarco & altri lafciaro- ^/a. no fcritto, era lenza mura, per il che Ouidio dilfe parlando di Tlntar.negU^po tal Città, « DimdmsEurotm,immmiitamq; frequentai: « Spartcn. fh. Laconici, Tla-

Ma, come habbiamo detto altroue, fi ha da fapere,chcLacedemonc,n6 era fenza ^iieTeggL&àl- muraglia d'ogni intorno,mà,fi come Liuio chiarifce,certilati di quella più alti de t^.ji^ouid.'neUe gli altri, erano nudi di mura , & fi difendeuano da gli huomini armati, che ferui- Trasfor. nano per muraglia . Piaceua molto àPlatone il configlio de'Lacedemonij in que- Liu.nelkDeca.^. fìo, però parlò nel fentimcnto fottofcritto , Quanto alle mura,ò Megillo,io accon delhb.^. fento à gli Spartani, e facilmente fopporterò che le mura giacciano in terra. Impe ^^^["^''^ "^ roche bene è lodato quel detto poetico, per il quale fiamo ammoniti di edificar più tofto muraghe di rame, e di ferro, che di terreno . Appreffo di noi ancora cjue fìa cofa è molto degna di tifo, che i giouani ogni anno fiano mandati nel territo- rio à tcnir difcofto da'confini c'nemici, col far gli {leccati, le fofl'e, e gli edifitij . Fortificationi del E noi tiriamo intorno le mura; il che primieramente non da utile alcuno à'cittadi p-iefidMiWie. ni quanto alla fanità; di poi fuol far mollifi(:are,e dinerbare gli animi de'cittadini. Imperoche fanno facilmcntc,che dentro ad effe mura mettcndofi,non difcaccino Fortificationedel- e'nemici , ma penfino d'cffer falui, non per uegghiare alla guardia di giorno, e di k città dannata. notte, ma perdormiredentroalrecintoeriparodellemura;come che fiano nati ap^rejfo Tlatone . alla poltroneria, non fapcndo certamente che'I ripofo ha principio dalle fatiche , e che dal brutto otio , e dalla negligentia fogliono nafccr fatiche . Ma gli huo- mini hanno ad effer fortificati d'alcune muraglie, fi dee in tal maniera da princi- pio edificare ciafcheduna delle cafepriuate, che tuttala Città per equalità e per fimilitudine uengha ad effere un muro iolo , e cofi che tutte le cafe habbiano ficu ra andata alle uie , fin qui Platone. Vedete qual fia il parere d'un fi diuino Philo- fopho, indegno à mio giuditio non folo di lui,ma di qual fi uoglia fcrittore . Però

B a à ra-

Della Fortif. delle Città

UriH.nelUb.j.àd à ragione fìi riprouato dal Tuo fcoLirc Ariftotclc , qiial parla al propofito noftro in

Uvolit. qucfto fcntimcnto. Ma coloro, quali dicono che non bifoona che le Città quali

fi /j,,.,, policst^onouirtu liabbiano le mura, parlano troppo ali antica, e ueg^ono CIO per ra intorno, danna-' * r ^ rr r, j ii ^- ^ i i- i r ^ r -

ta da ^risiatele, clpcnentia eiicrc Itato nprouato dalle Citra,chc di tal cola per gloria li uatauano.

Auucnghi che fc bene al certo none cofaafTai honorata il uolcrfi fakuire per mc- zo delle mura contra e'pari, e che non uincono troppodi moltitudine ; nondime- no qualche uolta accafcando,e potendo intcrucnire chefoprauenghi molto mag- gior moltitudine d'huomini, e di maggior uirtù, le bifogna faluarfi, non perire, e non patire ingiurie, fi deuepcnfare che nella guerra iìaboniiTimaunagagliar- diflìmafoitification di muraglia, e fpetialmente in quello tempo, nel quale gli flrumcntida tirare,c le machine fono fiate ritrouate con ognifottigliezza per alle diar le Città . Perciochc il uolerc, che non fia circondata di mura,è iìniile al cerca re ancor un paefcllicile ad cirereafralito,& il mandare a balToi luoghi montuoiì, & al non circondare intorno di mura le priuate cafe, quafi che gli habitatori della Città uenghino ad clTer uili.Mà non bifogna che lìa afcofo quello ancora,cheà co loro, quali fono circondati di muraglie, è lecito in l'una, e l'altra parte ufarle, cioè come che habbiamo mura,& come che non l'habbiamo: ma à coloro,chc non haii no mura, ciò non è lecito . Siano adunque le mura per ornamento, e per refillere al tempo di guerra . Non fi mettono e'nemici ad efpugnar coloro, che fon ben for- tificati. Fin qui Ariftotcle. E' adunque cofa chiariifima, come anche ci moftral'e- fperientia, che bifogna che le Città habbiano intorno le mura, ancorché molte fùrtificatme del- genti barbare, che nelle forze loro di foucrchio C\ fidano, come il gran Cane Re le Citta dijprt^a de'Tartari il gran Turco, & altre nationi, ancora hoggi non fi curin molto della j,p,-^ rortincationc di muraglie dintorno alle habitation loro; pero ieguiremo il pare-

re de più, e uerremo à dire delle piante delle antiche Città .Roma, fecondo l'upi- nione d'alcuni, fii da Romolo difcgnatain tondo, e perciò detta Vrbs,aborbe, cioè dalla fua figura circolare, la qual forma ellendo dopo imitata da gli altri,che in Italia fondarono Città, fu cagione che anche quelle fi chiamaflero Vrbes . Ma io tcpgo che quefto fia falfo, percioche trouo antichilTimi fcrittori, e di fin cera fe- FabioTit.nd lib. ^^5 '-^^ dicono la pianta di Roma cfiTcre fiata difcgnata quadra . Fabio Pittore par t. landò del difegno di dettta pianta, e di Romolo, dille cofi, Hauendp fatto ueni-

re di Tolcana unoindouino e facerdote, fece un cerchio, & confagrò il pomerio, è dal cerchio nel borgo Tofcanomenando intorno l'aratro per Palazzo, daimoà fommo il colle difcgnò la Città di forma quadrata . Il medefimo ancora dilfe, Di ... .... più l'aitar d'Hcrcole,doue è il cerchio, & il cominciamento del facrato aratro, fin

de'f'Ji^! ' '** ^"^ F^^i^Pi^O'^^-Quefla antichità beniirimofùdaOuid.dinotatadoue. egli dilfe, ' » ^ptadiesle?ittir,qiiama:niafignet aratro t

»» Sacra Tatisfiiberant, inde moiietur opus .

Fojfafit adfolidion, fìugcs iaciuntur in ima, » Et de HÌcino terra perita fola efl.

»> Foffa repleturhumo, plcnxj, imponitur ara^ w Et nouusacccnfoftinditHr igne focus .

» Inde premensjliuam dcjìgnat m mia /ideo ', I , w .Albaiiigumniueoctimbouetiaccatulit.

diHfimolo. Plutarco ancora parlò del cerchio , che fi tirò prima che fi facefle il difegno

delia pianta della Città, e come dentro àquello fi fece una folfa ò buca tonda, qual folfa fi chiamaua olympo, e cosi e detto da Fabio Pittore il cerchio, col qua- le efla fi difegnaua . Il che chiaramente ci dimollra clfer corrotto il luogo di Var JéEw^lii ^ ^^^^ ^'^^^ ^^^^^ ^^^^ coftume d'edificarle Città nel Latio,diccndo, Terram unde mg. a ma. cxcluferant, uocabant foffam, &introrfum fadum murum . Quodq;poli:ea fie- batorbiSj& urbis pnncipium, &c. Auuenghi che, fi ucdcperledetteautorità,

che

Libro Primo. 7

che quel cerchio detto orbis & olympus, non fi faceua dopo il difcgno delle mu- ra, ma inanzi, e che.Roma non fu difcgnata tonda , ma quadra , e perciò , quefta LtiogodiVarrone. uoce, Orbis, appreflb Varronc non s'hà da pigliare per il cerchio della pianta del la Città, ma per il cerchio, dentro al quale fi Tcauaua la fofla tonda , fopra la qual dopo riempita, foceua l'altare , e fi lacrificaua, e da quella fi cominciaua di poi àdifconarcla città; donde ben fi può dire, che querto picciolo cerchio fufTe il princrpio della città, cioè del dilcgno della fua pianta ; del qual cerchio à mio giù ditiointefeilmedefimoVarrone quandoegU dilTedi fotto, Quare &oppida, qua; prius erant circumduda aratro, ab orbe, & uruo, Vrbes , Et ideò colonia no ftrx omnes in literis antiquis fcribuntur urbes, quòd item condita ut Roma. &c. cioè, Perilchcle terre, che prima erano ftate intorno con l'aratro difegnate, dal cerchio, e dall' uruo fi chiamarono Vrbes. Donde tutte lenoftre colonie nelle antiche lettere fi fcriuono Vrbes , perche fimilmente ibno fiate edificate co- . . me Roma . &c. Ma di quefta colà habbiamo più largamente detto nelle noftre Mi Af"'''-3- f-^P-i 3 fcellanee . Che la pianta di Roma fufle du'cgnata quadra,oltra l'autorità di Fabio Pittore, fi uede ancora per quello,che dice Ennio anch'egli antichifllmo nel uer- pefloTomp. nel fo citato da Fello Pompei© , ch'èquefì:o, tó.i5-

» Et quis extiterat B^nits. regnare c}Hadrat£ ? Catone ne'fragmé-

Catone ancora tcftifica, che Roma fu da Romolo difcgnata di forma quadra,'nel ti àelle Origini. luogo detto Palazzo, e cofi anche fi uede ch'ella è fiiata difcgnata da quei moder- ni autori, chela defcriuono come ell'era anticamente. Leggafi fopradi ciò quel- ^qy ^Tacito nel lo, che lafciòfcritto Cornelio Tacito. Conchiudo adunque, che Roma fu dife- iib.n. gnata e fatta quadra,e cosi anche fi coftumò nel Latio di difegnar le piante dell'ai tre terre e Città, feruandoe'riti, eie folennitàdimoftrate, &infegnateda'nofl:ri Tofcani,econferuatene'libri,quaH(cometeftificaFcftoPompeio, fi chiamaua- ff"''J'<"'*P- "^ no Rituali, che oltra e'riti dello edificar le Città, confagrarc i tempi) ,& altre cofe, conteneuano ancora in chemodofidoueuano conftituire&: ordinar gli elTerciti, & altre cofe appartenenti alla guerra & alla pace , Babilonia anche fu di forma quadrangola.

Si dilegnarono ancora anticamente le Città in lungo, e cofi, fecondo che rac . .... ., ,

cóta Liuio, fu difcgnata Alba,dalla forma detta Alba lunga.Tal fùPolimbota Cit i^^^ca.i. ' tàd'India,edificata lungo un tìume.Leggefi che Memphi fu edificata in triangolo io fcrijfe Megafle i forma della lettera Delta de'Grcci;& che di tal figura anche era la Città di Troia, ne, Vitruuio uuole,che le Città fi faccino non quadre,ne che habbiano cantoni,che efchino in fuori, ma tonde,& quello accioche il nemico quando le uerrà a cam- peggiare,fia da più luoghi ueduto; auuenghi che doue e'canti fporgono in fuori, ditti cilmente fi poflòn difendere, difendédo il cato più il nemico che quei di dré yemionellib. 4. to. Vegetio dice che gli antichi in tal maniera fecero le Città, che le mura haue cap.z. uano feni,e piegamenti, e ne'cantoni fecero le torri, accioche il nemico,fe fi acco flaua,fullèoifefodatronte, da' lati, e quafi dietro alle fpalle. Cornelio Tacito cor.tttcitonellib, ancora lafciòfcritto, che le mura di Gierufalemme erano fatte con arte torte, e zi- piegate, accio che i fianchi di chi l'aflaliua, fotfero efpofti alle percolfe de' difen- ibri . Appre0b,gli antichi fecero le città da molti lati, fecondo che fiti comporta- uano ; come ho olferuato nelle muraglie,e rouine d'alcune Città d'Italia; e quelle fenza fianchi, confidandofi quelli nella groffezza del muro , e nelle torri , che ui faceuano fopra( quelle ieruiuano per cauallieri) & di qua, & di dalle porte, co- me fi prouerà al fuo luogo. Per tal cagione le muraglie furono chiamate da Oui- 0«»i.ne/"»-3'« dio turrite, dicendo egli , S'' "«""' '^'^ 7-

*> i^id libi turritis incingere manibus urbes ? 7) Qjiid tibi difiordes addere in arma manus ?

Nel difegnar le mura delle Città, 1 Macedoni non adoprarono l'aratro, mala ter- ra

Della Foitif. delle Città

Tlutar. neHauita d:^kfJandro. Valerio MaJJìmo ndcap.^dclHb-u

Curt.mllib.^.

forma quadra , e triangolare, nelle piante delle Città foco utili .

la bianchi, come io ho oflei uato apprcfìfo Plutarco, qual dicc,che uoicndo Alcf- fandro Magno fardifegnarla pianta d'Alcfllmdria, mancandoli la terra bianca, fece tirare un fc-^no in giro con la farina, douc eflcndoui uolati molti u celli , non uilafciarondiqucllanientcmentreilRè la forma di tal futura Città rifguarda- ua. Benché Quinto Curtio narri la cofa altri mente , cioè che hauendo ordinato Aleffandro per le future mura d'Aleflfandna Città la polenta (quefta dicono alcu nicheiìfaceuaconfemcdilino, coriandri, &orzo) molti ucelli uolandouila màgiarono.Mà hoggi fi procede altramente al difegnare le muraglie delle Cit tà, la qual cofa effendo manifcfta ad ogni muratore,da me fi palla con filentio.

H o R A quanto alle piante delle Città, che fi haueranno à difegnare , deuete fapere, che la forma triangolare e la quadra fono le più imperfette, quanto alla fortificatione, e le più dannofe che fi trouino ; auuenghi chc,?loucndofi ne gli an goli, e cantoni di tai forme difegnare e" Balluardi,lc punte loro uengono ad elfer troppo acute,malfimamente nelle forme triangolari. Conciofia cofa che facendo fi il Balluardo fopra d'un'angolo retto,chi uuole,che le fue guance,ò fr()nti,chele uogliamo chiamare,fiano fcoperte,e guardate,ò di neceffità ch'elleno faccino un' angolo non retto & in ifguadro, come quello della muraglia, iuàfottofquadro& acutOj come fi dim.oftra nc'Balluardi A B . & in quei di fotto .

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Libro Primo.

8

Balluardi che non hanno gli angoli ottnft,òalmenoret

D O y E N D O S T il Balluardo fabricare fopra un'angolo acuto, bifogna necefTa riamente, acciò le Tue facce fiano guardate, farlo tale, che l'angolo fao fia più acu te di quello della muraolia:et ogni huomo ancor che di niczano giuditio in que- fta profeirionc,sa che i Balluardi,quali non hanno gli angoli ottufi, ò almeno ret- ti , fono deboli , per il pericolo d' cflcr loro tagliate facilmente le punte con l'arti- glierie, quali come fono tagliate , il Balluardo à grandiffimo pericolo d'effer ro ti.Jònodcbjiì" uinato, poflTendp il nemico , fatta la fafcinata, ftar dopo la parte tagliata fenza fo- Tpetto d'alcuna offtfa, che li ucnghi da tì.mco . Al che s'aggiugnc ancora la ftret- tezza del fito e della piazza, caufara da l'angolo acuto: donde in cafo che'l para- petto ila rotto per batteria, e confumato, non rimane fpatio alcuno da ritirarfi , e da fare un'altro parapetto con gabbionata trincea come fi coftuma in fimili ca fì.Si fuggiranno adunque quefte figure,c ccrcherafiì di fare la Città per il manco, it città fta perii per picciola ch'eflcr de'bba, di cique lati dalle cortine reali. Di fei far^ meglio e di mxico di cinque la lette,perche quanto più s'auuicinerà alla forma circolare, tanto più farà capace d' '' habirationi , & hauerà gli angoli più ottufi , e per confeguenza tali , che daranno commoditàdi tabricarui fopra più accommodati, e più forti Balluardi . Ma quan do il filo fconcio, e difadatro non comporterà tali forme, ò haueremo ad edificar fopra qualche faffojò luogo dirupato,che non fia così fottopofto al pericolo di bat terie, come ilpiano, ci accommodcremo al fito. Ancora quando il fito della Città da farfi, hauerà qualche lato pericolofo più de gli altri, cercheremo di uoltar uer- fo quello la cortina fatta à forbice, ò fecondo altri il puntone del balluardo, acciò c/fendo battuto, fia battuto in isguancio, e con manco danno, benché à mio giu- ditio, è più ficura cofa il uokarc in uerfo il nemico la cortina à forbice , che ha più difefe, & è al certo più iicura. e quefta fi fa in due modi,cioè femplicemente come nella prima figura fi ucde, ò co'iifalti(che più mi piace)co;Tie nella feconda .

Cafltllijimo qua- dribceri, ò à cin- qui, l^i.

Fortificationt à ficllu.

Capitan "Piero Manini . Antonio I{icafoli

Batteria fi fa per li ncanita.

^ Della Fortif^. delle Città

L A forma quadra farà manco biafimcuole ne'caftdli delle Città chiamati For tC7.zc e Cittadelle ; & ciò per rifpctto, della picciolezza loro,e per fuggire la fpcfa delle guardie, che d'ogni tempo conuicn tcniriii, auuenghi che è cola chiara, che manco guardie, e manco artiglierie uorranno quattro Balluardi,che cinque e che fei,benchc mi piacerla ch'ella fi faceffe di cinque lati . Et se'l Prencipe pure haue- da fpendcre, farà il meglio confumare i danari nella grolfezza & altezza delle muraglie, e Balluaidi, e nel cauar larghifllmi foflì,che nel moltiplicar Balluardi,ac ciò quelli non habbiano ad effer più uicini, & un l'altro fi offendine nello fparar 1' artiglieria grofla contra le machine de'nemici,che per cafo fiano in tempo di guer ra accollate alla muraglia,o per altro bifogno : ò che faccia mefticro (come s'è det- to ) tcncrui più guardie, che non ricerca la forma quadra .

La forma della Città,chefimigli una ftella, cioè che habbia le cortine ripie- gate in drcnto, mie fempre molto piaciuta, editai pianta la muentione nóènuo uà, màpenfataalligiornidenoftri padri rimperocheMarco Manini d'Anghiari, huomo di molto ingegno, già mi diffc, che'l Capitan Piero Manini,quando i Fio- rentini haueuan cinto d'afledio San Leo di Montefeltro, fece uedcre ad Antonio Ricafoli capo quiui dello effercito, una pianta di Città da lui difegnata della for- ma predetta cioè à ftella, & io già l'anno 1550. uidi àPadoua una cortina ritirata in dentro con boniifimo intendimento, che mi moftraua in efrere,argomentando dalla parte al tutto, l'utilità della forma àftella, che è quefta, che le cortine, uolen dole il nemico battere per Hnea diritta, come s'ufa per il meglio, bifognerà farei' approccio,e gabbionata,& apprefentar la batteria in lato,doue farà oftefo da moL te bande, e di più preffo, che egli non offenderà la muraglia . E quando pure gli uenga fatta la batteria,nel far la fafcinata fopporterà maggior danno,che le cor tine fuffero diritte, e nel dar l'affalto, gli affalitori da quattro diuerfe bande faran no feriti,non leuando e'fìanchi, ò da tre, leuandoli, cioè da tutti due i iati,da fron re, e di dietro alle fpalle . 11 tutto fi può comprendere dalla fottopofta figura .

Libro Primo .

QvANTO alIagrandezzadellaCittà, fihàd'auucrtiredinonlafar troppoam pia,e (concia, & in ciò molto mi piace l'upinione d'Anftotele,qual dice,che Città ^m-nellib-7'aet grande fi chiama quella, ch'è affai potente, non quella che ha affai habitatori ; co- ** "' .caf.^. me fi diria, Hippocrate non come huomo, ma come medico,efrer maggiore de gli altri più alti; e che la grandezza s'hà da giudicare dalla moltitudine, non s'hà da giudicare da ogni moltitudine, come è a dire, ferui, foreftieri, & altre perfone, ma di cittadini^che fanno la Città . Appreflb dice il medefimo Ariflotele, che ac-

C cloche

«fu

Della Fortif. delle Città

cloche una Città fia beata, fa mcfticro ch'ella fia grande ; ma che fi come e diffini- ralagrandezzadcglianimali', delle piante, e degli ftrumenti, che hanno illor potere per ciTcre ne troppo grandi, ne tfoppo piccioli(auucnghi che faranno ai- re Città non pano trimcnti, faranno abbandonati dalla hatura,ò ftaranno male,ficome una naue troppo gra}idi,ne lunga un palmo, non fi potrà chiamar naue, ne manco s'ella farà lunga due fladij) troppo picaole. cofi ancora le Città non debbono effcrc ne troppo grandi, ne troppo picciole .

Per il che egli uuole che lìa manifefto, che ottima diterminatione è, che la molti- tudine del popolo fia tanto abbondante, che per fia fufficiente àuiucre, e facil- mente fra di ftcffa conofcer fi poffa . 11 che è ftato fauiamente detto da qucfto Inconucnienti.che Philofopho , auu cnghi che, la Città farà grandifiìma, e fmifurata,colui, che ha- ftgiiono nella CU- uerà il carico, e la cura del gouerno, e della difcfa di quella, non potrà mai proue tàtroppo grande, ^j^^j.^ ne'tcmpi d'affedii à tutti e'iuoghi quando farà di bifogno, e non potrà inten- dere à tempo quello, chequa, clafuccederà- efebcnclofaprà,non ui potrà man- darprefto aiuto; ancorché infimilicafi, quando le Città fono troppo grandi, fi poffa prouedcre col dare gli alloggiamenti à'difenfori, uicino alla muraglia, e con fegni di giorno e di notte, e con uedettc ficuriffime, e con caualli : di maniera che fi faccia fapere ogni minima cofi,che interuenga ò bifogni in qual fi uoglia la to . Di poi à tal Città fmifurata, e fconcia uerrà fopra in un fubito e quafi allo improuifo il nemico gagliardo, non ci farà mai tempo baflcuole da prouederfi di uittuaglie, e difenfori , e di fortifìcarfi inrorno alle mura doue occorrirà . E mi Terfonechenon farà detto, che cffcndo grandiffima la Città, e non dishabitata, farà di neceiTità funo pratiche nel- cheui fia ancora gràdiifimo popoIo,che potrà ad ogni bifogno foccorrere; rifpódo laguerra,non Jon^ ^j^^, coloro,quali fono difciplinati e pratichi nella guerra, non fanno mai quel nleOt7à. effetto, che foglion fare i ueri foldati,àtalche diece non uagliono per uno,ma;Ti

mamente nel difenderfi centra uno affalto, che fi dia alla batteria , doue uenghi- noà morir molte perfone, e doue faccia mefiiero di difciplina,& animi di br.uii foldati . Ancorché fi fia ueduto taluoka, chc'l popolo folo d'una Città ha fatto in tempi d'affedio rcfiflenza miracolofa contrai nemico, e fi foglia dire , che fi com- batte ardentemente per la patria , per la propria cafa , e per i figliuoli , e come di- ^rifl.ncUib.i.del cono e'Latini, prò aris &focis. ScriueAriffotcle, che fidiceua che quando fu iaTolit.cap.2. giàprcfa Babilonia, una parte di tal Città fcctte tre giorni che non fapeua co- fa alcuna che'l nemico fuffe pafUito dentro , la qual cofa ( benché hoggi di ancora Città grar.difime, fi dica del Cairo il medcfimo) nondimeno non fi ha da credere. Macibaftafa- ddunate. per foloquefl:o,chefimililuoghigrandiffimi enelgoucrnare enelguardare, fono

^ fcommodifllmi, efi poffono chiamare fimili à fmifurati moflri, quali cffcndo fuor

dell'ordine della natura,non uiuono , e fc uiuono per qualche fpatio di tempo, la fanno male. Riferifce Leo Battifta che Thcbe fu larga ftadij 160.Memphi150.Nini uc 480. Polumbota Città (come dice Megaflene) fatta dietro ad un fiume, fu lun- ga ftadij 8o.largai5.Babilonia fu di circuito, come dice Curtio nel lib. 5, ftadij 358. e fecondo Strabene nel hb. 16. ftadij 335. Hoggi il Cairo è grandiffimo, & in Italia Milano ha il nome della maggior Città che uifia,mà non è perciò troppo fuordimifura. Hora uenendo alla diterminatione delle grandezze delle pian- , , te, dicoche, fecondo che è ftato auuertito ancora da altri, fi poffon fare in piano irande77a fiDof- ^^^^'^'^^^^ fiano di due miglia e due rezi di diametro l'una, fino d'un miglio & un ^infareT terzo, che non faranno difconucneuoli . Se ci piacerà di fare la Città, che fia di

diametro braccia 7840. cioè due miglia e due terzi in circa, bifognerà per fare che le cortine &iBalluardiuenghino digiuftae conuencuole grandezza, cioè ogni cortina lunga braccia 65o.ciafchedun fianco del Balluardo braccia 45.e ciafchcd a na fronte 120. dico bifognerà ch'ella lìa d'otto lati, e così habbia ancora otto bal- luardi . Se la uorremo di diametro larga braccia 6 860. cioè due migha & un quar to in circa, conuerrà farla di fette lati, e che habbia fette Balluardi. Se la uorremo

di

Libro Primo .

