I L
SEGRETO
DRAMMA GlQCOSO PER MUSICA Da RAFPREStiN tarsi
NEL TEAT-RO
DI S." RADEGONDA
V Autunno in 1B07.
MILANO
I)ALti^ TlPOGKAFlA DEL GlORNÀLE IPALICO DI DOVA p
ledila Contmda JU/af^lh;^ Num, pg8.
FERSONAGGL
GERONIMO , Ricco Négiziante,
Sig. Loreto Olivieri CAROLINA Figlia d? Gieronimo
Signora. Teresa Ceserani PAOLINO Sposo occulto di Cai'olina
Sig, Tomaso Berti CONTE Rombinzone promesso Sposo a
Sig. X) avide Bau (ferali LISETTA altra Figlia Maggiore di GerpnizTiq
SignorfL TeresO' Marchesini HDALRJà Sorella di Geronimo
Signora Margarita Perelli
La Scena è in Città nella Casa li Geronimo
La Musica e del Ceìchre Maestro Domenico Ciraarosa TS'apoleUmq.
ATTO PRIMO,
SCENA PRIMA. Piazza. Paolino y e Carolina.
Fao, Clara , noa dubitar.
Mostrati pur serena : Presto avrà fin la pena, Che va a turbarti il cor. Car. Caro, mi fai sperar.
Mi mostrerò più lieta: Ma sposa tua segreta Nasconderò il dolor. Pao, Forse ne sei pentita.? Car. Nò , sposo mio , mia vita. Pao. Dunque perchè non mostri ^ Il tuo primier contento ?
Car. Perchè ognor più pavento Quello che può arrivar: T affretta , deh ! t' affretta L'arcano a palesar. Pao. Sì sposa mia diletta Ti voglio contentar. ( Se amor si gode in pace a 7, ) ^'^ maggior contento;
( Ma non v' è ugual tormento ^ r . ( ^® Ognor s' ha da tremar. ^ Car Lusinga, no, non c'è. La nostra union» ^ Lungo tempo segreta Non può restar E se si scopre avanti IJi quel che ha da scoprirsi , Qua e schiamazzo in casa , Qual bisbiglio di fuori , o sposo amato ! i\e uà trasporto d' amor farà scusato.
A
6
P^o. Dici il ver; vedo tifilo,
Car. Il padre mio
EVun uom rigido è ver ^ ma (ìnalinenle Fj' un oftìmo cor. In sulle furie Monterà al primo istante. Che saper gliel farai : Ma dopo qualche di, certa poi sono, Che pien d^ amor ci Accorderà il perdono.
Pao Sì : questa sicurezza
La soia fu, che a stringere c'indusse
li nodo clandestino. ,
Ma stnii : oggi la sorte v
Occasione propizia a me presenta
pi svelare il segreto
Con meno di timore,
<7<7r Dirniui, su presto. mi consoli il core.
J^ao Mi è riuscUo alla fine
Di poter soddisfare all' ambizione pel Signor Geronimo , Che fanatico ognor s'è dimostrato^ D'imparentarsi cqn un Titolato.
Pao, Sstfà sposa
Del Conte Robinfon mio pt*otetlore
Tua sorella maggiore
Con cento mille scudi. Or io d'entrambi
Avendo gT in]teressi itìaheggìati, \^
Spero còsi d'avermeli obbligati. C^r Bene, si bene ass^i
^11 CòrilW'iiilpegnerai^^l^^^ ^J^^ '
Perchè sveli a mio pa^rè 'il nostro arcano*
Ma' quando egli vèrrà ? . Pao. ^ ' Non è loritanp.
Lo spero in'cjnesto giorno, anzi ^ labmenli.
Fcc'ó qua ìà six^ létt(,^ra ,
C^e al Signóre Geroaiuio )
io devo presentar. Ma parmi appunto ; Di sentir là sua voce. A casa è ritornato. Car E' vero, è vétè.
D'esser dunque franqullla lo presto spéro. Io ti lascio, perchè uniti
Che ci tro\i non sta bene . . .
( per partire poi ritorna. Ah! tu sai ch'io vivo in pene, Se non son vicina à tè. Vao. Vànne s\ , non è prudenza
Di lasciarci trovar soli . . .
( per partite, poi ritorna Ah ! tu sai che il cor ni' involi Quando vai lontan da me» Car. No , non viene . . . Si , si adesso . . • P^O. Dammi , dammi pria un amplesso. ( Ah, piétade troveiémo, ( Se il ciel barbaro non è. {^Cdr. parte^ SCENA IT. Paolino^ poi il Sig. Geronimo.
Pao. Ecco cbe qui sen vien. Bisogna intanto
Ch' io mi avvezzi a parlar in laon sonoro
Per farmi intender bene.
Di sordità patisce assafi sovente ;
Ma dice di sentir s' anche non s^n\&. GenNon dovete sbagliar, gente ignorante.
( ad alcuni serri )
Che cosa è questo lei sigiTor Geronimo ?
In Italia i Mercanti, che han dei contanti,
Han titol d^ illustris'simo ;
E illustrissimo io sono , e ta lienisslmò.
Se poi . . Ad ogni costo
Voglio aver un diploma ,
Che' della' nubi} ti mi metta ad rango
8
Che chi ha dell' oro ha da sortir dal fangd^ Oh Paolino caro.
Pao. Ecco una lelterà.
De] Conte Robinson , che per espresso Inclusa in una mia venuta è adesso.
G^r. Si , son venuto adesso. E questa lettera Di chi è ? Chi la manda ?
Paoiìì Conte Robinson. J^orte
Ger.W Conte Robinson t sì si, ho capito. La leggo volentieri ^^^^^^ sotto poce. Ah . . ab . . comincia bene . . • Oh * . . oh . . . Seguita raeglio . •
Ih ih / ih ih ! . . Di gioja
Mi balza il cor nel petto!
Pao Ah ah ^ oh oh , ih ih , cosi ha già letto*
Ger. Venite Paolino ,
Venite eh io vi abbracci. E"" vostro merita
La buona riuscita
lò vi sono obbligata della vita:
Pao. Questo mi dà conforta.
Ger. Fra poco il Conte Genera
Sarà qui a sottoscrivere il contralto El iselta è Contessa: il lutto è fatto. Con Carolina or poi se mi riesce Dì far un matrimonio eguale a questo Coli a primaria nobiltà m^ innesto.
Pao ( Questo poi mi dà affanno. }
Ger Che avete voi ? Siete di tristo umore ?
Pao. Io Signor no*
Oer. Che?
P(io. Allegro anzi son io
Per queste nozze
Ger. Bene Andate dunque
A stare in attenzione Dell' arrivo del Conte ; ed ordinate Tutto quel che vi par che vada bene Per poterlo trattar come conviene. Pao. parte
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SCENA ITI. // Signor Geronimo , indi Cornlina ^ Elisetta , Fidaliìia^ e sen^itori.
Ger.()vs>VL^ più non si tardi
A dar si lieta nuova alla famiglia. Elisetta? Fidalma? Carolina? Figlia, sorella, amici, servitori , Quanti in casa vi son vengano fuori. Can Signor Padre ? . * EH. Signor? . .
Pìd. Fratello amato ? . .
Car. Che avvenne ? Eli. Cosa c'è ?
pid. Che cosa é stato ?
Ger. Udite tutti ^ udite.
Le orecchie spalancate :
Di giubilo saltate,
Un matrimonio nobile
Concluso è per lei già.
Signora Contessina
Quesl' oggi ella sarà.
Yia bacia ^ mia carina ,
La mano al tuo papà.
Che saltino i denari ;
La festa si prepari :
Godete tutti quanti
Di mia felicità.
Sorella mia^ che dite?
Che dici tu Elisetta ?
Con quella bocca stretta a CaK
Pf5r cosa tu stai là ?
Via , via , che per te ancora
Tuo Padre ha già pensato :
Un altro Titolato
Sua sposa ti farà.
IO
E stai col cigHo basso ? Non movi ancor la bocca. Che sciocca / oimè, che sciocca/ Fai rabbia in verità. Invidia lai conoscere * .Che dentro il sen ti sta. pari SCENA IV. 'Elisetta , Carolina^ e Fidalma.
^i^nora sorellina ,
Ch'io le rammenti un poco ella permetta:
Ch'io sono la maggior, lei la cadetta:
Che perciò le disdice
Quell'invidia che mostra j
li -che in questa occasion meglio saria
Se mi pregasse delia grazia mia*
Car. Ah, ah! della sua grazia, Quantunque singolare. In verità non ne saprei che fare
jE*//. Sentile la insolente?
lo son Contessa, e siete voi un niente,
Fid, Eccoci qua : noi siamo sempre a quella. Tra sorella , e sorella , Chi per un po' di fumo , Chi per voler far troppo la vivace , Un solo giorno qui non si stà in pace,
Bìi Qual fumo ho io parlale.
C7^r Qual io vivacità, che condannate?
E/i.l^on ho forse io ragione?
Eid. Sì : deve rispettarvi.
Cor Ho dunque torto io.'^
Fid. No : non deve incitarvi.^
Eh Che? io forse la incito?
Car (Aie fors'io la strapazzo?
No : niente: no: non fate un tal schiamazzo
Car. lo di lei non ho invidia ; ^ »
It
Non bo rincrescimento
Del di lei ingradimento:
Sol mi dispiace che in questa occasione
Ha di se stessa troppa presunzione.
per partire. Eli 11 voltarmi le spalle a questo modo.
E' un altra impertinenza. (7^A Perdoni se bo mancato a Sua Eccellenza* Le faccio un inchino Contessa garbata Per esser Dama Si vede eh' è nata. Per altro , per altro Da rider mi fa. ElU Strillate, crepate,
Son Dama e Contessa , Beffar se volete, Beffate voi stessa. Per altro , per altro. Or or si vedrà. Tid. Q'^^^l fwn^o , mia cara,
E' un poco eccedente. _Voi siete mia bella , Di troppo insolente. Vergogna ! vergogna ! Cosi ben non va. Sua serva non sono. Son vostra maggiore. Entrambe sìam figlie D' un sol gepilprq. Stizzosa . . . • Fumosa.
Finiam questa cosa ; Tacetevi 1^»
J2
^Car yion posso soffrire "■h/i lidi sua inci Villa. ^ tid. Codesto ganre
f Fra voi ben non sta.
SCENA y.
Fidalma , ed Elisetta.
Fid^ C^hetatevi , e scusatela. Tra poco
Voi già andate a marito, ella qui resta: Così non vi sarà mai più molesta, lo mi consolo intanto Del vostro matrimonio ; e voi f^a poco Ma z;tro . . a voi il confido. Ah! non lo dit Per carità,
EU. Fidatevi, fidatevi,
Che secreta son io.
Fid Ve ne consolarete ancor del mio.
Eli Del vostro?
Eid. Si: padrona di me stessa
Ricca pel testamento
Del mio primo marito.
E in età giovanii, non crederei,
Che mi diceste stolta
Se voglio maritarmi un* altra volta, . Eli. No , cara la mia Zia :
Anzi fate bènissimo , e vi lodo.
Ma un dispiacer ben grande
Ne sentirà mio padre ,
Che vi dobbiate allontanar da lui.
Ei che v' apprezza al par degli occhi sui.
quanto a questo poi , potrebbe darsi ^
< he non mi allontanassi; 1 Eli Posso saper chi sia ?
Tioppo curiosa, o cara niia^ voi siete.
( Se mi stuzzica ancora un pocolioo,
^ado or ora a scoprir eh' è Paolino. )
i3
K' vero die in casa ! Son io la Signora :
Che m'ama il Fratello,
Che ognuno m' onora ; I E' vero eh' io godo
La mia libertà . . .
Ma con un marito
Via meglio si sta. Sto fuori di casa
Nessun mi da pena :
Air ora ch'io voglio
Vò a pranzo , vò a cena :
A letto men vado
Se n' ho volontà . . .
Ma con un marito
Via meglio si sta. Un qualche fastidio
E' ver che si prova
Kon sempì e la moglie
Contenta si trova :
Bisogna soffrire
Qua! cosa si sa . . ,
Ma con un manto
Via megho si sta. Voi cara ragazza ,
Che andate a provarlo,
Saprete fra poco
Se il vero vi parlo;
Voi meco direte ,
Son certa di già ;
Che con un marito
Via meglio si sta. f parie
SCENA VI. ^ ^
Camera. Sig. Geronimo, e Carolina:
Oer. prima che arrivi il Conte
»4
Jo voglio ralegrarll t
Vuol da tulle le parli
Oggi felicilarmi la loia sorte.
Semi . . . Ma ridi prima, e ridi forte. Ctir'Non larei s'io ridessi
Che una cosa slorz^ita, e senza gusto. Ger Sicuro ci avrai gnsio
Sposa d'un Cavalier tu par sarai:
Ora mi venne la proposizione.
E in oggi esser vi dee la conclusione.
Bidi , ridi , ragazza, 1^^^ ^ ( Oh me njeschina /
Qui nasce una mina
Se Paolin non fu presto ) Ger.^ perchè mo non ridi, e te ne stai
Con quella faccia mesta ? Car. Ho dolore di testa, Ger. S'egli è un Signor di testa ? E' un Cavalier
E non vuoi che sia un uom ch'abbia talento Car fAh' mi manca il consiglio in tal mouientc
*^ SGENA VII.
Paolina , e detti , e poi il Conte , EUsetta , e Fidelma.
Pao. Signore, ecco qua 11 Conte {fi^^ Ger. Il Conte? Oh presto, presto .... Rimelliamo il discorso . . . Scendiamo ad incontrarlo fin abbasso. P^o Ecco che ha più di noi veloce il passo Con. Senza senza cerimonie ,
Alla bnona vengo avanti:
Riverisco tulli quanti.
]Non s incomotlia non voglio.
Compliuienli far non soglio.
Sol do al Suocero un abbraccio ,
Servitore a lei mi faccio. -F^
Dai dover non m'allontano {ad E,
i5
Bacc'o a lei la bella mano • . ,
Vengo a lei , si vengo a ìei , (^a Can
Che ha ^['^^b^i occhi casi bei , . . .
Paoli il o , amico mio ,
Regna q )i sol grazia e btiò.
Bravo padr^/ brava figlie!
Siete incanti , meraviglie.
Siete gioje . • . . Ma scusale ?
(]h' io respiri almen lasciate.
O il Polmoa mi crepperà.
Eli. ^
^ff' ./ Prenrli pure, prenda fiato: Pao \ Seguitare poi potrà.
Co/z.Orsù senza t^v ponto cerimonie,
Ch'io le abb >risco già j Suocero caro ,
Br^nchè la prima volta
Questa sia che permesso
Mi è di veder V amabile mia sposa^
Par dicendomi 11 core ,
Quale fra le tre Dive
La mia Venere sia
Con permissione allegro , franco
Io ine le vado a situare a fianco. Ger Certo sarete stanco ^ io ve lo credo
Conte Geneio amato. Ehi da sedere» Con.No . no non dico questo :
Non vo' seder. Son fresco, e son robusto
E il correr per le poste a me non nuuco. Pao Convieri che alziate un poco più la voce Con.Con vostra permissione
Vado appresso alla sposa
Per farle un conveniente complimento. Ger Oh . servitevi pure ,
Che questo. Conte mio , ci va de jure.
i6
Ed io che so die in tali incontri il padré
Importuno diventa ^
Me ne andrò con Paolino
A far qualche altra cosa.