IO

di diametro braccia 5S80. cioè di miglia due in circa, conuerrà difcgnarla di fcì Jati,confciBalluardi.Sela uorremolargitìi diametro braccia 4900.CÌOC miglio u- no,c due terzi in circa, fliremo coftrctti àf;:tbricarla di cinque lati,con cinque Bal- ìuardi . Ma la uorrcmo di 3920. , cioè d'iln miglio & un terzo in circa, è cofa ma- nifefta, hauendo riguardo alle debite milìlrc delle fue mcmbra,che farà meftiero farla di forma quadra con quattroBalluardi . Benché, come ho detto, quefta for- ma s'acconuiene folo alle fortezze et à'caftelli,a quali non fi darà à f^ran pezzo tan f'^^^''^'V*'^^^'[f^<: to di diametro, ma poco, acciò uenghino piccioli, benchela piccolezza rechi do Mij'^écftuddlT bolezza, per non ui rimaner troppo terreno da fare la ritirata quando la cortina ' fulfe battuta, e non fi polfino bene adoperar pezzi groffi per rifruftare le cortine, perche offendono la muraglia iftefia de fianchi de'Balluardi, che farà oppofta all' artiglieria, che fi tirerà . Le cortine intendo che fi dcbbin fare ripiegate in;den- tro, come dimoftra la figura fottopolla , ò condenti e rifalti^ come fi è dimoftro di fopra.

Della Fortif. delle Città

ClKOt AMO if ACCI.

yjobilifme Citti. fondate fopra e'fiu mi.

Confiderai ioni che s'hanno hauere quando conueni difegnare una Cit- tà per il me:i^o del- la cjuale habbia à fajjare il fiume.

L A lunghezza di ciafcheduna ucrrà ad cfTere più di braccia 650, ma s'intenda Tempre che la diftaza da un Balluardo à l'altro fia per linea diritta braccia 650. che quefto e giufto fpatio nelle forme reali, del che di lotto fi parlcrà.Sc fi farà la Città ò fortezza per diferulcre qualche paflb,ò frontiera, bifognerà farla affai grande,ac ciò ui capifca buon numero di fanteria, e di cauailcria , sei pacfe non farà troppa afpro, per potere al bifogno ufcire contra e'nemici , che altramente gioueria poco hauere in tai luoghi di frontiere fortezze, e piazze picciole, chenonfulfcro ri- cetto di copiofo prefidio .

DiTER MINATO chc haucrcmo della grandezza , e del numcrode'Iati della Città, e del luogo del cafl:cllo,ò della rocca, che uorremo fare, della quale dire mo più à baflb, confidercremo chela Città debbe hauere più e più forti di mem- bri, e parti, che la difendino, cioè oltra le cortine, i Balluardl , le Piatteforme, i CauaIlieri,e"Fofri, le Cafe matte, le uie fuori de'foifi , l'argine e fpalto col parapet- to, quale alTicurie'foldati delle fortitc, delle quali opre particolarmente al fuo luogo parleremo, s'accommodcrà il tutto col fuo debito ordine, auuertcndo di non fi guidare in ciò con quel giuditio, che l'occhio folofenza la mifuracimo itra,auucnghi che rimarremmo ingannati, per chefempreinanzi, chcfiuenga al murare , & ad alzar l'opra, le piante e le piazze paiono grandiifime , e difconue neuoli, e dopo rielcono picciole, il che molte uolte interuicne nel difegnare e'Bal luardi e fimili membri di fortezze ; donde ho ueduto alcuni Architetti eflferfi di gran lunga ingannati nel farei difegni; perche fi per cagione dell'occhio, che inganna,fi perche non haueuano riguardo al riftrignere , che e caufato dalle grof- fezze delle muraglie, e dalle fcarpe di quelle, hanno fatto l'opre dishoncfìamcnte picciole. però inanzichequcftcfil^accino,edaconfiderar la cofa molto bene, e da difcgnar prima il uano di drento con le lue piazze, e fuor,di quello il rimanen te dell'opra, che in tal modo non potrà fuccedcre inconucniente alcuno .

Delle piante delle Città, alle quali debbono

pcrmezopaffare e'fiumi, e di quelle che s'haueranno à difegnare in monti, colli , e piagge , ò fattcui da gli antichi , s'haueranno à fortificare , C a P. 1 1 1 1.

T I M A N D o alcuni, chc fia util cofa il fabricare le Città fopra e* fiumi, malfimamcntc quando fianoabbondantiffinù d'acqua, e ciò per potere ànoftra porta dar l'accia à'fofiì delle mura, perla nauigatione, e per altre utilità,che giornalméte ne cauano,qua li anche da gli antichi furono con ficTeratc , laonde ucggiamo che nobiliffime Città fondarono Ibpra e'fiumi, comcèmanifcfto in Italia e fuori iparmi che fi debba dire in particolare qualche cofa della pianta di tah Città,con animo di paffar dopo alla pianta dellaCittà da farfi in monte,in col li e piagge, in laghi, e dentro al mare. Dico adunque, che uolcndo noifabrica re la Città fopra d'un fiume abbondantiffimo d'acqua , fa meftiero chc habbiamo l'occhio à più cofe, confiderando beniflìmo quello, che tal fiume col crefcer fouer chio, ò conl'elferchiufodallatodi fotto della Città, polfa fare;ò anche con l'effe- re fuolto e deriuato in altro lato, che danno ci po/fa recare, e fia uicino ò lonta- no dalla marina, percioche, fi farà ueduto per e'tempi adictro, che tal fiume nel uenir groffo, gonfii grandemente , & in una parte più ch'n altra,ò per l'andare con le forze unite, ò per nbattimento della ripa, loglia fpicgarc il fuo impeto , tal par- te non fi piglieli per difegnarui la Città. Se con il chiuderlo fulle facil colà il fare iondarela Città futura,fi cercherà per quella parte delle ripe,che farà più dediue,

e più

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'. ;

Libro Primo.' ii

e più caduta hauerà ; e nel fare la muraglia , s'auuertirà di fabricarla più alta , che non fi faria in un'altro luogo, che non ftcfle fottopofto al pericolo dell'acque; & il fìmile fi farà alle muraglie dentro delle ripe di detto fiumc,& accommoderannofi alle aperte delle fcale, che fcenderanno nel fiume, le Porte da potere in un tratto quando bifogni, ritener l'acqua che non paflì dentro . Et à queftc muraglie fi da- rà piùfcgrpa che à l'altre . L' iftenb fi farà anche quando piaceffe al Prencipe, che laCittàfi fabricalfcnon troppo lontana dalla marina, auuenghi che in tal ca- fo, fi può temere, che qualche uolta per fortuna di mare, che fpinga l'onde alla focedelfiumcin tempo, che quello per abbondantiflìme e repentine piogge fia grolTo,ella uada à pericolo d'eifer fommerfa,come non una uolta uediarno eflc- re interuenuto à Roma .Per ilche à me pareria , che fi doucffc'tenirfi lontano afilli dalmarc,purchenon fi perdere la commodità della nauigatione. Doue il fiume Muraglia all' en- haueràadentrarc,fi difegnerà la muraglia à forbice, fi ch'ella uengaà ferire coni' trata&ufcitadd angolo acuto delle lince delle cortine caminati in dentro uerfo la Città,dico uen- fii^^ne come [t dtb- gaàferirein mczo al fiume.Et ilfomigliantcfaraflì alla parte di fotto, doue il fiu- °^t'^^^' mchaucral'ufcità, equefto acciochefemai per cafoil nemico ci togliefl'e l'acqua con lo fuoltar detto fiume,quando uerrà per palTar dentro per il letto afciutto, co- me già fu fatto à Babilonia da Semirami,da Ciro, e da Aleflandro Magno con lo fuoitarc e deriuare il fiume Eufrate, che le pafTaua per mezo (della qual cofa Seno Semphonte mi li. phonte,Frontino,eGieremia profeta ne fanno mentione; fia da molti lati fin die- ^•'^^O'" T'.«(fw, tro à le fpalle grandemente offefo.ApprefTo fi difegneranno in tal modo le mura j'/'r^f*"^ Ir^' delle ripe, che doueranno elTer chiufe dentro alla Città, ch'elleno faccino la figura remundcat.% i detta rhombo, cioè che elleno fiano ripiegate indentro inuerfo l'una, e l'altra par- te della futura Città, come hanno da eflere quelle delle cortine . Dalla qual forma ne nafcerà doppia utilità, runa,che uenendofi ad allargar molto il letto del fiume nel mezo, gli uerrà à fcemar la forza quando uerrà groflb; l'altra, che quando e' nemici pafferan dentro, faranno molto più oifefi,che airentrare,e cofi torraifi loro la fperanza di poter fare quello, che, come habbiamo già detto di fopra, fu fatto à Babilonia . Et ancora ne feguirà qucft'altra utilità , che effendo per cafo prcfa una parte di detta Città, l'altra fi potrà per benefitio di tal ripa difendere ; la qual cofa acciò uenga più agcuolmente fatta, uoglio che e'ponti,che fi faranno fopr'al fiume (quefti debbono eflere d i fotto,e di fopra doue farà minore la larghezza) ui ciao al '^°"^' de' fiumi dC- leripequantoèlalunghe'zzad'unapicca,òanchepiù, nonfianodipietraemura- ^JV, ^ "^it'^'^'''^ ti,màdilegname, acciò in un bifogno fi poffinoguaftare.E benché quando altrui ^^ '

hauerà il nemico patrone della metà della Città, fia malageuole il difender l'altra parte,nondimeno s'altro benefitio da tal forma non s'hauerà,al certo s'hauerà que fto,di poterfi dare à patti, e no andare in un fubito à difcrettió del furor de'nemici.

Ancora quando il fiume farà troppo rapido & impetuofo,s'auucrtirà di farlo cam- ^'"P^'^o de pumi

V* , . j V , ì r j u r--- t I j 11 come II Jminiiijca.

minareauolteindueotreluoghituoridellaCittaalquanto lontanodallaentra- ^

ta, perche in tal maniera, come alcuni dicono,fe gli uieneàfcemarela forza.

Sh haueremoàdifcgnarelaCittàin monte, cercheremo di accommodarcifo- Città inmonte. praquellaparte, che farà più forte, e che haueràda torno piùualli. come èilfito di Perugia, acciò il luogo non poffa mai effere affediato, & il nemico, qual tente- rà di accamparfi, habbia à metterfi molto lontano . Di più fi eleggeràla parte più dirupata, e più piena di fcogli, che uietino il fare le cane delle mine, & alla parte che farà fignoreggiata da qualche monte ò colle fopraftante, fi uolterà la punta di Fortijicatione eri qualche Balluardo accompagnato dietro da alto Caualliero di terra, e farafllil p^rocontrauncol fondo del fofifo, che à quello fi tirerà dauanti, non piano ma à guifa di tetto, ò co- ^^fip'^^fi^"(<'- me fi dice, à fchiena d'afino , che da'lati di qua e di la mandi con lo fdrucciolo o- gni maceria, che uifuflTe gittata drento,nelle ualli : ò uero,come piace ad alcuni, fi uolterà inuerfo il colle fopraftante, la cortina à forbice, chiamata dal Capitan la-

conio

Citi a in piaggia, 0 faldddimonteòdi colle .

I{imcdio perche il nemico non poffa batter dentro la Città.

Citta in acqua morta ,

Della Fortif. delle Città

corno, coda di nibbio, come fi ucdccilcrcftato fatto da lui allafortifìcatione di SenTioncta,& come uolcua tare il Capitan Francefco Montemclino àRoma,quan do alteiTipodiPapaPauloiii.fi trattaua di fortifìcarBorgo.Ilfimilefarafri quan- do farà nu-ftitro di dilegnare la pianta d'una Città fópia qualche colle, che fia fi- gnore,u,iato da un'altro colle lopraftante. auuertendo lempre di tirare in tal modoedilegni, e le diritture delle cortine, ch'elleno non fiano fcopert^ dentro dal nemico, e che più prefloallo'ngiìi fiano battute per linea diritta, che allo'nsù. Se alcuno uorrà edificare la Cittàin piaggiaò in faldadi colle ò monte, come è Arcefi,ccoinefi ucggono altre terre (benché tal fito inaiarne non è piaciuto per molti nfpetti, e maflìme per il pericolo d'eflcr battute le cafe, e le cortine offefedal Iato di dentro)© più torto fortificar c[uella, che faràftatada gli antichi fatta in fimiIluogo,conuerràfcoftarli alquanto da'colli fopraftanti, efaree'rime- dij^chefi fon dcttiperle Città predette, uoltando anche le cortine in tal modo, the non fiano fcopcrti i difenfori da quei di fuori, benché à ciò al tempo di guer- ra fi prouegga con fpeffetrauerfe di trincea, come feci io in alcune parti, gli anni palfati, in Anghiari, quando infieme con alcuni altri, all'hora che l'elfcrcito Fran- ccfe s'auuicinaua a Val di Chiana , mi fu data la cura della fortificatione , e dife- fa di tal luogo . Qiianto allo inconuenicnte dell'efll-r battute le calc(ancor che ciò non faccia pigliar le terre, come s'è ueduto à'noftri di perl'eflempiodi Napoli di Romania,,diSanLco, diMontalcino, di Siena, & ad altii tempi d'altri luoghi) fi può trouar rimedio con unaò due trauerfe di grofie muraglie,quali habbiano dal mezo in sii certe aperture, donde paill il uento & il fole, per la i'alubrità dell'acre ; che fi polfino al tempo di guerra chiuder ficilmentc con opra di terraglio . Tire- ninnofi adunque lelinee,& i difegni della futura opra con ordine, che ne fiegua- no e'benefìcij e l'utilità predette : e quando per cagion del fito fconcio,la fortifica- tione non pofil'a ucnirc fecondo le milure reali, all'hora faremo il meglio che fi può accommodandoci al lìto,difcoftandoci da quelle manco che farà polfibile . che di quefte fortificationi non fi può dare ordine certo, per eflere e'iuoghi incerti, e di- fadatti, che fotto forma certa, e regola determinata non fi poflbn tirare.

L A Pianta della Cittàin luogo d'acqua morta, come dentro à laghi, &in ma- re, fi douerà fare con quel ordine, che fanno quelle di piano . D ' intorno, acciò il nemico con nauili, Zatte, e fimili altri edifitij di legno non s'accofti ò per falir fo prale mura, ò per battere, fi faranno palificate,e fcogli artifitiali,che fiano coper- ti, e uietino il paffo. E'porti fi accommoderanno con l'ordine, che fi moftrerà al fuo luogo, cioè doue fi ragionerà della fortificatione di quelli.

Se nel difegnare la pianta della Città^fi deue cer- car di chiuder dentro terreno per feminarui, per foccorrere al tempo d'affe- dio alla neceffità del uitto, e s'i'li è buono che le Città, e fortezze hab- bianodue,ò più ordini di mura. Cap. v.

GIROLAMO l^^^^^^i L Tartaglia Brefciano s'aflfliticò già in cercare modo dafareuna ■^^ * ^ *^ ^' m^-'^ (?^a (;ittà^ che haueffe luogo dafeminar di fuori , che non fufle impe-

dito dal nemico, donde quella per fame non potefle elferprefa,e fi pensò che tal cofa fufse poffibile.

I o fopra di ciò molte cofe nella mente rìuolgendo , non mi fon mai potuto perfuadere,che ò dentro alla Città, ò di fuori fia poflì- -, bile con l'arte d'ottcnir tal cofa , le però non fi trouafse qualche monte cinto d'o-

merra' Giudaica §"^ intorno di precipiti) inaccelfibili , che à fommo hauefselargo piano, e frutti- ne///t. 7. wp. 4 4. fero, come era quello, che dice Giofcpho efscre flato fortificato da Erode con di-

ibgno

Libro Primo. iz

fegno difemlnaruiemantcniie i difcnfori col frutto, che produccua quiui il ter- reno . Bench£ Quinto Curtio dica, che dentro ^Babilonia erano flati lafciati mol Curtionellib.i. ti fpatij per reminarui,acciochc ftraniera forza fuife ueniita fopra e'Jìabilonij, fi potefsero hauercgii alimenti dal terreno, che dentro fi coltiuaua . Perciochc chi farà bene il conto del terreno e de'capi,chc uuole un popolo per cauarne il frutto, chegli bafti à uiuere, uederàchenon è poinbii tal cofa^aunenghi che tanto terre no,che produca il frutto bafteuole à cino^ue huomini,e quaiì !o fpatio della pianta d'una rocca. Conixifo bene chc'l fcminarein tai luoghi non occupati da gli e- difìtij, haueria in tempo d'affedio potuto dar grand'aiuto, come dice Leonardo 'H^lUb.^.ddk Arretino, cheinteruenneàRoma, quandoeraaflediatadaGottii mànon già del iI«^''"*"^Co'"- tutto fupplire al uitto di tutti gli habitarori, ancor che pochi difenfori bifognaffc- ro perralrifIìma,egrofrifnmamurag!ia,chehaueuatalCittà,maffimamctein que' tempi, che non haucuano le potcntinìm'armi da battere, come hanno c'noftri . Conchiudo adunque, che noi non troueremofitofimileà quello dcfcritto da Giofcpho, òqualcheifolettain mare, alla quale foio per uia di foci, e come per canale fi pofsa auuicinarfi ( perche in tal cafo bafteria folamente fortificare le boc- che de'canali, e l'intrate) non fi potràmaifarCittà, ne fortezza, che pofla uiuere del frutto, ch'ella ricolga ò dentro, ò fuori, in luogo che non ie fia tolto,ne molefta to dal nemico. Auuenghi chefebenfarà dentro à paduli,à mari, ò fopra monti, hauerà di bifogno di muraglie che lo chiudino, e di difenfori che lo guardino , e bifognando, che Io fpatio del terreno da coltiuarfi, fia molto grande, hauerà an- che bifogno di gran numero di difenfori . E fuflc polfibile quello, che io à ra- gione ardifco negare, s'hà da credere, che fra tanti fiti, che fono al mondo, e fra tanti Prencipi, che fono frati defiderofi d'aflìcurarfi contra l'empito, e la uiolenza de'nemici, con l'ingegno degli Architetti emartri di guerra, fi faria fatto quello, che noi cerchiamo di faper fi può fare.Ma lafciado quella cofa da parte,e uenen do alle Città da piìi ordini di mura, dico che Herodoto lafciò fcritto, che la Città Cebetanahaueua fette cerchij di muraglia. Vitruuio diceche ZamaCittàdegli ^^/^l^'J^^ ''^^^'^' Africani, fìi circondata dal Re luba di due ordini di muraglia, tanti n'haueua an- che, come dice Giofepho, Alàca Città uicina àlotapa. Gierufalemmc,fecondo il ciofepho nel cap. incdcfimo,nehaueuatre. PheraCittà,come lafciò fcritto Liuio,n'haueua due or iS.dellib.^.dellx dini.Memphi,fecondoThucidide,cradiuifa in tre parti. Città di Caftello, come ^""*^^"''^' , lafciò fcritto Ruberto OrfoAriminefc,haueua due cerchij di muragha,de'quali pi^'^i j^i^^l^'^"' anche hoggi ne ucde qualche ueftigio ; la mia patria fimilmente n'haueua due, Liiuiellib.e.delk tante iljBorgo Sàfepolcro,perlafciare indietro altre Città d'Italia, ch'hannoanche Deca^^. hoggi più recinti di muraglia . Ma il fecretario Fiorentino à ragione danna cotai Tlmcid.ndlib. t. forti di fortificationi, auuenghi che più di debolezza, che di fortezza apportano, ^^"'^^^ "^^'^^'~ perche fanno i difenfori poco ardenti , e ualorofi al difendere il primo muro, ha- ^/^^'^f/cLa.'^ '" uendo la fperaza della faluezza, e dello fcampo in quello, che hanno dopo le fpal le . Donde facilmente abbandonandolo, fon cagione,che'l nemico fattofi uicino, Tiucerchij dimu- e dando coperto piglia ficuramente anche il fecondo, chealtrimenti non ci elfen ragUaalle Cittifo do non che un muro,s'adopra ogni induftria e forza per difender quel folo,non Podannofi. rimanendo , perduto quello, alcuna fperanza di falute. Perciò ucdiamo che'l pa- rer di coftui è hoggi approuato da tutti gli Architetti & Ingegnieri,che non coftu- man di farefenon che una fola muraglia], ben Turino , e non fo che altri luoghi fortificati alla moderna, n'hanno due ordini. Nel difegnare adunque le Città, non ci cureremo non che d'un fol recinto di cortine, d'intorno al quale dipoi metteremo ogni cura & induftria per farlo gagliardo di contraforti,di terrapieni, di piantate d'arbori dal lato di drento, e dell'altre difcfcconfuete; delle quah s'è detto di fopra, e fi dice di fotto più à pieno.

In

Della Fortif. delle Città

e I I^ O l A M O M ACCI.

Le prime I\ocche da (juai popoli pcn fjte,ejabricate.

Bacche ptr che cofi dette .

Curtio nel Uh. 5 .

■pacche de gli anti- chi in quii parti delle Città fi face f-

fero.

^

In che lato della Città fi debba difeanarelaRoc

o

ca^ ò ucio il Cartello, e di che forma . che utilità dcfrero le Rocche à gli antichi, e come in alcune Città coftumò di farne due. C A r. vi.

s s E N D o la Città affimigliata al corpo humano,fì come quello nel la più alta parte di fc ha la refta, dond'è gouernato,e iìgnoreg- giato, così ancora fa mcfticro che la Rocca lìa nella Città, & in tal luogo piantata,ch'clla il tutto lìgnoreggi e difcuopra^c fia più forte della Città. Però gli antichi fecero le rocche ne'iuoghi alti, delle quali dicono alcuni cflcre flati inuentori gli Arcadi (e perciò da quelli cflcre fiate dette in Latino Arccs ) quali, come tcflifica Solino, fotto Euan- drooccupauanoe'picciolicollijcquiuifì fortificauano . Donde anche le fommi- ta delle montagne non folo da'Pocti, ma anche da gli altri fcrittori furono chiama te Arces e la fommità del cielo da Valerio Fiacco, da Virgilio, & altri fu chiama- taArx, cioè rocca. Sono qucflcflibrichc chiamate rocche in uolgarc, dalla uoce Roccia, che lignifica la fommità ò ripa del monte, Dante, « ^^ piede .1 pie de Una^liat.zroccia . & altroueilmedefimo.