La sorella^ e la zia stianf con la sposa.
(parte con Pao.
SCEN4 VITI. Il Conte 5 Carotina , Fidalma , ed Elisetta
Co^2.jPermettetemi dunque
Cara la mia sposina . . . [accostandosi a Car^ ^ Oh , no b gùore :
Sbagliate; io non son quella,
Quella che ha lamo onore , è mia sorella. (7o/z Sbaglio Fid Sicuramente.
CarBi la, di là convien che vi voltiate. F/d Di qua , di qua.
^on. Signora mia scusate.
Voi dunque . . . (a F/^.
Non Signor sbagliate ancora
Con Sbaglio ancora ?
Eh. Sicuro.
Ma che il faccia da scherzo io mi figuro. Quella son io , che il ciel vi diede in sorte Quella son io. che merita Tenore Di stringervi la man . di darvi il core.
Co7i[ Diamine.^ ) Voi la sposa ?
EU Che vuol dir tat sorpresa ?
C7o/2.Ah, niente, niente.
Perdonatemi : io credo
C he vogliate qui lar, in*e signorine
Un poco di commedia Or via ; vi prego
Di non voler tirar più a lungo il gioco.
M'ingi^nno, o non m'inganno? \a Car.
Siete VOI la mia spo«a , o non lo siete ?
Car.ìSQ Signoi : ve T ho detto : è mia sorella.
, 17
Fid. E' questa , è questa.
f o , SI Signor, soii quella. E vi par forse eh' io . • .
ma scusatemi...
Voi dunque certamente? i*//. Certo, i'^ Sicuro.
"^(ir. Indubitatamente.
Oon.W core , m' ha ingannato ,
I E rimango dolente , e sconsolato.
SCENA IX.
Gabinetto.
Paolino poi il Conte
^^oJPiù a lungo la scoperta
i^on deggio differir, il Conte alfine
E' un uomo di mondo, un uomo di esperienza
Mi vuol bene, e mi darà assistenza.
Si coraggio mi faccio
Giacché solo qui viene. 'on.hm\co mio , vo di te cercando
^Smanioso, ansioso , che è di già mezz'ora
Ho di te bisogno. f^^' Ed io di voi.
onSi qufcllo che tu vuoi ^ per te son io ^
Ma prima dirmi lascia il fatto mio. ^^o.Si signore parlate. 'o/2.DIrò senza preamboli ,
Perchè far gran chiacchere non soglio.
La sposa non mi piace, e non ja\ogUo. ao.E come mai potreste
Oggi disimpegnai vene ? c;72.Faciiissimamente,
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Invece di sposare la maggiore
Sposerò la cadetta.
Dei cento mille invece per la dote
Sol di cinquantauiille mi contento.
Ecco tutto aggiustato in un momento.
Quella 5 quella mi piace,
Quella m' ha innamorato Ora da bravo
Vanne fa presto: al Padre , ciò proponi j -,
Sciogli, concludi, e poi di me disponi. ^{
Pao{ Me infelice ! )
Con Cos' hai ?
Prto.Niente niente signore.
Cow.Ya dunque va fa presto-
Pau.Misero me ! che contrattempo è questo {pd
SCENA XI. Sala.
Carolina, poi il Conte:
Cfltr.Paolino ritarda
Con la risposta, ed io l'aspetto ansiosa j
E alorchè qualche cosa
Con ansietà si aspetta ,
Ogni minuto vi diventa un ora.
Ma cosa fa che non ritorna ancora ?
Quel pur che vedo è il Conte.
Un segno è questo
Che il discorso è finito.
Ed eì qui vien senza mio marito ? Con.[ Non trascuro il momento ) Oh, Carolina
La sorte è a me propizia ,
Perchè lontani dall' altrui presenza
lo vi posso parlar con confidenza . . : Cor. Ah! questo è quello appunto
Che bramava ancor io. Con.\.o bramavate, sì? ( Ciò mi consola ) CarDilv dite parlate , e voglia il Cielo ,
19
Che \e vostre parole
Diano al mio core di speranza nn raggio. Con.QaesiSi già m'ama anch'essa. Orsù coraggio lo son venuto per sposar Lisetta, Ma che serve ch'io venuto ci sia, Quando non ho per lei che antipatia. E quaudo a prima vista M' avete fatto voi vostra conquista ? Car.lo ! cosa avete detto ? Con.\oì cosa avete inteso? (^^^^ E' questo solo
Quel che avete da dirmi? CoAz.Questo, sì, questo. E voi, che ben sapete Compatire T amore, Scusando il mio trasporto , Darete all'amor mio qualche conforto? Car.E nel momento istesso
Di dover adempire a un sagro impegno Manchereste di fede ? Io scuso Lene Chiunque si lascia trasportar d'amore, Ma non uno che manca al proprio onore* Cow AlFonor si rimedia
Sposando voi per lei. Gar.Questa cosa accordar io non potrei. Di tradirvi io crederei Nel tacer la verità, Non piacete agli occhi miei, Lusingare è crudeltà. Da quest'alma ognor costante Voi sperate in vano amor. Compatite in tale istante Xjà mia pena , il niio dolor. (paK SCENA XIL Il Conte solo*
lo resto ancora attonito.
20
Ha equivocalo lei ? Ho equivocato io ? Che cosa è stato? Va granchio tutti due qui abbiam pigliato
SCENA XHI.
Il Signor Geronimo, Elisetta ^ 'Fidalma^ poi Paolino.
Ger. Tu mi dici che del Conte
Mal contenta sei del tratto, Quello è un uotno molto astratto j, Lo conosco , e ben lo so
EU. Ma un occhiita un po' graziosa Ottenuta pur non ho
Fid. Trattar paggio col.a sposa Verameute non si può.
Ger. Voi credete che i Signori Facciau cotue li plebei ; Voi credete che gli sppsi Faccian come i Cicisbei. ÌS>o signore tante cose , Che si dicono smorfiose, INon le fanno , Signor no.
ì*ao. Mio signore, se vi piace Di vedere 1' apparato, Tutto quanto é preparato Con gran lustro, e proprietà,
Ger. Come? come? cos'ha detto?
Pao. Tutto . . . quanto ... è preparato .
Nella . . . sala ... del banchetto . Con gran lustro ... e proprietà.
^ {parola per parola fo
^er. Yanne al diavolo balordo !
Qua si crede ch'io sia sordo, IN è patisco sordità.
a
2t
f Andiam subito a vedere
\ La gran tavola , e il desere ,
/ Che ognor grande farà ,
SCENA XIV. Carolina f ed il Conte,
ar. Las ci ale mi , signore.
Non state a infastidirmi. Jori. Se libero è quel core ,
Vi prego sol di dirmi. on. Che non ho amante alcuno
Vi posso assicurar. ar. Voi dunque la mia brama
Potete contentar. ar. Lasciatemi vi prego ,
Lasciatemi, deh! andar. on- Non lasciovi mia bella,
Partir da questa stanza.
Se un raggio di speranza
Non date a questo cor
(in questo Eli iwUspaHe ar. 1 ornale, deh! in voi stesso. on Mio ben, v'amo all' eccesso. ar. Pensate a mia sorella. on. Per lei non sento amor.
S'io sposo voi per quella
Non manco già al mio onoiv
SCENA XV. lìsetia, che si avvanza e detti , poi Jidalma.
]No, indegno, traditore, No anima malnata : No, trista disgraziata,
B
22 ;
Mai questo non sarà^
per questo tradimento,
Che mi si viene a fare ,
Io voglio susurare
La casa , e Ja Città. Co;^ Strillate^ non m'importa. <7(ir.Sentite ... JElì. No fraschetta.
CafMdk prima ... E li. Vo' vendetta.
EU. \ Che nera infedeltà I
Canaò\ In me ^ reità!