« Che dietro ad ^mnbdpajfaro

V alpeslri r accie "Po, di cui tu labi .

e ciò meritamentc,pcrchetali fabriche fi faceuano fopra monti ò in luoghi alti . Ch e le rocche fìano fiate anticamente fatte nelle Città,fì uede per qucfto, cheTro ia haueua la fua Rocca detta IIio,la Città di Nembrot hebbcla rocca chiamata per nome di torre. Così Quinto Curtio tefìifica che Babilonia haueua una rocca, eh* era di circuito fladì) trenta . Roma haueua il CapidogHo, come è cofa manifefla . Faceuano gli antichi le rocche, quanto io ho potuto olfcruare, nel mc7.o delle Cit tà, quando haueuano quiui il fìto alto e rilcuato, non haucndo confidcration piìi che tanto al foccorfo, che in cafo che fi fuffc perduta la città,biibgnaua à quelle da re da lato, che fuffe fuori della muraglia della Città, ne alle genti, che per quelle fi foglion mettere dentro per cacciare il nemico , come fu fatto àBrcflli da Mons. di Fois, in altri luoghi auuenuto . Ma quando non haueuano fìto rilcuato in me ?o,Iefaceuanoinqualfìuogliaa!tro luogo alto, acciò haueffero iluantaggioe la fortezza del fìto, & il tutto ben illìmo guardaffero. Gli Architetti non cosìanti chi, péfando beniffimo à tutta l'utilità, che fi può hauere dalle rocche,le fecero me ze dentro alla Città, e meze fuori, fecondo chee'fìticomportauano, e non mail' edificarono in tal lato, ch'elleno non riufciffer fuori della muraglia, e queflo, acciò fi poteffe à lor pofla metter dentro à quelle, e cauar genti,fenza che chi fi fuf fc impadronito della Città, potcflc ciò uctarc . Alcuni nondimeno a miei di l'han no fatte in due parti, cioè con una alquanto adentro la Città col corridoio, che ar riuià l'altra parte che hanno fatta fu la muraglia. Maquefla foggia di fortezze à me non piace,perchc facilmente,ò con batteria,ò co mina quel rouinando, può uictare alla parte di dentro il mettere ò cauar genti per il detto corridoio . Però io giudico chela rocca fi debbe far tutta in un luogo, chefìa rilcuato, e fopra la muraglia della Città,di modo ch'ella ferua per un Balluardo nel guardare le corti ne della Città di qua e di là, e non poffa effer olfela per lauicinità da'Balluardi di quella.

Hassi ancora ad auuertire nel pigliare il fìto della fortezza, che ellahabbia una ò più uie coperte da mettere in quella géte e munitioni , ogni uolta che occor rirà , e ch'ella benilfìmo fìgnorcggi la Città, & al bifogno la poffa battere ne'iuo- ghi doue più praticano le perfonc, e raaflìmamcntc,fe farà polfibile, nella piazza,

e den-

Libro Primo. 13

e dentro per cortina, ò per fianco una delle porte della Città, à fine che quando

quella per calo farà prefa dal nemico, ò fi ribellerà, non folamente fi pofia battere

la Città, e mettendo gente per detta tortezza, ripigliarla, ma ancora fi pofla difar

mare la porta, e le cortine de'loro prefidij, dando gran;commoditàà gli aiuti, che

ci ucrranno di fuori, di poterla racquiftare. La fua forma, perche la fabrica ha

da cfTcr picciola, làrà di quattro Iati, come hoggi fi coftuma di fare e'cafteili in Ita

lia e fuori, e non di più di cinque. E non fi farà però tanto picciolo il fuo recinto,

ch'ella per tal cagione riefca debole, tenendofi per parere d'ogni maftrodiguer- ^'^'^S.'" ^^'^^ "^«

.• r 1 I AI- I 1 ^1 •/-.,- -1 , ^1 lì^nno (patio da

ra, edi cialchcduno Architetto, che tutti cluoghi fortificati, che non hanno da fami la rctirata

fare la ritirata quando fon battuti, fiano deboli, e facilmente fi piglino- Ma pev- fino deboli. che e' Prencipi e le republiche mal poffon durare alla grande fpcfa delle continue guardie , che in molte fortezze conuien loro tenire, uogliono ch'elleno fi faccino più picciole del douere,alle uolontà de'quali fa meftiero di accedere, co quel man co danno nondimeno che Ga pofiìbile . Douendofi dunque hauer poca fperanza nella ritiratajchc per buó rimedio fi oppone córra le batterie,giudico che fi deano difcgnare le muraglie della fortezza tato delle cortine,quato che de'Balluardi,più grolfe affai, che non fi coftuma difegnar quelle delle Città; cofi ancora che fi deb- bin fare più larghi fofliàquefta, e più profondi che alla Città, acciò quefti fcppor. tin manco pericolo d'efier con le fafcinatc ripieni, e quelle d'efier dalle artiglierie rouinate . Benché bene fia gittate à terra il parapetto in qualche lato,ui fianp al cuni rimediifenza fare la ritirata, da fchermirfi da l'impeto de'nemici, quali fi dira no di fotto,doue fi parlerà de'ripari centrale batterie. Oltra di quefto fon di pa- rere, che dentro alla rocca, nel mezo Ci doueriafarc un mafchio, non di muraglia, ' ^^''''"' '^ '^■^*"" come per tutto fi coftuma, ma di terreno dal mezo in su, fopra'l quale per uia co- perta fi potefie d'ogni tempo falire, e condurui artiglierìa; & incima inghirlandar Io di gabbionata, ò di falda trincea per guardare la campagna, che'l nemico non C\ pofla accoftar con gabbionate, trincee, forti, e cauallieri per offenderla; e per me- glio fignoreggiare efcoprire la terra, e poterla, quando faccia di bifogno, battere, e grauemente moleftare . E la ragione è.quefta, che i mafchi di muraglia facilmen te fi rouinano, e quando fono percoffi dall'artiglierie, con le pietre, che sbalzan fuori, offendono dattorno e'difenfoii dell'altre parti della rocca, che per effere il luogo picciolo, fono uicini à quello . liche rron auuicne ne'l Caualliero e mafchio di terra . Le punte,ò fronti de'Ealluardi fi uolteranno à quei luoghi, chemaggior pericoli,&offefe minacceranno.

D I dentro, oltra il mafchio , fi faranno pozzi e citerne,e fi compartiranno con 4^«i buono ordine e'iuoghi, affai capaci,e bene inrefi, che habbiano à feruire per e'pre ^^P fidii, per le munitioni, e uittuaglie, e per l'armerie, e machine che fi tengono per la difefa . Auuertendo di accommodare la ftanza dalla poluere dall'artiglierie in luogo appartato, più de gli altri ficuro dal fuoco ; e con tal ordine, che mai per cafo ò per fraude d'alcuno il fuoco in una parte s'appiglierà,non fi uéea ad abbru- fciar tutta la poluere, ma una picciola parte, e non n'habbia à feguire rouina d'im- portanza de gli edifitii e del prefidio, come gli anni à dietro interuenne nella for- tezza di Maffa in quel di Siena, & è altre uoltein alcuni luoghi accaduto. Ben- ché per ouuiare à cotai pericoli, mi piacerla ch'I carbone , il Iblfo , e'I falnitro, de" Come fi tenga la quali fi compone la poluere predetta, macinati ò pefti fi tenilfero in luoghi fepara poli^ere dalle am- tiogniunadi quefte materie da fé, che in tal modo farianofecuriffimi dal fuoco, j.'^"^ ■'"■''"' &al bifogno fi potriano mefcolare & incorporare infieme, fecondo che l'occoren zerichiedeflero. Auuertiraffi ancora di fare che dentro alla Città non fia alcuno edifitio uicinoò lontano, che poffa offendere la fortezza,ne ancho fcoprirla.Etfc ne farà alcuno edificato,fi farà gittate in terra , come fece Papa Paulo iii. in Pe- rugia, & altri Prencipi hanno fatto in altre Città d'Italia .

D Quanto

Della Fortif. delle Ciità

Liuionellib.j'dd la Deca j. Limo nel lib.j. del LtDeca I. Liu.ltb.^.Dec.i.

Liu.nellib.i. Deca ?. Liu.iitUa Dee. ^. lib.i.

Liu.nellib.8. della Deca 4.

Liu.nellib.9.della

DecA I .

I^tl lib. 2. di Sa-

ì/iuiUocdf.j.

Tlutar.in Telopi- da.

yiri.nellib.ì.del Utncidc.

Liu.nellib.SJell^ Decai. 'Jy{eltib.9.deUa Kudcjitm Deca,

Q V A N TO alla Utilità, che haueuano gli antichi dalle rocche, dcucft.iuucr- tirCjChcqueftcfabricheapportauano utile non picciolo, il cheli ucde pcrkuoc- ca di Tarato, quale tenne cinque anni, e diede aiuto à Fabio nel ripigliare quel Ja Città. ScriueancoraTitoLiuio chela rocca diRoma,cioè il Campidoglio, fu cagione, che Roma non fi perde tutta, anzi fauori nel ricourarla . Hauendo e" Romani prelb una terra de Volfci, chiamata Artena,Ia rocca tencua.e,co;iic egli dice, non poteuacficrprcfa per t'orza, pcrcioche per lo (patio del luogo era te- nuta da alTai prclìdio, &: haueua dentro tutto il grano della Città^ quale u'cra Ha- toportatoprima, che quella fulìeprefa, e per cagione del tedio c'nemici s'erano per partir da tal luogo, s'un fer uo non tradiua detta rocca . Eflcr. J.o prelà Cosen- za da l'elTercitode'Brutij, la rocca fifaluòcon alcuni. Quei d'Andro elTcndori- chiefti d'arrenderli, non uolfcro arrendere, perche la rocca c;a tenuta dal pre- lìdio del Re . ElTcndo fiata prefallìonda Città da'Tcrmeflcni, rimafe la rocca , che non fu prcfa, quale dopo fu dai Confoìo Romano foccoria ^ e liberata .

QvANTO àrhabitare le rocche , leggclì apprefibLiuio che la rocca di Sora non era habitata, ne guardata da alcun prelìdio. Per quello ancora, che io ho olTeruato apprellb Liuio medelìmo & altri fcrittori, il Campidoglio non teneua ordinariamente guardato con prelìdii, non che al tempo di guerra . Per il con trarlo trouo nelle facre lettere, chela rocca di Gierufalemme era habitata da Da- uit. La rocca di Thebc ancora era guardata, come dice Plut;.rco, dalla cohorte Pretoria coftituita già da Gorgida. Quella di Troia lìmilmca:c era guardata, donde dice Virgilio ,

»» yccifi e guardian de l'alta rocca, ._

V Sjiindi rapir lafacra effìgie, e arditi

» Con le nunfangiiinofe di toccare . &c.

SidebbeanchefaperechealcuneCittàdcgli antichi haueur.nodue rocche, co- me fu Orco deirilbla di Negroponte, fecondo che tcHiiica Liuio, delle quali una era fopra'l mare, l'altra nel mczo della Città . Altrctantc n'haueua Locri,quali, co me egli dice, non erano troppo lontane una dall'altra. Pifa non è molto tempo che haueua due rocche, delle quali, quella che era alla porta à mare, cerne difuti- le s'è guaita . Fiorenza n'ha due,runa già fatta fare dalla buona memoria Del Du- ca AlelTandro, l'altra dallo IJlaftrir;uTio& Eccellentiflìmo Duca Cofmo,nclGi- ramonte à fan Miniato,ancorche porrla dire che ne fulfero tre,chi tcnclfe con to della fortezza uecchia.. Non danno duco più fortezze in una Città grande, quando ui lìano lìti gagliardìfiìrai,quali dal nemico che roccupaflc,potc)fcro c^^o. re facilmente fortificati , ò da'cittadini ad un tratto prclì per rcfiilcrc al Frcncipe, e per ribellarli.

Che le Rocche, ò Cittadelle, fecondo l'upi-

pione d'alcuni, non fi deueriano fare nelle Città . Quello che di ciò fi debbe filmare. Gap. vii»

«ItOLAMQ ii A C 0 1.

o N o molti anni,che leggendo io e'iibri del Secretarlo Fiorentino, trouai che egli danna le Rocche, Cittadelle, ò fortezze, che le uo- gliamo chiamare, quali fi foglion fare nelle Città. Di cui il pa- rere, quafi perle medefime ragioni, ch'egli adduce,è flato abbrac- ciato da Pietro Cataneo Senefe, huomo di molta diligentia. E' fondamenti, per i quali il detto Secretario Fiorentino fi mone, fo- u^l cappio " "°^^'*° ^*^" "^i ricordo) quelli. S'è ueduto à'di nollri il Sig. Nicolò Vitelli,disfarq f-^ '- «lue fortezze in Città di Callello,perpotertenire quello /lato. Guido VbaldoDu

ca

J^elcap.ió.del lib. i . della .Archi lettura.

Libro Primo . j 4

cad'Vrblno ritornato nel Tuo ftato^dcl quale era (lato cacciato da Cefare Borgia, fpiantò tutte le FortC7.ze,chcu'crano, giudicando in tal maniera poterlo meglio •difendere. ^E'Bcntiuogluitornati in Bologna, uGuono il fimile. Qiiel Prenci- pc,chc ha più paura de'popoli,clie de'foreftieri,non faccia le fortezze. La miglior fortezza chefia, cchc'lPrcncipcnon fìamaluoluto da'popoli.-auuenglii che fc bene altrui hauerà la forr(zza,ct il popolo l'odiarà, quella lo fakierà.perciochc apopolijChe hanno prefo l'armi, non mancano mai foreftieri che gli foccorrino. ^ ti r (T Alla ContcfTa di Furli fece utile la fortezza, perche cifcndonato uccifo il Conte fi^uvlì fi J^ utile Girolamo fuo marito, effa in quella li faluò da l'impeto e furore del popolo, & UyoHtx7\t. hebbe agio d'afpertare il foccorfo,che Icuenne da Milano,& in tal maniera ricupe lo ftato . Ma ciò iucccfle, perche c'popoli all'hora ftauano in modo^chc non teualorouenire ftranicro foccorfo, pcrcioche dopo interucnendoil contrario -'*'■'

cioèjche'l popolo àqucfta Signora nemico,s'accoftò co CefireBon^ia chiamato il DucaValentino, non le ualfero le fortezze. Per ilche dice egli, loderò chi farà le fortezze, e chi non le farà, e biaiìmerò qualunche fidandoli di quelle, ftimerà pò- 'K'^lcap. 2A-del co relTcrc odiato da'popoli. Il medefimo autore diflTe delle fortezze cofe non diifi ^''^'-•'^^'^'■fiorfi. mili alle fottofcritte . E' Romani non edificarono mai fortezze per tener terre ma benefaluarono alcune delle edificate. Si debbe confidcrare che le fortezze fi fan no ò per difenderfi da'nemicijò da (oggetti. Nel primo cafo non fono ncccfllirie e nel fecondo riefcono dannofe. Sono le fortezze cagione che'l Prcncioc tratta male e'popoli, apportandoci quello molto ardire, e lìcurezza. Fanno utile ne' tempi di pace, ma non già quando farà guerra, auuenghi che all'hora fono aflà- liteda'fudditi, cda'nemici ftranieri, di modo che non è pollìbile ch'elleno ad am bifaccin refiftenza. Sonohoggidilc fortezze indcfcnfibili per cagione delle Artiglierie, non potendo e'difenfori di quelle , quando che la muraglia fia battu- ta, fare la ritirata con nuoui ripari, & ciò per cfTcre il luogo troppo ftretto. II Con- te Francefco Sforza fatto Duca di Milano,ui fece una fortezza,qualc non recò gio ^'^^''^^.^' Milano

uamentoàglihcrediefuccefTorifuoi, pcrcioche con l'animo, che da quella prefo ^'^"^'^ "' haucuano,comincioronoadofllndere c'fudditi. Nongiouanolc fortezze per- che ole fi perdono per fraudedi chi le guarda, ò per uiolenza di chi l'alTalta, ò per fame . "Volendo altrui ricuperare uno flato perduto, nel quale fi tcn^hi per lui u- na forteza, bifogna hauerc uno eflercito da potere andar contra colui che nel' ha cacciato . & in tal cafo ancora che egli non ci hauclle tal fortezza, in ogni mo- do Io rihaueria. Le fortezze hanno di bifogno d'uno eflercito in campa'nia che le difenda . Papa Giulio cacciati e'Bentiuogli di Bologna , ui fece una fortezza, e Cafltllo di Bologna di poi faceua aflalfinare (cofi dice tale autore ) quel popolo ad un fuo Gouernato- dachifatto. re, per ilche Bologna fi ribellò, e f jbiro fi prefela fortezza, e non fu di giouamen- to. Il S.Nicolò Vitelli ritornato nella parria,della quale era ftato caccìaro,disfe- p r %

ce due fortezze, che uihaueua edificato Papa Siftoiiii. giudicando, che non la JcShfattcda fortezza, ma la beneuolcntia del popolo l'hauefleà mantenire nello ftato. Nel Tapx si(lo,rouhia M. D. VILGcnoua fi ribellò daLuigiXI LRediFrancia,quaIeinperfonaelfen te dd sig.-ì^coiò doui uenuto con tutte le fue forze, & hauendola ricuperata, ui fece una fortezza ^^^^^* per fito, e per ogni altra circoftanzainefpugnabile,poftafopra una punta di col- ^^^^^ ^ ^ . le , che fi diftende nel mare, chiamata da Genouefi Codefa . La qual fortezza fa ^ ciioulfMl fignoreggiaua e battcua tutto il porto, e gran parte di Genoua . Occorfe di poi nel dolile Luigi %ii. M. D. XII. che eflendo difcacciati e'Franccii fuori d'Italia, Genoua fi ribellò e prefeloftatodi quella Ottauiano Fregofo, il quale con ogni induftria in termi- ne di fedeci mefi elpugnò la detta fortezza per fame,e la rouinò. Le fortezze non giouanopcrtenire la patria d'un Prencipe, che habbiala republica ne ancheal- trc terre acquiftate, perche c'Fioi entini hauendo fatto in Pifa le fortezze uenuto •^^^<»'f«^^<?*'Pi il Re Carlo, quelle fubko le li dettero ò per poca fede de'Caftellani,òper paura ^cJdo'"''""'^ ^'^

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Della Fortif. delle Città

di maggior male. Conchiudo adunque, che per tencrela propria patria, Ja fortez- za è dannofa, e per tenere le terre acquiftate, è inutile . E' Romani nelle tei-re,che ^huneCittà ripi uolcuano per forza tcnire^rouinausno le muraglie,non uclcfircuano. Mas'cgli gli^tv per mc-^o mi fj diràchcTaranto ne'tempi antichi, e Brcfcia ne'modcrni furono per mczo del delle forte-j^. j^. fortezze ripigliate,rifpondcrò, che fi ricuperò Taranto da Fabio Ma/Timo con u- no efrercito,qual fcnza fortezza ancora l'haueria ricuperato,benche fi feruiife del la uia della fortezza, perche, non ui cflcndo fiata quella, n'haueria ufita un'altra. Quanto s'appartiene à Brefcia , dico chcl Re haueuaà Bologna l'cflcrcito uicino da poterlo metter dentro alla Città per la fortezza. Gli eserciti buoni fcnza le fortezze difendono altrui, ma non già le fortezze fenza c'buoni efTcrciti. Gli Spar

e

terra in unaCnta raccncloil l-'rcncipcia tortezza in una L^ittadircpubuca, o in altra, che ini auucz amtca,ò confedera ia lungo tempo à uiuer libera, fi potrà aflìcurare fenza quafi la deftruttionc di ^^-^ tutta la Città jeflcndoneceffarioruinar palazzi, tempii,&edifitij così publi ci, co-

me priuati, donde fi uiencà concitar l'odio dc'cittadini, e tanto più quanto che, oltrail danno de gli cdifìtij guadi, il popolo, uedendofi cflcr tenuto dal Prenci- pe poco fidcle, fempre ftimerà douer eiTerc tal fortezza in ogni età un giogo e car cer perpetuo, afpettandone di continuo ingiufti, e crudeli aggraui. E però an- cor che per il temp^paffato tutti gli habitatori della Città fuììcro ftati uniuerlal- mentc amici, e confederati di tal Prcncipe,nc di uengono dopo cfprcifi nemici di quello, e fempre che loro fia porta occafionc, conucngono in uno alla ruiua di tal fortezza, come egli proua perTerfcmpiodi Piagenza, e di Siena. Le ToYte':^e alctt D I piìijche tal uolra fuccede, che le fortezze à quelli ftelìì,che l'hanno fahrica neuoltejondiuen- te, & à'iorofuccelfori diuentano armi nemiche, allegando di ciò ^li eflcmpij del ^""■YnMtefl ^^^'-'^^o ^i Milano contra la cafa Sforj.efba, e di queìlo di Parma, contra la Farne- re'^òàe[uoi\uccef- ^^ ' Laondeegli uuole,che'lPrencipc,ò la Repubhca ricorra più toftoal rimedio yó,!/. della beneuolentia de'popoli, conl'accrefcere lalibertà, e'priuilegij, e l'immuni-

tà, e con l'auuertired'eftirpare ogni fedirione, che in quelli fi potcffe nutrire. Per tanto conchiude, che folamente alcu.ii Signori particolari, che (\ hanno guadagnato uno ftato, e nonio poflono nel principio ficuramentc tenire fcnza briglia ò freno di chi penfafle fare lor contro, & hanno bifogno di rifugio, e fcàpo da refifteread un primo impeto, debbono fare le fortezze, e gli altri Prcncipi nò. j^dlib.y.della M A AriftotcledicejChe per mantenire l'imperio d'un Prencipe,ò di pochi, la Tolitica. rocca, ò fortezza è utile: ecce per il goucrno popolare il luogo dcbbe efferee-

T^el Dialogo s. del guale. Et in quello degli Ottim ati , e gentil'huomini, concede folamente, che « ^IS.'' nella Città fiano più luoghi molto alti. Platone parlando della diftributione e

. delle parti della Città, e del territorio, uuole che fi facciala rocca, e Ci confagli cay '^dcUib^iJe ^^^^ ^^^ Vede, à Gioue,& à Pallade . Per ilche fi trouano alcuni, a quali non pia Difi'orft militari. ^^ la fopradettaupinionc, dicendo, che bene l'amore, eia beneuolentia de'po poli e una gran fortezza del Prencipe, e della Republica , nondimeno perche per diuerfe cagioni i capi delleCittà foggette fi fanno qualche uolta nemici de'Signo ri, e confederati loro, ò fi lafciano corrompere da altri Signori e Prencipi , e con Le Forterrevon ^'^ adherenti proprij poiTono darele Città doue fono, in mano del nemico, e far filo fono ut ili, ma ^^ '" "" tratto di quelle patrone; è cola non folo utile,ma neceflliria hauere le For .ancbenecejfarie. tezzc, che fiano briglie, ic oftacoli contra fimili perfone,e pericoli. In oltre dico- no, che le Fortezze tolgono l'ardire à'ibggetti di ribellarfi , & à'traditori di far tra- dimenti , auuenghi che rendono le fperanze de' fucceflì più dubiofe, che non fa- riano quando le Città non haueflero Fortezze . Apprelfo , che il Prencipe,quale habiterà nella Città, fi può ritirare , e faluarfi nella fortezza da'tumulti , e furori popolari,& ha grandiifima commodità di batterCjinquietareje giorno e notte mo

leliarc.