Con. ^ In lei
Fid. Che cosa è questo strepito ? ElL i)i fede il mancatore
Con essa fa all'amore,
Ed or li ho colti quà. Fid. Uh I uh / che mancamento
rKon credo a quel che sento. EU* i Io voglio susurare
I La casa , e la Città* Fid. I Io voglio esaminare ^ 2 1 11 fatto come sta.
Car. ì Deh, fatela acchettare , (a Fid.
I Che il vero ella non sà. Con. I Lasciamola strillare :
? Non me ne curo già.
SCENA XVL Il Sìg. Gen che sùpi^aggiiinge , e detti j poi PaQ»
F id. Silenzio , silenzio ,
Che vien mio fratello : Usate sprudenza , ' 4hbiate cervello \
L^affar delicato E' troppo da se. Sentire mi parve I
Un Irepito , un chiasso* Che fate , gridate ? Ovvero è per spasso ? Che cosa è accaduto ? Ogn' im qui sta muto. Di. dirmi vi piaccia Che diavolo c' è ? ( La cara mia sposa Dal capo alle piante Mi sembra tremante, Oh. povero me ! ) Che tristo rilenzio j Cosi non sta bene. Paslare conviene; Parlare si de.
Che tristo sileazio ! Sospetto mi viene. Vi son delle scene ;
Saperlo si dè. Orsù saper conviene
Che fu, che cosa è stato? Lo voglio saper hene ; Si che saper lo vo'. La cosa sol proviene Da certo mal inteso. Equiroco ha lei preso j E il Conte il mò. No , non è rero mente. ' ^ La cosa è differente. Parlate con mia Zia , Che anch'io poi parlerò. Sappiate , fratel mio. Che qua ci sta ua imbroglio j
25
{aCar,
{addìi. Eli-
1^4
Ma adesco dir noi voglio ,
Che bene ancor noi so. Gtr. Io non capisco affatto. f^on. Sapiate con sua pace \tirand. d'una par.
La sposa non mi piace ^
La sua minor sorella
Mi sembra la più bella.
Ma poi , ma poi con comodo
Il (ulto vi dirò. perJPa0.q2 1 !i / andate tutti al diavolo.
Ba , ba, ce , ce sì presto.
Un balbettare è questo ,
Che intender non si può.
Ma come [^rima io resto;
Ma che mistero è questo ,
^]he intender non si può ! C/aT!. Le orecchie non stancate. (yon. Affanno noij yi date. JIjIì^ Da me , da me saprete Jf'id. Qual sia la verit^/ fren La testa n^' unbrogb'ate*
La testa mi fendete.
Tacete , dgh tacete !
Andate yia di qu^. pa(^ per iriibrp^|iàr la testa
Che confusione e questa l
Capite , làe pòtetè ,
Qual sia la veritàl
Fine Jfi^ldifQ prmQf
US
»i . • :i
ATTO SECONOa
SCEN V PRIMA.
Gabinetto. Signor Geronimo ^ poi il Conte,
Ger. Qnesta è beo curiosa !
Setnbra'che sian d'accordo.
In masticar parole
Perchè io non intenda.
Ma voglio ben scoprir questa facenda^
Venite pur, venite, o Conte amalo.
Mi volete voi dir quello cV è stato? Con \nzì men' vengo apposta ,
E dico , e dico il tutto
Senza riguardo alcuno. Ger. No y non c' è alcurio., ,
^^^Tvr t: j- . riguardo ho detto »:
XVon ho di dirvi il tutto, e il dirò schietto "Vi dirò in primo luogo in stil laconico , Che pel mio gusto armonico Cosa non ha Elisétta Che possa quaF vorrei Accender il imo cor, gli affetti miei, E che mancando in me 1' inclinazione;^ Impossibil divién fra noi l'unione.
Ger. Che armonico ?. Che affetti ì
Che uniòrie ? E cesa' adesso f _ Mi andate voi dicetidó ? Con.Ché EìiSétia spassar più ióon' intendo, trer. Che ?, Cosa avete detto ? Co/2.Hb detto , che non trovò
Cosa in lei che mi' piaccia ,
E che pili' nòu là- vògiio.
!>6 I
Ger 'Nòn la volete più. Mia figlia ? Quella Per cui steso è il contratto? !Non la volete più ? Voi siete un matto» X.a vorrete benJSvsimo. La sposerete, signor si. A Geronimo INon se ne fan di queste. E non è un uomo Geronimo da prendersi PeY un qualche babbeo. E Gei'OTMuio dice , e vi ripete Che la vorrete, e che la sposerete. C7o7?Ed al signor Geronimo lo pur dico , e ripeto, Che non la sposerò : ma che lo prego l>i mostrarsi conten-o, Che ita noi segna un accomodamento. Gei\Kd io vi torno a dire in bre\i accenti, Che non si parli di accomodaiuenti. Se fic^to io corpo avete.
Sì , sì , la spo ierete. \ Un bambolo non sono ; Veder ve la farò. Con. Se mi ascollate un poco ^ Si calmerà quel foco , Ma poi se v' ostinate , AnchMo mi ostinerò. Ger. La sposerete, amico. Con. lo non la sposerò. Ger. Si, sì, sì , si , io dico* Con. lo dico nò , nò , nò. :i (Con questo uom frenelico ( Sfiatare non mi vo\ [Si metttyno à sedere uno da una parte , e V altro daU altra Ggt. ( Ora vedete che bricconata !
Chi st5 r avrc^bbe mai immaginata! ^ Q' està è un' azione da mascalzone: Ed al I6U0 impegno non dee mancar ]
27
Con. ( Ora vedete che uora bilioso/
Cerne s'accende, com'è impetuoso Non vùol sentire quel che vo'dire , D'aggiustamenti non vuol parlar! )
Gef. ( Vediamo un poco se ci ha pensato. )
( si alza
Con. ( Proviamo un poco se si è calmato. )
( si alza
Ger. Ebben , signore, la sposerete? Con. Ebberi , signore, mi ascolterete?
Il mio discorso vi può calmar. Gen Vìa , dite pure quel che vi par. Con. Se in vece di Elisetta Mi date la Cadetta Cinquanta mille scudi Vi voglio rilasciar. Ger. Questue, per quel ch'io sento Quell' accomodamento , Che voi vorreste far ? . . . Gei. i Lasciatemi, mio caro, [m di nUovà
^ Lasciatami pensar. a sedere
Coìta*!) Vedete qua! denaro
t Potete risparmiar. ^{^a a sedere
Ger. (E' un bel risparmio quel di tant' oro I ... Cosi si salva anche il decoro . . . Con tin baratto T affare è fatto . . • Io non ci trovo difficoltà.) Con. (Tra se T amico va barbottando.
Al gran risparmio già sta pensando; Queste un boccone che il buon ghiottone Da se scapare non lascierà. ) Ger. Ci ho pensato. Csi alza
Con. Vi ascolto attento. [si alza
Ger. Io del baratto sarò contento
Se aQche Elisetta la accorderà. Co7i. Notì dubitate : farò in maniera ,
a 2
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Che avanti sera mi abborrirà. Siamo, siamo accomodati , Ritorniàm di buon umore. ^Abbracciamoci di core, E speriam felicità. [Ger. pari
SCENA n. Il Conte ^ poi Paolino.
Con^ev fare rb'Eliselta mi ricusi
11 modo è facilissimo.
Oh! Pàolinó V Paolino. Pao\n che posso servirvi ? ^on. Dà me stesso
Ho fatto tutto. Il Padre è contentissimo
Ch'io spòsi Carohhà. P<2oMa. \jo dite davvero?
ertamente. Consolali; e tu stesso
Va a darle queslà nuova.