Libro Primo. ly

cftare, «Sr offendere e' Cittadini . Può metter dentro alla Città gente per ricupe- rarla , che altrimenti per ciò fare , gli conuerria à forza afìfcdiarla, batterla, e dark l'affalto ; alle quai cole lunghezza di tempo , danno certiilìmo , efpefa necclTaria- mente ui lìcgue , fenza il più delle uolte ottenere il fine defiderato . Ancora dico no, le fortezze fono cagione che l'efpugnationi, e prefe intiere delle Città,delle quali fono parte, uanno in lungo, donde il Prcncipe, che ne flato priuato, hi commodità di ricorrere ad altri Prcncipi amici , e confederati per aiuto, e di farfì forte per ucnireà ripigliarle, & in ciò sa di quanto grande ardire, & aiuto fìano le fortezze fornite di buoni prefidij, e d'ogni forte di munitioni in paefì e terre oc cupate da'nemici . Aggiungono alle predette ragioni anche quefla, che in tempi di folletto di guerra, oltra l'altre commodità,& utilità, che s'hanno delle fortezze ui farà ancora quella, chc'l Prencipefenc potrà feruire per tenirui, quando occor- ra,e'principali della Città,ò qualche capo di parte per hoilaggi. Alla fine dopo al- tre ragioni, ch'io per brcuitàlafcio in dietro, dicono eiTerc non leggiero argo- mento,che le fortezze fenza quali alcuna diftintione fìano à'Prencipi & alleRepu bliche d'hoggi di utili ( eccettuando fempre però il Gran Tuico,& altre potentic, che folo nelle forze de'proprij ejTtrciti per lo piìi fi fidano) conciofia cofa che cpm. munemente non fenza utilità quali per tutto s'ufano, come anche perTadietrofi fono ufate.

Alle Ragioni contrarie rifpondono così. Quanto allo efiempio del S.Nico- Sirifpondeallera- Vitello, di^GuidoVbaldo Duca d'Vrbino, e ceT^entiuogli^che ritornati ne giom coloro, che gli flati loro , guaftarono le fortezze, dicono ciò effere flato fatto à£ne, che eflen- nonuoghonocheft do elfi di nuouo diicacciati cu fiato, e quelle per caio preh da nemici più pò- tenti di loro ; quando ò col fauore dc'popoli, ò per altra uia uenifTero à ricuperare gli flati, non hauefferogran fatica à cacciarne cprciidij de'nemici,& à ripigliarle, come interuenne al fudetto S.Nicolò ■Vitdlo,à cui fu fori^a lungamente combatte ^<^ Forte':^:^e di

relè due fortezze di Città di Caftcllo, le quali al fine prcfe,hauendole battute con P^^'^ / ; r Ir- rrrr '.A .■ '• r ìjìì c- r ^- r battute dal S.W~

groflmimi pezzi a Artiglieria pregiatali dalla Signoria di Fior;mr,a per mezo, e ra- colòFitelli.

uore del Magnifico Lorenzo de'?,'Icdici . Perla quai ragione non fole era loro uri le il non hauer fortezze, ma ancora il non hauer gagliarde mura alle Cktà,quan- dofufferoflateoccupate, e tenute dal nemico. Perciò GuidoVbaido predetto fmantellò ancora alcuni c:?.rcelli del fuo flato . Soggiungono apprelTo, chelaforti- fi catione di quei tempi non era coli gagliarda, com e quella d'i loggi di, e però non poteuanotenire gran fidanza nelle fortezze delle Città ch'elleno haueifcro à du- rare lungamente contra ogni maggior forza de'nemici, & in tal modo doueffer lo- ro giouare, e dare aiuto àripighare le Città, quando fi fuffer perdute, hauendo ancora in ciò riguardo alia fouerchiafpefa, che uàà mantenire ben fornite e ben guardatele Fortezze . Dipoi nonuogliono che giouino quelli tre sfrcmpij,ha- uendone moki più di quefli per la parte loro, come de'Signori di Pietra mala, lamauior parte che fabricarono, e tennero fempre guardatele fortezze nel Borgo Sanfepokro, in de signori d'ita- Anghiari, & in molti altri luoghi del loro flato : e de'Signori Appiani, amati gran- /m h'^-nno fatto, demente dafudditijChe nondimeno fecero, e continuamente han tenuto leroc- tenuto, e guardata che in Piombino ; e d'altri Signori di conto della Romagna, della Marca, e di di- '^M^^K?* uerfi altri paefi .

Qv/i N T o à'Romani,chc non cdificaron mai fortezzeper tenire le terre, ben Le forte^^^eper- chefalualfero alcune di quelle, che trouauano edificate; dicono che la potentia chenonfiano^ate de'Romani era tanto grande, e tremenda à tutte le nationi, che non faceua trcp- /^^^^ da' Rimani mefliero, che mettcfTcro altra briglia à popoli, che quella del timore, maffima- "f^ '^'"'^ '^'^^^'' mente hauendo quali di continuo nelle prouincie gli cflerciti, e molti Re amici,e '^ confederati , de gli aiuti de'qualj in ogni occorrenza pKitcuano feruire .

K effere le fprtezzc affalite da doppia forza, cioè da quella de'cittadini, e da

quel-

f

Della Fortif. delle Città

quella dc'ncmici ftranicri, che fiano congiunti infìeme; fecondo e'medefimi non fi pofion perdere, quando elleno haucranno le parti, e qualità, che ricercano, e faranno ben fornite di ciò che farà di bifoi^no, e ben guardate.

Che l'Artiglierie le faccino indjfenfibili, dicono non effer ucro per infinite e- fpcrienrie, cheli (bno uedute, e per la gagliardilfima fortificazione d'hoggidi, qua le e cagione, eh e non bifogni molto penfare alle ritirate per rim cdio coatra le bat tjric.

Che per hauerelc fortezze, alcuni Prcncipi fi fiano di fouercfìioafficurati, e fìanotrafcorfiall'infolentie, & alle opprefTioni, che hanno dopo fpinio e'popoli à leuar loro gli ftati; dicono per ciò non fi douer biafimare le fortezze,chc à Prenci- pi fauij fon caufa di bene, e non di male ; fi come non s'hanno à dannare le molte ncchezze,e la gran potentia,per le quali gli huomini,che non ubidifcono ai freno della ragione, s'infuperbifcono,e fanno delle cofe non lecite, e beneifpcffo capi- tan male, non interuenendo quefto àTauij & à gli accorti.

Pare à'medcfimi debole ragione quella, Che uolendo il Prencipe ripigliare uno flato perduto, doue tenghi la fortezza, bifogna che egli habbia uno efferci- todaaflfaltare colui, che ne l'ha cacciato; donde in tal cafo ancora che nonciha- uelTela fortezza, ad ogni modo lo rihaueria.auuenohi che dicono, Ooniun sa di che aiuto fia una fortezza nel ripigliare la Città, perche difarma didentro parte delle cortine, anzi rifpiarmando al Prencipe ò alla Republica la fpefa, la noia , e'I pericolo della batteria, e de gli affalti, mette dentro alla Città ^enti,come inter- uenne già a Taranto ne tempi antichi, quando Fabio Malfimo lo ripigliò, & à Bre- rciane'moderni,quandodaMonfignordiFois fu perula della fortezza ricuperata per Francia. Laqualcofanonuogliono che s'attribuifca, come fall Secretarlo Fiorentino, alla potentia e uicinità de gli efferciti, perche fi sa la fatica,che fi ricer- ca a pigliare una Città fenza il fauore delle fortezze ; e bene Mons. di Fois fuffe iienuto di luogo più lontano che non era Bologna, haueria nódimeno potuto fare il medefimo, che non l'haueriain modo alcuno ritenuto, come all'hora non lo ri- tenne,la gran copia dell'artiglierie uoltate tutte alla flrada, per laquale e'Francefi poteuano dalla fortezza far impeto nella Città . Ancor che in fimili cafi, quando le fortc^^T^ealcu- s'hà il tempo lungo, & e'CauaUieri e mafchi delle fortezze non fono troppo alti,fi neuoltenonpofim ^^ff^ confofIì,trincee,fianchi,e cafe matte efcludere e feparare la fortezza nemica nleCittà. ^^^HaCittà, edifuoriperlamedefimauiauetare,che non ui palli dentro gente,co

me in alcuni luoghi è ftato fatto.

Nel tempo dello affedio di Fiorenza fu quafi per la medcfima uia prefa la Cit- ta d'Arezzo. Imperochetenendofi la fortezza di tal Città per la Signoria di Fio ^"^'"r/if^S ^'^"^^> P'^'' ordine di Giouanmaria Pilli Centil'huomo Fiorentino, e d'alcuni Ca- ^ezvi'inparteda P''^^"^ dal Borgo Sanfepolcro, furono mandate due compagnie di fanti (ben- nmici trafior/à. che con poco configlio) chepaffando perla fortezza, affaltaffero la Città all'hora sfornita di difenfori,lc quali elfendo in^qualche parte di quella trafcorfe,per effer poco numero, furono da gli Aretini fatte ritornare in dietro con la perdita d'alcu- ni huomini ualorofi,chc ui reftaron morti : che se'l numero de'foldati era maggio- re,la Città fenza alcun dubio era prefa, e faccheggiata, come è ad altre terre,e Cit di poi interuenuto.

S E à'popoli, quando hanno prefo l'armi, non mancano mai foreftieri, che gli foccorrino, dicono coftoro che non mancano ancora à Prencipi, che haueranno perdute le Città, altri Prencipi, ò parenti e confederati, loro equali,ò anche mag- giori ( e dipendendo da que{ìi,foghono anche effer più ficuri ) che gli foccorono , maffimamente quando fi ricorre anemici di coloro, che hanno à male, che i loro auuerfarij fi faccino forti, e potenti in luogo uicipo, che in ogni occafione di guer ra polfa recare disfauore e danno . E fi feruono dello effempio di quello,che au-

uennc

Libro Primo. i5

uenneallaContefladi Furlì; pcrcioche (morto il Conte Girolamo fuo confor- tcjcflTcndo ella fuggita da l'impeto del popolo nella fortezza,/! faluò,c potè afpetta reilfoccorfo da Milano, e ricuperare lo ftato. Dicendo ancora che, quando le uennecontraCefare Borgia, ella haucffehauuto'foccorfo, e la poca fedede'fuoi non le fufib fiata contraria, fi firia beniffimo difefa . E che per rifpetto della gran potentia del Borgia, e dell'efler quella priua d'ogni foccorfo, benché ella haueffc hauutoe'popoli amici, haueria perduto fimilmentclo ftato , come èinteruenuto ad altri Prencipi benché fuflcro benuoluti da'fudditi,

Qv A N T o s'appartiene alla fraude, e poca fede dc'Caftellani, alla gran uiolcn tia de gli aflalitori, & alla fame, donde li perdono le fortezze, rispondono, chefi- niilmente per tali cagioni fi perdono anche le Città fortifllme, donde,fe fulfe buo no l'argomento, ne fcguiria che ancora le Città non fi doucffero fortificare, ma fi- dandofi nella fola beneuolcntia de'popoli, fuffe il meglio fmantcllarle , non fi cu- rando che'l nemico à fua pofta le potelfc pigliare, e trafcorrere .

A' quello che fi dice della fortezza fatta dal Re Luigi XII. àCodefidi Geno- ua, per freno di quella Città, che ribellando fi e'Genouefi, quella fu prefa,cfpiana ta dal S.Ottauiano Fregofo, e che le fortezze fatte da' Fiorétini in Fifa, alla uenuta del Re Carlo non fi tennero, e non furono d'alcuno giouamento: fimilmenteri- fpondono, che la fortezza di Codefa fuprefa per fame, che s'ella fuffe ftataben proueduta, come hoggi s'ufa di tenire tai luoghi di grandiffima importanza, non farla fiata prefa, e forfè fi feria tanto tenuta, che oltra il grande impaccio, ch'ella dette & haueria piùlungamentc dato al nemico, haueria potuto feruire al Re di Francia à ripigliare quella Città; e nondimeno fi uedeche tal fortezza fi difefe per fpatio di fedeci mefi . E quanto s'appartiene à quelle de'Fiorentini in Pifa, ri fpondono, che non per forza, ma ò per poca fede de'Caftellani, ò per timore ( co- irle il Secretarlo Fiorentino confeffa ) s'arrefono ;per le quali cagioni in fimili cafi perdono anche le Città benchefortiffime,

A' l'odio de'cittadini, qual nafce contra'l Prencipe, nel rouinare e'palazzi & al triedifitij cofipriuaticome publici, nonfolo per dar luogo alla pianta della for- tezza, ma ancora per allargare intorno à quella gli fpalti, e gli fpatij liberi da po- terfi bene afficu rare, e guardare, e da poter battere le piazze, e'iuoghi frequenta- ti; dicono poterfiageuolmente rimediare, fi affegnerà qualche parte delle pu- bliche entrate à coloro che riceuono e'danni, o fi daranno loro immunità don- de in parte,fe non in tutto,uenghino riftoraii . Di più, che per mezo della molta giuftitia, e benignità del Prencipe, con accrefcere la libertà, e'priuilegij, fi può _ benilfimo ouuiare al timore delle future opprefTioni, e de gli aggraui, temperan- dofi in tal maniera la uiolentia con la dolcezza del buon gouernoe de'benefitii, come a fauij , che defiderano lungamente mr.nrenire gli ftati, fare fi acconuiene . E che quello che da principio, per effere infolito, pare afpro, col tempo, e con la confuetudinefuol diuenirepiaceuole ;eche non le fortezze, maroppreffioni,eIa poca giuftitia per lo più fpingono e'popoli à pigliarl'armi, & à ribellarfi . Donde tutta uia che il Prencipe fi porti bene,e con mokaprudentia guidi ogni fua attio- ne.non s'ha da curare d'un poco d'odio,ò di timore de'popoU in quc'principij che fi fabrica,ne anche di maleuolentia de potentati uicini,perche alla giornata fi ma tura ogni cofa, e con l'augumento delle forze s'acquifta perpetua ficurezza. E bene alcune uolte le fortezze fono riufcite dannofc Se armi nemiche, à chi l'ha fat te, ò à'fuoi difcendenti e' fucceffori, non per ciò fi debbono dannare,interuenen- do ifpeffo il fimile anche delle Città,che fono da Prencipi ftate fortificatele dopo perqualfiuogliacafouengonoinmanode'nemici; la fortificatione delle quali jion può da alcuno effere con ragione dannata .

Di quefto parere è ancoraM. GiouanFrancefco Lottino Volterrano, huomo m. ciouan Pran- di cefioLot'iiiC.

G.MAG.

tklL Eneide.

fs[eihb.ii.

T^elcap. i.di Ciudata,

Liu. nel lib.i. del- la Deca- ^

Vitru. nel lib. z. cap. 9.

Vegetio nel Mp.4. dellib.^.

Saracinefcautilif- firmufaiadaFran cefi.

Tiombatoij fbpra leforte,focouiili.

Della Fortif. delle Città

di molto siuditio , nel difcorfo, che egli corina il Secretarlo Fiorcntino,fa in cer- te (uc lettere, fecondo elicmi riferìil uirtuoiìllimo M. Dionigi Atanagi, chele Icflc, nelle quali mi affermaua, che fi contcncuano gagliardiflìme ragioni . Ma di quello baftì hauerc fcritto fin qui.

Delle porte ^ e uie della Città,

e A P. vili.

I5 0GNAND0 neceflTariamente lafciare aperte alcune parti della muraglia per entrare àufcire^conuien quelle accommodare in tal maniera che'l nemico non ui pofìfa paflfare^anzi che rimanghin for ti quitto che non ui fufTerle porte, ò anche più. Gli antichi per tal cagione faccuano di qua e di la dalle porte torri per difefa,don de Virgilio diffe,

V ^pron la porta, la qual data inguardig,

M Lorfà dal Capitano, e confidati

»» liS l' anni inuitan di lor proprie uoglie

»j .A^ le mura il nemico, e dentro fìanno

*> E>aladeJlra,efiniJìfainfuletorri

w Col ferro in mino, e le celate in fefla .

Etaltroue il raedcfimo,

fi Tarte de la Città l'entrate forti. »5 Faccia, e le torri pigli

Nelle facre lettere ancora fi uede, che in quc" te mpi benché rozi , s'ufaua fortificare le porte con le torri. Due di quefte torri fi ueggono alla porta di Peru- gia uecchia, che ha fopra queftaifcrittione, Avgvsta Pervsi a. mànonhan. no feritoie ne'fianchi . Due altre ne ho ucdute ad una porta d'Hifpello intiere e fanza alcun mancamcnto,benche Sebaftian Selli dubita ch'elleno fiano antiche. Liuio parlando d'Athcne, fa mentione delle torri d'una porta; & in fomma è cofa manifefta, per quello che fi legge in molti fcrittori , che gU antichi coftumauano di far quefte difefe alle porte , e doue non le haueuano di muragha, le face- uano di legnami, come R può uedereper quello che Vitruuio dice^di Laringo ca- ftello . Scriue Vegetio che gli antichi alle porte faceuano anche quefto prouedi- mento, Difopraal muro di quelle lafciauano nelfabricare certe buche, per le quali fi potefle gittar acqua per ammorzare il fuoco, che'l nemico gittaffe per ab- brufciark ; & che auanti ancora fabricauano una difefa che haueua nella entrata la cataratta da alcuni chiamata faracinefca.che ftaua pendente co anella di ferro e con funi , della quale l'ufo anche hoggi non s'è tralafciato ; ancor che i Francefi al tempo del Machiauello ufaffcro in capo al ponte della porta,dal lato di fuori la fa racinefca,che s'alzaua & abbafTìtua ad ufo di uentiera da merli,la qual foggia egli lodaper ficura, auucnghi che abbaflandofi tal faracinefca e calandofi, non per li- nea retta, ma circolare, non puòefierdifotto appuntellata come l'altre.

S' usò ancora nc'tempi dopo Vegetio, di far dentro alle porte fopra quelle, cer- ti torrioni in uolta co'piombatoii,da potere offendere dal lato di fopra con pietre, coloro chefuffin uoluti paffare, quali in alcuni luoghi anche hoggi fi ueggono in piedi. màalmiogiuditio fondannofi, percheoltral'effer poca difefa quella del gittate le pietre da'piombatoii, non s'offendendo fenon chcunhuomoper uolta, e quello, folo quando farà alla derjttura del perpendicolo della buca fopra ftante ; effendo fimili torrioni berzaglio dell' Artiglieria , nell'eflcr battuti, con la rouina offendono grandemente e'piefidij delle porte doiic fono,fi che non ui pof

fono

Libro Primo . 1 7

fono ftar punto ficuri. Laqualcofa confidcrata da alcuni Prendpi, ha fatto che eflì hanno penfato altra forte di porte, guadando fìmili torrioni . Dcbbonfi hos^- ^^portecome deb gi fare le porte fempliccmente fenza fporger punto fuori delle cortine, acciò non ^-""'^' impedifchino e'tiri dell'artiglierie, che rifruftano le dette cortine; & debbonlì far tanto uicinc àBalluardi, che da quelli fiano con gli archibugi da braccia dife- fe. Vuuole il Capitan GiouanibattiftaBcllucci,dcttoper fopranomeilSanMari no,cheiì faccia la porta fu lacortina,larga braccia fei, altanoue,& uicinoà quella una porticiola da fportcllare, pur nella cortina,larga un braccio, e mczo dauari,e dietro tre . La contraporta di dentro larga braccia cinque, et alta otto : e fra le due porte uuole che fi lafci una piaz7a coperta larga bracia 2i.&lunga32. con ducca minidafar fuoco, unoperogni banda,c da ogni lato tre ftanze quadre, di brac- cia otto per lato, per potcrui alloggiare e'foldati della guardia, con altre tante di fopralc uoltedi quefte, con due fcale,una di qua el'altra dila da detta fabri- ca, nel lato che guarda la Città, cffcnco tutta la fabrica quadra, qual uuole che dal lato di fopra faccia Caualliero,e per Caualliero ferua, coperta con un coperto fopra e'pilaftroni, & habbia due altre fcale ne'fianchi uicine alla cortina ; & fia ta- le che non folo da nemici di fuori C\ poffa guardare, ma ancora da'tumulti che po- tefser di dentro nuocere. Ma fi deue confiderare,che'I far quefte fabri che alte fo pra le porte, ancorché le fronti loro fiano gagliarde, apporta nondimeno ( come s'è detto) gran pericolo quando quelle fiano battute ; però à me piacerla, che uo- lendo far di qua e di dalla porta ftanze per le guardie non fi fabricafse punto fopra la cortina; e che la fabrica per ogni uerfo fufse alquanto più larga, donde ui reftafse maggior piazza , acciò inogni occorenza ui potcfsero capire, e maneg- giaruifi molti loldati . Apprefso uorrei clVe'lati di quella foftcro alquanto ripie- gati in dentro ( e non tutti, almeno quello, che risguarderà inueilo la Citta, ha uendo gli altri due le fue difefe,come moftra la fottopofta figura, acciò fiancheg- gìafscro, donde que'foldati,che guarderanno la porta,pofrmoftar più ficuri .-ben che quefta non habbia ad efsere una fortezza da refifte; lungamente , ma bafti che difenda da leggiera battaglia di mano, le mai alcuni di quelli di dentro faceise ro tradimento, e corrifsero ali'improuifo per pigliare la porta, e per dare il pafso dentro anemici. Il Capitan lacomo, come fi uederà di lòtto, uuole, che ad ogni "^^^t^i^fortc^T^^ porta Cx faccia una picciola fortezza per rimediare al detto pericolo .

Io ho penfato di fare la porta col fuo foccorfo non nella cortina,mà più in den jjuouafortedi per tro, facendo alla cortina un certo orecchione, che uengaà ftar dauanti à detta tiifortijJma,&in porta,e prohibifca che'l nemico non la pofsa batter con l'Artiglieria ( conciofia co efpugnabUe . fa che ben le porte fi fìmno bafse,e che ftiano coperte quafi tutte dallo fpaìto & argine, che di fuori del fofso far fi fuole,può nódimcno il nemico alzandofi co Ca ualliero, ò aprendo con mina detto arginc,batterlej e di più che offenda di dietro alle fpalle chi ui fi accofterà, e fia benilfimo tanto dai lato del Balluardo à quella uicino, quanto che dal feno, e piegamento, che hauerà in dentro detto orecchio ne, fiancheggiata . Ne mi contento di quefta difefa e ficurezza , perche uoglio , chela ftrada,qual da detta porta dentro alla Città fi ftende, per buono fpatiofia larga più di quelloche fi coftuma,e s'allarghi in mezo,e dopo un giufto fpatio,hab bia il picgamento,nel quale fiano due cannoniere,che dirittamente tirino inuerfo la porta, e dell'altre anche ne fiano da fianco , accioche per forte il nemico paf- falle dentro, non pofsa liberamente fcorrere la Città, màinquefto luogo ritenuto lìafacililfimamenteuccifo,ò ributtato. Etin quefta ftrada non uoglio io chein modo alcuno riefchino porte delle cafe priuate , ne chele fiano uicini edifìtij d'al- cuna forte, della quale la pianta è quella che fiuede qui difotto, fatta folo per dimoftare tal fortificationc/ non hauuto riguardo alle proportioni &à'lineamen ti dell'altre parti .

E QR.il

Della Fortif . delle Città

Q_R. il ponte foprn'I folTb . PP. le cannonicrc,c feritoie. Z VV. danze perle guardie d'un' altra forte di porte in fortezza per difefa con tra quei di dentro. SS. compar timenti delle ftanze.TT. feri toie. Z. la prima porta. XX. la feconda porca.

strade della Città.

Sopra la legge jlìt Tritar . jf.de loco fiib. fruendo .

Leon Battijlanella jua .Aicbitct. 6" altri.