Dille che ogni riguardo è omai finito:
E che disponga il core
Ad ubbidir cori g'uja il genitore, pari
SCENA III. Paolino , poi Fidalma.
Pao^ eco che or ora scoppia
Da se la cosa, lo sono rovinato ,
Scacciato collà sposai e disperato.
Ma no. Mi restai ancor una speranza
Kel buon cor di Fidalma. A lei me 'n volo
Benché tulio tremante ...
Ma Fidalma qui giunge. Ecco F istante.
Fid^ ( Egli è qua solo : e questo gabinetto
( Jermùndosi in dispari K un luogo adatlatissimo
^9
Per parlar di segreti ) Pao. ( Ella mi sembra
Che volga io se qualche pensier molesto.
Ah, che son disgraziato ac cora in questo! Fid (Mi ha guardato sott'occhio^ e ha sospirato] Pao[ E' turbata senz'altro. Il cor mi maaca. ) Fi'd. E sospira di nuovo ! Ah ! fosse mai
Che anch' ei per me sentisse
Quel ch'io sento per lai? Pao. ( Orsù, coraggia.
Il tempo passa : ed io me le avvicino. )
Se mi è permesso . . . Fid. Addio , caro Paolino*
Non mi avete veduta altro che adesso ? Pao.Yì vidi pensierosa, e non mi parve
Di dover disturbarvi, Fid. Voi mi disturbate . . .
Pensieroso però , se non m' inganno ,
Eravate anche voi ? Pao: Questo è ben vero.
Fid. Paolino ? Pao. Signora. Fid. I pensier nostri
Da nn'istessa cagion per avventura
Sarebbero prodotti ? Pao. E' ciò impossibile*
Fid Non pensavate a me ? Pao. Non so negarlo.
Fid. Ed io pensava a voi. Femmina esperla
Dal più menomo indizio ancor s'avvede
Di quel che non si pensa , e non si crede* Pao[ Che «e né sia avveduta? ) Fid Via, non vi confondete .
Parlatenii con tutta confidenza. Pao.{^ S« n' è accorta senz'altro. )
So
Ahi Signora . . , Fìd. Mi avrete
Pietosa , e non crudel. PaoXjdi bontà vostra
Io merito eccede, e mi consola.
Ma con vostro fratello ? Fid, Il fratel mio
Deve ben accordar quel che vogF io. Pao.lL non farà rumore ?
Fìd. Qual rumore ? Contento ei dee mostrarsene'
Qaando ancor non tu fosse. Pao. Oh mio conforto t
Dunque quando/ Fid, Prestissimo. P(7o.Anzi senza dimora, Fid.ìLhhene : in questo punta
Vi do la mia parola ,
Che sarete mio sposo. Pao.Syoso?
Fid\ Si , caro mio»
Poo. Io ?
Fid, Si, mio bene.
Consolati consalati , . . Ma di eoW ti cangi? E cbe cos'hai? Pao( Qual nuovo contrattempo è questo mai? ) Sento oimè I che mi vien male ;
Già mi manca quasi il fiato-. Fid. Pion è niente sposo amato:
Quest'è effetto del piacer, Pao. Per pietà , che in svenimento
lo mi sento già cader. ^^ieds Fid. Quest'è effetto del contento ;
Passerà ; no , non temer . . :
Mio caro Paolino . . .
Ma cerio è svenato.
Porgiamoli ajulo.
3x
C è alcuno di la ? SCENA IV. Carolina^ e detti.
Fid. 1/ Amore, e il contento
Vedete che fa. Ci^r. M^i cosa è accaduto ?
Ma, oh Dio / cos'è stato? Fìd. li povero giovine
Di me innamorato
Per gioja in deliquio
Vedete che sta.
Io vado a pigliare
Un certo ehsire ;
Non state a partire
Restatevi qua. [parte poi ritorna
Cor. ( Che creder, che dire
Da me non si sa. )
Giusto cielo ! qual affanno ì
Qual sospetto mi martella !
Su , ti scuoti: sa favella^
Ch' io mi sento lacerar. Pao. Carolina! deh, va vìa» (^s'alza Car. Tu invaghito di mia Zia/
f Taci , taci , che per ora ^^^'a2 ™^ posso qui spiegar.
Var. S Ci mancava questa aucora
( Per pjù farmi delirar. Fid. Son qua pronta^ son qua lesta . . ^
Ma già in piedi ti ritrovo ;
Dal contento ch'io ne provo,
Questa man ti dò a bacciar, Pao. IVon mi prendo tanto ardire. Car. Mia signora, pian piatiinoj Fid. Baccia, baccia Paolino.
. . . l
Non ci avete da entran (a Cor.
j Questa certa confidenza | Di fanciulle alla pi essenza ^
^ar \ \A\^ stian bene non nii par Pao.aù\ \M qualunque alla presenza 'Eid. I Posso dar tal confidènza
A colui che ho da sposar. [Fld mri^
Car. e Pao. mostrano dì partire^ ma poi si arresi
SCENA V. Carolina y e Paolinó.
C7i3fr. Vanne ; vanne : la seguila , • No arrestati
Dimmi, tristo, su difnmi.
Quante pensi sposarne? . Pao.lNo, Carolina, no, chetati, e ascoltami. Ctìr.E cìie déggio ascoltar? Noa ti ho trovato
Svenuto per amore
Al fianco di nua Zia? Non l'ho sentita Vantarsi del tuo affetto? E che l'hai da sposar non ha già detto? Pc70 Questo è uri inganno , o cara . . .
Eh si, un inganna
Che da te si commette/ PaoWi ascolta per pietà. CarChe vuoi eh' io ascolti ?
Comprendo in questo istante
Il peso del mio fallo»
Ma sento : io corro adesso
Appiedi di mio Padre:
Svelerò quel che ho fatto :
A qualunque castigo
Mi renderò soggètta.
Di te poi seduttor, tristo, spergiuro,'
Segun quel che si voglia , io non mi curo.
{ per parlin
35
Pao.T ermi j ferma ti prego . , ,
(^■^^- . , Oibò . . . Mi lascia,
Pao Non, ti dico.
Car. Vo* andar...
Pao. Senti mi, e poi j
Subito te ne anderai," ke andar tu voi. Cor. Ah! chi poteva mai
Questo da le aspettarsi!
^scolla, io dico;
Jar Io mi sento morir /
Calmati un poco . Jfir. Così resterai libero piangendo
Così la sposerai . P^o.Ah , no , che tu così morir mi fai. Nell'inganno tu sei: ragion non senti j E ti scordi in un punto di furore Chi sei tu, chi son io, tutto l'Amore. Varicosa, potresti dir? P^O' Pir, che tua Zia
Soltanto in quell'istante Mi si scoperse amante; ? '
E la sorpresa tnja fu che mi tolse L'uso de'^^nsi. Or vanne a pubblicarmi Qua! sedultor. Rovinami, M^ prima Prendi questo coltello ; 1^ poiché sei impazzita, Qui dammi prima una mortai ferita. Cr/rGuarda eh' io te la dò.
Non mi ritiro. parMa non disse ella stessa Che tu r amavi ?
ff"' Equivocò Fidalma
^a/".Confessa, o fo davvero, omo PtìtO.Se un bugiardo mi credi, '
Spingi senza pietade. yar. Ahl mi vieu freddo a ed il coltel mi cade.
34
Pao. Or sappi, sposa mia , che più maneggia NoQ trovo al scoprimento Per salvar il decoro, e a noi non resta Che di fuggir. Co' buoni ulfizj il Padre Farem poi , che si plachi , Quel eh' è fatto, è già fatto j ed alla fine Presto, o tardi lo sdegno ha il suo coufiacv Prima che spunli in Ciel T aurora Cheti cheti, a lento passo y Scenderemo fin abbasso, Che nessun ci sentirà. Sortiiemo pian pianino Dalla porta del giardino : Tutta pronta una carrozza Là da noi si troverà. Ch usi in quella il Vetturino
Per schivar qualunque intoppo j 1 cavalli di galoppo Senza posa caccierà. Da una vecchia mia parente, Buona donna , e assai pietosa: Se ne anderemo, cara sposa, E staremo cheti là. Come poi s'avrà da fare^ / Penseremo a mente chela.
Sposa cara, sta pur lieta
Che r amor ne assisterà. parte
SCENA VI.
C arolina sola.
f uggir palese al mondo IVendere il uoslro fallo ? e far di noi " Parlar con disonor ? questo sarebbe Render più acerba aneor la .ferita Al sena di mio Padre -.-/- r-*
No , no- Pria di risolvermi A così duro passo , Che costerebbe a me troppo dolore , ! Voglio tentar quel che mi dice il coro, via
SCENA VII.
Elisetta da una parte , ìndi il Conte dall' altra.
Eli. C^uk nulla si conclude ,
Qua ognuno sta in silenzio ,
Ed io mastico intanto amaro assenzio, 7on.[ Qui la ritrovo alfin. Voglio provarmi
Se la posso ridurre a ricusarmi. )
servo , servo umilissimo.
Veuite come sposo, o mancatore? 7ow. Vengo qual mi volete.
Conoscitor del vostro
Merito singoiar degno d' un foglio,
Sol dal vostro voler dipender voglio.
Voi parlate d'incanto j^on E più v'incanterò se m'ascoltate. ?// Benissimo parlate.
vo/2. In primo luogo^, creder voi mi dovete.
i II più sincero , il più ingenuo di tutti
I Che ho il core sulle labbra, e che son tale.
Che di me pur io dico il bene, e il male, i/i. Vediamone una prova : per esempio,
Quel di far all'amor con mia sorella ,
Essendo a me promesso ^ Lo dite o male, o bene. yon. Male male , malissimo',
Ecco, ch'io lo confesso.
In certi rncontri son d'un naturale
Facile a sdrucciolar.-
Ma meglio udite,
Se è ver che ro son sincero
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In me sicuro , chù c'è del buo* > Ma prima, che i iaccj d'Imeneo Fra noi sian stretti , lo v'avverto d'aver gran diffetti. Eli. ( A mettermi mi comincia
In un po' d'apprensione ) Orsù, Giacché siete sincero ^ e che vi piaccia Di dirmi quali sono, Per poter regolarmi. ( Al fin non vorrei sagrificarmi. ) Con. Sentite io ve Io dico
Perchè voi lo volete , e ubbidisco. Per altro in verità; che n' arrosisco. Son Tunatico biglioso ,
Son soggetto all'emicrania, Son sogetto a certa smania Che in derilio mi fa andare Son fonnambolo perfetto, Che dormendo vò a girar. Sogno poi se sono a letto , Di dar calci , e di pugnar. JElì Tutte queste bagatelle ,
Qui ci va della mia pelle; Ma sapropami riguardar . Con Piano piano, non è lutto.
Per gli amori ho un gran trasporto; Per le donne casco morto , E di questo, che vi par. Eh. Questo vizio è un poco troppo ,
Ma il potrete un di lasciar. Con. Ma aspetalte mia Signora, Tutto detto non ho ancora. Son vizioso, giuocatore- Crapolone , bevitore , Mi uLbriacco spesso spesso, Che vo fuori di me slesso ^
37
Casco la terra oppur traballo , Son più strambo d' un Cavallo , Vado luUi a maltrattar, ^li. Ora poi non credo niente ,
Voi lo dite per scherzar, Co72, Quando poi non jo credete, Dico questo^ e ve lo giuro, Che a me nulla voi piacete , Che non v'amo, e non vi curo. Non vi posso tollerar, Eh\ Con. a 2 Andate via, oh Dio! la testa Con. Mi credete? EIl No , no,
SCENA Vili.
Geronimo ^ Ehseitay e Fidalma^ poi Carolina.
C^r. llbben sei persuasa
Di rinunziare a questo matrimonio?, Eli. Non sarà vero ch'io rinunzi Perchè poi mia sorella ; ? . Debba spos^^^ il Cónte. Ger. $ì può fare un baratto per te vantaggiosissimo; Fid. Non sì faranno baratti. Anzi mi meraviglio Che un uomo come voi Prudente , e saggio Proponga adesso un' altro maritaggio. Ger' Sì; un altro maritaggio.
Ecco tua Z»ia è della mia opinione. i^id, ^nzi dico di do,
Si deve togliere la causa del disordine Carolina fomenta la passione del Conte Onde si deve farla sparir, Mandarla in un ritiro Si accheiiati che sian tutti i rumori
35
Allora poi • . ; si allor tornerà fuori. Avete bea capito Ger. Sì SI, parlate pure. l^id. 3E se questo noa fate, il mio decoro
Noa vuol che in questa casa
Io me ne resti più.
Voi mi farete
De* capitali miei restituzione , E cosi finiremo ogni questione, via. Eìi lAvete inteso bene ? Gen Sordo non son, farò quanto conviene.
parte Elù e Fid. In un ritiro! e perché?
In un ritiro la devo far passar Se Tinteressej anzi vuol eh' io permetta Che il Conte se la sposi . . . Wo . . . piano ... a mia sorella < Se sdegnata perciò , dal mio negozio Leva i suoi capitali? Ella è una scossa
Che oggi io non so, se sostener si possa
unque anderà in un ritiro Pensiairio dunque In qoal miglior maniera Devo dargli la nuova innanzi sera, Car^ Son ri^ohna io stessa ^
ili vincere il rossor» Io sodo.... Io gelo..» Ma farlo, oh Dìo ! convien e M^ajuta, oh CieloI Ah signore ! a pie vostri ecco una figlia...
inginocchia
Gi^e Che cos' hai ? che cos' è ?- cos' è accaduto ?
. Alzati^ e palla in piedi... Ca^K Ah , no 5>i^;nQre . Ger, Alzali, ed ubbidiscji ai genitore^
Ip li pr(?vonC"0
39
In quello clie vuoi clirmi : Tua sorella^ e tua zia t'hanno già d^tto Che devi in un ritiro Passar doman mattina: e tu te ne vieni Tremante ^ e sbigottita Quasi ci avessi da restar in vita. €ar. lo in un ritiro ? Ah / mio signor ... GeTi Tu devi
Far la mia volontà. Car. ' Fuorr di teropa
E' un ritiro per me... Ger. Soli due mesi
Ci starai e non più. Car. l>eh! padre mio:
Altro è quel che mi affanna. - Ger. il mio interesse
Lo vuole , e la mia pace. . . Can ^ Ah! permettete
Che a' vostri pie mi getti^ e che impìortuda La pietade paterna . • .
: Orsù, ijjlì , secchi,^
Signora frasch^ttina , . T"*^^
Nel ritiro anderai doman mattina. parte SCENA IX. Carolina sola.
E possono mai nascere
Contrattempi peggiori.
ir Padre mio sedotto^
Mia sorella, e mia ana con me afterate
Tutti in orgasmo j • . E come mai possalo
Svellar in tai momenti il fallo mio ?
Come tacerlo poi se in ritiro
Ad entrar io son costretta?
Misera in qual contrasto
pensieri mi trovo , io son smarrita f
4o
Cielo! DeìiL tu m'addita li consiglio paiglior. , Qualche speranza rendi al por mio, M^f il core ^ oh Dio ! mi dice Pietà di te non sente il ciel tiranno, Ah! disperata io yo* a morir d' aflannc. jCara 3arà la morte : Fra dubbio sì pensoso, Se il dolce inio riposo, ^. M^^ toglie jil rio dolor. *Temo al Padre irato , Sveljar il fallo mio : Ma no . . . sii pur, sdegnato
nel partire precipitom/r^^e^^ Qofite^
^1 ) Il Cpntp^ e C aro linai
Co^©¥¥fe ? dove , miy carsi', ^«^J ^
Con tanta agitazione? Ohintè ! Parlale Che aVètfe?^ché chiedete ? Io son per voi Col cor ^ col sangue, colla vita [stessa: P^^i vot brilla, ài mondo or m'interessa.