L' altezza della foglia della porta fopra'l piano del foffo/arà braccia 5. fino in 6. Non giudico, chefìa utilcofa difcgnare Icftrade, che uadino diritte alla piaz- za, perche in cafo, chc'l nemico pafiì dentro, la ftrada farà diritta, egli più diffi- cilmente (aràritenuto,che non uadaà pigliare la piazza,che non farla detta ftra da haueffe qualche piegamento. Benché in tempo di guerra fi potria per ogni buon rifpetto attrauerfare fìmili ftrade diritte, con trincee, e ripari , quando fi te- mcfTe deiraflalto, qual fi delTe ad una porta ò batteria di poca refiftenza; e ciò per non andare in un lubito in preda del nemico , ò anche per far forza di ributtarlo, come s'è ueduto auuenire in alcuni luoghi, ch'e'nemici fon pafTati dentro , e do- po fono flati ributtati fuori . Faraflì che poche fìrade riefchino alla muraglia, e quelle, che uiriulciranno, per mio configlio, fi faranno molto ftrette dalmezo della Città in uerio la muraglia predetta, auuenghi che le ftrade ftrette fogliono cflcr forti, e le larghe deboli. Notò Bartolo fopra e'Digefti, che alcune uolte è dannofo, chele uie della Città fian troppo larghe, e che uide nella Città.di Ca- gli, che effendo quiui le uie molto larghe, furono coftretti coloro , che haueuano uicinc l'habitationi, à riftrignerlc, acciò la Città predetta fufle più tacile al difea derfi . Molti nondimeno hanno dannatole uie ftrette, per cagione della poca fa- 1 ubrità dell'acre ; perche non ui poftcndo troppo ben paflare il uento , e'I fole , 1* aere, che ui è dentro, diuenta cattino . De'quali il parere nondimeno no e indif- ferentemente ucro,pcrcioche ne'luoghi molto caldi,& afciutti,è ineglio,chei bor ghi fiano fìretti che larghi , effendo gli ftretti più frefchi. Lafciò fcritto Cornelio TacitOjChc Nerone, hauendo allargate le ftrade di Roma, fu cagionc,che tal Cit- fìi diuenilTe più calda di primate poco lana . Benché la larghezza delle ftrade ap- porti

Libro Primo. i8

porti alla Città grande ornamento, e magnificenza. Ne'liioghi molto humidifi cercherà di tenerli netti, benché io non uoglio, che iìano ftrctti per tutto, ma (co- me ho detto ) folo doue uanno aiiiiicinando alla muraglia . Quanto à'ponti al- Tonti di legno le porte tanto delle Citta, quanto che delle fortezze (quefèe debbono hauere le alle porte. porte più picciole, e quafi fepolte nel follo, e non più di due, cioè una che riefca nella Città, l'altra che riefca di fuori, per poter metter dentro uittuaglie, e foccor- fo) auucrtirà di farli in due pezzi, con un raftello fui ciglio del folio, e l'altro nel mezo del ponte , e ciò per fuggire al tempo di pace, ogni pericolo dirubamen- to. Lalunehezzaelarghezza di quella parte del ponte, che farà uicina alla por ta uorrà ellcr tanta, ch'ella cuopra la porta, elTendole lafciato un quadro intor- no, dentro nella cortina mezo braccio , nel quale il detto ponte alzato corchi, e laici il diritto di quella libero .

Si dimoPcra quello, che debbe fare Mngegniero

per fortificare, ò per edificare una terra , ò Città , e Ci dichiarano molte uoci emolti termini appartenenti allafortificatione, e fi tira- ne i lineamenti di molte membra d'opere.

C A P. IX.

cciocHE le mie piante e figure, che fi uederanno di mano in Jacomo Ca- mano, non fiano ofi^uicate dalle linee de'tiri, per moftrare le lor di s r r i o n o . fefe, & i loro etietti, m'è parfo per la prima cola porre qui di fotto tutti li membri d'opere, ne quali fi uede, per le mani, il modo di porrei traguardi, e da l'uno a l'altro di piantargli in terra. Poi fi uede per le bocche de'pezzi tutti e'tiri macilri , e gli fl:raordinariij e quanto tutte l'opere, cialcunaperfe, pollino fare: e per elfi fi congietturerà, quanta diiferentia fia fra l'opere dalle linee rette, e l'opere dalle lince ritirate, che formano l'oblique; cfiendo fermo e rifoluto,quanto al mio debolilfimo giudicio, che non ui fia comparatione dalla fortezza della linea obliqua alla retta . perciò- MuroobliqiiO' che gran difterentia e, come fi uede,da quattro àfedici , à trentadue, e di uantag- gioanchora, bifogna; come qui l'occhio uimoftra, oltre à quello , che s'inten- - ;

deràdi mano in mano, fecondo ipropofiti. Euho pofto anchora dueforme, l'unaco'Balluardidi più facce, che non s'ulà troppo, e l'altra circolare: le quali, come appare, faranno difefeà bafianza. E quanto fia utile il tornarle in opera, saìluardi di più s'intenderà benilfimo a'fuoiluoghi,facendo io argomento per più d'una ragione facce. ch'addur nifi potrebbe,chedi leggierifilmaiportanza fiano quelle minutie, che in tali opere troualTero alcuni non difefe. Quello e ben dafapere che di ^rolTo, e . ,

molto più alle percolle può refiliere l'opera circolare,che quella co le linee rette. ,.,s , -Horaper feguitar l'intento mio , dirò , che nell' elfercitio di guerra , la principale , ^

e più importante cofa e, checiafcuno di quella profelfione, emairimamentc i £;randi c'habbiano ad hauer carichi, deb bono hauere qualche intelligentia dell' arte d'Architettura grolfa, che cofi chiamo io quella de'loldati, che uolgarmente -

in ciò fon chiamati Ingegnieri.perche applicano il loro ingegno à cofi nobile elTer citio. Dacoftoro, perconferuaregli flati, le Città, le terre, eie foltezze, nafco- opercditrc forti .> -no tre maniere d'ordini d'opere : l'una è detta Riparatione, l'altra Fortificatione ; jelaterzaEdificatione. La Riparatione s'opera ogni uoltachcun Prencipe hab- -bia necelfità di difendere una terra, per una fopraprefa , che'l nemico fiicelTc ali' improuifo in una careliia di tempo : nella quale è lecito aiutarfi con l'ingegno, co me fi può, fenza rifpetto d'ordine, ò regola di detta Architettura. La Fortificatio ne s'adoperàj quando un Prencipe ò una Republica fa,che a qualche tempo, una riv:i: E 2 fua

ma fare.

Si conftderi la falit

angoli doitcfi deb bgn Holtare.

Della Foitif, delle Città

fua piazza gli habbia ad cfTcre afTalita : e qucft'opera, perche u'ha tempo à propo- Cito da poterla accommodarc,dcbbc con ordine più d'una uolta dentro e fuora eH "^uettoVicfidlepri ^^'^ ui^'t^f^ Coitie poi fono ftatc ben uedutc e confidcrate l'oftefe e le difefe , fi dcbbc difegnare il luogo nel foglio con tutto il Tuo giro di muraglia, &apprcrso accómodarui all'intorno nc'luoghi ncccfsarij i Balluardi,le Piatte forme,& i Den- ti, e per dentro ualcrfi a luogo per luogo de gli angoli delle muraglie , facendoui . . Caual]icriouebifogna,ereruendolì quanto fi può dell'opere già latte. L'Edifica iMcarf^m^aìtre ''^^"'^ ^ ^^ ^^ ^'^ comodità del tcpo, «S^ fi mette in opeia con quella maturezza d'in qualità! g^gno, chel'huomo fa e può adoperare in qucfto inodo.Debbeli fpefo uifitareil

]uogo,edouefidifegnafarl'habitatjoni s'hàd'auuertirc alla falubrità dell'aria; che fia luogo fcoperto&aerofo, con buone acque dentro, & à buona uedutadi fole perla falutede'corpi.Andàdo per di fuora intorno al fito,fidebbehauer cura che quello fia còmodo, capace, fcnza paduli, non pur dentro,ma ne ancho uicini ^a fertile &abbondcuole per il bifognodi tal luogo. Debbcfi oltradiciò auuer- tirc, che in tal fito ui fia fiume, e quando poffibil folfe, nauigabilc : pcrcioche da cfso fc ne cauano infinite commodità. Ne meno fidebbe guardare à'tempi d' hoggi, che il detto fito dell'habitatione non fia foggetto à montagne ; anzi fi dee cercare che fia in luogo più rilcuato,& à cauallicro di tutto il rcfto. Dopo quelli auucrtimenti s'harà da mettere in carta il fito, difegnando il luogo, fecondo c'ha- da efsere la fua capacità, & in quell'opera fi faranno i fuoi Balluardi,le Cortine, le Piatteforme, & i Cauallieri, fecondo ch'òccorrirano, auuertendo che detti cor pi fiano polli à'iuoghi à propofito per difendere e per oifendcrc,uolgendo fempre la fronte,e gli angoli à luoghi deiroffefe,cercando di coprire i fianchi e le loro can nonierc quanto fi può . L'opera non fi donerà fare fenza configlio di molti huo- mini pratichi in guerra, à'quali l'efperientia ha moftro quello che fi debbe fare , e perche ueggono più i molti che i pochi. Come poi tutto l'edificio farà flato dise- gnato nel foglio, auanti che fi cominci l'opera in terra, debbefi farne formare un modello di legno, ò d'altra materia foda, e dureuole, nel qual modello fatto,fi u€ de poi tutta la'fuaperfcttione. In quelle fabrichc occorrono tutte le forti de'fo- pradetti corpi , come è à dire, un Balluardo, il quale aflblutamente è capo£ prin- cipio di tutte quelle compofte fabrichc , per eflcr corpo grande , capace , e reale, come il luo nome dinota,chiamandofi corrottamente Balluardo, quafi Bellùguar do,da bellum,che fignifica guerra,cioè che guarda e difende dalle battaglie. Que fio corpo uien fatto ne gli angoli, che copra e guardi due parti àlui uicine. In elfo fono le guance. Guancia fi chiama quella parte, oue fi troua l'orecchio, che co- pre l'aperto delle cannoniere : e dall'orecchio è tratto il nome d ' Orecchione . Al- tri dicono, che la Guancia è una parte, nella qual fi troua la bocca, che fal'aperto delle Cannoniere, e della piazza da baffo e d'alto, che fon coperte dal Mufone, onde è deriuato quello nome: le quai piazze fono capaci, fecondo che allor luo- go moflrano le piante. Cannoniera e detta la bocca, doue entra la canna del pez- zo, cofi del Cannone, come della Colubrina, ò d'altra artiglieria ; e fono le Can- noniere di più forti, della fattura delle quali à' fuoi luoghi ne uedranno più roqi niere. La prima e detta fiàco, perche fi come il fianco è pollo al mezo dellbuomo, COSI quella è polla al mezo dell'opera, & operàdo,batte per mezo e per fianco , on de è uenuto il nome fuo di fianco . Vi fono apprelfo le Clafe matte , le quali fi tro uanoà baffo al fondo; e fon chiufe e coperte: e però difficilmente fi poflbno ad- operare , ò allicurare che prefto non fi perdino . Si uede anche in Francia una forte di Cafc matte, che fi chiamano Mincs, le quali attrauerfano in alcuni luo- ghi le folfe, che fon fabricate come un' Acquedotto, che paffa per la folTa, & entra nella fortezza : ma fono più grandi forfè otto piedi di larghezza, e fci d'ai iczza, fatte à fchici]^ d'afinp ; ma con le Cannoniere piccole à tutti i lati . Alcune

fon

Modelli della ope- ra futura: ,

Balluardo ,

Guancia,

Orecchio .

ìiufone.

Cannoniere,

Fianco.

Cafc matte^

Libro Primo. 19

fon fabricatc& appoggiate à baffo alle punte de' Balluardijò in altro luogo delle muraglie, e fono come una piramidetta,ncllc quali s'adoprano archibugi, & altri pezzetti da mano : ma io le tengo fimilmcntc per poco utili. In qucftc guance ■delle feconde piazze, ui Ibno anchora Cannoniere alte , le quali fi chiamano Can nonierc di Ghirlanda ;perciocheuanno nella Ghirlanda, che nell'alto circonda cannoniere di ia piazza del fianco. Trouanfenc anchora alcune in luoghi alti e baflì;le quali per Ghirlanda. non cfler in luoghi debiti , fon dette Cannoniere accattate; e uagliono fimilmen- Cannoniere accat- te poco: nondimeno feruono per un pezzo. Ma nell'opere dadifegnarfifeneuc- dranno di tutte le folte. HoraildettoBalluardo, partendo^ da quefta guancia, fa l'angolo conia coperta dell'Orecchione tondo, òuero del mufone quadro, ò Mufone,&orec- della fpalla con la linea retta, di quella capacità, e forza, chefe gli conuiene -: di- chione. poi fa una faccia, ch'arriua al fuo angolo; e ui fa una punta , èiin nafo, e riuolta all'altra faccia, facendo i limili membri, come fi moftra nell'opere. Io non mi ften derò à ragionare delie fatture delle loro altcz2e,delleba(rezze,dellcfcarpe,dc'cor <loni,ede'parapetti ;perciocheà'Ior luoghi ne dirà à pieno. Ma ucnendo alle Cortina. Cortine, dico che Cortina è quella, che ferra da un corpo all'altro . Piatta forma "Piattaforma, Ci dice ad un corpo, chefomigliail}3alluardoin tutti imembri:ma le Piatte forme non hanno punta, ne tanta forza per elTer cllepofte in luoghi dritti fra cortina e ^"^ '^^ /^"«^ cortina. VifonoanchoraPiattcformerouefce, tutte al contrario dell'altre .-per- "'J'-'^' che foniabricate tutte dentro alle cortine. Il Caualliero e un corpo, di'è pofto in Canallitro. luogo alto, che uede e fignoreggia dentro e fuora la campagna r&à'luo^hi debi- ti fé ne uedrà di più forti, delle quali tutti io parlerò. Se uoleffihora difcorrere che cofa è foffo, contrafoflb, ftrada coperta, contrafcarpa, puntone, dente, calca- gno,& altri membri,troppo faixi lungo, okra che in fine di quefta opra forfè fi ue- dranno regiftrate tut,tc quefte forme, nell'opere già fatte da me in terra prima,che in carta, fotto la Mirandola,per non parlare bora di Roma, del fuo Borgo,di Palla no,d'Anagni, e di Sermoneta; & non toccando okra di ciò le cofe generalmente da me difegnatc, & alcune fatte in terra nel Regno di Francia, come nella Prouin- cia di Lingua d'oca, in Prouenza,nel Lionefe, in Campagna, in Piccardia,in Nor- mandia, & ne gli altri luoghi di frontiera, i quali difcgni tutti fi.trouano in mano di fuaMaeftàChriftianifIIma;& oltre à'difegni ui fono moki modelli, folo dirò per conchiudere, che nell'opere fatte da me fotto la Mirandola gli anni à dietro, e regiftratc in qucft'opera, fi uedcranno quafi tutte le forme fopradctte .

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Della Fortif. delle Città

.■imiiilìum>»<.\S°'

Libro Primo.

20

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Della Fortif. deiJe Città

Libro Primo. 21

Di molti modi di principi; d'opere difegnati di

fopra, per i quali fi moftra come s'habbian o à difcgnarc, e drizzare le muraglie,c cortinc,c quali difcfc à quelle far fi debbono; e dell'ufo di tutte , e d'alcun e altre difcfc .

C A p. X. . -

ON è dubio alcuno , che lafortczza della muraglia confiftcpiù Girolamo nella forma,che nella materia ;auucnghi che s'ella non firà aiuta- Maggu ta dall'ingegno dell'Architetto con dettaforma, pergroflfa ch'ella Ci faccia, e di qual fi uoglia forte di pietra , ò di matone , che gar gliardamenterefifte alle percoffe, farà nondimeno da'colpi dell' artidieria ò con picconi, ò con mine abbattuta, ò con fcale e ma- chine fuperata . Gli antichi,quali furono più rozi,di quelli che ucnnero dopo di- loro, non hebbero confiderationc alcuna della fortezza, qual nafce dalla forma, per^eccro le loro Città, ò tonde, ò di molti lati non piegati in dentro, e fiiiuofi, ma diritti. Euedendodopo che era facil cofa fottentrare alle muraglie di fimil forma, & farle cadere ; fopra d'efie fecero alcune torri, "dalle quali lanciauano cer^ ti dardi, che portauano feco il fuoco artifitiato, chiamati Phalariche, dalle torri , cheerano dette Phale da Phalando, che in lingua Tofcana anticha fignificauail cielo, come teftificano Fedo eSeruio: dalle quai torri tirauano ancora pietre & S(,y,,jf,f^prd9. altr'armi . Dimoftra Homero, che le mura di Troia haueuano le torri . ancora di- dell' Em:ide . ce che e'Greci à quel forte, che fecero alla marina per difefa delle naui, haueuano ^«(c/ lib.sJdla "fatto torri alte co'tauolati e'palchi. FaiTi mentione ancora nella facra fcrittura ^^'^'^f'j: ''

delle torri delle muraslie come fi uede apprcffoIiaia,Nehemia,Ezechie!lo,nc' '^'^ ' •''• '^ '^ ^ ,. . . ? I . . , I V 11 \rr r j lucide.

Paralipomeni, & in altri luoghi, eh 10 per brcuitanon adduco. Vlaronii dopo /p,.;„c/f.7p.r-. -^

ne'tempi non così antichi quafià tutti e'iupghi, che fi fortificauano,comeapprci- ^ichmiucap.a,.' fo gli Hiftorici, & altri è aliai manifefto: & ad un bifogno doue non erano fatte di E^ech.cap.zó. muraglia, fi faceuano di legname, come io ho ofleruato apprclTo Celare, apprelfo Taraltp.cpKi^, Vitruuio, Gelilo, Scaltri. E quelle torri feruiuano più per Cauallieri, che per ^^^''^^/'y df«j fianchi, E checiò fiauero, ci lo dimoftra Giofepho, quale defcriuendo. le torri ^„gyya Fran'ccfe. delle mura di Gierufalemme, diceche qu^elle dal fondamento fin fopra l'altezza yum.nellib.i. delle mura erano mafiìccie, màchepoi più alto haueuano l'habitationi; come cap.^. cheio fappia, che nhaueuano anche molte Cittadelle uote dentro, per poter Gel.nelUb.i^.

tirar per fianco; ma per Io più erano come s'è detto. Quelle C\ faceuano quadre vf/'i*, ,,-, .

1 1 ' *^^-ii ^- r ^ r ^ j T jc Ciojephonellib.6.

Scanche tonde, come appreflo il detto Giolepho fi puouedere. Le tonde lon i^.iiaguerraGitid.

molto commendate da Vitruuio, perche meglio refiftono allepercolTe, rompen- cap.^. 'k

dofi nell'altre forme i cantoni facilmente, che in quefle, che mancano dican- isiel detto cap.s. toni , fono le pietre fpinte ucrib il centro alla parte più firctra, donde non edifoprandltb.i. polfon cedere, e non lafciano forare il muro. Vedutofi con l'cfperientia, chele '^'^P-^7. torri maflTiccie, e le uote, che non haueuano i fianchi forati, donde fi potelfeferirc il nemico, che entrauafotto alla muraglia, noneran molto utili, fi cominciarono à fare con le feritoie ; e con quelle fi difefero gran tempo le Città, cioè nno a'tempi 'f^'' v---'- ^ de'noftri aui,ne'quali perche l'arte non haueua ancora penfato di fare le tacce del k torri, chiamate anche torrioni, di maniera, che non uipotclfeflardopoil nemi .

co fenza pericolo, furono penfatie'piombatoii fermati fule menfoledi pietra, & ^^^ ..,..,, , anco di matoni , ch'hoggi à molte Città fi ueggono, da' quali fi tirauano pie- tre, & acqua bollita fopra coloro, che andauano (otto à quelle; & doue non erano è piombatoij , fi metteuano le ucnticre di legno à'mcrli, mantenute appcfe con le ^..^ ., ^

gni, che fiiauano in quelli fitti, ne'lati di qua e di là, doue anche hoggi fi ueggono fori lafcia dui per tal ufo ;percagiqn delie quali e'difenforij che acqua bqUita,.ò ì:......1 '" " ' F pietre

^:J

& I?

Della Fortif . delle Città

pietre gittar uolcuano fopra e'ncmici, non potcuano cflcr oflfefi dalle frcccie delle

balcftrc, e dalle piene delle machine. Le[quai Torridi difefefi cominciarono à

tralafciarc poi che fu trouato il perfetto ulodellartiglierie. Peròall'hora fi comin

Torrioni in che té- ciarono àfabricarc i torrioni, chiamati fino al tempo del Secretario Fiorentino

ufati. Tuntoni,

torri, al coftumc antico,che erano di quattro,o più lati,con l'angolo di mezo acu- to, donde à tal forte di membri di muraglia nacque il nome di Puntoni, che cofi fettanta anni fa, come intefi da Marco Manini diligente oflcruatore delle cofe de" fuoi tempi, erano chiamati quelli, che fi dicono hoggi Balluardi. Tirando adun- que le cortine diritte, fi daua loro la difefa di quefti puntoni e torrioni. Dopo gli huomini ammoniti da quello, che fuccedeua alla giornata nelle batterie delle Città, penfarono e fecero i Balluardi, che hoggidi fi coftumano ; quali fono le ue- re braccia di tutto il corpo della Città , e ne' quali confifte la faluezza di quella . Ma perche non è luogo fatto forte dairarte,che con l'arre ifteflfa non fi pofia guafta re, e rouinare, fuccedendo alle uolte, che le fpalle de'Balluardi fono ftate gittate Cortine utilijfime in terra, eie cortine fon rimafle difarmate,pcrò alcuni ualenti huommi fi fono in- fitcheformajianof gegnati di prouedere à tale incóueniente con le cortine ripiegate in dentro, quali in mezo faccino un'angolo ^ che uoki la punta inucrfola Città i come moftrano 1? prefen ti figure,.

Tiatteforme.

Cauallieri,

Caferrute.

Per bcnefitio della qual forma, effe cortine, che ftefic fiancheggiano, ben- ché fiano difarmate delle loro braccia, cioè de'Balluardi , nondimeno fi manten- gono ficure dal nemico. Oltraà'Balluardi hanno anche trouato gli Architetti & Ingcgnierialtre difefe delle muraglie, cioè le Piatteforme,i Cauallieri, eie Ca- fe matte . Delle Piattcforme fi fono feruiti folo in mezo à'Balluardi ch'erano trop lontani, facendo ne'fianchi di quelle non due Cannoniere per piazza, come à' Balluardi, ma una fola , per effer quelle fabriche picciole, e che fporgono poco in fuori. I Cauallieri detti cofi.perche ftano quafi à cauallo & alti,fono fiati fatti per guardare le guance, ò fàcce de'detti Balluardi, e per fpazzare la campagna, uetan do che'l nemico no s'auuicini co gabbionate, folT^e trincee, e perciò fi fecero den tro alla cortina in mezo di quella. Le Calematte furono ritrouate per poter of- fendere il nemico quando egli difcendelTe nel fofifo , e tal bora in mezo al foffo al dirimpetto delie Piattcforme, taluoka dirimpetto àgli angoli, e cantoni de'Bal- luardi

Libro Primo .

22

luardi fi fonfabricatc . LcPiatteformc fi fon fatte in due modi , l'uno è quello , "Piatte forme di'

che s'è dettole uedefi difopra fegnato nella 7. figura; e l'altro come fi ucde nella fc '^"^ J^''^' '

conda figura, nella quarta, undecima, e duodecima : e quefta fi chiama Piattafor ^-^^^^ ^-^^^

inarouefcia,qualealmiogiuditio,èmeglior foggia, che la prima, per effer più roucfiu.

iicura delle batterie, e perche quella, cafo che le fiano guafte le fpalle, donde ella

più non fi ferua delle piazze, impedifce ìi Balluardi le uedute delle canoniere che

fon uicine alla cortina, di maniera che quando per cafo fufie rouinatauna fpalla

di qual fi uoglia de'due Balluardi, e'nemici potranno ftar dopo la detta Piattafor Danno, chepgffbn

ma, e liberamente praticar fotto la cortina, che da quella al detto Balluardo offe- dare le Tuutcfor-

io fi ftéderà,c no potranno clfer offefi dall'artiglieria della detta cannoniera, ne an f»eordinarie.

che da quell'altra che l'è uicina. I Cauallieri murati fi fon fatti in quattro luoghi, Caudlieroinquat

inuno, come fi uededifegnato nella fefta figura, nell'altro, alati de'Balluardi,co ''■''^'«^5-" '■ •*"**

me fi uede difegnato nella figura fottopofta. Nel luogo terzo è ftato il Caualliero

à cauallo, cioè che caualca fopra la cortina , come alla Piattaforma della figura

fettima fi aggiugnclfe dietro ilCaualliero della fefta, e fi tiraffero' tuttadue quefte

mébra in alto fopra la cortina, come fi coftuma di fare ne'Cauallicri ordinari], ma Damo che pojJQn

<]uefti, come anche gli altri, fono molto pericolofi, perche battuti, ucngono ari- •''"'^ '*''*'"* "■"*

empire il fofib, per il che io già pcnfai di fare il Caualliero lontano dalla cortina ,

tanto, che fra la fua fronte, e la cortina,ui rimaneffe una uia affai larga per i difen

fori, che poteflero andare inanzi, & in dietro: e di ciò parlandone l'anno 1500. col

Chiariffimo M . Chriftophoro Canale, egli mi moftrò un modello di Città bellif-

iìmo col Caualliero come iole haucuo detto, peni che io fui confermato nella _ ,, j.

. . r- ^ li- A 11 .-X II 1- Il r r CaiialUcn Ut Cinta

upmionmia. E Caualheri A- B. uicini a Balluardi come nella preientengu-^//,, .^, diquAn

la fi moftra.

tautilitàfiano.

fono molto utili, perche afficurano la muraglia da quella parte douc fono, che per cafo fulfe prefo il Balluardo, il nemico per hauere il Caualliero fopra- ftante, non ui potrà flar dentro. Recano anche quefta commodità, che efsendo abbattute le fpalle de'Baìluardi, eia cortina in mezo, feruono per fiancheggiare , e difendere la ritirata, che fi fuol fare in fimili accidenti, ancorché tirino di ficco. Benché fi potrianfarloroà baffo le Cafe matte ne'lati,che feruifsero ad un bi- fognopertal ufo. Et al tirardi ficco, fi può rimediare con l'adoperare in effi e' cannon pieti'aij, quali non con le palle ordinarie fi caricano,mà con fcaglia di pie tra, e ghiaia di fiume alquanto grofsetta, con la quale in un fol colpo fifagran- diflìma uccifion d'huomini . Debbefi nondimeno confiderare, che da fimili Ca- uallieri può rmfcir qualche danno alle cannoniere de'Balluardi ; perche effendo ■battuti, con lerou ine loro poffono impedirle, e ferrarle dauanti (parlo di quel- le delle piazze da baflb ) fi che l'artiglieria non habbia la uia libera da fpazzare, e "rifruftarela cortina; e non folo può riufcir danno alle cannoniere da baffo,ma an- cora più alle piazze d'alto , e ciò per cagione delle pietre; che battute, con grand' impeto uolano qua e in diuerfi lati. Benché àqucfto inconucniente iouihò penfato il rimedio , col fare la fronte del Cauallicro,dondc può nafccr tal danno, - Fa non

Danno che po^on furequcHi Caual- lieri .

Della Fortif, delle Città

Lafo-rma circola re douejia utile.

flon come ella uiendircgnata nella precedente figura, ma alquanto indentro in- uerfo la Città,dond.c ui rimanga un giufto Ipatio da pocerui al tempo di guerra al zare una camifcia di trincca,che ucfta detta fronte: dalla quale ne nafcerà doppio bcnefitio, cioè che non faràofFefo il Cauallicro dalle batterie, che pcrefTer alto , è molto lòttopofto al pericolo di quelle^à e'difcnfori potranno praticar ficuri nel le piazze. Sallnardi di più IBalluardidi più facce che gli ordinarij,quali fi ueggono difcgnati difopranel fMce. la ottaua,nona,decima,undecima,e duodecima figura, mi difpiacciono, auué-

ghi che fono più forti de gli altri per cagione delle punte che hanno manco acute, che non haueriano tacendoli co le guance ordinarie, e dirittel tondi dell'ulti ma, come che fiano più capaci, e per parere diVitruuio,di LeóBattifta,e d'Alberto E»u rerOjper la fortezza, che nafce dalla rotondità loro, non paiano biafimeuoli, à me nondimeno non piacciono, perche non poffono effcr guardati per tutto da gli al- tri Balluardi, rimanendoui nel mezo e triangoli fatti dalle lince de'tiri delle arti^; glierie, che gli defendono, dentro à quali triangoli entrandoli nemico, non può cffere offefo, e ficuramentepuò accommodarfi per ftare à tagliare il muro di detti Balluardi . Per il che quando io m'hauellì a feruire di tal forma, me ne feruirei à* Cauallieri, che già penfai di fare dentro alle cortine, ò anche per quelli che canal cano,ò fi fondano foprala cortina, e per le Piatteforme, nelle quai fabrichenon fi può temere del detto incoueniente, che'l nemico ui fi pofia metter dauanti . Non dannerei ancora tal forma tonda ne'Balluardi, che fi fanno alle fortezze cin- te da'laghi, fiumi e mari ; perche non cofi di leggiero il nemico ui fi può auuicina- rc; e quado pur ui s'auuicini,fe ui fi uuol ferm.are appreflo,cioc dentro à quel trian golo, che non uien guardato da'difenfori, fa meftiero che ui fermi fopra qual- che nauilio,ò Zatta, o altra fimil opra di legname ;qual pereffcreil detto angolo poco capace, uerrà da'difenlori fcopcrta, e battuta, di maniera che tali parti de' LaCortinanonfia Balluardi rimarranno femprcficure. Ma ritornando alla cortina, dico cheinmo- éiritta. do alcuno ella non fi debbe far diritta, acciò la fua difefa non habbia à confifter

folo ne'Balluardi, quali alcune uolte perle potentilfime batterie, che fi fumo, fon priuati dell'ufo delle loro piazze; ma ò ripiegata in dentro con uno angolo in me zo, come fi uede di fopra nella terza, nona e decima figura, ò uero con la Piatta- forma riuolta, come appare nella quarta & undecima come fi moftra nella figa ra duodecima con più ripiegamenti indentro, qual foggia di cortina più d'ogni altra mi piace,e può piacere ad ogni altro, che con fano giuditio difcorra . Il Pelo re da Siena quando già fi trattaua della fortihcatione di Milano, s'imaginò(coine mi dific il Capitan Nicolò Giudi, & me nemoftròildifegno) di fare tutte le cortine con fimil difefa di rifalti in dentro, non col ripiegamento , che ha quefia del Capitan lacomo, ma andando diritto da un Balluardo àl'altro. ma, come Or gniun uede,qucfta del Capitan lacomo e di più utilità perche ella fiancheggia aa Cafematte, cora con le fronti che fono in fuori . Quanto fi efpetta alle Cafe matte, quali ap-

portano non picciola utilità alle muraglie, ancorché di leggiero fi rendino difuti- li, ò per cagionedelfumo, che facilmente in quelle fi richiude, ò perche efiendo baffe, con ogni poco di materia che girti il nemico nel foflb, fi accecano le loro te- ritoie,dico che alcuni l'hanno fatte à baffo ne'fianchi de'balluardi,& anche nelle guance ^ tirando gli sfogatoi), e camini diritti à piombo in su, fin'fopra'l mcrlone, & i parapetti . altri ( fi come fu Alberto Durerò ) fecero à quelle efshalatoij e cami ni non molto fopra le feritoie, quali quando fuffero fcoperti dal nemico, dariano occafionc di nocumento non picciolo; conciofia cofa che,efrendo in tali parti per- cofTo il m uro, facilmente fi potria rompere, e quando bene ciò non feguifse, non fi potriaficuramente praticar dentro alle cafe matte fenza pericolo d'offefa che ^enga dalle pietre battute.

Simìl

Libro Primo, 23

S I M I L foggia di Cafe matte per rinconuenicnte del fumo, e comunemente Cafi matte danna' dannata, ma à me non difpiacc, non folo perche in efse fi potranno adoperare ba- ^^ ' leftrc da banco & archi, ma perche feruiranno anche per contramina . Altri han- no fatto le Cafe matte in mezo del fofso, come il detto Durero,& alcuni noftri Ita J^^f^ ^^^^'^ .'» <^^" liani . Il Capitan lacomo uuole ch'elleno fi faccino uicine à gli angoli della contra M^/'M"""* fcarpa, e dice che in alcuni luoghi fi fon coftumate à trauerìo il fofso, come che pafsafse un condotto d'acque nella Città. A' me piacerla ch'elleno fi tacefscro den tro nella contrafcarpa di qua e di da gli angoli di quella, fenza punto occupare il fofso,facendo à quelle le lor uie fecrete che di dentro da'Balluardi,ò dalle corti- ne l'andafseroàtrouare. E per rimediare al pericolo d'efscre accecate le feritoie di quelle,dalla materia gittata nel fofso da'nemici,uorrei che uicino ad efse il fof- fo fi facefse più profondo ch'altroue, con una uiada poter tirar dentro alla Città ^rj^^j^iyar dentro la materia,che per forte ui uenifse gittata. Il fomigliante fi farà à tutte l'altre Cafe ilriempimcnto dd inatte. E fi debbono fare in più luoghi .fimih uieda tirar dentro la materia, che fofso. uiengittata ne'foifi, ancoraché non fiano in quelli Cafe matte, per aificurarcla Città dalle fafcinate, e da gU argini, comehabbiamo anche detto ne'noftri libri de gli Ingegni militari, che fi è ueduto anticamente più uo!te,& uno anno fa han- no prouato i Portughefi in Africa, afsediati nella fortezza del Mazacane, che'l ti- rar dentro la materia, qual uien gittata nel fofso ( maffimamcnte quando ella non è tale, che fi pofsa abbrufciare ) è folo fcampo contra fimil opre & otfefe de'ncmi- ci ; ancorché alla fine detti Portughefi con una mina fi liberafsero dal pericolo di detto argine, ch'era crefciuto fino al pari del muro .

Oltra le dette difcfe delle Città e fortezze, furono penfate anche le fofsc ^#-

, V 1 -rr 1 u TT j- 1 '/^..J Homeronellib.7.

inuentionenon moderna, ma antichimma,auuenghi che Homero dica clic i(.jie ^^n^^n^^^^

cij quando erano à campo ù Troia, al forte, che fecero alla marina per ditefa del- le naui, h aueuano fatto la fofsa. Il Secretarlo Fiorentino(come mi ricordo hauer letto già fono più di 15. anni) non uuole che dinanzi alla muraglia fi faccia il fof-

fo, ma dentro alla Città, allci'ando che cfsendo il fofso di fuori,fi può empire da Se'lfojfo dentro al r r r 1 1 r r j j-cc^:] lamuranialiauti

un grolso elsercito: e non ui elscndo, le ruine quah calcano, aanno dirncu ^^^ * •'

flilita al nemico, che altrimenti andando quelle nel fofso, fattala fafcinata, fi à piano, e ciò quando la muraglia non haucfseil terrapieno, come à'tempi luoi ficoftumaua. Per ilchceL;Ii giudica che'l fofso fi debba far di dentro della mura gha, e la terra che di quello fi caua,fi debba gittaruerfo la muraglia, ritenendola conunmuro, che forga dal fondo di quello, qual fia tanto alto fopra terra, che un'huomo ui ftia dopo coperto . e nel fondo di detto fofso ogni 200. braccia fi fac ci una cafa matta . L'upinion del quale à me non piace, auuenghi che la mura glia nonhauerà dauanti ilfofso, per ufarfi hoggile cortine tutte terrapienate. quand oquelle faranno battute, le ruuine faranno fcala da falirlu la muraglia> Di poi in tempi di notte, e quando fiano piogge grandilfime,fi potranno accoftar machine di legname, che diano facil falita fopra la muraglia, che niente l'impedi ; delle quali alcune n'habbiamo difegnate ne'noftri libri de^li Ingegni militari, quali anche pofsonfcruire ad cfpugnar Città e fortezze doue fiano folìi benché larghilfimi conacqua,ò lenza. Apprefso,fc la muraglia non hauerà il fofso di fuo ri, fi potrà di notte fotto à quella praticare, & andare anche di giorno ad accecare le cannoniere, eie picciolc feritoie da bafso. Più oltre, quando la prima mura- glia fi perda, e'difenfori, e l'artiglieria grofsa non potranno ftardopo quel muro del fofso, che non patifchino grandilfima offefa da'nemici, che fìaranno fopra à caualliero.

Dopo e'foflì fono ftate penfate le uie coperti per le fortite di fuori del fofso , peperlefortite,e per maggior difcfe, egli Spalti & argini, che cuoprono la muraglia fi ch'ella non ^''inifnddMo^ ^ può cfscr battuta non che dal cordone insù. Quali argini, e fpalti fono nondi- meno

Della Fortif, delle Città

m cno dannati dal fu detto Secretarlo Fiorentino, perche,fi come egli dice, ilnc- micouifipuòaccoftare, &aprirli,e con duccndoui l'artiglierie, quindi battere la muraglia . Di cui il parere anco in quefto non mi piace, perche tal argine hoggi- di fi fa, &■ anche al tempo di quello fi fliccua tale, che'l nemifo non ui fi poteua au uicinare fenz'cfier Tempre fcoperto dalla muraglia, eflcndo quello alto uicino al- la ftrada, che fi lafcia fuor del foflb,& abbafsandofi Tempre in uerfo la campagna. Al che fi aggiungono i Cauallieri, quali efscndo molto eminenti, non lafciano auuicinare il nemico con trincee, folfi, e gabbionate,ne apprefentar batterie fi ui cine . Di poi nella parte più alta del detto argine,cioè doue fi congiugne alla uia 'che Ci lafcia fra quello e'I fofso,facendofi un poco di muro q uanto bafta à coprir e* ytilità dalla uia foldati delle fortite, che con gli archibugi guardano lo Spalto e la campagna uici ddlefortite. j^^. (. f^^ndo il luogo guardato non folo dalla muraglia e da' Cauallieri, ma anche

da quella forte di difefa, non s'hà da temer niente di quello che a' fuoi tempi gli mcttcua paura, Oltra che facendofi tal argine d'intorno aduna fortezza, che habbia le cortine ripiegate in dentro, quello uiene maggiormente ad efser guar- dato per fianco, ancorché non hauefsc il pendere inuerfo la campagna, ma fuf- fe à guifa di trincea, come l] uede difegnato ne' libri del Tartaglia Brefciano do- ueparladc'gli argini da farfi fuori della uia del fofso, quali cgfiuuole,chc fiano tanto alti, che ui pofsa praticar dopo coperta anche la caualleria di quei di détro. Tagliate dallato Oltra gli argini, fi fanno anche le ragliate degli arbori che fono d'attorno, diiuoriintomoal.eCi nettala campagna anche d'ogni forte d'edifitio, acciò le palle dell'artiglieria ie muraglie, habbiano il corfo libero per andare ad offendere e'nemici, e quelli non fi poirmo

auuicinar Con gabbionate , trincee, forti , e Cauallieri , come fi uede efser ftato fatto alla Mirandola, & in altri luoghi. Benché doue faranno ualcntiigcgnieii con buona copia di guaftatori, oftanti le tagliate,come fi uide nello afsedio di detta Mirandola, non potranno far tanto e'difcnlori, che'l nemico non s'auuicini con Forti, e di più che non pofsa auuicinarfi àqualfi uoglia Città, e fortezza in piano in una fola notte con uno ò più Cauallieri, e con gagliardilfima trincea,fen

za il far fofseàuolte& oblique, efenzatenir uia da qual fi uoglia fino à quello di ufata, come ho dimoflrone'miei libri de gli Ingegni militari.

SS^^^-" ^ ^ ^ ° ^^^' ^"'"^^^ ^^"' P^"" "^'^'^^^ "^^^'^ muraglia dentro alle fortezze, Caual- lieri e monti di terra, come fi uede à Rubicra nello flato del Duca diFerrara,& in alcuni altri luoghi :& oltra à'cotali monti di terra, quali in ueromarauigliofamcn te fcruono per oftacolocontrae'Cauallicri, che di fuori fanno e'nemici, fono fla- . . te di dentro anche fatte uicino alle muraglie le piantate de gli arbori chiamati in '^'^^°Ii!'Tolfinl" Latino populi, & in Lombardia pioppi, e da'noflri con uoce generale, alberi ( co- (he utilità avm- me fi uede à Lucca, à Fifa, & in altre Città) che fono un riparo boniirimo, prima tino, perche con le radici e barbe ritengono il teri-apicno unito,e coUigato ; poi perche

quando fia battutala muraglia, danno grandilllmo aiuto à farcia trincea uicina al muro abbattuto. Ma perche, quando e fianchi de' Balluardi fiano per bat- teria fatti cafcarc,^ la cortina manchi della difefa di detti Balluardi, tal riparo potria ( uenendoui dopo e fopra il nemico}riufcir dannofo,giudico che farla mol- to meglio piantare detti arbori tanto lontani dalla muraglia,che ui rimanefsegia fio fpatio per poter flareà difenderla, e pafsare inanzi c'n dietro con fquadrcdi foldati, e per fare il fofso della retirata che fi fuol fare communemente per riparo còtra le batterie . benché per commun parere di giuditiofi Architetti,^ Ingegnie ri, non fi debbono mai abbadonare c'iuoghi alti per tare la ritirata . Tali alberi uor ranno efser piantati con la medcfima ragione,che fi piantano quelli de'Forti,c de' Balluardi di terra, cioè (come dicono i Latini) in Quincuncem, acciò fiano più ac commodati quan do ci occorra feruircine per far dentro, e d'intorno à quelli li ri- paio,&la trincea.

Delle

Libro Primo. 24

Delle mifure di tutti e' membri della Fortifica-

tione, e delle parti di quelli. C a p. x i.

E R e H E meglio il lettore intenda quanto occorre fapere d'intorno Girolamo alla fortificatione delle Città, parmi che in quello luogo s'accon- Maggi. uenga particolarmente , e con ordine parlare di tutte le mifu- re de'membri della fortificatione, e delle parti di quelli. E per ef- fer ftate le cortine la prima difefa e fortificatione, che fi facefle alle Città, primieramente parleremo di quelle . Vogliono alcuni, che ^' SanMarino. la lunshezzadiqueftes'accommodi alla quantità de'tiri dell'artis^licrie, cioè che ^ . ,. . , eflendo 1 artiglieria , quale haueremo , reale e grofla ( e grolla intendono , e rea- le, da otto libbre di palla in sii, come Colubrine rinforzate,Colubiine ordinarie, meze, e quarte; Cannoni doppi), Cannoni ordinarij,mczi, e quarti; Sagri, & altri pezzi, picciola e non reale,da otto libbre in giù, fino ad una libbra, come Sa •artiglierìa non gripiccioli, Falconi, Mofchetti, e SmerigU) uogUono chefi facciala lunghezza ^f1j\ ,,, della cortina da fianco à fianco braccia alla Fiorentina ( de quali femprc intendo j^„^^ tjuando farò mentione del braccio ) dalle feicéto alle fettecento,che tanto ne può fpazzare, e rifruftare detta artiglieria reale. Ethauendo noifolamente artiglie- ria non reale, la faciamolunga dalle 300. alle 400. braccia , che fino à quefta lun ghezza tal artiglieria la può difendere .Ma perche quefta diftintione di fortificl- tion reale, e non reale à me come anche ad altri, non piace , & è più facil cofa e di minore fpefa il gittare l'artiglieria, che'l fabricar Balluardi e cortine; e perche le fortificationi non reali fono molto deboli, doue la fortezza delfitonon l'aiuti, fi che non uenghino; battute ; lafciando da partele non reali, parlerò folo delle rea li, e communi. Altri uogliono che la cortina fia lunga braccia 3 io. alcuni dico- no ch'ella fi debbe fare di ^lo.al Tartaglia piace di palli 250.& anche di joo.al Cap. frate da Modcna,di canne i40.Pare al Caftriotto & ad altri ch'ella fi debba far tan tolunga,chetirandofi l'artiglieria groira,non s'offenda il Balluardo contrapofto. cortinatroppolu- de'qualil'upinioneàme non piace, perciochefefi farà la cortina tanto lunga, ne ga^èdannofi. feguiranno molti incóuenicnti, e fra gli altri due importantiflìmi, cioè, che quan do il nemico fi metterà fotto ad un fianco de'Balluardi,fe bene farà un folo,cóuer- fparare un pezzo groffo d'artiglieria per offenderlo , il che fi farà con fouerchia fpefa, e fcómodo, e quàdo bene e'nemici in buon numero fi metteranno in tal lue go,ò anche quafiàmezo la cortina, non fi potrà offenderli con quella preftezza e con quel numero di colpi, che s'offenderiano la cortina fuffe più corta, per terfiintalcafoadopi are archibugi da braccia, da caualletto, ò da rampo, quali preftamente fi caricano, e non fono difficili, e fconci à mancggiarfi comerartiglie riagroffa. L' altra ragione degna di non picciola confideratione è, che quando qualche machina at'mata di balle di lana, fuffe condotta fotto al fianco predetto , fòche dalle cannoniere di quello non potcfTeeffer offefa, l'artiglieria del Balluar- do oppoflo non la potriafpezzare per la troppa diftantia. Però io tengo per fer- mo, che fia meglio fare le cortine più corte,ancorchc nella fortificatione uada più fpefa, bifognando in tal cafo far più Balluardi , che non fi coftuma ; & in quello , concorro coni upinione del Lantcri, huomo al parer mio e degni intendente di ^ quell'arte, giuditiofiilìmo. II Cataneo in uarie piante diCitrà tiene uarie mifure, e uuolc la cortina di brace. 192.232. 240.244.256.5io.nellcCittadeIIebracc. I49.edi■ I52. IlSccretarioFiorentino, chefcnffein tempo, chela fortificatione non era in quella perfcttione ch'ella e hogoi , tiene che la cortina fi debba fare lunga braccia 2QO. Leon Battifta Alberti inanzi di lui la uoleua più lunga, cioè di palfi 70. Io mi ftimo che fia il meghoaccoftarfi più à quelli, chea quegUakri,echefia da farla

lunga

e-

Cortina quanto dibbc cjfcr graffa. Ouinto Curilo nel /ly.j . Strabene nel Ub.

Orofìo nel lib. 2. cip- 7-

Gicrcmia nelcap, 5'"

Orofio nellib. i ^. cap. 20. lìmid.nellib.i.

J^elcap.i.

nomerò nel lib. 2 1 , della Iliade . Deuteron. cap.^.

ifaiacap. zy. Machab.ncllib. i.cap.9.