C^n Ah , potessi par^r ! / '
Con. Chi yi trattiene?
Car. Mi trattiene il decoro, ■ E (Quella diffidenza
Che deggio aver nel paso j^io , importante D'ujPjO che già mi si è scoperto pniante.
Cc?/2.Jn prg^asmo mette
Questo yosjtrp parlar ^ c||p |>ar d'incanto. ]^erò non mi .pc^ufoo<^o^| j^^, S\ , v'amo, e questo ampri.^je a ciò ypi piace D'ogni più bella aziou sarà capace.
Can Giur;:temclo , Conte. »
iJon. Io* te lo giaro
In questo Eli. ^ Fid. ^ ed HI Gaìvnùm che ossejh^àrì^. "^^p fi> ^t^'^l Suir ODor mio y su questa: bella matìo , Ch'io vo' bacciar. Sentiamo ora l'arcano.
^ SGENA XT.' ' ' I
Fidalma, EUsettd ^ il Sig^ Geronimo, e detti.
FU. Colti vi abbiara ,
Fid. Colti vi abbianl sul fatto;
FU. Vedete, la sguajata ? d Ger.
Fid. Vedete la fraschetta?
Tutti gli uomini alletta^
E la mano si lascia
Bacciar da ognun che amore a lei protesta; Ger. Ora da dubitar più non mi resta. Car. Ma signor. Gef* Taci là.
Con. Ma non sapete ; ; ;
FU. Tacete voi, che ben vi sta. Fid. Tacete. Ger. Domani nel ritiro. E voi, signor,
O domarì sposerete
Quella cui prometteste ^ o dell'affronto^ Noi la vedrem se mi farò dar conto. Con. Ma se . , • biM Ger. Non vi dò ascoi toi?
Car. Ma io ; . i > FU. <Vo ì ìtì ìm r i tirov
Fid. In un ritiro^ 'V^i^l
Car. ( Ah, eh- io pazzai diventoV ib già delHb. )
JE^. s
SCENA XXL f ;1
arele or persuasi Ch'è il Conte y e non Paolino Quel di cui è invaghita, Ma non ci penso più^ sarà finita.
Fid^ jEd io credo benissimo
Che sìa una Civettina , e che piuttosto Una di quelle sia
Che s'innamoran sol per leggerezza Di ciascun che la guarda ^ e che V appr^zzià Eli' Con Carolina faccia pur r amore li Conte a suo piacere, Ch'io non starò a vedere Anzi per suo dispetto e mio conforto Coltivando ora questo , e ora quello Un Sposo troverò di lui più bello . Se son vendicata
Contenta già sono :
Al Conte perdono
La sua infedeltà •
Se tolto è 1' oggetto ^
Che il cor gV incatena^
Con faccia serena
La man mi darà . partonù SCENA XML Sala, Tavolino con quattro lumi accesi. lì Signor Getonimo , t Paolino .
(^^r. genite qua Paolino. (Questa lettera
Spedite per espresso
A Madama Intendente del Ritiro y
Che vedete qui scritto, acciò le arrivi
Domani di buon^ora.
Sia cura vostra ancorà
Prima di andar a letto
D'avvertirp la Posta che non manchi
Di qui mandarmi all'alba
Quattro buoni càvalli... Ehi cosa dite! Pao. lo non parlo ^ signor. Ger. Bene* Eseguile.
Io mi ritiro adesso i Andate pure^
Stanco oggi son di taole seccature. prende un lume, ed entra nella sud stanza: SCENA XIV. Paolino solOé
E à risolversi adesso
Ad una pronta fuga
t'orte ancor tanderà la sposa mia?
Forte ancor pdtria
In queste circostanze
Lusingarsi ^ sperar favore , O ajuto
Da chi? come? in qual modo? ... io son perduto?
!No^ si risolverà. Per affrettamela
Vado nella sua stanza.
Non ?' e pili tempo: più non v' é speranza- prende un altro lume^ ed entra nellà stanza di Carolina SCENA XY. Il Conte poi Eliseita i
Coli. Il parlar di Carolina
Penetralo m* è nel seno^
Ah saper potessi almeno
Il segreto del suo cor /
Per si amabile ragazza
Io. non so quel che farei!
È salvarla ben vorrei
Dal domestico livor. Eli. ( Ritirato io Io credeva >
E lo trovo, òr qui vagante*
Un sospetto stravagante
Mi fa nascere nel sen. ) Con. (A ritrovarla me ne janderei,
Se credessi d[i far ben . ) Eli. Sig. Conte serva a lei .
Che vuol dir che qui la trovò?
Con. Vuol clir questo , che io mi movo? Eh- Che Sila sol non convien. Con. Grazie, grazie, mia signora j
Vada pur, ch'io vado ancora. Tempo e già di riposar.
si prendono un lume per ciascun Eli Buona tìoUe al signor Conte . Con. Dorma beìié madamina ;
Finché venga domattina
Eli. ( lo sospetto devo star.
Con. ( Mahziosri sopràfina j
( Non voMarla sospetar . si ritiran nelle proptie stanze ^ resta la scena oscura
SCrNA ULTIMA Pao.yé Carolina dulia sua stanza, indi Eli poscia Fid , poi il 5ig. Geronimo , ed in fine i Contcy tuiti dalla rlspettim loro stanza.
Vao. ^ ti conforta , ó cara.
Seguimi piano, piano. C^r. Stendimi pur la mano-
Che mi vacilla il pie . ( Oh, che mometito e questo ^ ^ ( D' affanno , e di timore !
( Ma qui dobbiamo far core . ( Ch' altro per noi non c'è.
s' avviano per partii Pao. Zitto . . . Mi par sentire...
Si, sento un uscio aprir . . a 2 Potrebbe alcun venire i ( Si tardi un po' a partir, . rientrano nella stanza col lùn^
Eli. Sotto voce qua vicino
Certo intesi a favellar. Una pona pian pianino
tìo sentito poi serar . • ì Ho sospetto... Vo' scoprire:
ya da scollar alla porta di Carolina parlar pian piad si sente.... Vi sta il Conte certamente... Io li voglio svergognar •
va a battere alla porta ài Fidalma Sortite sortite . Venire qua in fretta: Chi batte ? chi chiama* di dentro
va a battere alla porta del s/g. Geromino Io , io , Elisettà .... Aprite 5 dell ! aprite ; Sortile , Signore .
Chi picchia si forte ? di dentro
Chi fa tal rumore? ^ Venite qua fuori:
Si tratta rPonor. Sortono Fidalma ed il Signor Geronimo ^ col lume in mano Vid. Che cosà è accaduto ?
Ger. Che cosa è mai nato ?
Vid. Io sono tremante.
Ger^ Io son sconcertato .
Elu I! conte sta chiuso
Con mia sorellina. Si faccia rovina Di quel iraditor. a 3 ( Conte perfido, malnato,'
gridando alla porta di Carolina Conte indegno, scelleratìo. ( Fuori, fuori Vi Vogliamo, ( Che scoperto siete già .
esce il Conte dalla sua stanza Con. Qui dal Conte che sr vuole?
Che indtgniisime parole?
4«
Ecco il Cpnte 5 eccolo qusf, y V ^ Quale sbaglio ! qùal errore ! j
7/3 sùdd(^ Perdonate mio signore;
( Qui un equivoco ci sta . Con. Ubbriacchi voi sarete
Gen Fid, Io no certo: àarà leu additando Eé Eli. TSotì signor. Lo giurerei:
Qualcun altro vi sarà. Con- { Stando in piedi questa sogna*
Ger. Qua confonderla bisogna/
F/'d. ( E scoprir la verità. Ger. Carolina, fuori, fuori . • .