Della Foitif. delle Città

lunga"braccia 25o.fino in^oo. acciò fi pofla facilmente , e con grandiffima rreque"rf' ria di colpi oflcndcrc il nemico . Quanto allo Iparar della Artiglieria groflfa , chc- potriaofilndcrc ilBalluardo.contrapofto, rifpondOjChc queftaperlo più nons' adopra per guardare le cortine, le fronti de'Balluardi, e 1 follo da nemici, che ucni<hin contra con armi ordinarie; ma per tirare nelle machine, che fuffero acco ' (late, ò in lij^ari di qualche importanza.-nel qual cafo tirando à quelle dalla ghir- . landa delle piazze di fopra, fi uiene ad offendere l'altro Balluardo, andando è colpi da alto àbaflb. Dipoi uolcndo pur noi adoperare l'artiglieria grolTa, fi può adoprarla caricandola non con le palle ordinarie, ma con ghiaia e falTi^che in questo modo fi fa maggiore uccifione che con le palle predette, e non s'offende il fianco fpargcndofi le pietre della ghiaia qua, e per il follò, dd che in molti luo '■ ghi s'è ueduta l'cfperientia . >

Qv ANTO alla groflczza della cortina,leggiamo,le mura diBabilonla effere fta" te groffe piedi 32. di maniera che due cari nel palTarui fopra, fc s'incontraua- no, non fi dauano impaccio : e ch'erano alte fopra'l piano del terreno cento gomi- ti. Benché Strabone dica, chcl'altezza di tale muraglia era fra le torri gomiti cin. quanta, e quella delle torri 60. gomiti. Scriue Orofio di quella muraglia medefi-' ma cole incredibili, cioè ( se'l tefto 1 no non è guaito, e fcorretto ) che la larghezza' era di gomiti 40. e l'altezza quattro uolte tanto, e di più, che fopra detto fpatio della larghezza della muraglia, erano habitationi per e'difenfori egualmente di fpofte, e che lo fpatio, che riraaneiiain mczo,poteua capire e'carri da quattro ro-. te . Che la muraglia di Babilonia fuffe molto grofHi, lo poflìamo credere per il te' {limonio, che ci ne lafciò il Propheta Gieremia, parlando in quello fentimento , Quella muraglia larga di Babilonia , farà rouinata, e l'alte porte di quella col fuo-" 00 faranno arfe. Scriue Arriano, chele mura diTiro erano alte piedi 150. Orofio dice che le mura di Cartagine da un lato erano groffe piedi 30. alte gomiti ^o.d fatte di pietra quadra. Thucidide lafciò fcritto, che gli Atheniefi fabricarono in-« torno al porto Pireo, hoggi, fecondo che dicono alcuni, chiamato Porto Leone ,■ muraglie tanto grolle, che due carri portando lepictrefopradiquelle, incontrarv' dofi, liberamente palfauano; e che'l corpo della muraglia eradigroifilfime pie- tre quadre commell'e infieme, & incatenate di fuori con ferro impiombato . Nel' libro di Giudetta fi legge, che la Città Ecbatanahaueua le mura alte gomiti 70. elarghe5o. quali mura fece fare Arfaiad, che quiui teneualafua fedia regale fo- pra'Medi. Homeropar che lodi le mura di Troia perla groffezza. Nel Deute- ronomio, in Ifaia, & ne'libri de'Machabei fi nominano le mura alte per forti . -; Hoggi alcuni uogliono che la cortina fia in fondo groffa piedi io. altri n. alcuni 14. & anchora 15. e quefto in luoghi doue il terreno del terrapieno fia arenofo,fciol to, e troppo greuc. Il Capitan Frate da Modena uuole ch'ella fia groffa folamen- tc cinque tefle di matone.

Il Tartaglia la uuol grolfa piedi y.fino all'altezza di piedi dieci, da indi in sù,pid dÌ2.Akrifi pcnfanochebafti nel fondaméto la groffezza di due braccia,nel cordo ne d'uno e mezo,e nella fommità d'un fòlo. più lottili di quefle(s'io mi ricordo) erano quelle cortine ch'io uidi à Pefiro l'anno 1 55o.quàdo andauo à Venetia,e uol palfar per tal Città per ueder la fortification di quella. Ma benché tal forte di fortificatione in luoghi di buon terrapieno, cioè di terren molto unito , e leggie- ro, non fia difutile, non s'intronando perle percoffe, e ricerchi poca fpefa, ad al Clini no piace,quali dicono che rompendofi facilmente tal forte di cortina , quale come una camilcia ad opra di tcrra,il terreno che è fra'contraforti,cafca al baffo, (Scfàfcalaalnemico, il chenon auuiene cofi di leggiero nelle cortine groffe, che difficilmente fi rouinano. Si terrà adunque la uia delmezo,& non fi faranno le ftìrtine troppo grolfe , acciò nell'clTer battute non s'intronino (ballando quella'

groffezza

Libro Primo

2/

groflfczza^Ciie fia da un colpo di Colubrina, ò di cannone paflata) ne tanto fotti- li, che battute, in bricuc fpatiodi tempo rouinino, e lafcino andare àbaflbi Iter rcnOjChe haueranno dentro. Ma qualche Prcncipe pur uorrà fabricare la corti- na fottile,in tal cafo giudico che le le debba far uicino il riempimento non di terra fempUccmente, ma di maton crudi murati con creta, molto gro(fi, larghi e lunghi e ben fecchi,ò che nel ten-apieno Ci debba mefcolare fcope, e frafche di ca fìagno,òdi quercia, ò d'altro arboro che duri affai contra l'ingiuria della humi- dczza, fin che quello col tempo s'alìbdi .

Auuertiraffi ancoradi fabricare i contraforti talmente, che doue fon più uicini alla cortina, fiano più groffi,à fine che il riempimento del tetrenofia alquanto più largo di dietro chedauati,e no polfa cafcar nel follo quado gli fia tolto l'appoggio Cortina con due Ca della cortina. Clii uolcfle che la fabrica fufic più gagliarda,potria far un'altra corti >"'fie di muraglia na fottilc,lontana dalla prima due braccia,ricmpicndo lo fpatio di raezo con ere- Z^"'''^' ta ben battuta, e quello acciò il terrapieno non forzi laprima,ele palle dell' Artiglieria che la pafferanno facilmente, uenghino dentro a quefta creta a perde- re il loro impeto . Quali bene col batter lunoamente,confumeranno quella pri ma cortina, non fcguirà però lo inconueniente del calcare il terreno nel foflb co- sì Uberam ente, come non ci fufse l'altro muro benché fottile . Molto più uti- le ancora farla tal cortina, facendo fpefsi archi da un contraforte à l'altro , e riem- piendo gli fpatij di quelli con creta, fi come pensò che fi doucfse fire il Caflriot- xo, comefi uederàdifotto. Il Secretarlo Fiorentino lodala cortina grofsa enon la uuol manco di 3. braccia, non parlando di contratorti altrimente. Il San Mari- no la uuole fui pian del fofsogrofsa braccia 4, e mezo in 5. che col contraforte di braccia4, emezodilunghezza,uienead efser braccia 9. in 9, e mezo: de'qualile- cortina quatodeb uandofibracciaj. perla Icarpa,rellano braccia 6.in 6, e mezo di parapetto. L'altez bccj[a-alta. 2a della cortina iarà dal piano del folso in sù,piedi,fecpndo il Tartaglia, 54. fecon- do alcun'altri 27. & anco 30. ma non manco di 23. Il San Marino uuole che la cor- tina fia alta dal fopradetto piano del fofso braccia 18. Io dico che fi debbe haue^- rifpettoà'fiti. perche ne'luoghi alti, non faràmeftieroalzarfi troppo con le corti- ne, non ui efsendo pericolo di machine,ne di Cauallieri, donde balleranno anco quando elleno fiano alte folo braccia 16. Ma in luoghi piani corranno efser alte fino à 20. braccia^ & finche piu,doue faranno fignoreggiate da qualche fito_, ò col- le,chelepof- fa offendere. IlCataneo le uuole d'altez za di braccia uenti,diuen tidue, diuen tiquatro , di uenticinque, di trétaj& an- che di trenta- due, fecondo lediuefità de fiti,e delle pia te.

La forma de' co traforti da molti, & an- che dal Ca- ftriotto meffa in operaie quc ita.

\.

Della Fortif. delle Città

yitruuionellib.6. cap. IO.

Contramia.

E fimigliano qiiafi le antaridi , ò crifmc dcfcritte da Vitruuio , che non fono al- tro che fpcroni che uanno di fuori del muro, e qiicfti uanno didentro. Quali contraforti, fecondo il commune parere de gli Architetti, uogliono efser lontani uno da l'altro piedi diece, benché Leon Batti fta Alberti uoglia che G faccino lon- tani uno da l'altro gomiti diece,& àVitruiiio piaccia che le fue antaridi fiano lonta ne una da l'altra quanto e l'altezza della muraglia, il San Marino gli uuol lontan i uno da l'altro braccia 6.ad altri piacciono d'8. quanto più faranno fpe(fi,tanto mag gior fortezza s'acquifterà alla cortina; tuttauia fi per fuggire la molta fpefa,fi an Cora per non mi dilcoftare dal parere de'molto intendenti, lodarò (cmprc coloro che gli faranno uicini uno à l'altro piedi io. fino in dodici.Cornmunementc fi fan- no diritti . à me piaceria che nei mezo della lunghezza loro fi faceffcro alquanto piegati, fi che dal piegamcto ne nafcefscro gli angoli ottufi , acciochc aiutafsero à tencrmeglio il pelo del terrapieno. Qiianto s'appartiene alla lunggezza, alcu- ni gli hannofatti di piedi diece,altri di dodici, di quatordici, e di i6.il Tartaglia approua quelli che fiano lunghi piedi 8. il San Marmo di braccia 4, e mezo di lua ghezza,fino in 5. io non gli uorrei manco di 16. La grofsezza loro debbc efseie di piedi due fecondo alcuni, in alcune fortiHcationi gli ho ucduti della groisezza quanto occupa una lunghezza,e mezo di matone,qual chiamano molti matone e tefta. Il Capitan Frate da Modena gli uuol groifi cinque tcftc di matone. IlSan Marino un braccio . Piacciono ad altri, grolfi per il manco piedi tre, & al più pie- di 4. fino in 5. A'me pare che fia àbaftanzala groffezza di piedi due, benché io non dannerei mai chi gli faceHe anche più groifi . HaiTi d'auucrtire,chc quelli de' Balluardi fi come uorrannoeflcr più lunghi ( eflendo dignità la lunghezza loro da' pratichi nell'arte-non manco che di piedi 27, fino à aS.nel fondamento.e di 22. fino in 23. in cima) cofi anche debbono elfcre alquanto più grolTi di quelli delle cortine. Vuole lo Alberti che da un contraforte a l'altro fi tirino archi, ò uoltc che le uogliam chiamare , & che gli fpatij fi ricmpino di creta mefcolata con paglia . Qual forfè dette occaiìone al Caftriotto di penfar quella fua belliifima fortitìcatio ne con gli archi fpeffi fra un contraforte e l'altro. Auuertiranno e'muratori di non far e'iati di tali contraforti puliti come nell'altre muraglie, ma afpri , e con alcune dentate, acciò meglio ritenghino il terreno che anderàin mezo. Le uoke de'con traforti ne'Balluardi uerranno fino al piano di lopra gli archi, che cógiugneranno e' contraforti, per faruifopra il muro del parapetto, faranno grolfi e' contiaforti br.i \ , e detto muro della medefima groilczza . Ma perche oltra le batterie,lc cor- tine fono fottopofte ancora alle mine,bi(ognerà nel mezo del fondamelo quando fi farà molto largo,ò ucro alquanto più in dentro chcl mezo,& anche preflb al fon damento di dentro , fatela Contramina, la quale fi uede nella figura prefcnte fot to la lettera X. e nella precedente figura fotto la lettera P.

Libro Primo . 26

Quefta iiorrà cfTer alta non manco di piedi 6. e larga cinquc,con li fuói sfogato ii larghi ogniuno per tutti e'uerfi un piede , che caminino accorto a contraforti , e sfiatino con le bocche alla tefta di quelli che rifguardainuerfo la Città: impero- che fenzaqucfti sfogatoi] le contramine non fariano di quella utilità che altrui fi penfa, ancorché molti le faccino fenza. Eflendolemineun terremoto ^rtifitia- le,non fi può trouare il meglior rimedio contra di quelle,che fare fpelfi sfogatoli, che efshalnio, e mandin fuori ilfiato2a<;liardiirimo& acre caufàto dalla poluerc ,. . acceia. Dice Plinio, che contra il terremoto lon buon rimedio le rogne, e chia- ^^^in^ , uiche dette in Latino cloacx, eie fpefie fpelonche, e cane , quali mandan fuori il fiato conceputo e raccolto fotto terra. Giouando adunque contrai terremotile fpelonche & i luoghi, che pofTino mandar fuori e'fiati fottcrranei, gioucranno an Cora córrale mine, quali imitano in tutto e per tutto e'terremoti, come habbiamo .... dimoftrone'noftri libri de gli Ingegni militari. E' flato parere d'alcuni altri, che ^ ' * '^' ' la Contramina fi debba fare alta piedi 7. e larga :5^, quale habbia gli sfiatatoli, cheriefchino à piedi del terrapieno inuerfo la Città ; ma quelli , che camminano insù,perdarrufcitapiùftcile, all'aria, &aluento, cioè fecondo la naturadel mouimento del fuoco, molto più mi piacciono. Ad altri pare che fi debba fatela contraminalarga braccia 5. & alta4^ e non è dubio alcuno, che quanto el la farà di maggior nano, tanto farà megliore. Si penfano alcuni & anche il Ca- fìriotto, che doue farà l'acqua, non occorra far contramina . ma io tengo ch'ella fi debbc fare ancora in tailuoghijpofiendofi quelli minare^conie habbiamo dimo- firo in detti noftri libri .

D A p 01 che noi parliamo della parte da baffo della cortina, parmi che s'accon Torte ferie Sorti- uenga dir qualche cofa ancora delle porte delle fortitc, quali alcuni uogliono che ^'■' fi faccino nefianchide'Balluardi , cioè nella piazza dabafib prefib alia cortina. Quefte,quando non defsero impediméto alle piazze di quelli, e fufsero da luogo uicino guardate^ non mi difpiaccriano, perche fariano più ficure per la guardia medefimadelBalluardo. Secondo il parere d'alcuni parech'elleno far fi debbino nella cortina tanto uicinc al fianco delBalluardo, che le cannoniere commoda- mente le fcuoprino. Vuole il Zanco huomoingegnofiifimoedi ualore, che que- lle porte delle fortite, e uic che le uanno à trouare, fiano tanto alte, e larghe che quando faccia di bifogno, per efse facilmente fanti , caualli , & artiglierie ufcir polfino . Ma alcuni tengono ch'clleno,fe, faranno d'afsai uano,e d'aperta,grande, non fiano utili, perii pericolo al quallj^no à guifadi porte fottopofle, e perche accrefcerianolafpefadi molte guardie, che non bifognano facendole picciolee ftrette, non pofsendo mai per le ftrette in un fubito pafsar gran numero di nemi- ci,à' quali ò qualche tradimento ò'I proprio ualore defse l'entrata, come Ci potriafa ^y

re per quelle larghe. Rifpondendo quefti tali, che quando bifognafsecauarfuo- , (

ri artiglieria ( ilche di rado può auuenire) ò caualli, porrla feru'ufi della uia ordì naria delle porte communi, ò de gli fportelli di quelle, dalle quali per efser coper te da l'argine che di fuori del fofso fi iuol fare, fi potrà ufcir tanto copertamente , quanto che per le uie delle fortite . Ma lafciando ad altri il diterminar di tal cofa, dico, ritornando alle uie delle fortite, ch'elleno uogliono cfsere alte tre braccia , e mezo finno in quattro,e larghe due e mezo , andando dirittamente di dentro dal fine della fcefa del terrapieno, al fondo del fofso, farà fenz'acqua ( che alle mu- raglie folo che hanno c'foifi afciutti, fi foglion fare le picciole porte e uie per le for tite ) & quello acciò che ui fi polla paflar con le picche , che altrimenti ciò non fi potria fare , e conuenia prima metterle fuori nel foflb dalle cannoniere da balTo de'Balluardi, come fi fuol fare doue malamente fi pofTon condurre fimil'armi. Vogliono hauere le porte larghe da un braccio e mezo fino in due,& alte al più tre braccia,cioè facédo una porta di dentro all'entratale l'altra nella cortina all'uicita.

G 2 Si

Della Forrif. delle Città

sfogatoi] delle con tramine utilijftmi.

Liuto nel lib.^. della Deca.^. Scarfa .

Cordone,

Bafe è panca del fondamento.

Tarapetto delk Cortina.

Ouidio Triflium lib.i.Elegia.ì.

Sillionellib- 1-

Merli alla France fi-

Si potriano accommodarc gli sfiatatoi] delle contraminc, che alcuni uoglio- nOjfi che ricfchino(come s'è detto ) nel fine del terrapieno,tato larghi, che in qual chelatoferuifTcro perle uie dafortirc. Ancora penfo che fariautil cofa fargli lar ghi,e che dolcemente rcendcfTero in due, ò tre lati alla cortina,& anche nel piano dei fbfTo, doue hauciTero certe porte poco maggiori di quelle delle fortite, e que fte fu (Tero murate} acciò ogni uoltachc il nemico s'auuicinaffe allo Spalto con foflì, gabbionate , ò trincee, e uoleffe con l'argine riempire il fofTo (come fi coftu- mauadifareanticamente, fenza adoprar molti ri^pari contra e'difenfori, e non ha molti mefi fecero Icgenti del Sceripho in Africa alla fortezza del Re di Portu- gallOjChiamata il Mazacane) ò co la fafcinata ordinaria tentaffe fare il medefimo, poteflc fmurate le porte , fcender nel foflb , & ò col fparger per quello la materia gittataui, ò col portarla dentro,nó lafciafle riépirio,come fecero alcuna uolta in limili cafi gli antichi,ilche appreffo Liuio,& altri hiftcrici è ftato da me offcruato.

La Scarpa della cortina terminerà con quella de' Baliuardi d'intorno à brac- cia 14. ouer 15. che altramente facendoli il fuo cordone più baffo di quello dc'Bal luardi , l'opra pareria brutta . Sara il cordone di pietra morta,qual manco, che la uiua s'introna quando è battuta, e non più groflodi mezo braccio, ò d'un pie- de, benché il San Marinolo uoglia di piedi duc,e le pancheò bafijalcuncdi brac eia uno e mezo l'una, altre di tre quarti.Lafccranfi alla cortina nel principio della fcarpa, quelle panchette del fondamento, quali danno alquanto d'ornaméto, folo alle cortine,mà anche à'BaIiuardi,& allePiatteforme,& fo che di formida bile quando rozamente fono lauorate. Il San Marino s'affatica affai àmoftrare uarij modi di queftc panchette,© bafi che le uogliamo chiamare.auuenghi che,fe bene la fortificatione, e quella forte d'Architettura groffae'militare non richiede molto gli ornamenti, dcuendo l'Architetto hauer l'occhio folo alla robuflezza , e gagliardia dell'opera ; nondimeno pare à molti che quando,anche à quella fi pof- la acquillarc con mediocre fpcfa qualche poco d'ornamento, quale più rollo fia à l'occhio formidabile che uago, come fono quelle bafi, ò panche, & e" cordoni con le loro fafcc fotto, eie cantonate dc'Balluardi, delle Piatteforme, e de Caualicri , tuttelauorateallarufiica, e non molto in fuori, che non fi debbe ciò difprezza- re. La cortina dal cordone in su farà alta piedi otto ò none, fecondo che fi fa- rà la fcarpa alta;auuertendo di non far quella parte troppo alta,perche dal cordo- ne in su è facil cofa il rouinare la cortina .

Qj.^ ANTO al parapetto, gli antichi lo faceuanofottile d'un braccio, & an- che d'un mezo, llando alla ditela delle cortine dopo à'merli, graticci, cihtii, & ul timamentc dopo alle uentiere, che non fono 70. anni che in alcuni luoghi trala fciarono. E quello fu,perche erano anche in ufo machine che molto gagliarde fuffero, ma briccole, ballille, catapulte, ancorché iohabbia olferuato apprelfo OuidiOjChe le ballille grauemente percotelfcro le muraglie, imperoche egli dice, « T^ec kuius laterim tabuU feriimtur ab undis,

i> Quàm graue ballifla mania pulfxt onus .

E ciò era perche tirauano pietre grofTiffime , chiamate molari', donde Sillio par- lando dello afsedio di Sagonto, difse . »• l^bocais ejfudit mHos ballifla molares .

E benché fi ucgga appreffo Giofepho ne'libri della guerra Giudaica, che tal uolta quelle machine gittauanoà terra e'merli delle muraglie. Tcllifica il Secretarlo Fiorentino, che inanzi che il Re Carlo di Francia nel 1494. palfalfe in Itaha, e'mer lififaceuanofottiliun mezo braccio, e che da'Francefi s'imparò à farli larghi e groffi. Però fentiamo anche hoggi chiamare in alcuni luoghi, merli alla Fran- cefe, quelli che fono affai groffi, & hanno il colmo quafi d'un mezo tondo , qua- li difficilmente fi fcalano .

Pare

Libro Primo.

27

<ti

Pare al Capitan lacomo Caflriotro, che al piano del cordone fi debba lafcia reunrifalto, ò uero grado, come li moftra per le lettere E. D. nel quale pofla al tempo di guerra fare una trincea, che refifta alle batterie megHo che non fa la muraglia . O uero che ui fi muri con matoni crudi, facendo dal lato di tuori e nel colmo una fottilefcorcia,òcamifcia di matoni cotti per difendere l'opra dalle piogge , e da'ghiacciati . il che à me non difpiace . P. Qui fi moftra la contrami na, della quale se detto di fopra. Q^Quifimoftralacontrafcarpaelauia delle fortite col fuo parapetto, con le uolte per le ritirate di quelle fecódo il medefimo. Il Tartaglia uuole che'l Parapetto della cortina fi faccia groflb piedi lo.cioè con giugnendo e' due piedi della grolTezza della fua cortina co gli otto della lunghez za de'cótraforti. il Cataneo lo uuole di br.8. Il Sa Marino s' accótéta della grolTez za di braccia fei . Altri hanno fatto quefti parapetti groflì piedi 9. 14.& anche i6.e 18. quefta ultima mifura mi piace. L'altezza di dentro del parapetto farà due brac eia & un quarto, ò due, e mezo, per potere al bifogno non folo affacciarfi con 1 ar- chibugio, ma ancora con la picca, e con altre armi quando fi darà aflalto di fcale . tal parapetto haueràla panchetta, il rondo ò pendio del parapetto, farà braccia i, emezo,cioèpiùaltofaràncl filo didentro, che in quel di fuori, &quefl:o accio che le palle della artiglieria non ui polTìn colpire à pieno per lo sfuggir del luogo, e l'acqua non pi fi fermi e la muraglia non immarcifca. Vuoleil San Marino che"!

terzo

j^oua forte di farapetto .

Tarapetto quanto grojfo.

^Itexja. del Ta- rapetto chiamato da alcuni merlatit ra.

Della Fortif., delle Città

terzo di qucfto pendio e colmo, fìa piano,cioc dal Iato di dentro, acciò 'e Ter tinel le Ili pofllno paflcsqiare . EfTendo tal parte piana,s'acqiiiftcrà anche fotc.v al pa rapctto perche ak'iTmente faria facil.cola romperlo nella cima,doue ucrria d effcr troppo lottile.

llTomerio.

Tiano del Terra- pieno .

r

Tiano del Terra- pieno quanto deb- ba ejjer largo.

Salita del Terra- pieno .

Strada fra'l Terra fieno, e le cafe del la Città.

Liuto nellih'j. del la Deca. 3.

Il Pomerio, cioè Io fpatio che fi lafcia fra la muraglia,e la Città,dimoftrato per la prcfcntefigura,fidiuide in tre parti, delle quali una è il piano del terrapieno AB. della Cortina. -l'altra èia fua falda òfalita che dolcemente fi abbaffando inucrfo la Città, fegnata con B C. : e la terza è la ftrada CK. che fi lafcia fra le cafe, &ilfinediquefta. Il piano del terrapieno, che ferue per corridoio, e piazza della cortina, debbc effcre di giufla larghezza per poterui liberamente paflare, e prati- care commodamente con buon numero digente,epercondurui in ogni occorrer! za, &adopcraruial bifogno artiglierie d'ogni forte .per ilche fi debbe anche afso dare con dura materie, come fono rottami di pietra, e di calcina, che così meglio in ogni tempo ui fi praticherà,e non ui fi ficcheranno ne affonderanno le rote del- l'artiglierie, e l'acque delle piogge non penetreranno troppo fiotto, ne apporteran no alcuna offefi alla cortina, maifimamcnte quando fi darà un poco il pendere al detto piano in uerfo la Città. Quello piano del terrapieno alcuni lo uogliono largo braccia 2o.altri piedi 45. altri 60. Adaltripiaccdibraccia25. dÌ28. di 30. di 32. edijg. fecondoleuarietà, e le grandezze delle piante della Città. Nelle for- tcz^.c giudicano che fi dee fare di braccia 36.

L A falda, difccfii, ò falita, ò pure lo sdruccioIo,che fi debba dire,di quefto pia no, al parere d'alcuni fi donerà fare di braccia 2 5. di 27. di 30. di 32. di 34. & anche di 56. fecondo la diuerfità delle grandezze de'recinti dc'luoghi. Nelle fortezze di braccia 24.

L A ftrada che fi lafcia dopo di quefta falda, piace ad alcuni largha braccia 17. ad altri di IO. di 12. e di 16. & anche di 60. di 64. e di 70. fecondo e' luoghi ò gran- di ò piccioli. Il San Marino la uuole braccia 12. alcuni dalle iS.braccia fino alle 30. Nel Pomerio delle fortezze piace ad altri di bracio.Quefti fpatii,quando e'iuoghi lo comportino, doneranno effere affai larghi per potere al bifogno farui commo- da ritirata contrale batterie, &anchora per dare in quelli gli alloggiam.enti à' foldati,il che fi iuol fare alle uolte per ouuiare à'tradimenti de'cittadini,dclla tede de'quali ragioneuolmente fi dubiti, e per commodità de'prefidij quando il nemi- co uiene la notte à far dare all'armi. Qual rimedio fu anticamente, fecondo che Liuioracconta,ufato da Fiacco àCapua,& adi noftri à Pinaruolo affediatodal MarchefedelGuafto, fu ufatodalualorofo Cauallier Rinaldo Marfilij, edagli llluft. Signori Malatcfta, e Galeotto Malatcftij lafciando nondimeno un corpo di

guar

Libro Primo. 28

guardia al piano di qucfla terra, e l'altro al monte. In quefta uia rifpondcranno i tutte l'entrate de'Balluardi, delle Piatteforme, delle uie da cauar fuori le fortite, ede'CauaUicri, non d darà la falitaà quelli dal piano del terrapieno, come fi co- fìuma quafi per tutto . Vi riufciranno ancora molte di quelle della Città per potè re al bifogno efpeditamente correre alla muraglia, e condurui cioche richiederan noleoccafioni.

AuuertiralTi di non fare il terrapieno troppo alto, accioche mai per cafo il ne Terrapieno non fu mico n'impadronilfe, non ftiaàcaualliero fopra la Città,efopra il riparo della ri ''""^P'^'^ °- tirata, donde ella uengaàriufcir di poco giouamento. Benché, fecondo che fa- uiam ente dice il Zancho,non fi dcbbe mai lafciare il luogo alto, per ritirarfi con ri pari al baifo . Ma quando pur bifogni fare il terrapieno molto alto, per effere an che alta la muraglia, cercheremo di aiutare il fito di dentro con l'alzarlo alquan- to dopo la ftrada pred etta,fi che quella rinuiga quafi come un foflb, ò pure la fare mo alta, accioche, ad un bifogno ci fcrua per riparo della ritirata, e la parte decli- ue del terrapieno, ferua per foffo .

Se la cortina non farà obliqua, e ripiegata in dentro, non ui fi faranno canno- Caiwomere nelle niere, auuenghi che nelle cortine diritte fono facilmente imboccate, & inde- cortine.dM/iojè. bolifcono il parapetto .-potendofi con l'aiuto de'caualli dalle rote,ritrouati dal Cafl:riotto, quali fi uederanno difegnati dalmedefimodifotto,fenza cannoniere à' parapetti di quefte, & anche de'Balluardi commodamente, efenza pericolo adoprare ogni forte d'artiglieria . Delle Porte della Città, s'c detto di fopra .

Hora ueniamo alle miiure de'Balluardi . Si raràogniuno de'fianchi dclBalIuar Mifure de" Balluar do,lungo,fecondo il San Marino,bracda45.1e faccedel medcfimo,cioè quelle mu '" ra che da quefti fi partono, e fi uannoà congiugnere in mezo, facendo un'angolo, fatano ogni una br.i:o.benche di ciò non fi può dar ferma regola. quali egli uuole che fi faccino più lunghe,cioè braccia i^o.e 140. per acquiftar dentro più piazza, quando bifognaflc far dcttoangolo troppo acuto. Mifser Michel SanMichel 'Ve ronefe, fu fempre d'upinione, che'l fianco del Balluardo fi douelfe fare di pertiche 19. cioè di piedi 11^. à fei piedi per pertica, e la fronte di pertiche 25, cioè piedi i38.uenendo la larghezza di quello di pertiche 43, da un fianco à l'altro. Il Capi- tan Frate da Modena non uuole che'l fianco fia meno di canneS.ela fronte di canne 21. e piedi 8.11 Lanteriftima che'l fianco del Balluardo debba eflcre piedi 100. de'quali ne dia la metà alla fpolla , e l'altra metà fi lafci per la piazza :e quan do per qualche neceffità bifognaffe fare il fianco minore , che in tal cafo più torto fi fcemi della larghezza della piazza, che della grofiezza della fpalla;e più torto in uece di due cannoniere, ne faccia una, acciò rimanga la ipalla più gagliarda, nella quale confifte la faluezza delle piazze e delle cannoniere. Di cui il parere parmi boniflìmo,edegno d'elfer abbracciato. Altri uogliono la fpalla del Bal- luardo grorta braccia 19. . - .

Il Merlone,da alcuni chiamato dado, qualfi fTifra le due cannoniere delle piaz ze da baflb,fecondo il San Marino uuole eflcr lungo br. r4.cioè piedi 25.alto piedi 8. dal piano delle canoniere in su . Ma quado al fianco fi faranno tre piazze,come fi u ed era difotto difegnatodal Caftriotto, all'hora conuerrà fare il mcrlonepiù baflb,acciò non impedifcae'tiri della piazza di mezo. Il fuo colmo fi farà pioue- re in fuori. La piazza da baflb del fianco hauerà due cannoniere, l'uftìtio delle quali farà guardar tutto il foflb, eia contrafcarpa, le cortine,e la faccia oppofta del Balluardo chea quelle rifponde. La prima cannoniera fi farà braccia uno e Cannoniere. mezo fino in duclótana dalla cortina,equefto acciò le per cafo il nemico percote con artiglieria detta cortina in sguancio,le palle non corrino dentro alla canno nieia, ma trouino quello intoppo. LoIUuftriifimo Signore Sforza Sforzi Conte ^f "/J^^ /^,'.Y,'/o diSantafiore,giuditiofi(fimo in tuttekcofe che all'arte militare s'appartengono, ^g.

efpe-

Della Fortif . delle Città

crpctialmcntcinqiicfta profcfTionc delle fortificationi,uuole che alla fpalla di dentro di qiR-na cannoniera, e nello sdrucciolo, fi faccino due rifalti, ne quali le palle dell'artiglierie, che ui tufiìno tirare per imboccarla, s'habbiano à fermare j di cui il parere ueggo eflcre (lato feguitato da alcuni Ardiitetti. Urghe-^a dille La larghezza delle cannoniere farà tanto di dentro quanto che di fuori al Cannoniere. le hocche,picdi otto fino in diece,nclla gola in mezo piedi 3, e mezo fino in 4. Le

fpalle di quefte cannoniere per maggiorfortezza fi faranno à fcarpa fi che d'ogni dicce mliure d'altezza n'habbiano una di fcarpa . Saranno alte dal piano del fof- fo braccia 7. fino in otto,che fon piedi 11. fino in J2. e non più baflc. Ancorché per offendere il nemico,quanto più elleno fufTcr baffc, fi che pcteflc tirar co' pez zi alliuellati, e come dicono e'Bombardieri, di punto in bianco, tanto megliori fa riano, cffendo cofachiara,che maggiore uccifione fa l'artiglieria tirando à pia- no per incontrar più huomini, che tirando alla china, e quafi di ficco, benché il Tartaglia fia di parere chele prime piazze, doue queffc far fi doucranno, fiano al- te dal pian del foffo piedi 17. Ma chi hauelle molto riguardo! à quefta utilità, fa- ria fenza dubio cagione che tali cannoniere troppo baffe , con ogni poco di roui- na della cortina che cadcffe dauanti, fuffero ricoperte, e di maniera accecate,' che Cafinuttefottod pon poteffero fare l'ufficio loro . Chi non uorràcfferin tuttopriuo di qucflacom le Cannoniere de j^^^jj j\ ^[ tifare à piano, potrà fare fotto à quefte cannoniere le Cale marte alle '"' '* qualifill-cndapcrlefcale delle fortitc. benché, come habbiamo detto un'altra

uolta, ogni poco di fumo , che fi faccia nello fparar pur gli archibugi , impedifca che non fi poffa (far dentro à quefte Cafe matte ralle quali alcuni hanno fatto gli sfogatoi] per ilmezo del mcrlone,et in altri luoghi à quelle fopraftanri,come io ho ueduro in Tofcana : benché tali sfogatoi] rechino qualche debolezza alla mura- F -t ie d liCitfe gliaperlaqualpaflano . Le feritoie di quefleCafc matte, non uorrano effcrpiù f„^te. alf^ <^he un mezo piede,e larghe uno & un quarto ; perche non ui s'haueiu ad ado

prar dentro artiglieria grofTa, e non uorranno effer più che tre ò quattro per fian- co. Ma ritornando alle cannoniere maeffre, e grandi, dico che elleno uorranno cfferegualialpianodellapiazza, fino al mezo, cioè doue è la lor gola, e quefto accioche l'artiglieria, che ui s'hauerà ad oprare, fi pofTafar affacciare innanzi per tirar nel foffo quanto più fi potrà uicino al fiancOjfe per cafo in tal luogo ò con ma chine, ò in altro modo s'accoftaffe il nemico, quando fuffc rouinataia fpalla del Balluardo contrapoflo . L' altezza del paraperro della cannoniera, farà un brac- cio e mezo.fopra il piano della piazza,acciò l'artiglieria groflli poffa fopra di quel Io liberamente fporger la bocca, e più commodaméte fi fpari,& il fiato e tuono di quella manco uenga ànoccre alle (palle della cannoniera, perii qual fine ancora ^5SjP- à'cantoni dc'lati , per parere d'Alberto Durerò, fi darà un poco di tondo,

perche tal fiarohabbia più libera ufcira. A'quefte fpalle fi accommoderannoa- ncUi di ferro di qua e di per poter ribottare c'pezzi fparati,che fenza c|uefti dif- ficilmente fi ribottano, cioè riducono al luogo di prima. , j fT Le Piazze di fotto faranno lartiheciafcheduna per ogni uerfo braccia ;o.&an- del Balluardo. ^'■^^ P"-^' ^'^'^^^ meglio buona copia di loldati,& aiutanti de pezzi ui polla pratica- re, e le riculate fiano più lunghe. Altri uogliono iluano per la riculata di piedi 50. in mezo al quale fi fabrichi un pilaflro dirimpetto al Mellone, cioè lontano da quello piedi 18. qual pilaftro fia groffo piedi 14. e lungo 30. e fu quello s'alzi u- na colonna che fbflenghi la uolta che copra la maggior parte della piazza,fotto al |a quale poffino cómodamétcflarc artiglierie, e munitioni,&i Bombardieri con gli aiutanti, eie guardie . E di queflo parere fu M. Michel San Michele Veronefc, con alcuni altri Ingegnieri, che feruiuano gli llluflriflìmi Signori Venetiani l'an- no 1550. il che non difpiace al Caftriotto, come fi uederà di fotto . Da una e l'altra piazza fi 4e|3be fare una uialargha piedi li. alta 15. L'entrata nelle piazze^ dalla

uia

Libro Primo . 29

chcs'hàd.i lafciar fuori del terrapieno, ad alcuni piace rcmplice, che riefca Cotto f

in mezo à l'angolo della cortina fui quale è fatto il Balluardo, & indi uada di qua,

e di a trouare le piazzc.-ad altri piace doppia.cioc che ogni piazza hab bia la fua,

come communemente fi coftuma di farc.È tale entrata, e uia non dcbbc effcr man

co larga di piedi 14.6 dcbbe hauere le fue porte da ferrare.faranno q ueftc piazze et

anche quella di fopra, di materia foda,c fcolcranno inucrfo il terrapicno,c non ne'

parapetti . Lo sdrucciolo ò la fcala da falire fui Balluardo,farà di larghezza br.io.

L'altezza dalle piazze da baffo à quelle d'alto,non farà manco di piedi 14. La larghezza di quefta piazza d'alto non farà manco di piedi 50. per lariculata.fi Tiaxxì'd^ alto qua faranno le Ghirlande, cioè una per piazza, con non meno di 3. cannoniere toUrga. per una, delle quali quella più di dentro, guarderà la campagna, &haueràc'rifal- ^ '^'*'' ^

ti nella fpalla di dentro, & anche nel pendio del fuo parapetto, acciò effendoim- ^ ^^ * boccata, le palle trouando intoppo, non corrino dentro. Qucfta ghirlanda non uorrà cffer manco grofla di piedi 18. doue farà fcoperta dalla campagna, ancorché molti l'habbin fatta di 14. e più fottilc . Il Lanteri la uuol groifa dalli due paffa fi- no à 3. Fra la piazza di iopra e quella di fotto,il Caftriotto fa in uolta un'altra piaz- zetta donde fi poffa tirare artiglieria, quale benché uengaad effereunpoco baf- fa, nondimeno per ch'ella molta utili tà,mi par che s'habbia à lodare per buona inuentione, au uenghi che l'offefe, che uengono al nemico da'fianchi de'Balluar - di, non fono mai tante che badino, maflìmamente quando gittata in terra la cor- tina,e fatta lafafcinata,quafi à piede piano rafsalto(ancorche ciò di rado inter uenga)fprezzando l'artiglierie d'un fiancho che egli non habbia potuto abbaterc.

Il Tartaglia Brefciano uuole che la piazza di fopra del Balluardo fia nell'entra- ta larga pafsa 16. in mezo 28. e lunga 25. e piedi uno, cioè piedi 126.

Quanto all'altezza, alcuni uogliono che la muraglia del Balluardo, fia braccia Muraglia del Bd- 18. ò anche 20. cioè piedi 37. alta piedi 3. iopra le cortine. Il Caftriotto,come fi uc- "^'^^^'^ quanto al- deràdifotto,la uuole alta dal fódo del foiso fino al cordone piedi 24. epiediS.dal cordone alla cima,che co un piede della groffczza del cordone, è in tutto dal lato di fuori piedi 33. e d i dentro ^6. per cagione del colmo più alto che non è di fuori. Altri la uogliono altapiedÌ3o. alcuni 26. Maioinqueftofon diparerc,che ne'luo ghi alti ( come diifi delle cortine) non ci dobbiamo alzar troppo, main piano, ò douefiamofignoreggiati da' fiti pari ò più alti di noi, ci alziamo più. La fcarpa termineràcon quella della cortina d'intorno alle 14, oueri5.ò 17. braccia. Sopra di queftafarà il cordone groflb un piede ò màco, ancora che'l Sa Marino lo uoglia Cordone, di 2. e fopra fi tirerà il parapetto non à perpendicolo, cioè, come dicono e'murato ri, à piombo, ma con un mezo piede di fcarpa, acciò fia più gagliardo . Altri uo- .

gliono chele fcarpe termi nino alli 21.0 22. piedi, &ancoalli 24.edaindi infus' ^^^^^P^ 1"^°'^ ' >

alzi tanto,chesarriui in tutto all'altezza di piedi 26. fino alh 27. & anco 30. fi chel Tarapetto delBal \

parapetto fia dal lato di détto alto fopra la piazza braccia tre, e qualche cofa più, hardo quanto al- \

facendo piouere in fuori la coliT\atura,cioèaItadi dentro più che di fuori piedi 2. 'o* i. e che ui rimanga il terzo della groflezza dal lato di dentro che fia alquanto pia- no,acciò ui poflìno pafseggiarc le ientinelle, come fi difse di quello della cortina, & acciò tal lòmmita non fia fàcilmente rotta dalle artiglierie . Il Capitan Frate da Modena uuole,che la muraglia del Balluardo dal cordone in fu, fia alta piedi otto, nelle cortine piedi 6. Altri uogliono che'l parapetto fia di fuori alto braccia 5. M.Michel San Michele, piedi 7.

Quanto s'appartiene alla groisezza,dico che ella in tutte le fue paiti debbc cfsc ^nmazUa del Bal- ie: alquantomaggiorechc quella delle cortine, e debbc hauere e' contraforti più luardo. lughi e più groffi a proportione di quelli delle cortine, la qual lunghezza dicémo di iopra doucr efsere in fódo maco di piedi 27. fino à 28. & in cima 22. fino à 23. Il Tartaglia uuole che'l muro del Bal.in fódo fi faccia grofso piedi 8.che fino all'ai tezza di pie io.fi riftringa à poco à poco per cagione della fcarpa pie fci , eda indi in fu fi faccia di piedi due.alla quale uuole che fi faccino e'contraforti della mifu-

H ra

Della Fortif. delle Città

ra predetta, quali cógiuti con li due piedi della muraglia uéghino à fare una grof- fc7za di piedi 24.dcllaqual groifczzafenedia al parapetto pie i8. cfei perii cor^ ridoio. M.Michel San Michele Vcronefe uoleua che fi facefTero ie uolteà'contra forti, che uenifìTero fino al piano della piazza di foora di quelle, e fi tirafife il para- petto congiunto con quello della muraglia in tutto groflfo piedi i8. e chercftafieil corridoio di piedi IO. Il San Marino è di parere chc'parapetti dc'Balluardi deb- bino efTcrgroffi da diece in undici braccia, cioè da piedi i8. in 20. ma non parla della grofiezza delle corone, ò ghirlande, ò merlature (come fi chiamano inalcu ni luoghi)dclla piazza grande di fopra. Il Lanteri uuole che'l parapetto delle fac- ce del Balluardo non fia di manco grofl!czza che di piedi quindici ,& alto quanto Tanchetta al pa- lavatura d'un'huomo. Sicoftumadi fareapprcfib al parapetto lafua panchetta rapittoddSalLur larga non manco che tre braccia, e tanto alta,che l'archibugiero fi poflTa affacciare- ào. à tirare, fcoprendobeniffimo la uia coperta dalle fortitc fuori del fòlio, eloSpal-

,. -i.pi to fino al piano della campagna. M 'ero quafi dimenticato di parlare de gli orec- Imrdi. chioni de'Balluardi, chiamati da alcuni Mufoni,& in Tofcana detti con noce dif-

honefta coglioni, quali fono flati ritrouati per coprire le cannoniere de'fianchi : benché il San Marino non gli lodi troppo,dicendo,che ftando le cannoniere mol to coperte,non poffono anche molto fcoprire. Per il che egli dice , che chi uol fa- re qucfti, non Ichifi più del mezo tondo, perche ufcendopiù, fa grande impedi- mento , & chi uuole fiat tanto coperto, dcbbe penfare che ancor egli non può fco prire altri. Ma io rifpondo,che,fi come ho detto un'altra uoIta,& è parere di molti intendenti dell'arte, che l'ufficio delle cannoniere delle piazze da baffo, è folo di guardar lo fpatio, del terreno, che fi chiude dentro alla contrafcarpa; però quan do per beneficio di qucfti orecchioni Ci poffi fare che le cannoniere predette guar dando tanto di fpatio fiano, coperte, che ci habbiamo à sforzar di farli . Il Cata- neo approua gli orecchioni ò uero mufoni de'BaIluardi,e uuole che fi faccino fpor , gerc in fuori del parapetto della piazza da baffo bracciaiS. Hora haucndonoià

. 'vii '''"*■' b.aftanza detto delle mifure de'Balluardi, ueniamo alle Piattcforme/benchcqua- 11 da ogni huomo tenute dilutili, e dannolc, eccetto che dal Sa Manno, qual dice che fono difefc reali douelaneceffità(per ufarlcfuc parole medcfimc)sforzi altrui à farle, e che'l fitol'accópagni , e che ui poffino agiataméte capire,tirado]aloro al- tezza al pari di quella de'Balluardi.Tiene nódimcno il medefimo che quado altrui fia coftrctto da quak'iche cagione fi fia,nó farà da farle.LaPiattaforma,per quel lo che io ne ftimo, non è altro, die una forma di Balluardo piatta , cioè da l'angolo molto ottufo,e che fporge in fuori, e perciò quafi s'appiata accorto alla cortina faccndofiinmezodiquella,cnon ne gli angoli.E da principio, fecódo che mi uié detto da Ar':hitetti uccchi, qucffe fabriche fi faceuano tanto ottufe angolo, che à pena quello appariua;(Sc haucuano e'fianchi tato ftretti,che à pena d'dauano luogo ^ ad una cannonicraper piazza, benché dopo fi cominciafl'cro àfared'angoli più

ftretti,c quafi della grandezza de'Bal.ritenédo quelle nódimeno il nome di prima.

Perla qual co fa io dico,chefacendofi la Piattaforma di maniera chelafabrica me

riti tal nome, e che'fianchi, e l'altre parti habbiano e'fuoimébri,e lefuc parti che

faccino difcfa reale, ò che quella non fia aiutata dal fito,donde uenghi poco fotto

rianchi ddUTìat pofta al pericolo delle baitcrie,che non fi dcbbe in alcun modo farla . Il Lanteri

taforma. uuolc,che i fianchi della Piattaforma fiano ciafchcduno di piedi 70. dc'quall 48. le

ne diano per la groffezza della fpalla,& il rimanente, che faranno 22. fi diano alla

lunghezza della piazza,alla qual piazza non fi dia maco di piedi 45. di riculata, e

che nella piazza da baffo non fi deue far più che una cannoniera, ma in quella di

fopra le ne debbono far due, quando ui fi pollino accommodarc: di cui l'upinione

ad alcuni piace,auucnghi che effendo più pericolofa la fpalla nella parte alta ,.

che in quella da baffo,pcr cffer l'alta più cfpofta alla furia deirartiglieria,che quel

/ la da baffo, dicono non le può fminuirpunto della groffezza, per dar luogo

ad un altra cannoniera. Il San Marino uuole, che la grandezza della Piatta

forma

Libro Primo

30

forma, tanto de Tuoi fìaiichi , quanto eh e delle cortine, piazze, parapetti e canno- niere, fi facci della medefima mifura eh e egli al Caualliero à cauallo,del quale lemifure fecondo il medefimo San Marino fi metteranno difetto. Quanto all' altezza,cdifferentiadipoco momento fral San Marino, e'I Lanieri, impcroche quefti uuole ch'ella fi faccia alta un piede manco del Balluardo, & il San Marino la uuol pari al Balluardo. Le Cannoniere della Piattaforma fi f-iranno alte dal pia no del foffo piedi 12. ouer 13. fino alli 14. Il Caftriotto uol la Piattaforma, eccetto chcncl fianco, fimileà'Balluardi . t r Mijlm delCaud-

II Caualliero communementc fi fuol fare in mezo alla cortina, tirando la fua /^cko. fronte fopra di quella, come fi dimoftra nella figura fottopofta.

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