Anche qnesta si vedrà: alVusoh di Car.^ che sorte con Paolino ^ e van no ad inginocchiarsi ai piedi del si^ Geronimo. Car.Pao.[ Ah signore, aWosfri piedi
f Ad implorar yeniam pietà ! Con Ger Oh che vedo! resto estatico/ Eli. Fid Quest'è un^ altra novità. Ger. Cosa s^ intende ì Fid. Cosa vuol dire ? Car. Pao [ Vi supplichiamo di compatire ,
( Che d'amor presi son già due raés ( Il matrimonio fra noi segui. GeK Fid, Il matrimonio Car. Pao^ Sigtìor si.
Ger. Ah, disgraziati! qual tradimento?
Andate, o tristi: pietà non sento. Più non son padre: vi son nemico J Io vi discaccio : vi maledico ;
Raminghi andate lontan da me. (7<^rr. Pao.Pìetà , perdonò- Colpa è d'amore. ''y/. Pietà non s'abbia d'un traditore. ^ \n. (])oh ! vi calmate. Dehi vi placale. Llv (Kimedio al fatto più già non c'è
Fid. a 3 (Siali discacciali. Sian castigati.
( Azioa sì nera punir si dee. Con. Ascoltate un uom di mondo ,
Qui il gridar non fa alcun frutto j Ma prudenza vuol che tutto Anzi s abbia da aggiustar. Il mio amor per Carcliua M' interessa a suo favore. Perdouate a lor di core^ Ch' io EHseltà vo a sposar» Eli. ivi' interesso anch'io sigoore ^
Deh ! lasciatevi placar, Ger. Voi che dite ? a Fid.
Fid. Voi che fate.?
Fid Già che il caso è disperato ,
Ci debbi a aio coalentar. Oer". Briconacci ! forfantacci ! , . .
San offeso , son sdegnato . . .
Ma ... vi vogho perdonar.
Pao. . trasporto d'?Ìlegrez2a!
^^^*a 4 ( ^^^^ contento ! che dolcezza/ 7/^' l seEto giubilar! ^*
Oh che gioja / Oh che piacere.'
Già contenti tutti siamo.
Queste nozze noi vogliamo
Con gran porapr celebrar, T U T T I. Che si chiamino i parenti ,
Che s' invitino gli amici ,
Che vi siano gU stromenti ;
Che si suoni , che si canti ^
Tutti quanti . . . Hun da brillar.
Fine del Dramma.
programma:
Del Ballo Semiserio , intHolato ; SELIM SECONDO
O S S I Jk H O
DVE PRIGIONIERI SP^GNVflLX LIBERATI )è; Dos i?HEi:.iPPE DE Vasques, e Dowh;ì ^amoka de Arck| so A Moglie '"'^ ^'^'^
I J)A RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO
U Autunnino iS'oj.
ATTO PRIMO SCENA L
< ■
J^a/a Regia nelV alazzo Imperiale con Trono su cui si cedono assisi^ eduti Selim Secondo^ con sua Moglie\e sua Figlia d'^anni^ con Guar^ euuand a questi si presentano le Truppe Turche col loro Genera^ . Achemeth conducendo seco i due Prigionieri Z>. Phellippe ^ 0 onna Ramona: Il Gran Signore^ non. ostante dia segni di imìrazione ^ e di affetto per la prigioniera^ ordina cìi^ essa l marito sia messa in Carcere^ il che igiene eseguito. Pen motivo di tale preda si comincia un ballo Generale sul mor^ ento .
ATTO SECONDO SCENA I.
f Gran Signore Seduto sopra un sofà , e pensando alla Bel' za della Ppigi<jnera Spagnola ^ chiama una Guardia ^ e per
5o
mezzo di e^ia pmig^no alla di hi presenza introdotti i due prì^ gionieri. Seguono le bu me grazie, e le prom^^^e del gran Signore i^erso la prigioniera, la quah ^lìixostra iriflMàe ad>htajid Caro Sposo, e questi pare viene in uano tentalo dallo stesso gran Signore colla promessa della libertà , e coli? esibita di una borsa (Toro, motivo per cai il dmo gran Signore cedendosi schernito s'infuria, e dà ordine ad uhì Guardia, che strascini ultroue il Marito come succede. Rimasti Soli U gran Sultano e la prigioniera^ resta scioitu d^Ue f^àterk-, e tenéatd'^ nuai^o La dolci espressioni, e larghe promesse, rna.quena tuttauia resista. Jn^^u^fto fi-attentpo la picci^>ìa btmb^ sr^rte ver ahdàr' dat^Òraii Signore suo Padre ma ceduto il jxmtrasto del medesimo colla Prigioniera corre ad at^^ertlrae la Midre. Entra la Gran Signo- ra, e cedendo il Marito, nn:nairt^^mt^Xy eHa Prigioniera costante nel suo rifiuto dà segni di gelosia, e di rabbia minacciando a tergo il Consorte , e non f^pduta se ne parte, FhrsMso il Gran^ Signore di non poter rimoi^ere dal mo proposito la Prigioniera f /t/^ ^"^^^^ i/zcafó^-z^zr^ 3 é ricondarre in carcere ma separata^ dal Manto come succede.
ATTp , TERZO SCENA L
p }
\ iarcere con Scala do^e,siyede D'onnq Raniona piangente ed im-^^ plorante lajiUo del Cìùio in questo mentre scende in Carcere la Gran Sultana, la ,juah abbraccia, e rmgj^azia la Prigioniera della sua fideltà.edmhenemerenza fì^^^^ nella stessa Carcere il di lei Marito: ..i^ due Sposi rinnovano i loro giuramenti^ e la Gran Signora pensa di liberare in, qualche maniera il prigioniero^ ed' ardirtà ad um Guardia , ^ v jrti ui. Manto ed un Berret- tone alla Tarda:^ com3 si èseg ii^ : ^ o/tde il PHgioniero trasuesti- to/^e'ne uà colla Sovrana. Rimasta sola in Carcere la Pri^io^ nièra^ uiene questa da una Guardia,inmiata ad andare amnti Selim \ Seconda y come succede. .
I
ATTO QUARTO ' SCENA I
C
Kìtanza Reale con .rofà .m cui .r^rj,, - ; il Gr-m Sultani , ncei>e la Vri- &oiuer^. tradotta dulia Guardia, Iz-rjuulc dopo ay^rla ic^HmatOr
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Torna il Gran Signore a tentar la prigioniera con minac-^ rie insino la uita ^ la prigioniera niante si commoue ma nel ntre ^ che gli uiene scaricato un colpo di stile la Gran Signora^ t arvertiu pria dalla Figlia tutto aveva osservato ia disparte , ttiene il colpo con fare in terra cadere al Marito lo stile , e figlia prostrata alle sue piante lo prega calmare il suo furo-»
In questo istante urP ordinanza ai^uisa che Don Velippe con uoi seguaci fanno fuoco per liberare la Vrigioniera ^ onde tut^
partono intimoriti»
ATTO QUINTO SCENA PRIMA
ertezza con piazza rf* Armi dove segue uh gran Camòaf^ ento tra i Spagnoli^ ed i Turchi^ e questi rimangono per^ :>ri. Saputo ciò la Gran Signora insieme colla Vrigionera e e SI raccomanda unita a sua figlia a lo Spagnolo Vincitore ^uale memore della libertà ottenuta dalla stessa Signora per-^ ta al perditore Selim Secondo , abbraccia la Sposa, e baecia Figlia -efa una Vace Generale motivo per cui si dà prin^ io ad un Gran Ballabile,